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L'America cambia direzione?

     
                                   <b>Pakistan, proclamato stato d'emergenza<br>Gli Usa: "Situazione molto deplorevole"</b>

Ieri il presidente del Pakistan Musharraf, fedele alleato degli USA, ha dichiarato lo stato di emergenza, una sorta di legge marziale che gli ha permesso di sospendere la Costituzione, sospendere la libertà di pensiero (ha infatti oscurato tv e giornali "indipendenti), arrestare tutti gli oppositori (anche il leader dell'opposizione Imran Khan), sciogliere la Corte suprema e rinviare le elezioni generali previste per gennaio. Un vero e proprio "secondo golpe" dopo quello che lo portò, da capo delle forze armate, al potere 8 anni fa.

Un golpe che Musharraf giustifica con il dilagare dell'estremismo e con l'ingerenza della magistratura nella vita politica e quindi necessario per gli interessi della "transizione democratica" del paese. Ora, a parte il fatto che la dittatura di Musharraf è il problema, non la soluzione della questione democratica pachistana, sorge qualche sospetto che Musharraf abbia agito per spirito di conservazione, a pochi giorni dal pronunciamento della Corte Suprema sulla legittimità della recente rielezione del presidente, contestata in quanto Musharraf ricopre ancora il ruolo di capo delle forze armate. E in questi giorni da più parti si è rafforzata l'ipotesi che il pronunciamento sarebbe stato negativo.

E allora Musharraf, "in nome della democrazia", ha pensato bene di fare un bel colpo di Stato. E l'America? Forse non sta a guardare: oggi il segretario di stato americano Condoleeza Rice ha dichiarato che gli aiuti economici al Pakistan sono a rischio. Si sta forse assistendo ad un cambiamento di rotta della politica bushiana, visto anche la "moratoria di fatto" sulla pena di morte che sta avvenendo negli USA? Certo, bisogna aspettare gli sviluppi di entrambe le vicende. Se però l'America dovesse far valere tutta la sua influenza nel caso Pakistan e dovesse finalmente abolire la pena di morte nel suo paese, potrebbe davvero cominciare ad essere quella nazione simbolo di democrazia che dovrebbe essere.

Pubblicato il 4/11/2007 alle 18.59 nella rubrica Diario.

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