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il blog di Francesco Zanfardino
Referendum e volontà popolare
post pubblicato in Diario, il 6 ottobre 2010


                                             

Prendo spunto dalla questione del rinvio alla Corte Costituzionale della legge 40 senza affrontarla, ma unicamente per porre l'accento su una frase utilizzata dal sottosegretario Eugenia Roccella per commentare, con la "cordialità" solita dei berluscones, la decisione del Tribunale civile di Firenze: "Ancora una volta certi magistrati giacobini hanno dimostrato la volontà di ribaltare la volontà popolare".

Mi verrebbe da dire che la clausola della "volontà popolare" dalla parte della Roccella la utilizzano ovunque tranne quando si tratta delle liste bloccate, ma questo è un altro discorso. Il riferimento in quella frase era certamente al referendum del 2005, promosso dai Radicali e da vari altri partiti ed associazioni e che fallì nelle urne. Peccato che, per quel referendum come per tutti i referendum abrogativi da una ventina d'anni a questa parte, parlare di volontà popolare è decisamente una forzatura. Quel referendum fallì, infatti, non perchè i NO batterono i SI', anzi (i consensi furono pari all'87.7%, ovvero circa 10.800.000 "sì" ontro circa 1.400.000 "no"), ma perchè a votare andò solo il 25.9% degli aventi diritto, e come in tutti i referendum abrogativi c'era bisogno del 50% di affluenza per rendere valida la consultazione. Per parlare di "volontà popolare" nel salvare la legge 40, dunque, la Roccella dovrebbe garantirci che oltre 9.400.000 si siano astenute strategicamente, per far fallire il quorum, e non perchè semplicemente non volevano andare a votare. Garanzia che non può certo dare.

La Roccella farebbe quindi bene ad usare ben altri argomenti. E, magari, impegnarsi insieme a tutti i suoi colleghi, di destra e di sinistra, per riformare la legge sui referendum. Rendendo magari più difficile convocarli (che so, raddoppiando le firme richieste da 500.000 a 1.000.000), ma eliminando questo diavolo di quorum che non ha alcun senso (in democrazia solo chi vota deve contare, non chi si astiene) e che si presta a facilissime strumentalizzazioni dal parte del fronte "conservatore" dell'esistente. Soprattutto perchè i referendum sono l'unica arma che i cittadini possiedono per affermare la propria "volontà popolare", al di fuori del meccanismo partitico-parlamentare.

Queste sono le riforme "istituzionali" di cui il Paese avrebbe bisogno.

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Due conti
post pubblicato in Diario, il 5 ottobre 2010


Secondo quanto il ministro Maroni e compagnia ripetono ormai da mesi, grazie al Governo Berlusconi sono stati fermati i clandestini, i cui sbarchi sono diminuiti "del 90%", in particolare da circa 30mila a circa 3mila.

Ora, ammettiamo pure che questi dati siano reali, nonostante le continue notizie di sbarchi che si ricevono (oscurate dai principali media) pongano diversi dubbi, specialmente il clamoroso ed inedito caso  dei clandestini sbarcati sulle coste del Lazio e i dati della capitaneria di Pozzallo su cui posi l'accento ormai quasi un anno fa. Maroni e compagnia dovrebbero però ricordare, ogni volta, che solo il 10% degli immigrati arriva in Italia tramite sbarchi.

Ma soprattutto: perchè Maroni e compagnia, mentre snocciolano questi dati, non ricordano il "costo" di questi mancati sbarchi? Ovvero, che si sono dati 5 miliardi di euro in 20 anni a Gheddafi per quest'operazione? Il che si traduce in più di 9000 euro per ogni clandestino respinto (considerando 27.000 clandestini respinti ogni anno, secondo i dati di Maroni)? Senza considerare nemmeno il fatto che prostrandoci a Gheddafi ci stiamo coprendo di ridicolo con tutto il resto del mondo?

