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Quel popolo arancione


 

 
Già due settimane fa, all'indomani dei risultati del primo turno, scrissi che si sarebbero vinte tutte le principali sfide del secondo turno, anche a Napoli. Ormai era nell'aria ma, diciamoci la verità, nessuno tre settimane fa avrebbe previsto tutto questo. Colpa di anni passati a discutere di alleanze, strategismi, compromessi, del nulla insomma; il tutto inseguendo le tematiche della destra, svendendo la propria anima.

 
Le mie considerazioni, sostanzialmente, restano quelle del post precedente. Aggiungo che uno degli aspetti fondamentali delle vittorie del centrosinistra in queste elezioni è stato il grande entusiasmo popolare e giovanile, come le bellissime immagini delle piazze di Milano e Napoli hanno chiaramente dimostrato. Un popolo "arancione", come il colore scelto da Pisapia e De Magistris per le loro campagne, dal quale deve trarre diverse lezioni la classe dirigente del centrosinistra e specialmente del Partito Democratico.
 
I trionfi nella "inespugnabile" Milano e nell'emblema del "malgoverno di sinistra" Napoli dimostrano che nulla è impossibile se il centrosinistra riscopre la sua vera radice, ovvero quella del cambiamento, contrapposto al conservatorismo delle destre. E' ora che lo capisca il Partito Democratico (che pure ai suoi inizi aveva saputo interpretare il cambiamento) se non vuole rischiare di disperdere il "vento" favorevole, come in effetti fecero i suoi dirigenti già nel 2005 dopo i trionfi delle Regionali. Servono programmi innovativi, radicalmente innovativi, e candidati credibili, che credibilmente possano interpretarli.
 
L'altro segnale da cogliere per il PD è che è assolutamente necessario il ricambio della classe dirigente. Non per questioni anagrafiche, ma semplicemente perchè la classe dirigente del PD e dei partiti che lo hanno preceduto in questi 15 anni ha fallito su tutti i fronti: in termini elettorali ma, sopratutto, in termini di visione della politica, che è risultata fin troppo antiquata rispetto alle esigenze degli elettori. Spero che abbiano capito che le primarie si devono fare sempre e comunque, e farle svolgere nella legalità (non come a Napoli, dove le vere primarie le hanno fatte gli elettori); spero che abbiano capito che per governare non è necessario svendere la propria anima sull'altare dei conservatori del Terzo polo; spero abbiano capito che il primo alleato è lo straordinario popolo del centrosinistra; spero abbiano capito che bisogna spalancare le porte del Partito alla partecipazione degli elettori in tutte le proprie scelte, includendo questo popolo nella sua classe dirigente, innestando dunque nuove idee e un po' di vita reale nei processi politici del Partito. Spero lo abbiano capito, ma mi sa che continueranno a perseguire le solite scelte da vecchia politica: e sarebbe un peccato.

Un peccato, perchè se il principale partito del centrosinistra non torna alla sua essenza rischia di gettare al vento tutto il sostegno popolare che sta ricevendo quest'area politica. E poi anche perchè un'altra cosa che ci insegna quel "popolo" è che le divisioni in tante sigle non hanno senso: in fondo il Partito Democratico doveva nascere per unire tutte le sigle post-ideologiche in un unica grande comunità democratica. Non credo che tra gli elettori di Sinistra e Libertà, Pd e Italia dei Valori corrano talmente tante differenze da giustificare l'appartenenza a partiti diversi: evidentemente è la classe dirigente di questi partiti a mantere questa separazione.
 
E qui torniamo al solito punto: questa classe dirigente o capisce tutto ciò o è meglio che se ne vada a casa. Il che equivale a dire che dobbiamo mandarla a casa noi.

Pubblicato il 31/5/2011 alle 22.39 nella rubrica Diario.

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