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Riporto Report: Come tu m'insegni

                                              

Come ogni Lunedì, a Discutendo si parla di Report. Stavolta la trasmissione dell'ottima Gabanelli ha parlato di scuola in senso economico, ovvero valutando le modalità e gli effetti dei tagli della Gelmini e i vari sprechi intoccati o inefficientemente combattuti dal Governo (qui il video della puntata, qui la trascrizione integrale)

COME TU M'INSEGNI (di Stefania Rimini)

La puntata comincia con un dovuto riferimento al terremoto d'Abruzzo, mettendo in evidenza come la maggior parte delle scuole italiane sia fuori dagli standard anti-sismici, e già questo getta piena luce su come l'Italia stia attenta al suo futuro.

Ma l'intera puntata verte sulla questione economica, dunque si comincia dai tagli: il Governo, rappresentato in puntata dalla Gelmini, ha deciso di tagliare le piccole scuole (sotto i 50 alunni), dimenticando che molte di queste si trovano in zone impervie, e la loro scomparsa comporterà enormi disagi per molte famiglie. La Gelmini assicura che si valuterà caso per caso: intanto però nel Sud ci sono tantissime scuole illegali" che hanno i presidi senza avere il minimo di 500 alunni, con un costo di centinaia di milioni di euro; ma anche qui la Gelmini dichiarà che s'interverrà, sebbene sia materia di competenza delle Regioni. Sempre per risparmiare, si innalza il numero di alunni per classe, fino alla trentina, con le evidenti conseguenze di difficoltà di gestione della classe da parte dei docenti. Situazione aggravata dal taglio delle compresenze, ovvero quelle quattro ore settimanali (alle elementari) dove contemporaneamente in classe sono presenti due docenti; anzi, con la scelta del maestro unico, si avrà un unico insegnante per tutti i giorni e per tutto il giorno. Tutto per risparmiare docenti, e quindi denaro, ma siamo sicuri che sia la scelta didattica giusta? Se proprio si voleva evitare il "modulo", ovvero i tre insegnanti distribuiti su due classi, che può essere considerato uno spreco, non era forse meglio mantenere il modulo ma a due insegnanti, in modo da avere sempre due insegnanti ogni due classi, ma perlomeno i bambini avevano a disposizione due insegnanti e non solo uno? E poi perchè in molti istituti privati, che per logica sono votate al risparmio, le compresenze esistono e sono salvaguardate, con ottimi risultati sull'apprendimento?

Ma, tutto sommato, queste sono pur scelte ammissibili. Si potrebbe sindacare sul fatto che se proprio dobbiamo tagliare qualcosa, tagliamo i vari privilegi, i vari sprechi della politica, e poi tocchiamo la scuola, ma non è questo il punto. Il punto é: se proprio dobbiamo tagliare, tagliamo in maniera equa. Invece le cose più utili si tagliano, mentre si lasciano molte cose, dall'utilità dubbia, così come sono: e qui Report fa un elenco di veri "sprechi" nella scuola, ovvero il finanziamento pubblico alle scuole private (in realtà la Gelmini ci aveva provato, ma, a differenza delle proteste studentesche, andate inascoltate, è bastato un lamento dei vescovi, preoccupati per le tante scuole private cattoliche, e si è rinunciato al taglio), i finanziamenti alle scuole italiane all'estero (dai costi esorbitanti ed ampiamente sopra la media), l'appalto delle pulizie a ditte esterne, quand'invece sarebbe già competenza dei bidelli (che si ritrovano a star lì, pagati per far niente o quasi).

E questo fa ancor più rabbia se si pensa che le scuole si ritrovano quest'anno con un budget molto ridotto rispetto al passato. Così va a finire che i genitori organizzano collette per fornire alla scuola ciò che la scuola dovrebbe garantire (carta igienica, sapone, ecc.). E contemporaneamente magari le scuole sono in condizioni pessime, senza riscaldamento o scale antincendio o ascensori per disabili o tutte queste cose insieme, e quando qualcuno (Provincia o Comune, che spesso si rimpallano le responsabilità) interviene, magari i lavori vengono mal fatti (ma i soldi vengono spesi, o meglio sprecati). Perchè non ci sono o quasi controlli sulla spesa, nella migliore delle ipotesi, oppure a volte le leggi son fatte apposta per sprecare soldi (come i tetti massimi per l'acquisto di banchi e sedie, spropositati rispetto al valore reale).

