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Cuffaro condannato a 5 anni, ma non vedo cortei per chiederne le dimissioni

                        

Ieri la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Palermo ha comunicato la sentenza del cosidetto processo per le "talpe alla Dda", nel quale era imputato anche Salvatore Cuffaro, Presidente della Regione Sicilia (centrodestra, UDC). Il processo riguardava una presunta "rete" di rapporti fra politica e mafia: in particolare, sarebbero stato infranto in molti casi il segreto d'ufficio per aiutare i boss locali.

In particolare, Totò Cuffaro era imputato per favoreggiamento aggravato a "Cosa Nostra" e violazione del segreto d'ufficio. Tra i vari episodi contestategli, quello di aver rivelato al boss Giuseppe Guttadauro (clan Brancaccio) e al più importante imprenditore siciliano, Michele Aiello (indagato per associazione mafiosa) della presenza di indagini a loro carico e della presenza di microspie nelle loro abitazioni. 
La sentenza, invece, condanna Cuffaro a 5 anni (più l'interdizione dai pubblici uffici) per favoreggiamento semplice e violazione del segreto d'ufficio. Dopo la sentenza, il presidente della Sicilia ha dichiarato: "Non sono colluso con la mafia e quindi non mi dimetto".

In realtà, come sottolineato dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, "è rimasto provato il favoreggiamento da parte di Cuffaro a singoli mafiosi come Guttadauro, Aragona, Greco, Aiello (condannato a 14 anni per associazione mafiosa nello stesso processo, ndr) e Miceli: semplicemente ciò non è stato ritenuto sufficiente a dimostrare che Cuffaro abbia agevolato Cosa Nostra nel suo complesso".
E se questo non è abbastanza per dimettersi. Per carità, ognuno è innocente fino a sentenza definitiva. Ma dichiarare di non dimettersi perchè c'è "solo" il favoreggiamento semplice.... A maggior ragione in una regione come la Sicilia, un gesto di dimissioni dopo una tale condanna sarebbe un segno di correttezza.

Ma la cosa più scandalosa è che certi leader politici siano muti di fronte a questa condanna, dopo che negli ultimi giorni hanno chiesto, per ragioni diverse e diversamente condivisibili, le dimissioni di Bassolino, della Iervolino, di Pecoraro Scanio e Prodi, organizzando anche cortei. Addirittura Casini, che certo non vuole perdere il 16% che ha in Sicilia grazie a Totò "vasa-vasa", arriva a dire: "Da sempre sappiamo che Cuffaro non è colluso con la mafia. Da oggi lo ha certificato anche un tribunale della Repubblica. Siamo sicuri che in appello cadranno le altre imputazioni". Dopo essere stato in prima fila per chiedere le dimissioni di Bassolino, che (finora) non è stato mai condannato. Ora, se è legittimo chiedere le dimissioni di Bassolino, dovrebbe essere ancora più legittimo chiedere quelle di Cuffaro, o no?

E invece no. D'altronde, non ci si può aspettare altro da chi per anni sostiene un leader come Berlusconi, che come abbiamo visto nel post precedente è stato più e più volte condannato ma mai incarcerato, grazie alle leggi su prescrizione e falso in bilancio che si è fatto nei suoi anni di governo.

Pubblicato il 19/1/2008 alle 18.49 nella rubrica Diario.

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