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il blog di Francesco Zanfardino
The Big Gelmini is watching you
post pubblicato in Diario, il 19 gennaio 2009


                                                                 

Telecamere di sorveglianza nelle classi. Ecco l'ennesima trovata demagogica e campata in aria del nostro Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, per combattere il fenomeno del bullismo. "Sono un deterrente in più", ha detto la Ministro, "ma non basta". E meno male!

Anche perchè basta ragionarci su per capire che quella delle telecamere nelle classi è una trovata e basta, perchè priva di concretezza. Aldilà della vergogna per una scuola ridotta a "Grande Fratello", stile orwelliano, avete idea di quanto costerebbe munire ogni classe di una telecamera e farla funzionare 5-6 ore al giorno? Ve lo dico io: tantissimo. Tanto che molte delle videocamere di sorveglianza che vediamo in giro, in posti molto più adatti di una scuola, sono quasi sempre spente, perchè farle funzionare costerebbe troppo ... però le si mantiene come "deterrente psicologico", per chi non sa che sono spente. Ma chi vive 5-6 ore al giorno, tutti i giorni, a contatto con le telecamere, saprà che non funzionano ... e dunque avremmo solo buttato soldi inutilmente. E non mi sembra proprio il momento adatto per sprecare soldi ... soprattutto per una Ministra che si vanta di tagliare gli sprechi!

E poi quale utilità concreta può avere questa trovata? Poco più di zero. Per combattere il bullismo serve ben altro. Serve una nuova idea di scuola, un'idea "inclusiva". Una scuola "aperta", anche di pomeriggio, come luogo di dibattito, di confronto, ma anche semplicemente come luogo di ritrovo, magari per attività sportive. Una scuola che valorizzi le idee degi ragazzi, o che valorizzi le loro potenzialità in progetti utili per la comunità, scolastica e non. Insomma, una scuola che faccia scoprire ai ragazzi la bellezza del senso civico, della responsabilità verso se stessi e gli altri.

Certo non è facile. Come tutte le cose difficili, ci vuole tempo e competenza. Ma solo così, forse, si otterrebbero risultati concreti ... non con la facile demagogia

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Alitalietta (1): le rotte
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 18 gennaio 2009


                                                   

Il 13 Gennaio è partita la "nuova Alitalia", come una fenice che risorge dalle sue stesse ceneri. Grande entusiasmo, soprattutto per quelli che ci hanno marciato elettoralmente, ma anche del mondo dell'informazione che non si è degnato di sottolineare che in realtà in questa vicenda ad aver vinto davvero sono pochi imprenditori e gli stranieri di AirFrance, mentre ci hanno perso gli Italiani, i lavoratori del settore e il sistema Paese, danneggiati da miliardi di debiti a loro accollati, da migliaia di posti di lavoro in meno, da una compagnia aerea meno forte con meno rotte (sopratuttto meno rotte estere) e meno aerei, dalla diminuzione della concorrenza (con forte rischio di aumento dei prezzi, soprattutto sulla Roma-Milano) dopo la scomparsa di Air One. Il tutto per un 75% di Italianità che molto probabilmente scadrà fra 4 anni, dato che il "lock-up" scadrà a Gennaio 2013 e AirFrance ha diritto di prelazione per rilevare del tutto la Compagnia. Insomma, complimenti a Berlusconi per averci consegnato una "Alitalietta" per la quale tutti i giornali stranieri ci sbeffeggiano, dato che avremmo potuto vendere direttamente ad AirFrance 8 mesi fa (e non si dica che AirFrance si era ritirata ... anche CAI si è ritirata più volte, quindi bastava la volontà del Governo) e non subire tutte queste dannose conseguenze. "Merci Silvio" ("grazie Silvio"), ha titolato un giornale francese ... io ci avrei messo un "Au moins que Silvio il y a" ("Meno male che Silvio c'è") ...

"Discutendo" dedicherà varie puntate all'analisi di questa vendita. Iniziamo dall'analisi delle rotte. Confrontando l'offerta (pag 12) AirFrance (AF) e il network della nuova Alitalia (CAI), ecco cosa si ottiene per quanto riguarda le destinazioni, con le relative rotte e frequenze settimanali:

DESTINAZIONI

ROTTE

FREQ. SETTIMANALI

NAZIONALI 24 23 44 49 1.265 1.560
INTERNAZIONALI 45 34 73 55 928 699
INTERCONTINENTALI 14 13 17 15 101 88
 

AF

CAI

AF

CAI

AF

CAI

 
Dunque, la "nuova Alitalia" ridimensiona fortemente il numero di destinazioni (70 contro le 83 di AirFrance), soprattutto per quanto riguarda il mercato estero. Ricordate quando accusavano AirFrance di volersi fregare il mercato estero di Alitalia? Alla fine la soluzione "italiana" è stata molto peggiore sul fronte estero ...  ed indovinate a vantaggio di chi? Però ora sono tutti contenti della "italianità" ...

