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Decisioni globali per problemi globali

                                            

Mi sono imbattuto per caso su questo articolo de La Stampa, in cui si parla delle trattative in seno all'Onu per la riforma del Consiglio di Sicurezza, e mi sono compiaciuto del fatto che si stia finalmente lavorando, anche se con percorsi ed interessi diversi, a delle soluzioni che in potrebbero portare ad una Onu decisamente più funzionale e capace di decidere.

India e Brasile spingono per un allargamento, ma contenuto, del Consiglio di Sicurezza, che spiani la strada al loro ingresso, insieme magari a Germania e Giappone. L'Italia ed altri Paesi spingono invece per un allargamento molto più ampio (25 membri) e per una riforma del "diritto di veto" dei membri del Consiglio. Meglio la seconda strada, dato che, secondo me, la strutturazione migliore del Consiglio dovrebbe essere di 15 membri (meglio non mettere troppi galli a cantare), con l'abolizione totale del diritto di veto e con i Paesi membri del Consiglio non stabiliti a priori eletti dall'Assemblea Generale dell'Onu. Magari garantendo, per ovviare al problema dell'uguaglianza che si creerebbe tra il voto del piccolo staterello e colossi come la Cina, dei "seggi permanenti" ai Paesi più importanti (magari i cinque attuali, così da non scontentarli troppo della riforma), oppure facendo pesare il voto di ogni Paese per il numero di abitanti che rappresenta.

Possono sembrare questioni poco importanti. Ma da queste riforme dipende la funzionalità dell'Onu, e la sua capacità di incidere sui problemi di tutti noi. I grandi fenomeni che influenzano le nostre vite, infatti, che siano ambientali (inquinamento globale), economici (le varie crisi) o di sicurezza (terrorismo), sono sempre più problemi globali, che necessitano di interventi globali. Interventi che possono essere intrapresi solo da organismi internazionali come l'ONU ... ma il diritto di veto e la mancata reale rappresentatività del Pianeta (si pensi che attualmente sono tagliati fuori Africa e America Latina) fanno sì che gli interventi necessari si riducano a "placebo" e banali raccomandazioni. Bisogna lavorare il più possibile nella direttrice di un "governo globale", insomma, altrimenti gli egoismi nazionali finiranno per impoverire tutti. E non mi pare una scelta intelligente.

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Pubblicato il 5/9/2009 alle 21.19 nella rubrica Diario.

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