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il blog di Francesco Zanfardino
Perdiamo l'acqua
post pubblicato in Diario, il 18 novembre 2009


                                                     

Oggi la Camera ha convertito in legge il decreto Ronchi sulla liberalizzazione del settore idrico. Molte le polemiche, compresa una viva protesta via Web, che hanno messo l'accento sul pericolo di una "privatizzazione dell'acqua". In realtà, grazie ad un emendamento del PD, la proprietà dell'acqua resta in ogni caso pubblica, dunque, almeno in linea ideale, questo pericolo è scampato. Tuttavia, resta nella sostanza il pericolo di interessi speculativi che entrino nella gestione di una risorsa essenziale, non facoltativa, come l'acqua.

Con l'approvazione di questo provvedimento, infatti, tutti i Comuni italiani saranno costretti a cedere almeno il 30% delle proprie società pubbliche dell'acqua ai privati e a cederne loro pure la gestione, a meno di aumentare la quota dei privati al 40%; le società pubbliche che non adempieranno a questo obbligo saranno sciolte. Questo può comportare una forte lievitazione delle bollette, magari con la scusa di migliorare il servizio. Infatti, come ci ricorda il Corriere, i prezzi delle bollette in Italia sono fra i più bassi nel mondo (per un consumo annuo di 200mila litri d'acqua si spendono mediamente in Italia 177 euro, a Tokyo 280, a Bruxelles 560, a Parigi 740, a Berlino 970), ma il servizio è pessimo, con il 15% degli Italiani non coperti dalle fognature, il 30% non coperto da depuratori e con reti idriche che perdono il 30% dell'acqua lungo le condotte.

Ora, se l'ingresso dei privati riuscirà a ridurre questi problemi, sarebbe anche ammissibile un aumento delle bollette (proporzionato al miglioramento, ovviamente). Ma il decreto Ronchi, siccome obbliga gli Enti a cedere ai privati, ma non ai privati di acquistare, potrebbe portare alla paradossale conseguenza che i privati acquistino le società pubbliche floride, sottraendo forti guadagni ai Comuni virtuosi, mentre lascino appiedate quelle in difficoltà (ovvero, quelle con i servizi e le perdite economiche, ed idriche, peggiori), o al massimo le acquistino ad un prezzo stracciato. Facendo così, insomma, un enorme regalo alle lobby dell'acqua, italiane, ma soprattutto straniere, come le francesi Veolia e Suez, a scapito dei Comuni e, quindi, dei cittadini.

Ma non sarebbe stato meglio lasciare la situazione com'è, concentradosi invece su forti investimenti statali sulla ristrutturazione delle reti, riguadagnando i soldi investiti con il risparmio d'acqua che ne sarebbe derivato?

P.S. Comunque, è scandaloso che su questa materia così delicata, con una maggioranza così ampia a disposizione ed un numero basso di emendamenti, il Governo abbia deciso di porre la 26esima questione di fiducia di questa legislatura. Si pensi che, nello stesso periodo, il Governo Prodi l'aveva posta solo 18 volte ... e ho detto tutto.

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Anticlericando ...
post pubblicato in Diario, il 17 novembre 2009


                                            

Sarò anticlericale, ma, sentendo le pur bellissime parole del Papa ieri al vertice Fao sulla fame nel mondo, una domanda me la sono fatta lo stesso: ma perchè il Vaticano non utilizza una parte consistente delle sue vaste ricchezze per aiutare lo sviluppo del Terzo Mondo?

Ok, anche se non conosco i dati, di sicuro il Vaticano fa già molto in questo senso, e molto meglio degli altri Stati del mondo. Così come sono consapevole che un vero sviluppo non si fa solo con i soldi. Ma resta il fatto che il Vaticano, per coerenza con ciò che dice e professa, dovrebbe fare molto di più: non dico ridursi ad un ordine di francescani, ma perlomeno concedersi molti meno lussi. In fondo, se non lo fanno nemmeno gli uomini di Chiesa ... hai voglia ad aspettare quelli di Stato!

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Prescrizioni brevi, impedimenti lunghi
post pubblicato in Diario, il 16 novembre 2009


                                                     

Il centrodestra dà tanto fiato alla bocca, sparlando di riforma della giustizia per risolvere i problemi dei cittadini. In realtà solo di un cittadino, e questo lo sanno tutti coloro che non hanno i paraocchi, anche chi ci passa sopra pur di salvare "l'amato Silvio".