C'è da dire, però, che il mercato interno, seppur ridimensionato in numero di destinazioni, guadagna in rotte e frequenze settimanali. Perchè? Semplice: non dobbiamo dimenticarci che la nuova Alitalia ha inglobato anche AirOne, l'unico altro vettore italiano di un certo rilievo, che aveva nel suo network 21 destinazioni nazionali, 18 internazionali e 2 intercontinentali. E nonostante ciò, Alitalia avrà solo 70 destinazioni. E questo, tra l'altro, porterà a molto meno concorrenza (italiana...), in particolare sulla tratta Roma-Milano, dove la nuova Alitalia ha un monopolio di fatto e potrà fare i prezzi che vorrà.

La riduzione delle rotte ha poi pesantemente penalizzato Malpensa, che non solo non sarà più hub come voleva già l'offerta AirFrance, ma rispetto a quel piano avrà anche meno rotte estere. E la Lega, Formigoni, la Moratti che tanto si battevano per il Nord e per non farsi fregare le rotte da AirFrance? Ah già, non si scende in piazza contro i Governi Berlusconi. Solo quando c'è la sinistra.

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Vergognoso Sacconi
post pubblicato in Diario, il 17 gennaio 2009


                                           

Violenza privata. E' questa l'accusa con la quale il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma, in merito all'ormai annosa vicenda di Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo persistente da ormai 17 anni e cui un lunghissimo procedimento giudiziario, che ha visto protagonista suo padre Beppino Englaro, ha definitivamente riconosciuto il diritto di porre fine alla sua condizione.

Il provvedimento della Procura è scattato in seguito alla denuncia dei Radicali Italiani, che da sempre si battono per Eluana e più in generale per una legge sul testamento biologico, dopo che il Ministro Sacconi aveva emanato un'atto di indirizzo per vietare l'interruzione forzata dell'idratazione e dell'alimentazione nelle strutture del Servizio Sanitario Nazionale e in quelle private ad esso convenzionate.

Ebbene, è successo che una clinica di Udine, che inizialmente aveva accettato di accogliere Eluana per "staccare la spina", ha dovuto fare dietrofront, denunciando possibili ritorsioni del Ministero. La struttura è infatti convenzionata con il SSN, e dopo l'atto d'indirizzo di Sacconi avrebbe probabilmente perso la convenzione. Di fatti, lo stesso Sacconi, a chi gli chiedeva se la clinica udinese rischiava di perdere la convenzione nel caso in cui avesse eseguito la sentenza della Cassazione su Eluana Englaro, aveva dichiarato: "Certi comportamenti difformi da quei principi determinerebbero inadempienze con conseguenze immaginabili".

Vergognati Sacconi. Ricorrere a vili ricatti pur di non porre fine ad un calvario quasi ventennale e di non adempiere ad una sentenza definitiva della Cassazione non è degno di alcun uomo politico. Dimettiti, o perlomeno, invece di perdere tempo e dignità in inutili battaglie contro la logica e la ragione, pensa a far approvare quanto prima una legge che riempia finalmente questo secolare vuoto sul testamento biologico, consentendo a persone come Eluana, Nuvoli, e tanti altri in condizioni vegetative irreversibili, di morire dignitosamente secondo le loro volontà. Evitando di dover aspettare, nel frattempo, decenni di processi e dibattiti estenuanti (e costosi, sotto tutti i punti di vista).
 
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Assenteismo e incoerenza
post pubblicato in Diario, il 16 gennaio 2009


                                               

Come sappiamo, da mesi e mesi il Ministro Brunetta conduce una battaglia contro l'assenteismo nella Pubblica Amministrazione, con risultati più che soddisfacenti, almeno secondo i dati forniti dallo stesso Brunetta, con toni al limite della decenza e una certa arroganza. Una battaglia che frutta molto mediaticamente al Governo, ma ben poco sul piano della concretezza, perchè se è giusto chiedere la presenza al lavoro dei dipendenti pubblici (anche se servirebbe un po' di elasticità), il vero problema è farli lavorare, assegnando loro i lavori da fare che ci sono ma che spesso non vengono assegnati o lo sono con ritardo. 

