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Ma, effettivamente, che senso ha quella base?

                                                           

Ieri si è svolto il "referendum autogestito" dei comitati "No Dal Molin" sulla base USA di Vicenza. "Autogestito", perchè il Consigio di Stato ha negato il referendum consultivo promosso dal Comune di Vicenza. Al voto hanno partecipato in 24mila, poco meno del 30% degli aventi diritto al voto, e di questi la larghissima maggioranza (95%) si è detta contraria alla base.

Ora, esprimere un'opinone sulla questione è difficile. Perchè si viene subito bollati o come "estremisti" o come "sottomessi". Comunque, pur essendo lontano dalla cosidetta "Italia del no" ad ogni costo, che ha fatto molti danni al Paese e più conservatore dei conservatori che dovrebbe combattere, e dagli estremismi che animano spesso questo tipo di "comitati", mi sento di dire anch'io il mio "no" alla base USA, senza estremismi. Il perchè? E' presto detto. Mettendo anche da parte le questioni economiche (lo Stato finanzia le basi USA in misura del 35-40%), territoriali (l'area dell'allargamento Dal Molin è una delle aree che andrebbero utilizzate per ben altri scopi, di interesse colletivo; inoltre la base causerebbe, a detta dei comitati, disagi alla cittadinanza) e pacifiste (fare una base militare non è mai bello, anche se non bisogna essere pacifisti estremisti), la base USA sarebbe anche accettabile se noi potessimo fare altrettanto in America. Non pretendo certo lo stesso numero di basi, ma perlomeno una, diamine. E invece no. Solo gli USA possono costruire basi e sfruttare il territorio altrui per scopi militari.

E' questo che mi dà fastidio. La non reciprocità. E allora, o pretendiamo rispetto e reciprocità, oppure evitiamo di sottometterci ulteriormente a questo piccolo-grande sopruso. Di basi USA ce n'è già abbastanza in Italia.

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Pubblicato il 6/10/2008 alle 19.59 nella rubrica Diario.

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