Questo perchè, se al centrodestra davvero interessasse risolvere i problemi della giustizia ed accorciare i processi senza diminuire i tempi di prescrizione, comincerebbe a mettere mano al portafoglio, ad aumentare e a meglio gestire le risorse umane, strutturali ed economiche della macchina giudiziaria italiana. Magari modificherebbe anche la responsabilità civile dei magistrati, che però andrebbe fatta non con intento punitivo. Ma soprattutto comincerebbe ad eliminare tutte le storture delle garanzie a vantaggio della difesa, che spesso vengono abusate e sono la causa del dilazionarsi dei tempi della giustizia.

Un esempio, ancora una volta, ci viene proprio dai processi del Premier. Oggi, infatti, il tribunale di Milano ha dovuto affrontare la richiesta di Ghedini, il parlamentare PDL e avvocato del Premier, di rinviare il processo sui "diritti-Mediaset" al 18 Gennaio perchè fino ad allora il Premier sarebbe impegnatissimo e dunque impossibilitato a venire a processo da un "legittimo impedimento". E, guarda un po', quei comunistacci dei giudici di Milano hanno accolto la richiesta, rinviando di due mesi un processo che così si avvia ancor di più verso la prescrizione. E non è certo la prima volta che questo accade, e non solo per i presunti "legittimi impedimenti" del Premier, ma anche per quelli dei suoi avvocati nominati parlamentari non a caso. Ma è giusto che accada questo? E' giusto che da una parte si possono fare processi in contumacia, ovvero senza la presenza fisica dell'imputato, e poi si allunghino i tempi dei processi per gli schiribizzi degli imputati e dei loro avvocati? Non sarebbe sensato porre dei limiti, quantitativi e qualitativi, al ricorso al "legittimo impedimento"?

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Informazione patriottica
post pubblicato in Diario, il 15 novembre 2009


                                                   

Lo so, gli annunci sul passaggio al digitale terrestre vi hanno un po' rotto le scatole. Anche a me. Ma la notizia dello switch-off di Roma, ovvero il definitivo passaggio della Capitale alla nuova tecnologia, ha con sè una pecularietà che la distingue. Infatti, come tutti gli organi d'informazione, ma proprio tutti, ci sottolineano nel parlarne, accompagnati dall'entusiasmo del politico di turno, Roma è la prima capitale d'Europa ad essere full-digital, ovvero completamente convertita al nuovo sistema televisivo.

La domanda che mi sono posto, un po perchè mi sembrava strano un primato tecnologico italiano (per quanto fosse stato accelerato lo sviluppo del DTT in Italia, dato che fu la scusa usata nel 2004 da Gasparri per non applicare le sentenze delle varie Corti sullo spegnimento di Rete4), un po' perchè mi ricordavo altro, è stata: ma sarà mica vero? E infatti, con una rapida e semplice ricerca su Google, ho trovato questi link che dimostrano non solo che Berlino è stata la prima capitale del genere (già dal 2003!), ma che la Germania, assieme a Olanda, Svezia, Finlandia e Lussemburgo, è già interamente full-digital.

Ora: posso capire, certo non condividere, che il Governo ami mettere in giro voci del genere. Non è certo la prima. Ma, dico io, possibile che la stessa domanda che mi sono fatto io non se la sia fatta nemmeno uno dei giornalisti dell'intero circuto mediatico italiano? O perlomeno non se la sono fatta abbastanza giornalisti da poter ribaltare questa falsità che, per quanto patriottica, resta comunque una cosa contraria alla loro deontologia professionale? E' cosi bassa la qualità dell'informazione nostrana, o si tratta semplicemente di "informazione patriottica" ad uso e consumo dei soliti noti?

P.S. Però, ad essere onesti, almeno un giornalista che si è accorto di Berlino c'è. Peccato che Marco Mele del Sole24Ore abbia lo stesso detto che "Roma è la prima capitale d'Europa a passare alla nuova tecnologia di trasmissione" perchè, a suo dire, "Berlino è già digitale, ma non è capitale". Non c'è limite al peggio, insomma ...

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NO allo scempio del diritto
post pubblicato in Diario, il 14 novembre 2009


                                                   

Un appello breve, chiaro, diretto. E quindi non posso che condividerlo ed invitarvi a firmarlo (qui il link per farlo) e a diffonderlo il più possibile. Servirà a poco, ma intanto non possiamo far credere che l'opinione pubblica sia silente di fronte a questo scempio dello Stato di diritto e della nostra sicurezza.

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO


P.S. E, intanto, vi ricordo il gruppo Facebook (link) che chiede la candiatura di Roberto per le prossime Regionali in Campania ...

