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Welfare, la sinistra contro il "suo popolo"

                                 

Dopo l'approvazione con fiducia del decreto fiscale (per le informazioni dettagliate sulle cifre di DL e Finanziaria 2008 si veda nei post precedenti), alla Camera prosegue l'esame del protocollo sul Welfare. Proprio oggi la Commissione Lavoro ha approvato il protocollo, con forti proteste della sinistra "radicale", in particolare Rifondazione. Motivo del contendere gli emendamenti proposti dalla sinistra, respinti, e due emendamenti della CDL, sui quali l'Unione (ovviamente tranne la sinistra estrema) ha dato il suo appoggio. In particolare, se il protocollo prevedeva l'abolizione totale del lavoro a chiamata, questi due emendamenti lo ripristino per il settore turistico e dello spettacolo. 

"E' una lesione dell'equilibrio del protocollo", attaccano Rifondazione, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica. Hanno ragione, ma il pulpito non è per niente qualificato, visto che loro hanno presentato emendamenti che laceravano questo equilibrio. La questione è un altra: a Luglio, quando fu approvato il protocollo, c'era l'accordo dei sindacati. Non solo: è stato indetto un referendum fra i lavoratori, e su 5 milioni di votanti l'81% ha votato sì al protocollo. E, siccome il popolo votante era quello dei lavoratori, la base dei partiti della sinistra "radicale", quale scusa hanno trovato? I metalmeccanici hanno votato in maggioranza per il no.

Ok, bisogna ascoltare tutti. E' giusto modificare il protocollo Welfare per venire incontro a queste esigenze, però dov'è possibile: non è ammissibile modificarlo nella sostanza per questi interessi così minoritari. Certa sinistra deve smetterla con una certa idea della politica, basata sul dialogo ad oltanza, in cui gli interessi della minimissima parte devono avere più peso della stragrande maggioranza.

Pubblicato il 22/11/2007 alle 21.29 nella rubrica Diario.

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