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il blog di Francesco Zanfardino
La UE boccia l'aggravante di clandestinità
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 18 settembre 2008


                                                      

Qualche settimana fa Maroni e il Governo avevano esultato quando Jacques Barrot, commisario europeo alla Giustizia, Libertà e Sicurezza, aveva dichiarato "non discriminatorie" le norme sul censimento dei campi nomadi. Era, secondo il Governo, la prova della falsità delle accuse provenienti dalla sinistra e dagli ambienti cattolici sulla presenza di norme discriminatorie e razziste nei suoi provvedimenti per la "sicurezza".

Peccato però che ieri lo stesso  Barrot ha ritenuto l'aggravante di clandestinità "non in linea con il diritto comunitario". Più precisamente, "ci sono delle modifiche che abbiamo chiesto su una parte della legislazione che è già in vigore, ma che non ci è stata notificata, e sulla quale ci siamo attivati". Come aveva dichiarato l'altro ieri alla radio svizzera Rsi, "sembra che i testi prevedano che un immigrato irregolare possa costituire circostanza aggravante nei delitti. Questo non è affatto conforme al diritto europeo".

Ora due sono le cose: o Maroni aveva sbagliato ad esultare sul censimento dei nomadi, o adesso deve ammettere di aver sbagliato nel prevedere l'aggravante di clandestinità. Perch Barrot è sempre lo stesso, non cambia in meno di due settimane ...

D'altronde, era abbastanza evidente che aumentare la pena di un terzo ad un condannato solo perchè è clandestino, magari per reati in cui la clandestinità non c'entra un bel niente, è una norma ingiusta e insensata. Norma che, tra l'altro, non farebbe altro che prolungare la presenza del clandestino in Italia, quando poi, grazie alla "svolta sulla sicurezza", i clandestini dovrebbero essere prontamente espulsi, no? Ah, ma no, i clandestini continuano ad arrivare lo stesso in massa, nonostante la "svolta" ...

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Il Pdl e l'antifascismo
post pubblicato in Diario, il 17 settembre 2008


                                                     

Oggi si è tenuto il "Comitato dei 100" della costituente del Popolo della Libertà, il nuovo partito, che, dopo il debutto elettorale, nascerà principalmente dalla fusione di Forza Italia e Alleanza Nazionale, ma anche di forze minori come il PRI, i Pensionati, la DC di Rotondi , Azione Sociale della Mussolini ed altri ancora. Si annunciano modalità meno partecipative e democratiche di quelle che portarono alla formazione del PD, ma questo era scontato, vista la tradizione di Forza Italia.

Ma al centro del dibattito politico sul PDL ci sono altre questioni, più di tipo valoriale. In particolare, la domanda è questa: l'antifascismo sarà uno dei valori del PDL? La risposta dovrebbe essere certamente positiva, in quanto la maggiore forza politica del Paese deve assolutamente essere antifascista, per ovvi motivi. Tuttavia, ciò non è cosi ovvio. Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, uno dei probabili successori di Berlusconi (ammesso che il premier intenda lasciare fra 5 anni), aveva replicato alle dichiarazioni di Alemanno e La Russa sul fascismo: al primo aveva ricordato come il fascismo non fu negativo solo per le leggi razziali, ma anche perchè fu una dittatura che negò le libertà fondamentali, al secondo che i "ragazzi di Salò" vanno rispettati, ma lottavano dalla parte sbagliata, mentre i resistenti dalla parte giusta. In conclusione, aveva detto chiaramente che il PDL si dovrà fondare sui valori dell'antifascismo. Le sue parole, se da un lato hanno avuto l'apprezzamento delle opposizioni, hanno però scatenato una bufera nella sua base. In particolare, i Giovani di AN, ovvero Azione Giovani, hanno replicato al loro leader dichiarando che "non saremo mai antifascisti". Lo stesso ha fatto Alessandra Mussolini, nipte del Duce, ex AN (dalla quale uscì proprio quando Fini dichiarò il fascismo "male assoluto") e leader di Azione Sociale (tra i fondatori del PDL), che ha prima di entrare alla Camera ha indossato una maglietta con scritto: "con orgoglio dalla parte sbagliata". Infine, lo stesso leader di Forza Italia ha glissato sull'argomento. Infatti, al termine della Costituente Berlusconi ha risposto ad una domanda sull'argomento dichiarando: "penso solo a lavorare". D'altronde, già da Vespa aveva preferito non rispondere sul tema.