Ma torniamo ai tagli. A causa dei tagli della Gelmini, migliaia di disabili perderanno l'insegnante di sostegno, oppure questi si dovrà occupare contemporanemente di molti bambini disabili. Alcuni, come i dislessici, addiritturà non ne avranno più diritto, essendo considerati "disabili lievi". E, in generale, il taglio degli insegnanti comporterà la diminuzione del tempo scuola, ovvero diminuiscono le ore di lezione. Mentre nel frattempo si sprecano migliaia d'euro per ogni insegnante che si butta nel sindacato, o nella politica, senza fare lezione. Per non parlare delle assurdità per l'assunzione dei supplenti: le peripezie della legge fanno sì che si sprechino milioni di euro l'anno solo per cercare i supplenti, con metodi vetusti e disorganizzati. E perchè, i professori che "scaldano la sedia"? Ce ne sono tanti, ma per la legge basta che si diventi insegnanti "di ruolo", nessuno ti può toccare, anche se non fai niente. E così, tagliando gli insegnanti, si va a tagliare gli insegnanti precari, anche se magari sono molto più bravi e presenti di quelli di ruolo.

Ma come vengono assunti gli insegnanti? Secondo le graduatorie. Peccato che i punteggi sembran fatti apposta per non premiare il merito, tanto che è molto più facile ottenere alti punteggi frequentando master privati, che spessissimo sono semplici formalità (basta che paghi, e ti regalano i voti). La risposta della Gelmini? Stiamo pensando a far decidere direttamente ai Presidi chi assumere e chi no. Già, peccato che gli stessi Presidi sono a loro volta incompetenti e magari messi lì per rapporti di potere, e dunque sceglieranno chi assumere in base a questi criteri. E chi garantisce il merito? La verità è che servirebbe un sistema di valutazione, e introdurre il merito a tutti i livelli, a cominciare dal Ministro: perchè da Ministro competente derivano collaboratori competenti, presidi competenti, professori competenti, eccetera.

Ma, tornando alla questione economica, torniamo a ripetere: alle scuole italiane i soldi non mancano. Le scuole possono infatti accedere ai cosidetti "progetti", PON e POR, finanziati spesso dall'Unione Europea: peccato che spessissimo si sperperano questi soldi, senza nemmeno raggiungere l'obiettivo. Perchè il punto è sempre quello: non ci sono controlli, gli ispettori (tra l'altro pochissimi rispetto al resto d'Europa) vengono pagati per far niente, e allora i Presidi gestiscono i fondi come vogliono (magari per favorire "amici", come ammesso da uno di loro). E quando un direttore scolastico si impegna e scoperchia la pentola dell'assenteismo, viene zittito dai "piani superiori" (come capitato ad una di loro intervistata da Report).

E l'Università? Qui, se dobbiam parlare di merito, dobbiamo parlare soprattutto di assunzione dei professori e di concorsi. Ci sono le commissioni a valutare, ma i criteri di scelta sono i soliti, e alla fine il merito viene ammazzato dalle raccomandazioni. E così l'Università va a rotoli, e i nostri cervelli vanno all'estero. E poi ci lamentiamo che l'Italia è arretrata.

IL MIO COMMENTO: Che dire ... il problema della formazione in Italia è alquanto complicato, perchè, se da un lato mancano i giusti investimenti nella ricerca, nella qualità dell'offerta formativa, nella sicurezza degli istituti, eccetera, dall'altro assistiamo ad una marea di sprechi che fanno sì che la scuola diventi politicamente un costo da tagliare e non un patrimonio su cui investire. Occore dunque colpire questi sprechi, destinando le risorse risparmiate agli investimenti di cui prima; ma soprattutto è indispensabile introdurre un sistema di valutazione, sia dell'insegnamento che dell'apprendimento, che, se non garantisca, perlomeno aiuti il merito a penetrare in un sistema dove a vincere sono sempre più le posizioni che non le capacità.

Altre rubriche: "L'Emendamento" (qui video, qui testo) stavolta parla della class-action, l'azione collettiva risarcitoria introdotta dal Governo Prodi ma più volta rinviata da quello Berlusconi, che tra l'altro la sta svuotando man mano fino a renderla inoffensiva (forse per tutelare gli interessi di pochi ma potenti imbroglioni?). La "Goodnews" (qui video, qui testo) di oggi riguarda invece lo spin-off, ovvero come creare ricchezza nonostante la crisi semplicemente facendo quello che si fa in tutto il mondo: trasformare in realtà i prodigi delle nostre università.

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Pubblicato il 20/4/2009 alle 16.44 nella rubrica Riporto Report.

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