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Niet-anyahu

                                            

"Due popoli, due Stati? No, per i palestinesi al massimo una forma di autogoverno". Così, qualche giorno fa, il neo-premier israeliano Benjamin Netanyahu ha liquidato, nell'incontro bilaterale di Washington, gli sforzi del suo collega americano Obama per una Terrasanta definitivamente pacificata.

Non solo: a quanto pare, Netanyahu sembra intenzionato a rispedire al mittente anche la nuova "road-map" che Obama dovrebbe presentare agli inizi di Giugno. La creazione di uno Stato palestinese indipendente, con continuità territoriale fra Gaza e Cisgiordania (tramite tunnel e modifiche di confine) e Gerusalemme Est come capitale, e l'affido all'ONU della "città vecchia" di Gerusalemme, l'area più contesa fra le parti, sembrano condizioni inaccettabili per i governanti israeliani, che giudicano il piano "ben congegnato, ma vuoto di sostanza". Ed Israele è anche tornato a massicce politiche colonizzatrici dei territori palestinesi.

Si tratta di errori madornali dei dirigenti israeliani. La Palestina potrà trovare pace solo se entrambe le parti riconosceranno l'altrui diritto ad esistere, ed ad esistere come Stati indipendenti in tutto e per tutto, come territori e soprattutto come rirsorse. Punto. Senza soffermarsi su analisi storiche, o su analisi di responsabilità: quando una guerra dura da cinquant'anni, è semplicemente ridicolo dire "hai iniziato prima tu", oppure "è colpa tua". Bisogna solo fermarsi alla realtà, e la realtà ci dice che ci sono due popoli, ognuno con le sue giuste motivazioni e le sue malefatte.

Resta da comprendere se c'è la volontà di volere la pace: d'altronde Netanyahu sa benissimo che se è riuscito a diventare premier è anche grazie alla paura dell'elettorato israeliano, come sempre in un'elezione che vede vincente la destra, di questi tempi. A lui la pace politicamente non conviene, dunque, come ai dirigenti di Hamas. E allora, forse, la pace sarà davvero possibile solo quando palestinesi e israeliani saranno abbastanza maturi e saggi da scegliere persone più moderate a rappresentarli. Nel frattempo, speriamo in Obama, che perlomeno ha riportato l'America sulla strada dell'imparzialità, abbandonata da Bush. Yes, he can?

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Pubblicato il 21/5/2009 alle 18.16 nella rubrica Diario.

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