Non è "un po'" costosa l'operazione? Non c'erano forse altre priorità?

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Eticamente parlando
post pubblicato in Diario, il 4 ottobre 2010


                                                   

Sinceramente la posizione del Vaticano sul Nobel per la Medicina assegnato a Robert Edwards, inventore della tecnica che ha spianato la strada alla fecondazione assistita, mi suona un po' strana.

Che io sappia, infatti, il Vaticano è pro-life, ovvero difende e promuove la vita. Ed è quindi paradossale che critichi l'assegnazione di un premio a chi ha consentito la nascita di decine di migliaia di bambini in tutto il mondo. Offrendo una chance a coppie che non potevano averla, e che magari non se la sentivano di adottare un bambino.

Certo, il mondo della procreazione assistita presenta diverse problematiche "etiche", di contorno alla fecondazione stessa, e di fronte alle quali anche io mi interrogo o, già adesso, sono in grado di schierarmi dalla parte del Vaticano e del movimento pro-life, cosa che mi capita spesso su tutte le questioni concernenti l'embrione, a differenza di molte altre tematiche ritenute "etiche" e sulle quali invece verrei ritenuto "laicista" (testamento biologico, coppie omosessuali, eccetera eccetera). Ma queste problematiche non inficiano in alcun modo "l'eticità" della scoperta: accusare Edwards di aver mandato a "morte" migliaia di "vite" per la tecnica del congelamento degli embrioni, usata in vari Paesi, è come accusare lo stesso Nobel, ideatore del premio, degli usi che si sono fatti della dinamite. O ad Einstein di essere responsabile delle ecatombi di Hiroshima e Nagasaki.

E' ridicolo. E, in questo caso, anche paradossale.

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L'antiberlusconismo
post pubblicato in Diario, il 3 ottobre 2010


                                                 

Il Partito Democratico non ha aderito al secondo "NoBDay", come d'altronde già aveva fatto col primo. Anche se stavolta, tra i dirigenti PD, il solo Ignazio Marino ha partecipato in piazza, mentre almeno il 5 Dicembre 2009 gli facevano compagnia anche Rosy Bindi e Dario Franceschini. Come adesione personale, s'intende.

Per carità, c'erano allora e c'erano ora motivi per non aderire ufficialmente: il PD, a differenza di atlri partiti di centrosinistra, non vuole fare solo antiberlusconismo ma preparare l'alternativa al berlusconismo. Oltre alle varie motivazioni che di volta in volta usano i vari dirigenti del PD in questi casi, ovvero "se contestiamo Berlusconi gli facciamo un favore", "il problema di questo Paese non è Berlusconi", "è sbagliato dire che siamo in un regime", "non dobbiamo sconfiggerlo tramite i suoi guai giudiziari ma con le armi della politica", eccetera eccetera. Giudizi frutti un po' della pressapochezza, dato che la manifestazione concentrata sulla figura di Berlusconi in sè, ma su tutto ciò che rappresenta. E si poteva cogliere l'occassione per presentarla, o almeno cominciare a delinearla, questa benedetta "alternativa".

Ma, soprattutto, io ci trovo una grande incoerenza. Innanzitutto, perchè questa "alternativa al berlusconismo" la si sbandiera nelle parole e poi, purtroppo, non la si ritrova ancora nei fatti. Ma soprattutto perchè è decisamente incoerente dire no all'antiberlusconismo e poi contemporaneamente evocare "l'emergenza democratica" per giustificare l'alleanza con Casini e perfino con Fini, perchè bisogna innanzittutto eliminare il "pericolo" che Berlusconi vinca le elezioni.

Più "antiberlusconiani" di così ...