Insomma, un bel problema per il PDL. Il ministro Matteoli sostiene che chi non condivide le parole di Fini sarà cacciato da AN. Staremo a vedere se davvero il PDL prenderà nettamente le distanze da quella dittatura, e se davvero non ammetterà fra le sue braccia chi non condividerà questa presa di posizione. Non so voi, ma non sono pronto a scommetterci ...

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Prostituzione, solo annunci
post pubblicato in Diario, il 16 settembre 2008


                                                           

Probabilmente la Carfagna non ci aveva pensato, o non ne aveva la volontà. Però il caso di Raffaella Fico, bella ventenne ex concorrente dell'ultimo "Grande Fratello", che ha dichiarato a "Chi" di voler vendere la sua verginità per 1 milione di euro ("per soddisfare i propri sogni", ha detto) fa sorgere ulteriori dubbi sulle politiche sulla prostituzione in Italia.

Il contrasto alla prostituzione, infatti, viaggia su vie più complesse e complete del ddl Carfagna, che ha appena iniziato l'iter parlamentare (anche se verrà subito applicato a Roma per volontà del sindaco Alemanno). Il perchè è semplice. Il ddl Carfagna, in sostanza, prevede il divieto della prostituzione in strada e pene uguali (anche carcere) per prostitute e clienti, oltre che pene inasprite per la prostituzione minorile. Ebbene, si tratta probabilmente della soluzione più inefficace di quelle proposte finora, anche dallo stesso centrodestra. Infatti, bisogna tenere in mente un dato: in Italia ci sono migliaia di prostitute e milioni di clienti. Si vuol forse far credere che tutte queste persone andranno in carcere? O perlomeno anche una piccola parte? Perchè, se è vero che le carceri italiane sono sovraffollate di almeno 7000 unità (che Alfano vorrebbe liberare con il braccialetto elettronico), non avremmo spazio nelle carceri nemmeno per l'1% delle prostitute e dei loro clienti. Il problema, inoltre, non sarebbe risolto, perchè la prostituzione sarebbe semplicemente spostata dalle strade ad altri ambienti, ovvero nelle private case (cosa che già avviene, tra l'altro, quindi non sarà difficile per i gestori del traffico adeguarsi), magari con una contrattazione proprio attraverso Internet, come ha fatto la bella Raffaella (anche se il paragone è un po' azzardato ... non penso che la Fico voglia davvero prostituirsi, ma solamente fare una provocazione, ma comunque rende l'idea di ciò che potrebbe accadere).

Ma tutto questo nell'ipotesi positiva, ovvero che il ddl funzioni, che davvero riesca a togliere la prostituzione dalle strade e a mandare in carcere tutti coloro che non si adegueranno. Perchè è invece molto probabile che non funzioni quasi per niente: innanzitutto, per problemi giuridici: non solo per le lungaggini dei processi, che li farà finire sicuramente in prescrizione, ma sopratutto per le difficoltà nel dimostrare un atto di prostituzione. Il cliente potrà sempre dire di essersi fermato per chiedere una "indicazione stradale", e la prostituta potrà invece sempre dire di trovarsi lì per caso, e di vestirsi così perchè così le piace. Dovrebbero proprio prenderli in flagrante, sentendo i particolari della contrattazione: ma quanti saranno questi casi? Poche centinaia, a voler essere ottimisti. E poi dubito che si riesca davvero a liberare le strade dalle prostitute, così com'è difficile liberare determinati quartieri dalla pratica dello spaccio di droga. Magari l'intervento dell'esercito potrebbe davvero servire in questi casi, invece di mandarli a controllare patente e libretto nelle strade delle città...

