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Napolitano rompe gli indugi, incarico "esplorativo" a Marini

                      

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva terminato ieri le consultazioni, ha terminato la sua "pausa di riflessione", assegnando un incarico "esplorativo" a Franco Marini, Presidente del Senato. Incarico esplorativo, dunque, e non un pieno incarico come si era prospettato in queste ore: la differenza è che Marini non dovrà formare un nuovo governo, ma presentarsi alle Camere per verificare la disponibilità a sostenerlo. In caso contrario, dunque, sarebbe il governo dimissionario di Romano Prodi a gestire le elezioni. Più che di "esplorativo", comunque, bisognerebbe parlare di incarico "finalizzato", ovvero con uno scopo ben preciso: verificare la possibilità di creare una maggioranza su una nuova legge elettorale e sulle riforme annesse.
Ma vediamo come Napolitano ha "giustificato", come aveva annunciato ieri, la sua decisione:

«La crisi della maggioranza di governo è intervenuta dopo che in Parlamento si erano aperte spiragli di dialogo tra le forze politiche per una modifica della legge elettorale vigente e di alcune, importanti norme della costituzione. La preoccupazione che senza tali modifiche non si possa realizzare la necessaria stabilità politica ed efficenza istituzionale si è espressa negli ultimi tempi, e ancora in questi giorni, nel modo più imparziale, in seno all'opinione pubblica e a significative rappresentanze del mondo economico e della società civile. Una modifica della legge elettorale è stata, d'altronde sollecitata attraverso una richiesta di referendum dichiarata ammissibile dalla Corte costituzionale. Ho perciò prospettato, a tutti i partiti e i gruppi politici da me consultati, l'esigenza di una soluzione della crisi di governo che in tempi brevi dia almeno avvio agli indispensabili processi di riforma e a credibili impegni di più costruttivo e fruttuoso dialogo tra gli opposti schieramenti: dialogo da me constantemente auspicato e obbiettivamente necessario qualunque sia il risultato di nuove elezioni. Peraltro questa soluzione è stata considerata impraticabile da quelle forze politiche che hanno indicato nello scioglimento delle Camere e nella convocazione delle elezioni sulla base della legge vigente il solo sbocco dell'attuale crisi politica. Nel ribadire attenzione e rispetto per tutte le posizioni illustratemi, ricordo tuttavia che sciogliere anticipatamente le Camere ha sempre rappresentato la decisione più impegnativa e grave affidata dalla Costituzione al presidente della Repubblica. E questa volta la decisione dovrebbe essere assunta a meno di due anni dalle ultime elezioni. Considero perciò mio dovere riservarmi un'adeguata ponderazione e valutazione conclusiva; il che non può essere da nessuna parte inteso come scelta rituale o dilatoria. Ecco perchè ho chiesto al presidente del Senato, facendo appello al suo senso di responsabilità istituzionale, di verificare le possibilità di consenso su un preciso progetto di riforma della legge elettorale e di sostegno ad un governo funzionale all'approvazione di quel progetto e all'assunzione delle decisioni più urgenti in alcuni campi».

Dopo Napolitano è intervenuto lo stesso Marini, dichiarando:

«Ringrazio il presidente della Repubblica per la fiducia che, con questa decisione, ha voluto accordarmi. So bene che si tratta di un impegno non semplice, anzi gravoso, perché so che nelle attese dei nostri cittadini c'è un'attenzione forte alla modifica della legge elettorale. Il mio impegno cercherà di stare in tempi i più brevi possibili perché capisco, come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica, che i tempi sono stretti. Ma essendo impegno gravoso è necessario farlo seriamente. Metterò in questo compito tutta la mia determinazione».

Insomma, entrambi hanno rimarcato la necessità di una nuova legge elettorale e soprattutto la richiesta a realizzarla proveniente dalla società civile (il riferimento è a Confindustria, sindacati, Confcommercio, nonchè la maggior parte dei cittadini).
Necessità, per entrambi gli schieramenti, che ho dimostrato nel post precedente.
Tuttavia, sono convinto che Marini non ce la farà. Perchè se Lega, An, FI, UDC, La Destra, DC, Udeur, Diniani, eccetera, dovessero confermare le loro dichiarazioni, sarebbe difficile che Marini ce la faccia. E se anche ce la dovesse fare, Marini la spunterebbe per uno-due voti (ovvero di nuovo la stessa maggioranza uscita dalle elezioni, e quindi solo Prodi sarebbe legittimato a guidarla).

Pubblicato il 30/1/2008 alle 19.12 nella rubrica Diario.

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