Tuttavia, il "brunettismo" il centrodestra lo applica solo in casa altrui, non nella propria. E' di ieri, infatti, l'articolo sul Corriere di Gian Antonio Stella, ormai famoso autore de "La Casta", che denuncia il voto contrario degli europarlamentari italiani di centrodestra alla risoluzione anti-assenteismo. La risoluzione è nata da un'iniziativa dell'europarlamentare Marco Cappato, dei Radicali, che da sempre si battono per la trasparenza della politica (l'ultima loro battaglia è l'istituzione di una "anagrafe degli eletti"). Infatti, fino ad ora il Parlamento Europeo pubblicava ben poche informazioni sui propri membri. Invece, grazie alla risoluzione Cappato, il Parlamento Europeo si impegna a far sì che tra poco (prima delle elezioni europee di Giugno) sul suo sito web siano disponibili "attività, partecipazione e presenza dei deputati europei ai lavori parlamentari in termini assoluti, relativi e percentuali (...) le indennità e le spese dei deputati (...) nonché tutte le dichiarazioni di interessi finanziari per tutti i deputati al PE, e tali informazioni sono rese disponibili in tutte le lingue ufficiali dell’UE". Com'è andata la votazione? 355 voti a favore, 195 contrari, 18 astenutiTra gli europarlamentari italiani, sì compatto del PD e del centrosinistra, mentre PDL e Lega Nord hanno votato contro, salvo minime eccezioni.

D'altronde, il centrodestra italiano aveva già dato pessima prova di sè e della propria coerenza nel nostro Parlamento. Ricorderete la decisione del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, di dire basta al fenomeno dei "pianisti" (i parlamentari che votano "doppio", per non far perdere la diaria ai colleghi) attraverso l'introduzione di uno strumento di rivelazione delle impronte, grazie al quale il problema avrebbe dovuto essere risolto definitivamente (a meno di non portarsi appresso le mani dei propri colleghi, che è un' po "difficile" ...). Ebbene, a causa proprio delle critiche dei deputati di centrodestra, il sistema anti-pianisti funzionerà solo per i deputati che lo accetteranno. E così i 450 mila euro spesi per il sistema di rivelazione impronte frutteranno poco. A meno che i parlamentari PDL raccolgano la sfida del PD, che ha già annunciato che i propri parlamentari accetteranno di sottoporsi al sistema.

Lo vorrebbe la coerenza. Perchè, se si impone ai dipendenti pubblici di essere presenti, bisognerebbe imporlo anche ai dipendenti pubblici per eccellenza, ovvero i nostri rappresentanti. O perlomeno bisognerebbe dare il buon esempio, cominciando dai propri parlamentari.

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Ma quale svolta nell'emergenza rifiuti!
post pubblicato in Diario, il 15 gennaio 2009


                                                 

Incredibilmente, mi ritrovo per la terza volta a ripetere il mio "post di metà mese" sull'emergenza rifiuti in Campania, dato che non è cambiato niente dal primo post di metà ottobre. Dunque lo ripeto, per la seconda volta (ovviamente aggiornando date e situazioni").

Ormai è diventato un assioma. L'emergenza rifiuti in Campania è finita ed è tutto merito del Governo Berlusconi, l'unico a prendere decisioni e riportare lo Stato in Campania. Mentre la fallimentare gestione dei rifiuti è tutta colpa dei Governi di sinistra, che non facevano aprire discariche e termovalorizzatori. Peccato che le cose non stiano proprio così, e l'annunciata svolta nella gestione dell'emergenza non è affatto avvenuta: per capirlo basta semplicemente analizzare i fatti.

Innanzitutto, l'emergenza rifiuti in Campania dura da 14 anni, 7 governati dal centrodestra e 7 dal centrosinistra. Dunque, se il Governo Berlusconi è riuscito a risolvere l'emergenza "in 58 giorni", ed è tutto merito suo, non si capisce perchè non l'abbia fatto negli altri 2500 giorni e passa in cui ha governato (quando tra l'altro la situazione era meno grave di quella di Gennaio 2008). E non si dica che era tutta colpa di Bassolino, perchè non è la Regione ma il Commissariato a gestire lo smaltimento dei rifiuti (altrimenti non avrebbe senso il commissariamento, no?): il Commissario fu istituito nel 1994, quando c'era il centrodestra al Governo della Campania (Rastrelli) e dell'Italia (primo Governo Berlusconi). Bassolino è stato commissario dal 2000 al 2004 (tre su quattro governati da Berlusconi: perchè non l'hanno cacciato?).