In conclusione: non sarebbe più semplice "legalizzare" la prostituzione? In casa o in "aree del sesso" o entrambi, non importa. Certo, con certi criteri e restrizioni per rispettare il pubblico decoro: ma legalizziamola, la prostituzione. Così avremmo una serie di benefici: le prostitute pagherebbero le tasse, e con milioni di clienti sarebbe sicuramente un'ottima notizia per le nostre tasche; ci sarebbe la possibilità di assicurare condizioni sanitarie migliori, sia del luogo di prostituzione che delle prostitute stesse; ma soprattutto si sottrarrebbe il traffico della prostituzione alle mafie, colpendole duramente dal punto di vista economico.

Qualcuno dirà: vabbè, ma ci sono problemi di tipo morale. La Carfagna ha detto: "le donne che si prostituiscono mi fanno orrore". Vabbè, ma allora dovremmo vietare proprio tutto: anche le varie vallettine che mostrano "tette e culi" in TV, o coloro che fanno nudo nei calendari. Perchè anche anche quella sarebbe "mercificazione del corpo", anche quella dovrebbe fare orrore alla Carfagna, evidentemente dimentica del suo passato. E, per favore, non mi si venga dire che "vabbè, ma quelle sono espressioni artistiche"... basta con l'ipocrisia.

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Crac e ottimismo
post pubblicato in Diario, il 15 settembre 2008


                                                               

Il fallimento epocale della Lehman Brothers, colosso bancario americano, con 26mila dipendenti licenziati e gravi ripercussioni sulla finanza mondiale, è solo l'ultima conseguenza di una crisi che sta investendo il sistema bancario (di poche settimane fa il fallimento di "Fannie" e "Freddie", poi salvate a carico delle tasche dei cittadini americani) e l'economia globale, con venti di recessione che spirano da tutte le parti.

Non ci capisco un'emerita mazza di economia, nel senso che non saprei nè capire le ragioni profonde di questa crisi nè sapere se e come gli Stati possano risolverla o perlomeno frenarla, ma quel che mi preoccupa è l'ottimismo dispensato dai leader mondiali e non. E va bene che non bisogna pensare sempre al peggio ... ma, di fronte a crescita zero e fallimenti bancari, parlare di "economia solida" all'unisono mi sembra perlomeno un po' incauto!

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Follia e ipocrisia
post pubblicato in Diario, il 14 settembre 2008


                                                         È morto all'ospedale Fatebenfratelli, Abdul G., 19 anni di colore, originario del Burkina Faso e con cittadinanza italiana, aggredito domenica mattina a colpi di spranga a Milano da due uomini in via Zuretti, non distante dalla Stazione Centrale (Agr)

Di fronte a simili manifestazioni della follia, e a simili dimostrazioni di ipocrisia, meglio tacere. Le parole, i gesti e anche il dizionario, parlano da soli, anche se qualcuno cerca di modificare le evidenze. Ormai in Italia funziona così: "mai dire razzismo", verrebbe da dire. "Il razzismo non c'entra", abituamoci a queste frasi.

P.S. Magari mi sbaglierò. Ma frasi come "sporchi negri vi ammazziamo" e "negri di merda" non mi sembrano proprio frasi da cultori della tolleranza.

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Basta con la follia dell'acqua in bottiglia
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 13 settembre 2008


                                                          

Settimo appuntamento con "Risparmio Ecologico", la nuova rubrica di "Discutendo" dedicata alle iniziative che consentono di conciliare ecologia ed economia, con benefici per l'ambiente e le nostre tasche. L'appuntamento di oggi è dedicato alle iniziative contro il caro-vita e alla diminuzione della produzione di rifiuti attraverso l'utilizzo dell'acqua di rubinetto al posto dell'acqua in bottiglia.

