Blog: http://discutendo.ilcannocchiale.it

La "legge infame", morte del diritto

                                             

Dopo la scorpacciata elettorale, e non a caso, mi trovo a dover parlare del decreto intercettazioni, approvato oggi dalla Camera con l'ennesimo voto di fiducia chiesto dal Governo. Non a caso, dicevo, perchè il provvedimento era uscito dall'apposita Commissione della Camera già quattro mesi fa. Se non è stato affrontato finora, dunque, è per non pagare le prevedibili e negative conseguenze elettorali di un provvedimento avversato da tutte le opposizioni (anche l'UDC, sempre dialogante sui temi della Giustizia), dall'Associazione Nazionale Magistrati, dal Consiglio Superiore della Magistratura, dal Procuratore Nazionale anti-Mafia, dall'Ordine dei Giornalisti e da chiunque abbia ancora conservato un minimo di indipendenza di giudizio in questo Paese dove la pubblica opinione è quasi morta.

Il motivo? La nuova legge straccerà due principi fondamentali di una società democratica: il diritto ad una Giustizia che funzioni e il diritto all'informazione. Basta leggere la lunga lista di modifiche alla legge vigente: le intercettazoni saranno impossibili per reati con pene previste inferiori a 5 anni, mentre saranno inutili per gli altri reati, in quanto saranno possibili solo se ci sono già "evidenti indizi di colpevolezza" (ma le intercettazioni servono proprio per accertare tali evidenze, dopo le quali scatta l'arresto: se ci sono già, perchè intercettare?). Gli unici reati esclusi da tale disciplina sono quelli di mafia e terrorismo, ma in tanti casi tali reati si scoprono indagando su altri reati. Stesso discorso per le intercettazioni ambientali: si potranno mettere le cimici solo in luoghi dove già si sa che si sta commettendo una attività criminosa (ma allora, a che diamine serviranno?). Introdotti anche dei limiti di tempo: non si potrà intercettare una stessa utenza per più di 60 giorni, compreso i reati di mafia e terrorismo. Altro assurdo è il divieto di utilizzo di un'intercettazione per un reato diverso da quello per il quale è stata chiesta, tranne che per i reati di mafia e terrorismo: ovvero, se io scopro, mentre intercetto per mafia qualcuno, che quel qualcuno sta intrattenendo una relazione pedofila, non lo si può arrestare. Ed altre norme più o meno accettabili, ma comunque tutte tese ad indebolire uno strumento così importante per la Giustizia, grazie alla quale tanti criminali sono stati arrestati.

Per quanto riguarda il diritto a conoscere dei cittadini, invece, il decreto vieta, e punisce severamente, la pubblicazione delle intercettazioni fino alla fine delle indagini preliminari. Le conseguenze di ciò sono brillantemente descritte da D'Avanzo in questo articolo di Repubblica: non verremo più a conoscenza di un bel niente, se non in fortissimo ritardo, a meno di non violare la legge.

E' una vergogna. La società italiana non può accettare un simile sopruso della giustizia, della libertà di stampa e della democrazia senza dire niente. Nemmeno gli elettori di questo Governo, imbrogliati da falsi difensori della sicurezza che con questo decreto faranno esultare di gioia criminali e malfattori. Bisogna agire con ogni mezzo, fosse anche un Referendum. Perchè, se nemmeno su questo si raggiungesse il quorum, vuol dire che in Italia siamo proprio alla frutta.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Pubblicato il 11/6/2009 alle 16.24 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web