Poi veniamo alla situazione recente: ovvero a De Gennaro e Bertolaso, i capi delle due task-force di Prodi e Berlusconi per risolvere l'emergenza rifiuti. Ebbene, De Gennaro ha lavorato per 142 giorni (21 Gennaio - 10 Giugno); Bertolaso 219 giorni, finora (dall'11 Giugno in poi). Eppure il lavoro di De Gennaro ha fruttato due discariche, quello di Bertolaso nessuna. Infatti, navigando sul sito del Sottosegretario Bertolaso
www.emergenzarifiuticampania.it, scopriamo che le due discariche di Savignano (700mila metri cubi) e Sant'Arcangelo (750mila) sono state aperte rispettivamente il 12 e il 25 Giugno: dato che Bertolaso, sempre secondo il sito, ha cominciato a lavorare l'11 Giugno, si capisce che ha dovuto solo tagliare i nastri (effettuare i collaudi, anzi per Savignano erano già fatti) alle discariche costruite da De Gennaro e "riportare la Campania all'Occidente". Persino dei bambini sarebbero stati capaci di farlo. Mentre l'apertura della discarica di Chiaiano (700mila), tanto voluta da Bertolaso, viene continuamente rinviata e tuttora non si sa ancora quando verrà aperta (sul sito c'è scritto che i primi conferimenti avverranno "nel corso del mese di Gennaio", ma d'altronde lo avevano detto anche di fine Ottobre, di metà Novembre, dei primi giorni di Dicembre, di fine Dicembre, di inizio 2009 ... e Bertolaso stesso, il 22 Giugno, aveva detto "Chiaiano pronta in 3 mesi", ovvero fine Settembre ... ben 3 mesi sì, ma di ritardo! Anzi 4! Altro che svolta!).

E il termovalorizzatore di Acerra? Speriamo rispettino i tempi, ovvero entro Gennaio. D'altronde almeno questo dovrebbe essere una bazzecola ... non comporta difficoltà come aprire una discarica. Tuttavia, ne era stato già annunciato ufficiosamente l'inaugurazione il 23 Dicembre, ma ormai sono passate tre settimane.

Per non parlare poi della raccolta differenziata: per niente decollata, in molti comuni ancora deve essere avviata (!) o ha percentuali minime, inferiori al 10% ... e nonostante questo Bertolaso e il Governo non prendono provvedimenti contro i Comuni inadempienti ... ha solo stilato "liste nere" dei comuni, ma niente di decisivo.

Tutto questo mentre il Governo ci ha fatto credere in una "grande svolta nella gestione dell'emergenza rifiuti" rispetto alla "sinistra della munnezza". Ci ha fatto credere persino che in 58 giorni la Campania non è stata ripulita "così e così", ma alla perfezione, con al massimo qualche bicchierino di plastica sul lungomare prontamente raccolto dallo stesso Premier con ramazza. Mentre per settimane e settimane dopo "il grande annuncio" le strade della periferia di Napoli e della Provincia hanno
continuato ad avere problemi gravi, e tuttora persistono punti critici in tutta la Campania.

P.S. Ma l'informazione e l'opposizione (tutta) che fine hanno fatto? Perchè subiscono una falsa verità?

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Arrestato il boss Setola: ottimo, ma serve molto di più
post pubblicato in Diario, il 14 gennaio 2009


                                             

Alla fine ce l'hanno fatta. Dopo mesi di inteso lavoro ed indagini, e dopo un tentativo di cattura fallito rocambolescamente due giorni fa (il boss era fuggito dalle fogne), i carabinieri sono riusciti ad arrestare il super-latitante Giuseppe Setola, uno dei maggiori boss dei Casalesi, il clan camorristico, le cui squallide gesta sono state portate all'onore delle cronache da Roberto Saviano e dal suo "Gomorra", che domina territorialmente il Casertano ma economicamente si espande in tutta Europa. Arresto che è stato preceduto stamattina da un maxi-sequestro di 10 milioni di euro di beni del boss. Si tratta dunque di "un colpo durissimo inferto alla camorra", come dichiarato dal Ministro degli Interni Maroni, della "risposta che gli Italiani si aspettavano dopo la strage di Castelvolturno", ricorda il ministro-ombra del PD Marco Minniti.