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L'indulgenza
post pubblicato in Diario, il 2 ottobre 2010


                                                

Secondo l'arcivescovo Rino Fisichella, già presidente della Pontificia Accademia per la Vita e ora presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, la bestemmia pronunciata da Berlusconi ("porco D..") non va strumentalizzata dalla politica, ma "contestualizzata". Che il contesto, tra l'altro, sia un'ennesima barzelletta offensiva nei confronti di una persona (Rosy Bindi), evidentemente poco importa al Fisichella, d'altronde già noto per altre affermazioni filo-berlusconiane e persino di una clamorosa quanto inspiegabile posizione assunta qualche mese fa per giustificare l'assunzione della comunione da parte del divorziato Berlusconi al funerale di Raimondo Vianello.

A me sembra paradossale che un così altro prelato della Chiesa possa, senza smentite o precisazioni di alcun tipo, di fatto concedere una "indulgenza" ad un determinato "fedele" su un determinato peccato. Perchè non mi pare che il secondo Comandamento reciti "Non nominare il nome di Dio invano, salvo giuste contestualizzazioni". E mi viene da pensare a quei tanti fedeli che, magari, d'ora in poi in confessionale diranno "Padre, ho bestemmiato ... ma il contesto lo richiedeva!".

Per piacere, siamo seri. E non capisco sinceramente perchè gente di Chiesa come Fisichella debbano ridicolizzarsi a questo punto per difendere un uomo che con lo spirito cristiano non ha nulla a che fare. Certo, è capace di portare di bloccare la distribuzione della pillola abortiva, di impedire l'introduzione del testamento biologico, di imporre il crocefisso nei luoghi pubblici, di salvaguardare l'8 x mille e tutti i privilegi fiscali della Chiesa ... ma alla Chiesa, quella "apostolica", dalla parte dei bisognosi e degli afflitti, dovrebbe interessare altro, no?

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Quella vocazione maggioritaria
post pubblicato in Diario, il 1 ottobre 2010


                                                

In questi giorni di "parlamercato" hanno destato molto scalpore alcuni cambi di casacca. In particolare, ha suscitato un vortice di polemiche nella base del centrosinistra l'on. Massimo Calearo, l'ex leader di Federmeccanica candidato dal PD nel 2008. L'imprenditore, infatti, dopo aver lasciato il PD nel novembre scorso, condividendo insieme a Rutelli e gli altri di "Alleanza per l'Italia" la preoccupazione per una svolta "a sinistra" del PD con l'elezione di Bersani a segretario (ma dove la vedono?). Poi, in questi giorni, lascia l'API, confessando candidamente di essere stato contattato da Berlusconi che l'avrebbe "convinto", passando incredibilmente così da PD a PDL in poco più di due anni: in realtà alla fine resta nel gruppo Misto, e non vota la fiducia a Berlusconi (si astiene).

In realtà in questi giorni, e nei mesi passati di questa legislatura, ci sono stati addii ben più clamorosi. Nel passaggio al Senato del "documento Berlusconi", l'ex senatore del PD Riccardo Villari, tristemente noto per la faccenda della poltrona della Vigilanza Rai, ha votato la fiducia a Berlusconi (nonostante Berlusconi non avesse bisogno di "nuovi arrivi" al Senato), avendo d'altronde aderito al Movimento per l'Autonomia che, pur malpancista, è ancora nella maggioranza di governo. E va notato Villari fu cacciato dal PD da quello stesso Veltroni oggi "accusato" di aver candidato Calearo, mentre proprio in quei giorni Villari veniva difeso da D'Alema e altri beniamini di questi stessi accusatori. Oppure Antonio Gaglione, anch'esso astenutosi come Calearo, ma che comunque ha aderito a Noi Sud (scissione berlusconiana del MPA) dopo essere stato cacciato dal PD per il suo enorme tasso di assenteismo (oltre l'80%, e infatti era assente anche nella seduta della Camera in cui si è discussa fiducia a Berlusconi); e Gaglione fu candidato segretario regionale in Puglia dalla Bindi, che recentemente s'è scoperta antiveltroniana di ferro.