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Munnizza silenziosa
post pubblicato in Diario, il 13 novembre 2009


                                                

Ancora una volta, per l'ennesima volta, il Palermitano è sommerso di rifiuti, davanti praticamente a tutte le scuole e agli angoli di tutte le strade. Quello in allegato è solo uno dei tanti video che circolano su YouTube e che testimoniano non solo la drammaticità dell'evento attuale, ma anche tutti quelli che ripetutamente interessano le varie città dell'intero territorio siciliano. Qualche servizio sulla tragedia appare anche sui Tg nazionali, ma con una solerzia ed una ossessività nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che fu fatto per la "monnezza" napoletana, e soprattutto senza attribuire le giuste colpe politiche a chi di dovere.

Infatti, la "grande" informazione nostrana preferisce ogni volta addossare le responsabilità della vicenda agli scioperi dei netturbini, facendo credere che non si tratti invece di una fortissima carenza strutturale dovuta alla pessima gestione della politica siciliana. E non so solo parlando degli impianti di smaltimento, che comunque scarseggiano (le discariche si stanno esaurendo, e la restante impiantistica è totalmente inadeguata a fronteggiare le esigenze di una Regione dove la scarsa differenziata certo non aiuta a risolvere il problema), ma soprattutto delle cause dei frequenti scioperi dei netturbini, certo non causati dalla noia ma da esigenze reali. Queste persone, infatti, sono sistematicamente messi alle strette da ritardi interminabili nel pagamento degli stipendi e da condizioni lavorative al limite della decenza umana. E di chi è colpa tutto ciò, se non di amministratori incapaci che, nonostante ricevano fiumane di soldi pubblici in più rispetto alle altre Regioni in virtù dell'autonomia speciale della Sicilia, riescono a far indebitare pesantemente, a colpi di clientelismo e collusioni, praticamente tutte le società pubbliche dei propri Enti, ivi incluse quelle che si occupano dello smaltimento dei rifiuti?

Ovviamente, però, questa drammatica verità dà fastidio a chi vorrebbe far credere che il centrodestra, che in Sicilia impera incontrastato, non abbia nulla da vergognarsi sullo smaltimento dei rifiuti. E, quindi, casualmente, la "grande" informazione nostrana si dimentica di farlo notare. Almeno proviamoci noi di Internet a sfondare questo muro di omertà ...

P.S. Ma Minzolini, ogni tanto, almeno per correttezza, non potrebbe fare un "editoriale" su questo invece che sull'antiberlusconismo, sull'informazione "libera" e sull'immunità parlamentare?

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Sprocessati
post pubblicato in Diario, il 12 novembre 2009


                                                

E alla fine si arrivò all'affossamento totale del diritto in Italia. In un Paese dove la maggior parte dei processi finisce senza un giudizio definitivo, ma con la prescrizione, mentre i restanti finiscono dopo anni ed anni di logorii giudiziari, il Governo invece di operare per abbreviare i tempi dei processi, come a chiacchiere dice di voler fare, decide di diminuire ulteriormente i tempi di prescrizione. Mandando al macero migliaia di processi, lasciando le vittime senza giustizia e i criminali in libertà pur di salvare quei pochi interessati a che la giustizia non funzioni, come il Presidente del Consiglio. Insomma, come ha sottolineato Travaglio nel suo editoriale di stasera ad Annozero, è un po' come risolvere il problema dei treni fatiscenti che arrivano in ritardo non cambiando i treni e organizzando meglio il sistema ferroviario, ma facendo fermare il treno in corsa, e farlo perchè uno dei passeggeri, in realtà, non vuole arrivare a destinazione.

Ma dico io: ci rendiamo conto che, stante l'attuale situazione della giustizia in Italia, tra carenze di mezzi e personale, lentezze burocratiche, abusi delle garanzie da parte della difesa, prescrivere un processo dopo due anni (se non arriva la sentenza di primo grado) vuol dire mandare a monte praticamente tutti i processi in corso, e pregiudicare la stragrande maggioranza dei futuri processi, tranne quelli per i reati superiori a dieci anni e quelli che incostituzionalmente hanno deciso di escludere pur essendo inferiori ai dieci anni? Ci rendiamo conto delle conseguenze di ciò sulla sicurezza in Italia? Ci rendiamo conto delle conseguenze di tutto ciò sulla sopravvivenza stesso dello Stato?