Fortunatamente, l'utilizzo quasi esclusivo dell'acqua di rubinetto è sempre più diffuso. Tuttavia, ancora l'89% delle famiglie Italiane ancora insistono con la "follia" dell'acqua in bottiglia, forse perchè non ancora correttamente ed esaurientemente informati sulla convenienza, sotto tutti gli aspetti, dell'acqua di rubinetto (non sto qui a tediarvi con le fonti, quindi per verificare i miei dati guardate questo articolo con tutti i link possibili e immaginabili). Innanzitutto, dal punto di vista economico: l'acqua in bottiglia costa mediamente 385 volte di più di quella di rubinetto (0.27€ contro 0.0007€ al litro). Poichè in Italia si consumano 11.2 miliardi di litri l'anno di acqua in bottiglia, ciò vuol dire che potremmo ottenere un risparmio complessivo di circa 3 miliardi di euro l'anno e 51 euro a testa l'anno (190 litri pro capite annui). Poi, sembra incredibile, ma l'acqua di rubinetto conviene anche dal punto di vista della sicurezza: infatti, la legge prevede che l'ASL faccia controlli  quindicinali o mensili per l'acqua in bottiglia, mentre prevede controlli quotidiani per l'acqua di rubinetto. E quindi, mi raccomando, non comperate costosi marchingegni per depurare l'acqua di rubinetto: questa è acqua sicurissima, molto più di quella in bottiglia! Passiamo poi al consumo di plastica: ogni anno milioni di bottiglie di plastica PET vengono consumate per questa "follia". E pensare che per produrre 1 kg di PET occorrono 2 litri di petrolio e 17 d'acqua, mentre la sua lavorazione produce 2.3 kg di andidride carbonica, 40 g di idrocarburi, 25 g di ossidi di zolfo e 18 g di monossido di carbonio. Il tutto per bottiglie che vanno a finire in prevalenza nelle discariche. Infine, l'inquinamento dell'acqua in bottiglia comprende anche i trasporti, prevalentemente su gomma: il che aggiunge altri gas serra in atmosfera. E, tra l'altro, molte acque prodotte in determinati stabilimenti vengono commercializzate a centinaia di KM di distanza, con l'altra follia del consumo di acque "estere" o comunque non locali.

Dopo tutto ciò, siete ancora convinti di utilizzare l'acqua in bottiglia? Se sì, allora servirebbe il solito (per "Risparmio Ecologico") "buon esempio dello Stato", che disincentivi, anche fiscalmente, il consumo di acqua in bottiglia, o perlomeno faccia qualche campagna di informazione in proposito.

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Denise e la speculazione mediatica
post pubblicato in Diario, il 12 settembre 2008


                                                                     

La "bimba di Kos" non è Denise. Lo abbiamo saputo oggi, ma in realtà già lo si sapeva ieri. Tutto per una enorme speculazione mediatica che puntualmente cerca di creare dei "casi" pur di fare audience. Ammettiamolo, chi di noi non ha in queste ore atteso con ansia notizie sulla vicenda, molto più che su altre che pure meriterebbero un'attenzione ancora maggiore.

Ci hanno detto di tutto. Che la bambina parlava perfettamente italiano, senza accenti, e poi alla fine si è scoperto che non era vero, anzi addirittura la bambina conosce solo qualche parola della nostra lingua connessa alla vendita di oggetti. Che il test del DNA fra la madre albanese e la bambina avesse dato esito negativo, e invece non era vero. Che la mamma di Denise avesse detto che la bambina avesse lo stesso taglio degli occhi di Denise, e invece non l'aveva mai detto. Solo di una cosa non ci hanno riferito in massa (tranne qualcuno): ovvero che il test sul gruppo sanguigno della bambina, effettuato ieri dalla polizia greca, aveva rivelato l'incompatibilità con quello di Denise. Insomma, già ieri c'era la certezza di fatto che non fosse Denise. Eppure, i media hanno continuato a specularci, facendoci sembrare che c'erano ancora forti possibilità che fosse Denise. Il tutto per un misero audience.

Ma non si può speculare su una bambina di 8 anni. Denise non lo merita, e non lo merita chi da anni spera in un suo ritorno.

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L'eredità delle Torri
post pubblicato in Diario, il 11 settembre 2008


                                                   

7 anni. Quanto tempo è passato da quel giorno, eppure non possiamo fare a meno ogni volta di ricordarcene. Ricordarci di quell'apoteosi della follia umana, di quella carneficina orchestrata nei minimi dettagli. Ricordarci di quell'11 Settembre 2001 che, con la sua malefica spettacolarità ha davvero cambiato la nostra vita, contribuendo al dilagare della paura.

