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Rivoluzioni?

                                                    

Con un grande e giusto risalto mediatico, il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha annunciato che d'ora in poi Confindustria espellerà chi paga il pizzo. Gli industriali italiani quindi fanno propria l'iniziativa portata avanti da anni da Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, e che anche allora aveva suscitato molti commenti positivi.

Commenti positivo cui si aggiunge il mio, anche se con il solito ma. Infatti, questa sorta di "codice etico" interno agli industriali funzionerà in modo tale da espellere solo le persone condannata in via definitiva per associazione mafiosa (e di sospendere quelli raggiunti solo da provvedimenti cautelari o senza una sentenza definitiva): e qui viene il ma. Infatti, premesso che certe cose dovrebbero essere scontate e invece in Italia divengono "rivoluzioni", che io sappia pagare il pizzo non è ancora reato, tantomeno si può essere condannati per associazione mafiosa per aver pagato il pizzo. Quindi, o è sbagliato ciò che ci dicono, o Confidustria ha toppato.

Comunque, la verità è che, in ogni caso, non sarebbe affatto una "rivoluzione" espellere chi paga il pizzo, per il semplice motivo che Confindustria non può certo sapere chi paga il pizzo, fino a quando qualche imprenditore non lo denuncia oppure viene scoperto. Una bella "rivoluzione" sarebbe invece che Confindustria chiedesse a tutti i suoi associati di pubblicare i propri bilanci in maniera minuziosa e trasparente, con una particolare attenzione alla provenienza dei capitali investiti, in maniera da rendere impossibile nascondere introiti illeciti derivanti da collusioni col sistema mafioso. Temo però che per avere questo dovremo attendere molti anni ... e una imprenditoria migliore.

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Pubblicato il 29/1/2010 alle 21.10 nella rubrica Diario.

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