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Le due piazze

 

L'altro ieri c'è stata la manifestazione del Pd "Salva l'Italia". Ovviamente ha dominato le cronache di questa giornata, ma quasi sempre per le polemiche sui numeri. Ben pochi hanno provato a fare dei paragoni di merito fra le due piazze. Ovvero fra quella democratica del 25 Ottobre e quella berlusconiana del 2 Dicembre 2006, quando al Governo c'era Prodi e si stava approvando la Finanziaria, quella delle "69 nuove tasse".

Innanzitutto il palco, che è significativo. Sul palco del centrodestra c'era scritto: "Contro il regime, per la libertà". Su quello del Pd c'era scritto "Pensare agli altri oltre che a se stessi, al futuro oltre che al presente", ovvero le parole di Vittorio Foa, padre nobile della sinistra scomparso recentemente. Il che è tutto dire sul carattere di entrambe le manifestazioni: e il bello è che il premier, evidentemente dimentico delle sue esternazioni di appena due anni prima, ha detto che è impossibile dialogare con chi scende in piazza e parla di regime. E, tra l'altro, Veltroni non si è certo risparmiato nei confronti di Berlusconi, ma non ha certo parlato di regime e di brogli come fece Berlusconi da quel palco.

Poi il discorso dei due: quello di Berlusconi, e quello di Veltroni. In fondo non così dissimili: in entrambi c'è stata una forte indicazioni sui valori e sul percorso delle proprie parti politiche. In entrambi c'è stata una forte connotazione demagogica, ed entrambi sono stati discorsi in attacco, e non in difesa. Tuttavia una cosa distingue la manifestazione del 25: nella manifestazione del centrodestra non ci fu uno straccio di proposta, a differenza di quella del Pd, dove Veltroni nel suo discorso ha inserito alcune proposte (due su tutte: l'intervento sulla tredicesima e l'aumento del 50% della spesa in università e ricerca sul modello Sarkozy), che vanno ad integrare le tante proposte che da tempo sono presenti sul sito del Pd e nelle Camere, e diffuse attraverso volantini alla manifestazione. Cosa che all'epoca manco per sogno.

Poi la piazza. Bè, nessuna differenza di "merito", nel senso che in entrambe le piazze la gioia era mista al dubbio, le offese miste alle ironie, i sorrisi misti alle grida. Semmai una differenza di "appartenenza": il 2 Dicembre la piazza era piena di tante bandiere diverse, il 25 Ottobre la piazza era un'unica distesa rossobiancoverde. Certo, avevano aderito anche Verdi ed Idv (e i Socialisti erano lì per raccogliere le firme), ma erano poche sparute bandiere in quel "mare". Insomma, un popolo unito, o meglio almeno sotto la stessa bandiera.

Poi i protagonisti. Il 2 Dicembre i protagonisti furono Fini, Bossi e Berlusconi, oratori in senso classico, ovvero politici che parlavano dal palco. Il 25 Ottobre l'unico protagonista politico era Veltroni, gli altri oratori erano esponenti della società civile: e tutti parlavano da un palchetto "immerso" nella piazza, distante dal palco vero e proprio dov'erano tutti i principali esponenti del Pd. Certo, tutta scena: però l'idea è carina, dai. E poi c'è una simbologia dietro importante (ovvero Veltroni ha voluto marcare la sua distanza dalle polemiche interne e da chi scatena queste polemiche, quasi "zittendoli", affermando la propria leadership, e insistendo sul fatto che il partito deve essere fatto dalla gente e tra la gente), ma questo è un altro discorso.

Infine, i numeri. Infine, e non principalmente. In nessuno dei due casi si è perso il brutto vizio di sparare boiate sui numeri: vero che Veltroni ha la "scusante" che Berlusconi all'epoca disse due milioni, e quindi non poteva dire la verità (altrimenti già mi sarei immaginato Bonaiuti a dire: "persino loro stessi dicono che erano poche centinaia di migliaia"), ma comunque è una cosa ridicola. Le cifre sono diverse, ma al di là dei numeri effettivi, basta pensare una cosa: Berlusconi riempì Piazza San Giovanni, Veltroni ha riempito il Circo Massimo. E questo nonostante all'epoca il dissenso verso il Governo Prodi era già elevatissimo, mentre oggi è solo agli inizi, e nonostante la piazza del 25 sia stata organizzata da un solo partito. Ma, in fin dei conti, quello che importa non è la quantità.

Fine. Potete immaginare quale delle due piazze preferisco. Ma, certamente, preferenze a parte, l'importante è andare oltre le piazze: le piazze sono bellissime, e bellissimo è parteciparvi; possono servire, e in entrambi i casi sono servite, per riaffermare le leadership e iniziare la riscossa. Ma limitarsi a questo certo non fa ritornare al Governo, nè rende meritevoli di ritornarci. Bisogna dimostrare di essere un alternativa: la piazza da sola non basta.

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Pubblicato il 27/10/2008 alle 19.30 nella rubrica Diario.

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