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Paradisi terreni

                                                   

A quanto pare l'economia mondiale finalmente sta decidendo qualcosa di concreto per evitare nuove crisi. E' stata infatti stilata la "black-list" dei "paradisi fiscali", ovvero di quei Paesi, di solito piccoli Stati che si sostentano solo o quasi di queste cose, che con il loro sistema finanziario e bancario "particolare" permettono il "segreto bancario", e quindi permettono a migliaia di soggetti di sfuggire al fisco (evasione fiscale) o di nascondere "soldi sporchi" (mafia in primis), oppure vari strataggemmi per guadagnare/risparmiare soldi illegalmente o comunque al limite della legalità. Si calcola che il giro d'affari dei paradisi fiscali nel mondo sia di circa 1800 miliardi di dollari l'anno, di cui il 40% provenienti dalla criminalità organizzata, il 45% da "pianificazione fiscale" (cioè l'evasione fiscale), il 15% da corruzione e saccheggi politici, gestiti da 680mila società offshore, 1.200.000 trust e 10.000 banche. Per capire come funzioni questo meccanismo, è molto utile il video qui riportato di "Exit", la trasmissione di La7 condotta da Ilaria D'Amico, che recentemente ha affrontato la questione.

Uno degli Stati della black-list è molto vicino a noi: è la Repubblica di San Marino, pochi km quadrati incatastonati fra la Romagna e le Marche, ma che contengono 13 banche con 60 filiali e 58 miliardi, per un totale di 12.5 miliardi di euro. Un puntino nel mare, certo, ma se teniamo conto del fatto che di quei soldi la quasi totalità è italiana, capiamo bene come sia importante per il nostro Paese sapere che San Marino sta finalmente per riportare il suo sistema finanziario alla "legalità". Sembra proprio che il meccanismo della black-list deciso dal G20 stia mettendo paura, e San Marino, che già stava riflettendo sul da farsi, pare proprio che si sia decisa. Anche per non danneggiare "l'altro" sistema produttivo del Paese, quello "reale", "concreto", che c'è ed è anche importante.

Speriamo che San Marino davvero avvii la legalizzazione del suo sistema finanziario, e che a ruota ciò avvenga in tutto il mondo. Putroppo ho poca fiducia che ciò avvenga, e allora, poichè il sistema dei "paradisi fiscali" fa perdere agli Stati "corretti" miliardi e miliardi di euro, e che la mancanza di regole nel mondo della finanza è alla base di questa crisi, oltre a stilare "liste nere", bisognerebbe fare di più. Bisognerebbe che gli Stati corretti interrompessero ogni relazione economica con questi Paesi fin quando non aboliranno il segreto bancario. Certo, ci sarebbe prima bisogno che i Paesi "corretti" fossero liberi da ogni condizionamento da parte dei soggetti "interessati" che il sistema dei paradisi continui a vivere (mafia, imprenditoria scorretta, singoli soggetti), ma questo è un altro discorso ...

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Pubblicato il 5/4/2009 alle 20.49 nella rubrica Diario.

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