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Non c'è giustizia per le morti sul lavoro

                                                     

Ieri non è stata certo una bella giornata riguardo le morti sul lavoro. Innanzitutto ci sono state ben otto morti sul lavoro in una sola giornata, una cifra impressionante che si va aggiungere alla lista altrettanto impressionante delle morti "bianche", che poi di bianco non hanno nulla. Una tragedia infinita che travolge uomini e donne, italiani e stranieri, giovani e meno giovani, tutti resi uguali di fronte alla tragicità e all'insensatezza di una morte che li ha colti mentre lavoravano, ovvero mentre esplicavano il loro contributo al benessere della società. E' un'assurdità, ma in Italia questo accade, e molto di più che altrove.

Ma, sconcertato ma putroppo abituato a questa sfilza di morti, quello che più mi ha colpito della giornata di ieri è un'altra cosa: ovvero la prova che per queste morti non c'è giustizia. Ieri, infatti, si è concluso il processo sulle due morti all'ILVA di Taranto nel 2003. Eccone l'esito: assoluzione per Emilio Riva, presidente del CdA, un anno e sei mesi per Luigi Capogrosso, direttore dell'ILVA, e un anno di reclusione per altri quattro dirigenti. Insomma, la vita di due operai vale pochi mesi di carcere, nel peggiore dei casi. Tuttu questo mentre nel frattempo l'ILVA di Taranto, estremamente fuorilegge per l'inquinamento e la sostenibilità ambientale, continua a mietere decine e decine di morti fra i suoi operai, senza avere giustizia.

Ma di tutto ciò c'è una responsabilità ben precisa: quella dei Governi. Governi che hanno permesso e continuano a permettere simili stillicidi, senza prevedere pene più dure e più certe per chi ammazza i propri lavoratori, o perlomeno, diamine, prevedere delle pene, che già sarebbe qualcosa. E, quando poi un Governo decide di fare qualcosina, quello successivo (l'attuale) lo cancella subito, ubbidiente alle richieste degli industriali interessati molto più al proprio ritorno economico che alla pelle dei propri lavoratori. D'altronde, come sono ormai spesso costretto a ripetere, la tolleranza zero si ferma sempre davanti ai cancelli delle fabbriche.

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Pubblicato il 18/10/2008 alle 18.42 nella rubrica Diario.

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