E' davvero un'ottima notizia. Però non dobbiamo assolutamente ritenerci soddisfatti. Innanzitutto perchè, nel caso specifico, "ancora mancano all'appello i due grandi latitanti dei Casalesi, i boss Iovine e Zagaria", come ricordato dal senatore anti-mafia del PD Beppe Lumia. Ma, in generale, qualche rondine qua e là, per quanto grosse, non fanno primavera: e questo vale sia per gli arresti dei boss, che per i sequestri economici (cosa da sottolineare, visto che c'è una scuola di pensiero che ritiene i sequestri di beni camorristici più importanti dell'arresto dei boss). Questo perchè, finchè continueranno ad esistere gli stretti intrecci fra potere mafioso, politico ed economico, arresti e sequestri danneggeranno sì i clan, ma solo momentaneamente, con una durata che dipende dall'insistenza con la quale lo Stato di volta in volta attaca le mafie.

Per indebolire le mafie allora occorre quindi molto di più: rompere questi intrecci, innanzitutto tra mafia e potere politico, con l'esclusione dalle cariche pubbliche, di qualsiasi tipo, per i condannati, anche di primo grado, e magari anche per chi è semplicemente rinviato a giudizio, per reati di mafia e reati ad essa connessi; controlli maggiori su chi gestisce la cosa pubblica o interessi economici rilevanti, specialmente in territori ad alta "densità mafiosa", senza limitazioni di alcun tipo; procedure molto più trasparenti e controllate per gli appalti , con provvedimenti tipo la "stazione unica appaltante" (che renderebbe più facile individuare anomalie negli appalti). Senza escludere la possibilità di "legalizzare", in via limitata e sperimentale, alcune attività su cui si basa il potere economico della mafia, come prostituzione e traffico di droga (tenuto conto anche del fatto che la legalizzazione della prostituzione controllata e delle droghe leggere avrebbe numerosi altri benefici, al di là della semplice sottrazione di profitti alle mafie a beneficio delle casse statali). Il tutto ovviamente connesso a ciò che già c'è, come il supporto ai "pentiti" e a chi denuncia, le attività di arresto e sequestro, che pure comunque andrebbero rafforzati.

Ovviamente, se cambiasse la mentalità, le mafie sarebbero sconfitte definitivamente. Non dobbiamo dimenticarci che, così come "lo Stato siamo noi", e certi comportamenti dei nostri rappresentanti rappresentano, appunto, il malcostume più o meno diffuso nella popolazione, lo stesso vale per l'anti-Stato, ovvero "la camorra siamo noi". Perchè la mafia non è solo ciò che fanno i boss, ma anche ciò che facciamo noi nel nostro piccolo, o semplicemente ciò che noi non facciamo per cambiare le cose. Ma questo non deve e non può essere una scusa per lo Stato per continuare a non cambiare le cose: il cambiamento deve sì avvenire nella mentalità, ma mettetevi nei panni di chi subisce la mafia ... come si può sperare in un cambiamento di massa se lo Stato non dà il buon esempio?

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Ormai il Parlamento è un optional
post pubblicato in Diario, il 13 gennaio 2009


                                                   

Questione di fiducia. Per l'ennesima volta (la nona). Ormai si è capito: questo Governo, quando agisce, agisce con decreti, e poi alla fine vi mette pure la fiducia. E questo nonostante le elezioni abbiano consegnato al Governo Berlusconi un larghissimo consenso e una larghissima maggioranza in entrambe le Camere, tra l'altro formata da pochissimi partiti (dato che l'Mpa conta pochi parlamentari, sostanzialmente contano solo Lega, Forza Italia e Alleanza Nazionale, questi ultimi tra l'altro dovrebbero fondersi nel PDL) . Il perchè? Semplice, quando si pone la fiducia, due sono le cose: o l'opposizione ha fatto ostruzione, presentando centinaia di emendamenti, oppure non si ha fiducia nella propria maggioranza. Tutti ben sanno, però, che l'opposizione, proprio in questa legislatura, è molto meno ostruzionistica del passato ... tanto che il PD, che costituisce la quasi totalità dell'opposizione parlamentare, viene accusato di fare opposizione "poco dura". Di fatti, l'ostruzionismo c'è stato solo in occasione di provvedimenti come Lodo Alfano e Salva-Rete4 (e ci mancava pure!). Dunque il ricorso ingiustificato a decreti e fiducie è soprattutto dovuto alle difficoltà della maggioranza e alla strafottenza nei confronti dell'opposizione e del Parlamento.

