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il blog di Francesco Zanfardino
La verità sul provvedimento di Brunetta
post pubblicato in Diario, il 19 luglio 2008


                                                  

Nei giorni scorsi c'è stata una grande attenzione mediatica sull'ultimo provvedimento dell'ormai Ministro-star Renato Brunetta, ovvero l'obbligatorietà della visita fiscale anche per un solo giorno di malattia. Peccato che nessun Tg abbia messo in evidenza come in realtà questo era già stato previsto dal precedente Ministro.

L'ex-Ministro della Funzione Pubblica, Luigi Nicolais, infatti, aveva già adottato una direttiva in tal senso, la direttiva n.8-2007 (6 Dicembre 2007), la quale, tra le altre cose (valutazione delle condotte dei dipendenti pubblici, in particolare sull'insufficiente rendimento, diventato causa di licenziamento), stabilisce, al punto 4, quanto segue: "(...) Con riferimento alle assenze di un solo giorno lavorativo (...) i dirigenti delle strutture pubbliche sono invitati a concludere accordi con le competenti strutture sanitarie, allo scopo di assicurare che ogni dipendente assente per ragioni di salute venga sottoposto, nella stessa giornata, a visita fiscale (...)".

Ed ecco il passaggio della "circolare Brunetta" dedicato alla visita fiscale: "(...) Ciò significa che la richiesta di visita fiscale è sempre obbligatoria, anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno, salvo particolari impedimenti del servizio del personale derivanti da un eccezionale carico di lavoro o urgenze della giornata (...)".

Come potete vedere, nessuna novità rispetto alla direttiva Nicolais. Anzi, forse qualche differenza c'è: i recenti tagli al settore pubblico renderanno ancora più difficile l'attuazione della norma, visto che la spesa per visite fiscali va da un minimo di 300 milioni ad un massimo di 1 miliardo e 700 milioni.

Come dire: si prende il merito delle cose altrui, e non le fa nemmeno rispettare. A volte rimango basito da come i Tg non controllino queste false "rivoluzioni"... meno male che qualche giornale decente c'è ancora.

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Presidè, cà nisciun è fesso!
post pubblicato in Diario, il 18 luglio 2008


                                           

Oggi il premier Berlusconi è venuto a Napoli per il suo secondo CdM-spot sull'emergenza rifiuti. In pompa magna, ha annunciato: "l'emergenza rifiuti è finita, abbiamo fatto in 55 giorni quello che non è stato fatto prima". Capisco che il Premier abbia continuamente bisogno di aumentare la fiducia degli Italiani nei suoi confronti. Tuttavia, una simile presa in giro dei cittadini campani non è accettabile.

Innanzitutto, l'emergenza rifiuti non è affatto conclusa. Lo aveva fatto notare già ieri la UE, con il Commissario per l'Ambiente Dimas: "Berlusconi può dire quello che vuole ma contano i fatti, contano i risultati concreti e non gli annunci". E vediamoli, 'sti fatti. Innanzitutto questa ANSA, delle ore 15.30 del 18 Luglio (oggi): "Cassonetti e cumuli di rifiuti in fiamme a Napoli e in alcuni centri dell'hinterland. In particolare i vigili del fuoco sono dovuti intervenire per domare piccoli roghi appiccati nel centro del capoluogo partenopeo, a via Medina e via Foria, e nella periferia di Pianura e nel comune di Casalnuovo dove le fiamme per i cumuli di rifiuti bruciati erano più estese". Pensate, praticamente mentre Berlusconi annunciava la fine della crisi, bruciavano i rifiuti nel centro di Napoli. Passiamo poi a questo articolo di Repubblica-Napoli del 17 Luglio (ieri): (...) "Ma arrivano note stonate dai chilometrici cumuli che insistono ancora su parte del territorio. Basta affacciarsi sull´immediata periferia di Napoli: Capodichino invasa da sacchetti, materassi, scarti vari. Ponticelli è una distesa di immondizia. In provincia, schiere di rifiuti dal fetore insopportabile costeggiano San Giuseppe Vesuviano, Sant´Anastasia, Boscotrecase, Somma. Oltre 10mila tonnellate (dato più o meno confermato dallo staff di Bertolaso). Ma nessuno fa cenno alle altre 40mila «temporaneamente» parcheggiate nei siti di stoccaggio provvisori: non hanno status di discarica, sono a rischio per la salute pubblica, spesso immersi nel percolato. In questi siti invisibili, "tappeto" sotto il quale l´emergenza ha potuto contenere se stessa, sono ferme le giacenze di mesi, o di anni. E sono quelle che misurano ancora la distanza tra un progresso ottenuto e una sfida vinta". Concludiamo poi con le foto pubblicate sul sito dell'Unità (risalenti a ieri).

Già, appunto. Nessuno nega che ci sia stato un "progresso" nell'emergenza rifiuti, ma siamo ancora molto lontani dal poterla dichiarare chiusa, con 10mila tonnellate nelle periferie e nelle province e 40mila nei siti di stoccaggio provvisorio. Per non parlare poi delle tonnellate di rifiuti "parcheggiate" da mesi (se non anni) sotto i viadotti, probabilmente nemmeno previste nei piani della struttura di Bertolaso. E, soprattutto, senza nemmeno contare le migliaia di siti da bonificare. Inoltre, diciamolo chiaramente che l'attività del duo Bertolaso-Berlusconi ha ben poco a che fare con questo miglioramento. Questo miglioramento è dovuto, infatti, all'apertura delle due discariche di Savignano Irpino e Sant'Arcangelo, allestite da De Gennaro, all'invio di treni in Germania (niente di nuovo), all'invio di rifiuti nelle altre Regioni (anche qui niente di nuovo, ma all'epoca la Lega si stracciava le vesti contro i rifiuti dei "terroni"), all'ennesima riapertura "eccezionale" del sito di Giugliano (come a Gennaio). Insomma, Berlusconi-Bertolaso non hanno fatto niente di nuovo rispetto a De Gennaro, se si esclude i nuovi siti come Chiaiano, che però entreranno in funzione tra qualche mese e quindi non hanno niente a che vedere con il miglioramento attuale, e il quarto termovalorizzatore, attivo fra tre anni (se ci sarà, visti i problemi).

L'emergenza, putroppo, si potrà dichiarare chiusa solo a Gennaio, con l'avvio del termovalorizzatore di Acerra (anche qui niente di nuovo, anzi è stato posticipato di un mese). E se nel frattempo si potesse evitare demagogia e annunci, noi Campani ci sentiremmo meno presi in giro.

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"Più tagli per tutti" (tranne che per se stessi)
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 17 luglio 2008


                                                        

Tagli, tagli e ancora tagli
. La forbice di Tremonti si sta abbattendo su tutti i settori della società italiana. