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Ecco a chi conviene la "stretta sull'immigrazione" del Governo

                         

Il 21% delle aziende italiane si basa sul lavoro degli immigrati
. E' quanto ci dice il "Rapporto sui Diritti Globali 2008" promosso dalla Cgil e da altre associazioni in qualche modo connesse alla tutela dei diritti. Tra i quali quello ad un lavoro sicuro, e non ad un lavoro che garantisce "ben oltre 1000 morti e 900mila infortuni l'anno". Ma questa è un altra storia.

Comunque, non c'era bisogno della Cgil per sapere che gli immigrati sono indispensabili per la nostra economia, specialmente in determinati settori come l'agricoltura e l'edilizia, nonchè tutti i lavori "più dequalificati, faticosi e manuali". E, tra l'altro, perlopiù a "nero", con tutte le conseguenze del caso. Di fronte a questi dati, però, si può facilmente comprendere a chi davvero conviene la politica del governo in fatto di immigrazione: ovvero a certe aziende senza scrupoli. Infatti, i nuovi provvedimenti del Governo peggiorano il carattere discriminatorio dell'attuale legge Bossi-Fini dell'immigrazione, disincentivando sempre di più l'immigrazione regolare. E la cosa grave è che d'altra parte non si prendono le adeguate misure per frenare l'immigrazione, ma solo misure demagogiche per dare l'impressione che il Governo faccia qualcosa: di conseguenza, gli immigrati entreranno lo stesso, ma sarà più difficile regolarizzarli. E quindi le aziende potranno fare affari d'oro sulla pelle degli immigrati, facendoli lavorare a "nero" senza tutele e senza contributi ad un minor costo, e sulla pelle di tanti italiani che non avranno la possibilità di competere alla pari con loro.

Per questo il Governo deve cambiare marcia. Abbandonare misure inutili e controproducenti, avviando le uniche politiche davvero concrete sull'immigrazione: ovvero gli accordi bilaterali con i paesi da cui provengono (vi ricordate il "caso Albania"? Gli sbarchi non avvengono più, eppure non ci fu bisogno di "reati di clandestinità" .... ma di un semplice accordo fra Italia e Albania). E favorire la regolarizzazione di chi è qui per lavorare, in modo da farli lavorare in condizioni umane, in modo da farli contribuire con le tasse (il che non fa mai male...) ed in modo da ripristinare la "libera concorrenza" fra lavoratori regolari e irregolari. Ci vuole tanto?

Pubblicato il 9/6/2008 alle 18.14 nella rubrica Diario.

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