Il classico esempio è la giornata di oggi, ben descritta dall'On. Andrea Sarubbi (PD) sul suo blog (che aggiorna quotidianamente e non solo con interviste e dichiarazioni, come fanno gli altri parlamentari). Il Governo ha infatti posto la fiducia sul cosiddetto "decreto-anticrisi". Con grandissimo stupore di tutti, dato che l'opposizione aveva presentato solo 20 emendamenti, contro i 63 della maggioranza. La totale infondatezza del ricorso alla fiducia ha fatto incavolare anche il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che pure è uno dei maggiori leader della maggioranza: "In tanti anni ho avuto modo di ascoltare le molteplici ragioni per le quali il Governo, avvalendosi di una sua esplicita prerogativa, ha deciso di porre la questione di fiducia. È la prima volta che ascolto il rappresentante del Governo porre la questione di fiducia in onore del lavoro della Commissione ed è la prima volta che sento dire che la questione di fiducia viene posta in omaggio alla centralità del Parlamento (...) La centralità del Parlamento e la sua funzione nel processo legislativo non si possono liquidare con un omaggio alla Commissione, salvo poi porre la questione di fiducia, impedendo di fatto ai deputati di pronunciarsi in Aula". Gli applausi sono venuti solo dai gruppi dell'opposizione, mentre il centrodestra è rimasto evidentemente risentito dalle parole di un loro leader. La reazione di Berlusconi? "Abbiamo giudicato che la fiducia sul dl anticrisi fosse indispensabile". Ma Fini replica subito: "La fiducia era certamente indispensabile, ma per problemi politici connessi al dibattito interno alla maggioranza".

Santa verità. Finalmente qualcuno della maggioranza che non è ipocrita, e mette in evidenza le forti divisioni interne (sulla questione Malpensa, con i malumori di Moratti-Formigoni-Lega; sulla questione tagli-al-Sud, per la quale l'MPA forse non voterà la fiducia; sulla questione giustizia-federalismo, tra la Lega e Berlusconi; sulla questione immigrati, con Maroni che vuole la tassa sugli immigrati e il Governo no) ad una maggioranza che, pur avendo maggioranze molto, ma molto più ampie, e meno partiti al suo interno, non è poi così distante dal grado di rissosità del Governo Prodi. Certamente ha la stessa tendenza al ricorso alla fiducia.

P.S. Per la cronaca: il decreto anti-crisi, già esiguo (6.3 miliardi), è stato ridotto a 5 miliardi. Sarebbe meglio chiamarlo placebo anti-crisi, a sto punto.

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Per tutti i nostalgici della DC e/o di Craxi ...
post pubblicato in Diario, il 12 gennaio 2009


                                                

... un solo numero. 1670,6 miliardi di euro di debito pubblico. Pari a 27.923 euro che gravano su ogni cittadino italiano, da quelli a un passo dall'aldilà a quelli ancora in fasce. Miliardi e miliardi di euro di interessi che ogni anno potrebbero essere investiti per il benessere del Paese, e che invece bruciamo inutilmente.

Un eredità quasi totalmente ascrivibile agli anni Settanta e Ottanta, tutti governati dalla Democrazia Cristiana di Andreotti, Forlani e De Mita e dal Partito Socialista di Craxi. Magari all'epoca si aveva la percezione del benessere, tanto che ora, di fronte alle crisi e/o ai provvedimenti impopolari dei Governi risanatori, si guarda a quel periodo con nostalgia. Ma i nostri problemi attuali derivano proprio dalle follie di quel periodo, dalla "spesa allegra", dalla corruzione e dal clientelismo di quei Governi.

Peccato si siano dimenticato di dirlo nel docu-film "La mia vità è stata una corsa" su Bettino Craxi: sì, proprio quello che qualcuno, Lui,  ha avuto anche la decenza di dire "andrebbe proiettato in tutte le scuole". Tra i tanti banchetti dedicati in suo onore all'estero, un po' di spazio lo potevano trovare. Ma forse è stato meglio così, altrimenti andava a finire che i dati sul debito pubblico avrebbero occupato proprio quei cinque minuti, ma che dico tre, su tutto il documentario, che sono stati dedicati a Tangentopoli ... ma che volete, sono dettagli. Almeno hanno avuto la decenza di metterlo in seconda serata, e di mettere il dibattito sul film (con decine di ospiti ma nessun contradditorio ...  tra l'altro tutti berlusconiani a difendere Craxi, "chissà" perchè) in terza serata. Vero che è Mediaset, ma persino Mediaset ha una sua dignità. 