Io mi auguro che il buon senso spinga una parte del PDL ad affossare la legge assieme alle opposizioni. E che il dissenso dei "finiani", da loro tanto sbandierato con orgoglio, non si fermi improvvisamente di fronte alla promessa di qualche candidatura alle Regionali. Altrimenti, le opposizioni non vengano meno al loro dovere e promuovano immediatamente un referendum abrogativo, e vi si dedichino con passione e tenacia: ne va del futuro stesso dell'Italia come Stato di diritto e di sicurezza sociale.

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Inopportuno a metà
post pubblicato in Diario, il 11 novembre 2009


                                           

Dopo che è finalmente arrivata la richiesta di arresto per Nicola Cosentino, relativamente ai suoi rapporti con il clan dei Casalesi denunciati da almeno cinque diversi pentiti, e secondo uno dei quali Cosentino è "un uomo a disposizione dei Casalesi", la politica italiana ha scoperto il valore della "insospettabilità".

Infatti, ora tutti dicono, compresa la maggioranza, che anche se Cosentino sarà innocente fino al giudizio definitivo, è "inopportuno" che si candidi alla Presidenza della Regione Campania. Meglio tardi che mai, visto che la richiesta di arresto era in fondo solo una formalità, di fronte ad un quadro indiziario già chiaramente emerso ... comunque, era una posizione sopportabile. Mentre candidare alle elezioni una persona che se non era parlamentare sarebbe stata arrestata per concorso esterno in associazione mafiosa non è affatto sopportabile, e sarebbe stato uno schiaffo alla decenza e alla dignità della Campania.

Vedremo se Cosentino davvero non verrà candidato. E vedremo chi verrà candidato al suo posto, visto che la camorra non ha certo in Cosentino l'unico suo riferimento nel centrodestra (e il centrosinistra campano certo non è immune da collusioni). Intanto, il centrodestra, e anche certi settori dell'opposizione sempre pronti a collaborare quando si tratta di salvaguardare i propri interessi, avranno il primo banco di prova alla Camera, quando si discuterà dell'autorizzazione per l'arresto di Cosentino, che è anche parlamentare. Lì vedremo se c'è davvero volontà di andare fino in fondo a questa vicenda. Resta un dubbio: se ora Cosentino non può candidarsi alla guida della Campania, perchè può invece continuare a gestire i nostri soldi come sottosegretario all'Economia?

P.S. Intanto, aderiamo in massa a "Vogliamo Roberto Saviano Governatore della Campania", gruppo nato su Facebook e che in pochi giorni ha raccolto ben oltre 3mila iscritti. Sicuramente non dovremmo doverci affidare a dei "simboli" per avere una buona amministrazione della cosa pubblica: ma, visto il livello della politica campana, forse è meglio che a guidarci ci siano scrittori coraggiosi anzichè politici di professione ma senza coraggio.

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Proverbiale
post pubblicato in Diario, il 10 novembre 2009


                                       

D'altronde, non c'è due senza tre. Dunque, non poteva che esserci un terzo editoriale del "Minzo", ovviamente sempre a favore di Berlusconi (con annesso attacco ad un pm antimafia come Ingroia).

Il problema è che, di questo passo, non sarà l'ultimo. E mi domando cosa si aspetti a cacciare via, o a fare di tutto per far cacciare via, una pseudo-giornalista che ha la sfrontata spudoratezza di mettere a disposizione di una parte politica la principale trasmissione d'informazione del servizio pubblico, da sempre caraterizzata dall'imparzialità (o perlomeno dallo sforzo di apparire tale).

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Nati dopo
post pubblicato in Diario, il 9 novembre 2009


                                        
 
Oggi, guardando le emozionanti immagini delle cerimonie organizzate a Berlino per i vent'anni dalla caduta del Muro, mi sono resto conto ancora di più di quanto quel giorno abbia rappresentato per i Berlinesi, la Germania e tutti coloro che nel mondo credono nei valori della libertà e vorrebbero abbattare ogni muro.

Tuttavia, ho fatto anche un'altra riflessione: l'abbattimento di quel muro rappresenta simbolicamente anche la fine della Guerra Fredda. Peccato che non sia stato proprio così per la politica italiana. Da una parte si agita ancora lo spettro del "comunismo", definendo tale ogni cosa che non vada bene ai berluscones, al di là delle reali idee politiche di chi porta avanti queste cose, e in un'epoca dove ormai i comunisti sono fuori dal Parlamento. Dall'altra, ogni tentativo di liberarsi dagli schemi mentali di quarant'anni di opposizione comunista e di adattarsi con formule nuovo, pur conservando lo spirito progressista (anzi rafforzandolo, visto ormai sembra quasi essersi perso), ad una società che è totalmente cambiata, è stato stroncato o comunque rimasto incompiuto.

