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Le luci e le ombre dell'Expo 2015

                      

Qualche giorno fa si è festeggiati per la grande vittoria di Milano, che ha ottenuto l'Expo 2015. C'è stata qualche polemica politica, ma al di là dei meriti particolari, è stata una vittoria di tutti. Però, insieme alla felicità per i grandi investimenti, per la grande occasione di sviluppo e lavoro, alla tematica del "nutrire la Terra" (con centralità dei temi ambientali e della povertà) cominciano ad emergere i primi dubbi.

Il primo è stato Adriano Celentano, che in stile "via Gluck" ha sottolineato il pericolo di una "colata di cemento". Poi oggi Renzo Piano, architetto di fama mondiale, che ha dichiarato: "Sull'Expo sto con Celentano. Si rischia l'affarismo".
In effetti il rischio c'è: ed è il rischio che il fiume di soldi che arriva a Milano sia disperso in mille rivoli, in mille infrastutture inutili, in mille strutture utilizzate solo nei giorni dell'Expo e poi abbandonate, in mille strutture costruite solo per far contento qualcuno (imprenditori e comuni). Cemento, cemento e ancora cemento, senza che serva a creare effettivo sviluppo.

E purtroppo la storia ci insegna che spesso accade così. E' di oggi la notizia dell'eco-mostro di San Giuliano, proprio alle porte di Milano, una struttura alberghiera per i Mondiali del '90 mai completata. E i Mondiali del '90 sono pieni di casi del genere. E, a dire la verità, anche le Olimpiadi Invernali di Torino, pur con il grande successo organizzativo che hanno avuto, qualche strascico negativo, con alcune strutture Olimpiche di fatto inutilizzate.

Questo non vuol dire avere paura dell'Expo. Fermare simili occasioni di sviluppo sarebbe da pazzi. Ma vuol dire certamente fare sì che l'Expo possa diventare utile all'Italia. E non l'occasione di visibilità di un momento.

Pubblicato il 6/4/2008 alle 23.3 nella rubrica Diario.

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