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Meglio tardi che mai
post pubblicato in Diario, il 11 gennaio 2009


                                                       

Meglio tardi che mai. Dopo aver impedito per 6 mesi il funzionamento di un'importante istituzione come la Commissione di Vigilanza, disertandola. Dopo aver posto il veto su un candidato (Orlando) solo perchè espressione di un partito, l'Italia dei Valori, regolarmente eletto e certamente molto, ma molto meno "estremistico" di certi soggetti (Storace) votati per lo stesso ruolo; partito che si è quindi ritrovato senza rappresentanza negli organi parlamentari nonostante una presenza in Parlamento maggiore rispetto ad altri gruppi (Udc). Dopo aver quindi violato il diritto dell'opposizione di scegliere un presidente di garanzia. Dopo aver votato opportunisticamente un candidato dell'opposizione non indicato da quest'ultima. Dopo essersene fregati degli inviti di tutti, compresi i Presidenti delle Camere di loro espressione, a rivedere la propria posizione.

Insomma, dopo aver dimostrato il peggio di sè nella vicenda Rai, il centrodestra prova a dare una bella immagine di sè disconoscendo Villari, che pure avevano votato.

Meglio tardi che mai, ripeto. Ma non basta certo a riabilitarli. Per esserlo dovrebbero chiedere scusa agli Italiani per aver impedito per 9 mesi il funzionamento di un importante organo di garanzia. E all'opposizione per essersi arrogata il diritto di scegliere il loro rappresentante. E, dopo di ciò, votare Leoluca Orlando Presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Sempre che Riccardo Villari compri il solvente per il Vinavil che ha messo sulla poltrona.

Se succedesse, aspettiamoci minimo minimo un diluvio universale. Un simile miracolo sarebbe certamente seguito da un'immane disgrazia ...

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A proposito di energia e ambiente
post pubblicato in Diario, il 10 gennaio 2009


                                                   

Oggi il premier Berlusconi, in visita in Sardegna per sostenere il solito prestanome candidato alle elezioni in Sardegna (il cui avvio di campagna elettorale è ovviamente ripreso da tutti i TG, a differenza di quella di Soru), sì è scoperto ambientalista. "Vorrei trasformare la Sardegna in una grande oasi ambientale" (usa la prima persona, a conferma del fatto che il candidato alle elezioni è solo un prestanome senza voce in capitolo, come Chiodi in Abruzzo ... a proposito, chissà se sul simbolo del PDL ci sarà scritto Cappellacci o Berlusconi ...). Peccato che durante i 5 anni di governo Soru il centrodestra sardo si sia opposto a tutte le sue politiche ambientali, a partire dalla legge "salva-coste" per la quale, pur di tutelare gli interessi dei cementificatori selvaggi, hanno promosso anche un referendum abrogativo (che hanno perso), mentre all'estero hanno preso quel provvedimento come modello (e Soru è stato nominato dall'ONU "Ambasciatore della costa"). Per non parlare delle politiche ambientali dei Governi Berlusconi, pari a zero, anzi aventi un saldo negativo (basti pensare ai recenti passi indietro tipo la cancellazione degli eco-incentivi per le auto e della copertura del 55% degli impianti fotovoltaici e caldaie ecologiche, per non parlare della solitaria battaglia in Europa contro il piano-clima).

Dunque, prima di parlare, bisognerebbe fare, caro Berlusconi. Per esempio, secondo un recente studio, condotto da Anev (Ass.Naz. Energia del Vento), Aper (Ass. Produttori Energie Rinnovabili), Ises Italia (sez. italiana della Soc.Int.Energia Solare), Grenpeace, Legambiente e UIL e pubblicato il 7 Gennaio, c'è in Sicilia la possibilità di ricavare 3.23 TWh di potenza (l'1% del fabbisogno nazionale) e 7.537 posti di lavoro se si fruttasse pienamente il potenziale eolico di quella Regione. Il piano sarebbe perfettamente sostenibile industrialmente, ma anche paesaggisticamente, in quanto verrebero salvaguardate le aree soggette a vincoli. Inoltre, si risparmierebbero entro il 2020 ben 3 milioni di tonnellate di CO2, più di 5mila di S02, più di 7mila di NOx e quasi mille tonnelate di polveri, contribuendo significativamente al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto (e allo schivamento delle relative sanzioni). I dati, già comunicati alla Regione Sicilia, saranno presentati in un convegno organizzato per il prossimo 16 Gennaio.

Ebbene, caro Premier, se davvero tiene all'ambiente, faccia concretizzare questo "piano eolico". D'altronde in Sicilia il centrodestra governa dappertutto e la sinistra conta ben poco, dunque non ci saranno problemi di giunte locali, nè grossi problemi da parte degli "estremisti di sinistra" che impediscono la realizzazione delle opere, no?

