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Catania nel Terzo Mondo, ma nessuno ne parla

                                              

Mezza città al buio. Strade sommerse dai rifiuti. Forze dell'ordine senza auto. Scuole sfrattate. Stipendi in ritardo. Strade dissestate. Degrado generale, insomma. Ma non siamo in una città del Terzo Mondo, bensì a Catania, sponda ionica della Sicilia. Il tutto a causa di un dissesto finanziario che dura da anni e che ammonta a più di un miliardo di euro di debiti, 3.379 euro per ciascun cittadino catanese. Frutto soprattutto di una gestione clientelare, con assunzioni facili e consulenze d'oro, tutte ovviamente a scopo elettorale.

Una città che va verso il crac definitivo, sia economico che sociale. Eppure nessuno ne parla. Nessun martellamento mediatico, nessuna campagna denigratoria nei confronti dei politici locali, come successo come per Napoli. D'altronde, Catania non è Napoli. Qui siamo nella roccaforte del centrodestra, che qui giugne a risultati elettorali superiori al 70% e governa a livello comunale, provinciale, regionale e nazionale. Nella città governata per anni da Scapagnini, famoso medico personale di Berlusconi.

E allora guai a parlarne. Non bisogna inficiare l'immagine del centrodestra. Perchè se tutti sapessero del disastro di Catania o dell'analogo disastro di Taranto, e soprattutto se tutti sapessero chi lo ha causato, allora forse molto cambierebbe in termine di consenso per i "risolutori di emergenze".

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Pubblicato il 20/9/2008 alle 21.56 nella rubrica Diario.

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