Ma non sto parlando delle paure direttamente connesse con l'attentato, ovvero la paura dei terroristi e la paura di volare. Sto parlando di un generico senso di paura che si è sempre più diffuso nella nostra società, causato dal crollo delle più ovvie certezze (l'invulnerabilità dell'America, ad esempio), spingendola verso il conservatorismo, la chiusura in se stessi, la perdita di qualsiasi fiducia e speranza, la ricerca di un nemico sul quale scagliarsi e sfogarsi. Un mondo dominato dalla paura, insomma. O perlomeno dove la paura è più forte di prima.

Non credo sia questo il mondo che avrebbero voluto le migliaia di vittime degli attentati. Soprattutto non credo che lo avrebbero voluto gli "angeli delle Torri", ovvero i pompieri e tutti coloro che morirono per salvare gli altri. Nè che lo che avrebbero voluto gli eroi del volo United Airlines 93, che davanti alla morte non dimenticarono di poter evitare altre morti. Loro certamente avrebbero voluto un mondo dove il coraggio e la speranza non si lascino mai sopraffare dalla paura.

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Test d'ingresso: farli diventare "individuali" e "nazionali"
post pubblicato in Diario, il 10 settembre 2008


                                                  

Ho appena letto questo servizio di Repubblica.it sui punteggi dei Test di Medicina. Ebbene, l'articolo sottolinea come il punteggio d'ingresso varia sensibilimente da Università a Università: per esempio, alla Bicocca di Milano l'ultimo entrato ha totalizzato 51 punti, a Messina 42. Questa variazione è dovuta, oltre alla strutturale diversità del numero di posti disponibili per ogni Università, anche al criterio di selezione, che è "collettivo", ovvero la qualità della propria prova "dipende" dalla qualità complessiva di tutti i candidati che svolgono la prova con te nell'Università scelta. E così, capita che un "bocciato" a Milano sarebbe potuto essere uno dei primi a Messina.

Ebbene, questo è sintomo del bisogno di riformare il numero chiuso. Attenzione: ho detto "riformare", non abolire. Perchè non è pensabile abolirlo del tutto, in quanto le nostre Università non possono certo supportare le decine di migliaia di studenti che altrimenti si iscriverebbero a Medicina. Ma, soprattutto, bisogna anche pensare che spalancare le porte adesso vorrebbe dire ritrovarsi poi con un numero di medici troppo alto rispetto alla reale necessità. Inoltre, il numero chiuso è diffuso in tutto il mondo, e ci sono anche criteri molto più selettivi (come in Germania): ciò non vuol dire che sia per forza giusto, però è un dato indicativo della sua ragionevolezza. Anzi, secondo me andrebbe applicato, con i dovuti accorgimenti, anch ad altre facoltà come Ingegneria. Ciò nonostante, mi trovo d'accordo con chi perlomeno vorrebbe aumentare un po' il numero di posti, visto che per esempio sta aumentando il fabbisogno di medici.

Riforma, dunque. Che deve avere due cardini: passare dalla selezione "collettiva" a quella "individuale", da "locale" a "nazionale". Ovvero stabilire un punteggio minimo d'ingresso, ottenuto il quale si è ritenuti degni di frequentare Medicina (o altre facoltà): ad esempio, per entrare non bisognerà essere almeno nei primi "tot" posti, ma bisognerà totalizzare almeno "tot" punti. Passando, appunto, da una selezione collettiva ad una individuale: il tuo ingresso dipenderà solo dalle tue capacità, non anche da quelle degli altri. Inoltre, il punteggio minimo d'ingresso dovrà essere uguale in tutta Italia, evitando così l'ingiustizia che coloro che non entrano a Milano sarebbero potuti entrare a Messina, eccetera eccetera. Qualcuno dirà: ma allora, potrà capitare che tutti vadano a provare nelle Università migliori, creando sovraffollamento. Infatti, per ovviare a ciò non ci si dovrà più iscrivere per i test di una determinata facoltà, ma indicare varie opzioni a seconda delle proprie preferenze (un po' come accade per le facoltà dislocate in varie città).

Questo è quanto. Non si abolirebbe il numero chiuso, ma almeno lo si renderebbe più giusto, più equo, più razionale. Almeno questa è la mia idea.

