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Le tarantelle sul Welfare

 
                                
In questi giorni la Camera sta discutendo sul cosidetto "Protocollo Welfare", cioè un pacchetto di provvedimenti su pensioni, precariato e lavoro. Ma il lavoro principale non si svolge alla Camera. E' fuori dal Parlamento, infatti, che si cerca una mediazione fra le varie parti in causa, sempre le stesse: Rifondazione & Company da una parte, Diniani e "centristi" dall'altra. Questi ultimi, supportati dalle parti sociali, vogliono l'approvazione, senza modifiche, del cosiddetto "Protocollo di Luglio", cioè quello concordato appunto a Luglio tra governo e parti sociali (sindacati e Confindustria) e successivamente votato da 5 milioni di lavoratori (con l'81% di consensi). La sinistra "radicale", invece, invoca cambiamenti in nome dei lavoratori ("non si possono far vincere i poteri forti contro la grande maggioranza dei lavoratori", ha dichiarato Rizzo dei Comunisti Italiani).

Ora, una domanda sorge spontanea. Qual'è il popolo dei lavoratori da difendere, quello della maggioranza dei lavoratori (l'81%) o la minoranza? Inutile dire che è il primo. Perchè non si possono chiedere modifiche sostanziali ad una proposta che una volta tanto è condivisa sia da Governo, sindacati, Confidustria e accettata dalla stragrande maggioranza dei lavoratori. Non ha senso. Nemmeno per la sinistra "estrema". Semmai, qualche piccola modifica per venire incontro anche alle esigenze di chi ha votato in massa no (come i metalmeccanici), ma che non deve intaccare i principi del Protocollo.

E, se fiducia sarà (e in questo contesto è scontato che ci sarà la fiducia), che sia posta sul protocollo di Luglio (salvo quelle piccole modifiche). E se la fiducia non verrà accettata, pazienza. Inutile continuare a governare con gente ottusa che pensa diversamente persino della sua "base elettorale".

Pubblicato il 26/11/2007 alle 19.5 nella rubrica Diario.

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