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No alla contro-riforma Gelmini ...

                                                                    

La protesta è iniziata con l'apertura dell'anno scolastico, con le prime occupazioni a Roma, le prime proteste, lutti al braccio e slogan creativi. Poi si è andata via via organizzandosi, fino a giungere ai primi veri scioperi: tra questi quello degli studenti, che ieri ha portato 300mila studenti in piazza in tutta Italia. In attesa di quello dei Cobas Scuola, del 17 Ottobre, e soprattutto dello sciopero generale del 30 Ottobre, che vedrà uniti Cgil, Cisl e Uil. Insomma, un clima crescente di protesta che sta unendo studenti, famiglie, insegnanti e tutto il mondo della pubblica istruzione. Il motivo? La contestatissima "riforma" Gelmini, o meglio di quell'insieme di decreti che sta stravolgendo l'istruzione pubblica.

Dietro a provvedimenti di facciata (ritorno del grembiulino, voto in decimali anche alle elementari, voto in condotta decisivo, insegnamento di "cittadinanza e costituzione"), però molto graditi all'opinione pubblica, in alcuni casi anche giustamente, si nasconde un vero e proprio affossamento della scuola pubblica. In sostanza, non è una riforma, ma un piano di tagli: tanto che si può dire che il vero autore della contro-riforma è il Ministro Tremonti. Vediamolo in dettaglio.

Innanzituto il piano Gelmini-Tremonti prevede 87mila insegnanti e 40mila personale ATA in meno. Posti in meno rivendicati con orgoglio dalla Gelmini, all'insegna di una presunta "efficienza" e "contenimento dei costi della scuola", divenuto uno "stipendificio". Insomma, una banda di fannulloni, come direbbe Brunetta, da tagliare subito. Sarà, ma questi tagli sono tagli senza un criterio, nè di merito nè di altro: semplicemente saranno tagliati 127 mila posti di lavoro, a casaccio, bloccando l'inserimento di nuovi insegnanti e di precari, che dopo anni di precariato si vedranno sbattuta definitivamente la porta in faccia; mentre magari i veri "fannulloni" resteranno al lavoro, vista l'assenza di un sistema che valuti il merito degli insegnanti. Si formeranno classi super affollate e con orario ridotto. Per non parlare poi della scuola elementare, che la stessa OCSE, i cui giudizi negativi sulla scuola pubblica sono richiamati dalla Gelmini per giustificare il suo intervento, salva e che anzi ritiene un modello da imitare, e dove invece si abbatte con maggior forza la scure di Gelmini-Tremonti. Ovvero la reintroduzione del maestro unico, con il venir meno dell'esenzialità, in un mondo così cambiato verso tutto ciò che è "multi-", di più figure di riferimento, con il venir meno delle competenze specifiche (un solo insegnante farà un po' di tutto), dunque con un offerta formativa peggiore, con il trascuramento delle materie minori. E poi con il dilemma del tempo pieno, indispensabile per molte famiglie: secondo calcoli astrusi per la Gelmini aumenterà del 50%; ma, secondo la logica, di fronte a decine di migliaia di insegnanti in meno e con il maestro unico, potrebbe aumentare solo se il maestro unico lavorasse 6-7 ore al giorno (quindi 40 ore alla settimana): e questo non è certo possibile. Infine, con l'accorpamento degli istituti con meno di 500 studenti, spariranno 4000 scuole, con evidenti difficoltà per chi abita in piccoli comuni di montagna o nelle isole. Il disastro si conclude con l'Università, con tagli per 1 miliardo e mezzo in 5 anni, turnover bloccato al 20% e apertura alla trasformazione in fondazioni di diritto privato. Il tutto senza un minimo di confronto con le parti sociali, con le opposizioni (si è ricorsi alla fiducia) e sopratuttto con i diretti interessati, ovvero studenti, insegnanti e famiglie.

E allora NO alla contro-riforma a Gelmini, contro un Governo che considera la scuola come una spesa inutile da tagliare e non invece come il principale investimento per il futuro dell'Italia. Sì invece ad una scuola davvero efficiente, fondata sul merito, partecipativa e punto di riferimento per la società. Ma di questo ne parleremo nel post di domani.

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Pubblicato il 11/10/2008 alle 16.57 nella rubrica Diario.

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