P.S. In questo blog non parlo quasi mai dei miei fatti personali, ancor più raramente mi autocelebro. Però, a proposito dei test di Medicina, non riesco a nascondervi la soddisfazione di essere arrivato primo in graduatoria (alla Seconda Università di Napoli) ... sono troppo contento!

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Caro-latte? Incentivare il "latte alla spina"
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 9 settembre 2008


                                                      

Sesto appuntamento con "Risparmio Ecologico", la nuova rubrica di "Discutendo" dedicata alle iniziative che consentono di conciliare ecologia ed economia, con benefici per l'ambiente e le nostre tasche. L'appuntamento di oggi è dedicato alle iniziative contro il caro-vita e alla diminuzione della produzione di rifiuti attraverso la diffusione del "latte alla spina".

Il prezzo del latte, come tutti i generi alimentari, è infatti drasticamente aumentato nell'ultimo periodo: secondo il Ministero dell'Economia, il prezzo del latte è aumentato del 12% nell'ultimo semestre. Ciò è dovuto a molteplici fattori, tra cui il trasporto prevalentemente su gomma (con le conseguenze del caro-benzina), il consumo di latte "non locale" (e quindi che comporta un costo maggiore in trasporti), ma soprattutto una catena di distribuzione troppo lunga. Oltre ai "costi fissi", come quello degli involucri di plastica o vetro. E così aumenta il costo di un bene primario per tutte le famiglie italiane.

Da qui l'idea del "latte alla spina". In pratica, dei "distributori automatici di latte fresco" dove i produttori locali portano il loro latte e dove i consumatori locali si recano con il loro contenitore, riutilizzabile all'infinito, e "ritirano" il loro latte fresco. In questo modo si ottiene un risparmio medio del 33% (1€ contro 1,50€), dovuto ai mancati contenitori, ai mancati passaggi di "filiera", al mancato trasporto. Inoltre, si evita il consumo giornaliero di contenitori di plastica e vetro, facendo del bene all'ambiente.

Certo, può sembrare un iniziativa minima, anche se 50 centesimi al giorno non sono proprio un'inezia. Ma provate ad immaginare se tutti potessimo fare altrettanto: quante centinaia di euro risparmiate e quanti centinaia di inutili rifiuti evitati. Infatti, il problema è che questo sistema di distribuzione è ancora troppo poco diffuso. Per questo, come da tradizione di "Risparmio Ecologico", c'è bisogno dell'intervento dello Stato, che deve incentivare adeguatamente l'utilizzo di questi distributori, magari addirittura "costringendo" (se si può fare) le grandi catene di vendita a sistemarle nei loro supermercati.

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Quando si vuole riscrivere la storia
post pubblicato in Diario, il 8 settembre 2008


                                                     

Vero è che, in tempi di crisi economica, agli Italiani simili polemiche "ideologiche" non interessano, o perlomeno interessano molto meno del pieno di benzina che aumenta, della rata del mutuo che aumenta, del carrello della spesa che si svuota, e quindi vorrebbe che la politica invece di polemizzare sulle ideologie si occupi delle difficoltà degli Italiani.

Vero è che, in un clima di paura scatenato ad hoc in campagna elettorale (e prima), molti Italiani non pensano a quel periodo della nostra storia come qualcosa di cui avere paura, ma anzi come il (falso) trionfo del rigore e della sicurezza.

Vero è che, in tempi di massima popolarità del Governo e affermazione di un "pensiero unico" di destra, qualsiasi affermazione fatta dai suoi esponenti e qualsiasi polemica che viene loro fatta è sempre vista con sufficienza e diffidenza.

Vero è che, anche se qualcuno magari non se lo ricorda, quando dominava il "pensiero unico" di sinistra, si sono fatti gli identici errori, beatificando in tutti i loro lati i regimi comunisti (ma anche gli stessi partigiani) e nascondendone le malefatte, mettendo nell'angolino quegli storici (Pansa per primo) che, pur essendo di sinistra, non mettevano certo la testa sotto la sabbia.