Perchè questi riferimenti a Veltroni? Perchè credo che in realtà, dietro agli strali lanciati contro Calearo e il "lassamo stà" nei confronti di Villari e degli altri "traditori", ci sia non solo l'oggettivà "particolarità" di Calearo (molto esuberante, e quindi più mediatico), ma una certa insofferenza nei confronti dell'idea della "vocazione maggioritaria" che le candidature di Calearo ed altri volevano rappresentare, seppur nella contestabile forma delle "figurine" da esporre nelle liste per il Parlamento. Quella vocazione che in molti interpretarono come "autosufficienza" del PD in termini di alleanze, ma che in realtà voleva significare la sfida del nascente Partito Democratico, ovvero quello di voler essere finalmente un partito di centrosinistra non settario, ma che ambisca a rappresentare in sè tutti i settori della società, nelle loro parti sane ovviamente, senza pregiudizi e conservatorismi ideologici di sorta. Un Partito che si rivolgesse, insomma, non più solo alla propria "base" elettorale e sociale, ma provasse a coniugare i propri valori in una idea di Paese che riuscisse a coinvolgere settori presocchè inesplorati dal centrosinistra italiano e quegli elettori che, pur non organici all'idea del centrosinistra (perchè magari non legati ideologicamente a nessun partito), potessero raccogliere nella sfida di cambiamento del Partito Democratico elementi positivi per lo sviluppo proprio e dell'Italia. Come Achille Serra, l'ex prefetto di Roma che infatti ha lasciato il PD per l'UDC e non certo per convenienza elettorale (poteva andare da Berlusconi, visto il suo passato in Forza Italia), ma perchè evidentemente non ravvisa più nel PD quella novità che aveva riscontrato, in particolare sui temi della sicurezza "vista da sinistra".

 Anche perchè, diciamolo chiaramente, se dobbiamo rinchiuderci sempre in noi stessi, negli stessi riti, difficilmente riusciremmo a coinvolgere la maggioranza degli Italiani, dei quali solo una netta minoranza ha una mentalità "di sinistra", o centrosinistra che dir si voglia, e quindi vota il PD (o gli altri partiti di centrosinistra) "a priori". E invece chi parla di "vocazione maggioritaria" oggi è un eretico. Additato come "quello che vuole farci perdere". O, come più volte ripetuto in questi giorni di "caso Calearo", ingiuria massima per chi si ritiene "di sinistra", di essere "centrista" o "confindustriale" (come se invece nella segreteria dalemian-bersaniana-lettiana non ci si fosse piegati alle logiche dell'asse Cisl-Uil-Marchionne, quello che, per esser chiari, ha provocato i casi di Pomigliano, Melfi e l'annullamento del contratto del metalmeccanici; proprio quello che invece Calearo, dopo pur contestatissime trattative, firmo con la FIOM, rendendosi conto che con lo scontro non si arrivava da nessuna parte).

Io invece vorrei che, piuttosto che di indignarci per Calearo o snobbare a priori Veltroni magari per la sua scarsa credibilità (che gli addebito anch'io), si discutesse seriamente nel merito di queste vicende, ovvero di quale strada vogliamo far prendere al PD. Se quella della "vocazione maggioritaria", di un PD che pensi innanzituttto ad accrescere i propri consensi (e non delegarli ad altri) e all'idea di società che vuole portare avanti, o quella di un PD che ripeta il filone dei DS e dei partiti pre-PD, delegando ad altri la rappresentanza dei settori considerati "ostici" della società (cattolici, imprenditori, ecc.), per poi allearsi con loro in un'improbabile armata Brancaleone, pensando come fatto in questi due mesi unicamente ai giochi di nomenclature ed alleanze e non ai programmi per l'Italia.

Parliamone. E poi indigniamoci per Calearo (che tra l'altro, tanto per esser chiari, non ritengo rappresenti quell'imprenditoria sana che invece vorrei il PD rappresentasse, nell'ambito della "vocazione maggioritaria"). Ma parliamone, diamine.

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