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Chi pagherà il Ponte?

                                              

Una decina di giorni fa, dopo la riunione del CIPE, il Premier Silvio Berlusconi si è magnificato di aver investito 17.8 miliardi in infrastrutture, un forte sostegno all'economia capace di fornire posti di lavoro e finanziamenti per le imprese. In realtà non ha stanziato un bel niente, nel senso che quei miliardi sono stati stanziati dal Governo Prodi: come ricordato infatti dall'ex-ministro alle Infrastrutture Di Pietro, e ammesso dall'attuale ministro Matteoli, questi 17.8 miliardi fanno parte dei 64 miliardi stanziati nel 2007 da Prodi per il FAS (ovvero il Fondo Aree Sottosviluppate, i cui finanziamenti dovrebbero andare a sostenere lo sviluppo delle aree meno sviluppate del Paese, ovvero il centro-sud), che rimasero lì inutilizzati perchè nel frattempo intervenne la crisi di Governo e quindi il percorso di finanziamento delle opere si interruppe in attesa di un nuovo Governo che destinasse queste risorse alle opere che riteneva necessarie. Non solo: il Governo Berlusconi ha già sottratto circa 20 miliardi da questo fondo destinandoli ad altri scopi, tra cui il pagamento dei debiti delle amministrazioni "amiche" di Roma e Catania (a proposito, vi segnalo la prima puntata della nuova stagione di "Report" che stasera su RaiTre parlerà proprio di questo), e togliendo così i finanziamenti di numerose opere al Sud, tra cui quelle di Calabria, Sicilia e Abruzzo. Tant'è vero che la riunione del CIPE del 6 marzo ha appunto destinato 45 miliardi, il rimanente del fondo, in tre anni, di cui appunto 17.8 miliardi per il 2009. E probabilmente queste opere nemmeno potranno partire a breve, perchè i fondi sono stati già destinati in buona parte al deficit delle Ferrovie dello Stato, e dunque probabilmente bisognerà aspettare la seconda tranche del 2010.

Ma la cosa peggiore è che rispetto al piano di opere previsto dal Governo Prodi, il nuovo Governo ha deciso di eliminare o diminuire i finanziamenti ad alcune opere (tra cui l'Alta Velocità Milano-Venezia) per destinarli al Ponte sullo Stretto, che il Governo Prodi ha ritenuto di non finanziare ritenendolo "non prioritario". In realtà il giochetto degli "spostamenti" di finaziamenti tra le opere è ben più articolato "nel tempo e nello spazio", e talmente complesso da non poter essere riassunto, ma comunque sappiate che buona parte delle infrastrutture in Sicilia e Calabria è stato sacrifricato in nome del Ponte. Ben il 13% degli stanziamenti triennali, ovvero 6 miliardi, andranno alla sola costruzione del Ponte, simbolo della propaganda berlusconiana sulle infrastrutture.

Voi direte: e che c'è di male? Nemmeno io sono contrario alla costruzione del Ponte in sè e per sè: il problema è che in Italia 6 miliardi non sono pochini, e allora bisogna valutare bene cos'è prioritario, cosa è più necessario. Per questo motivo vi invito a vedere il video in alto a questo post (dal minuto 2:30 al 14:30, perchè prima di questo nel video si parla del "piano casa" e dopo invece della "edilizia scolastica"), tratto dall'ottima trasmissione "Exit" di Ilaria d'Amico su La7, che ci fa vedere come il Ponte è sostanzialmente inutile, in quanto passeggeri e merci preferiranno per questioni di tempo altre vie. Tant'è vero che c'è il forte, fortissimo rischio che alla fine il Ponte non sarà sostenibile economicamente, e fra trent'anni, alla scadenza della concessione alla società che gestirà sulle spalle, il Ponte con tutti i suoi debiti rimarrà sul nostro groppone (per tutti i particolari vi rinnovo l'invito a vedere il video di Exit, dov'è tutto spiegato in maniera semplice ed esaustiva). In particolare, i "pendolari", ovvero coloro che ogni mattina e sera vanno da una parte all'altra dello Stretto (e costituiscono il 40% di chi si muove sullo Stretto), continueranno perlopiù ad utilizzare i traghetti, per questione di costi (il Ponte si pagherà caruccio) e di tempo (il ponte non è infatti "fra" Reggio e Messina, ma molto più in alto, con un percorso lungo decine di kilometri). Le merci, invece, continueranno ad utilizzare le cosidette "autostrade del mare", ovvero i collegamenti marittimi fra Catania-Salerno e Catania-Civitavecchia, che hanno avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni, perchè sono convenienti economicamente e permettono di superare il percorso ad ostacoli della Calabria (dove le infrastrutture fanno letteralmente schifo).

Di fatti il punto è proprio questo: a che pro costruire un mastodontico Ponte sullo Stretto, se poi per arrivarci non ci sono le infrastrutture adeguate? A nessuno pro: solo a vantaggio della propaganda di Berlusconi. Le opere davvero utili non fanno propaganda, le magnifiche cattedrali nel deserto sì.

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Pubblicato il 15/3/2009 alle 19.16 nella rubrica Diario.

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