Ma tutto ciò non può assolutamente giustificare ora il tentativo di riscrivere la storia. Non può giustificare le affermazioni di un Sindaco per il quale il male assoluto sono state solo le leggi razziali, come non può giustificare il discorso di un Ministro che ritiene che anche i "repubblichini" di Salò lottavano per la Patria, seppur da un altro punto di vista. Perchè, non so per loro, ma non può essere la mia patria, nè quella di qualsiasi Italiano che crede nei valori democratici, un Paese retto da una dittatura che ha negato tutte le libertà civili e personali, massacrato gli oppositori (non solo gli ebrei e le "razze inferiori") e gettato nelle macerie un intero popolo. Nè si può comprendere come si possa distinguere fra il fascismo e le leggi razziali: sono forse scese dal cielo?

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Delle semplici nuove carceri no, eh?
post pubblicato in Diario, il 7 settembre 2008


                                                      

Oggi il "Governo della sicurezza" ne ha fatta un'altra delle sue. Stavolta si tratta di un "piano svuota-carceri", sì, proprio così, altro che "tolleranza zero". Coloro che sbraitavano contro l'indulto, anche se l'avevano votato (Berlusconi e Forza Italia) o sono al Governo con chi l'ha votato (Lega e AN), accusando l'allora maggioranza di centro-sinistra di aver causato un'emergenza sicurezza, ora si preparano ad allestire un "indultino mascherato".

Tutto comincia con l'indiscrezione pubblicata oggi da Repubblica, che riporta appunto il piano escogitato dal Ministro Alfano e dal nuovo capo dell'amministrazione penitenziaria Franco Ionta per far fronte al ritorno del sovraffollamento delle carceri, come d'altronde denunciato poche settimane fa dai Radicali nella tradizionale "visita" di Ferragosto nelle carceri italiane. Due le cifre del piano: 3.300 detenuti stranieri da espellere e 4.100 detenuti italiani da "domiciliare" e monitorare con un braccialetto elettronico; tutti con massimo due anni ancora da scontare per reati non di allarme sociale. In totale, 7.400 detenuti in meno che potrebbero dare fiato alle carceri italiane per un po' di tempo.

Un piano confermato dal Ministro Maroni, che però frena e ne mette in evidenza i limiti. E allora scendiamo un po' nei dettagli. Per quanto riguarda i detenuti stranieri, la loro espulsione è già consentita da un articolo della legge Bossi-Fini (sì, quella sull'immigrazione ancora in vigore e che non ha portato alcun frutto, ma qualcuno se ne è dimenticato), ma che viene difficilmente applicato perchè necessita di accordi bilaterali con i paesi d'origine; inoltre, c'è anche il rischio che, una volta rimpatriati, i detenuti vengano liberati e quindi rientrare in Italia in qualche modo. Tant'è vero che lo stesso Maroni ammette che "accordi di questo genere ci possono essere solo con Albania e Romania, tutto il resto non esiste (...) sempre a patto che vi sia la massima sicurezza, altrimenti meglio in carcere qui che liberi in giro per l'Europa". Per quanto rigurda il braccialetto elettronico, i pericoli vengono sopratutto dal rischio evasione: sempre usando le parole di Maroni, "in Italia è stato fatto un esperimento nel 2001 che non ha dato buoni risultati, pertanto si dovrà verificare". Maroni si dimentica, però, di parlare anche dell'elevato costo di questo sistema, come invece ci ricorda Franco Corleone, Garante dei detenuti, che parla di "misura inutile e costosa" (110 milioni di euro per 4.100 detenuti).

Insomma, un piano che fa acqua da tutte le parti. Sarebbe molto meglio creare percorsi di reinserimento sociale, come lavori socialmente utili, come suggerito dal Garante. Ma soprattutto sarebbe molto meglio, ed è necessario, costruire nuove carceri, in modo da risolvere in maniera strutturale il problema del sovraffollamento delle carceri. E il Governo, invece di agire con le chiacchere e con provvedimenti pressochè inutili, quando non dannosi, dovrebbe finanziare e mettere subito in cantiere un nuovo piano di edilizia carceraria. Ah, dimenticavo, ma i fondi per le nuove carceri sono stati tagliati per finanziare il decreto ICI ...

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permalink | inviato da Francesco Zanfardino il 7/9/2008 alle 18:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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