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Il razzismo, la demagogia, la paura e l'inganno
post pubblicato in Diario, il 9 gennaio 2009


                                              

Dovevamo ancora riprenderci dall'incredibile mozione della Lega sulle classi separate per i bambini stranieri, che le menti leghiste hanno partorito in poco tempo altre aberrazioni, stavolta però appoggiata dal Governo e dai suoi relatori in Parlamento. Si tratta di un emendamento al cosiddetto "dl anticrisi", che propone due misure ritenute "oggettivamente discriminatorie" anche dal Presidente della Camera Gianfranco Fini (del PDL, ricordiamolo).

La prima è una tassa di 50 euro sui permessi di soggiorno e sul loro rinnovo. Della serie: invece di favorire la regolarizzazione dei tanti lavoratori immigrati che lavorano in nero, la tassiamo. Tra l'altro addebitandone il costo non ai datori di lavoro, come vorrebbe la logica (pur nella illogicità complessiva del provvedimento), ma ai lavoratori stessi, che certo non navigano nell'oro. Come mettere una tassa sui poveri, con l'aggravante della discriminazione e dell'incentivazione del lavoro nero e della clandestinità. E, per finire, sapete dove andrebbero a finire i fondi delle "tasse"? A sostegno delle famiglie italiane (altra discriminazione) e per il controllo del territorio: non per politiche per l'integrazione, come chiunque farebbe!

La seconda è una fidejussione obbligatoria di 10.000 euro a carico dei lavoratori extracomunitari che aprono un'attività. Norma ancora peggiore della precedente, non solo perchè danneggia la libera impresa, ma perchè palesemente discriminatoria: perchè solo i lavoratori extracomunitari, e non tutti? Quale motivazione può giustificare una tale discriminazione di condizione? Nessuna.

Speriamo che le parole di Fini vengano ascoltate dalla maggioranza cui pure appartiene. Perchè il Governo non può pagare l'appoggio della Lega con l'appoggio a provvedimenti talmente sbagliati, propagandistici e razzisti. Nè tantomeno può continuare ad affrontare problemi importanti come la sicurezza e l'immigrazione clandestina con demagogia ed incompetenza. Perchè altrimenti i frutti di tale demagogia (i 2000 sbarcati a Lampedusa in pochi giorni a Natale, di cui solo una trentina rimpatriati, che hanno contribuito a fare del 2008 "l'anno record per gli sbarchi", come ammesso oggi da Maroni, e i 300 sbarcati proprio oggi, nonostante le "norme eccezionali" varati da Maroni e dal Governo sei mesi fa e ribaditi pochi giorni fa), finiranno per travolgerli. Sempre che l'informazione faccia il suo mestiere come lo faceva, con eccessivo zelo, fino ad un anno fa. 

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La volontà di riscrivere la storia
post pubblicato in Diario, il 8 gennaio 2009


                                                   

Purtroppo in Italia si aprono un giorno sì e un giorno no dibattiti sulla storia. "Putroppo" non perchè non ami la storia, anzi, ma non adoro il suo utilizzo politico e non amo che le ideologie mirino a distorcerla. E soprattutto mi spazientisce che tutto ciò levi tempo a questioni più importanti.

Però la proposta di una quarantina di deputati del PDL di equiparare partigiani e repubblichini non può essere lasciata senza commenti. Quella proposta di legge (la n.1360), infatti, presenta un palese distorcimento della realtà storica, successivo a tanti altri tentativi di quella stessa area politica, aventi l'obiettivo di dare del fascismo un immagine non solo non negativa, ma anche leggermente positiva. E ciò preoccupa ancora di più se questi tipi di progetti non sono portati più avanti solo da politici ex-AN-ex-MSI-exFascisti, ma anche da forze politiche che dovrebbero essere più "moderate" (Forza Italia, ma anche il "nuovo PSI" ... mi immagino i padri socialisti che si rivoltano nella tomba).

Giusto per precisare: sono totalmente contrario a qualsiasi distorcimento storico. Quindi anche alla passata "ideologizzazione" del partigiano o, spostandoci in altri ambiti, al volontà passanta di nascondere i crimini dei regimi comunisti, ecc. ecc. Però una cosa è correggere la storia altro è ribaltarla. Come si può equiparare chi combattè, pur commettendo sbagli, per la democrazia, e chi combattè, forse non tutti pazzi esagitati, in appoggio della dittatura? Come possiamo far coincidere questo con i valori della nostra Costituzione, che tra l'altro combatte ogni forma di fascismo e di appoggio ad esso? A questo punto, allora, equipariamo pure il fascismo ad un normale Governo, che prima dell'entrata in guerra era stato buono (tra l'altro, si attribuiscono al fascismo cose positive che in realtà non lo sono) e poi ha fallito. La negazione delle libertà, di tutte le libertà, è un optional, no?

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