Forse perchè le classi dirigenti, in fondo, sono sempre le stesse di vent'anni fa. Forse sarebbe il caso che una nuova generazione, nata politicamente dopo quel 9 Settembre 1989, trovi la forza e il coraggio di metterle da parte ...

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Capacità estere
post pubblicato in Diario, il 8 novembre 2009


                                               

Chi segue questo blog sa che Massimo D'Alema non mi sta proprio in simpatia, pur essendo di quella parte politica. Per tanti motivi. Tuttavia, da Ministro degli Esteri ha lavorato abbastanza bene (ha portato a casa la moratoria Onu sulla pena di morte; ha reso l'Italia primo attore nella missione in Libano, simbolo per me delle vere missioni di pace, e ne ha portato a casa il comando; ha ritirato le truppe dall'iraq; resta la pecca dell'Afghanistan, anche se più come ostinazione nell'appoggiare il Governo adesso, che nel mantenere la missione allora, quando durava ancora da pochi anni). Dunque, non potrei non essere felice se venisse eletto Ministro degli Esteri europeo, come pare possibile, anche se vorrei che si allontanasse dalla retorica militarista cui il PD e lui stesso sembrano ormai essersi piegati irrimediabilmente.

Tutavia, trovo abbastanza curioso che a sponsorizzare D'Alema ci sia Berlusconi. Non tanto per le teorie "inciuciste" che ne derivano (che, comunque, ci stanno eccome ... vedasi Bicamerale), ma per l'incoerenza di Re Silvio. Infatti, uno dei cavalli di battaglia dei berluscones in questi 15 anni è stato quello che l'incapacità in politica estera della sinistra rabbuiava l'immagine all'estero dell'Italia, mentre quando stavano loro al Governo l'immagine dell'Italia tornava trionfante e l'Italia contava qualcosa in politica internazionale. Ora, al di là del fatto che una analisi oggettiva dimostrerebbe il contrario, la domanda è questa: ma Berlusconi non si contraddice appoggiando D'Alema?

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L'alternativa
post pubblicato in Diario, il 7 novembre 2009


                                               

Oggi è partito ufficialmente il "nuovo vecchio corso" per il PD, con l'inconorazione ufficiale di Pierluigi Bersani da parte dell'Assemblea Nazionale del partito, fresca eletta alle Primarie, riunitasi a Roma. Missione del nuovo segretario, "preparare l'alternativa", come d'altronde sottolineato dal pannello del retro-palco.

Vedremo se Bersani riuscirà davvero nel suo intento. Trovo inopportuno giudicare una persona a priori, sia in un senso che nell'altro. Un giudizio complessivo lo si potrà dare tra quattro-cinque mesi, quando già si sarà capito che "senso" Bersani voglia dare a questa "storia", e si sarà vista già la sua applicazione in campo elettorale (con le Regionali). Io sono un po' pessimista, ma d'altronde non mi sono candidato per la mozione Marino per caso ...

Intanto, saluto con favore l'elezione di Rosy Bindi alla Presidenza del Partito, che fossi stato in un Franceschini vincente avrei nominato ugualmente ... e, in effetti, sarebbe stato meglio se Bersani avesse nominato Presidente uno delle mozioni perdenti, in segno dell'unità del Partito. Ma forse è stata meglio così, visto che in questa ipotesi Presidente sarebbe diventato l'accomodante Franco Marini (che in realtà, secondo me, avrebbe tanto voluto sostenere Bersani, ma non poteva fare uno sgarbo così grande al suo allievo Franceschini), che ha vergognosamente reclamato poltrone per Fioroni e gli altri suoi colleghi "ex popolari".

In fondo non me ne sono stupito più di tanto, e d'altronde la presenza ingombrante di Marini e Fioroni è uno dei principali motivi per il quale non credevo in Franceschini. Ed è il motivo per il quale ho fortemente avversato la mozione Bersani, che di tali presenze ne abbondava molto di più (e che infatti si sono lamentate in questi giorni per le "troppe" poltrone che Bersani sembrava voler concedere ai franceschiniani). D'altronde, questo è il male principale del partito, e la principale sfida per Bersani, se vorrà davvero cambiare questo Partito.

Per preparare l'alternativa, infatti, bisogna essere davvero alternativi al berlusconismo, e quindi cambiare davvero. E per esserlo bisogna essere liberi dai tanti gruppi di poteri ostili ad un vero rinnovamento. A cominciare dalle correnti interne poltronaie e senza ideali. Tanti auguri, Pierluigi.

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