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USA, amicizia non vuol dire servilismo

                                    

Ieri la terza corte d'assise di Roma ha disposto, per difetto di giurisdizione, il non luogo a procedere per Mario Lozano, l'ex soldato USA che il 4/3/2005 a Bagdad uccise Nicola Calipari e ferì la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena. Non è che l'ennesima dimostrazione del rapporto sbilanciato che esiste fra Stati Uniti e Italia, e più in generale fra Stati Uniti e Europa.

Uno sbilanciamento che nasce poco dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando, all'indomani di un conflitto che aveva avuto USA e Unione Sovietica fra le principali protagoniste e di fronte al pericolo di una "avanzata comunista" in Europa Occidentale, gli USA "blindarono", in cambio di aiuti economici per la ricostruzione (il famoso "Piano Marshall"), proprio i paesi occidentali, fra cui l'Italia, con la NATO. Un'organizzazione militare palesemente dominata dagli Stati Uniti: questo patto, infatti, prevede la possibilità per gli Stati Uniti di violare la sovranità dei paesi membri con la costruzioni di basi militari e navali nei loro territori (come il recente caso della base NATO di Vicenza) e, di fatto, a sessant'anni dalla fondazione, "costringe" i paesi membri a basare le loro politiche estere su quella americana, anche seguendo gli USA nelle loro missioni all'estero (vedi Afghanistan e Iraq).

E non solo. Tra le varie "leggi speciali" nate con la NATO, anche quella della Convenzione di Londra del 1951, in base alla quale i reati compiuti da militari americani all'estero possono essere sottoposti solo alla giustizia americana. Una disposizione applicata appunto nel caso Lozano, ma anche in altre vicende, come la Strage del Cermis del 1998, quando un aereo militare statunitense partito dalla Base NATO di Aviano tranciò il cavo di una funivia in Val di Fiemme, provocando la morte di 20 persone. Anche in quel caso i militari americani coinvolti non poterono essere giudicati in Italia e furono prosciolti in America.

Sembra dunque evidente il carattere unilaterale della NATO, un'organizzazione usata dagli Stati Uniti come scusa per violare constantemente la sovranità dell'Italia e degli altri strati membri. A più di un decennio dalla caduta dell'Unione Sovietica, non si riesce ancora a capire per quale motivo continui a esistere. Niente giustifica l'esistenza della NATO, se non il servilismo dell'Europa agli americani (e non si venga a dire che serve per le missioni "di pace": per quelle c'è gia l'ONU, che ne ha ben più diritto, essendo davvero internazionale).

Perchè di servilismo si tratta: ogni rapporto che non è basato sul rispetto e sulla reciprocità è un rapporto di servilismo. Perchè l'Italia non può costruire basi in America? Perchè i soldati italiani che commettono reati in America vengono processati là?

Allora basta: l'Italia e gli altri paesi membri devono avere il coraggio di sciogliere la NATO. Non si tratta di anti-americanismo, così come difendere la parità fra uomini e donne non è anti-maschilismo. Amicizia non vuol dire servilismo, ma parità e rispetto reciproco.

Pubblicato il 27/10/2007 alle 16.12 nella rubrica Diario.

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