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La libertà di scegliere

Mario Monicelli si è tolto la vita a 95 anni. L'età ha sconvolto un po' tutti, tanto da far indurre molti a pensare che in realtà soffrisse di problemi mentali e quindi si sia buttato dalla finestra per errore: ma i video, recentissimi, che vengono mostrati in queste ore dimostrano che il "Maestro" era tutt'altro che pazzo, ma un analista lucidissimo della realtà contemporanea.

La sua, insomma, deve essere stata una scelta consapevole. E appena ne ho appresa la notizia ho subito pensato che fosse dovuta a qualcosa di attinente la sua salute sì, ma non quella psichiatrica. Il tumore alla prostata allo stadio terminale che gli avevano diagnosticato, evidentemente, deve averlo indotto a quel gesto: non per la paura di morire (altrimenti non si sarebbe certo ucciso), ma per la paura di morire tra immani sofferenze ... e soprattutto di non poter scegliere di dire "basta!" a queste sofferenze. Insomma, anche se questa cosa ancora deve emergere nell'analisi della sua morte, è pressochè evidente che Mario Monicelli abbia deciso di "fare da solo" quello che non gli sarebbe consentito: scegliere il proprio "fine vita".

Attualmente, di fronte ad una diagnosi terminale, si può solo scegliere di non subire terapie, ma si deve comunque attendere la morte naturale, seppur nelle "cure palliative", ovvero i trattamenti antidolore (che pure sono carenti). Eppure non c'è alcuna speranza "scientifica" di non morire: c'è solo la speranza "fideistica" (quella nei miracoli, o comunque in eventi non attualmente spiegabili dalla scienza), ma non è una speranza "oggettiva" come quella scientifica, e quindi non andrebbe imposta a tutti.

E allora, di fronte all'assenza di una speranza scientifica di non morire, perchè non dare la possibilità, a chi lo ritiene opportuno, di uscire da una vita che sia avvia comunque alla morte (scientificamente parlando), ma evitando sofferenze e patemi? Senza che si tolga nulla a chi, come me, ritiene che la vita vada vissuta fino all'ultima sofferenza? E soprattutto: perchè ogni volta dobbiamo porci le stesse domande, quando dopo lo scoppio di ogni "caso" (Welby, Eluana) si è promesso e giurato di approvare una legge sul tema?

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Pubblicato il 30/11/2010 alle 23.34 nella rubrica Diario.

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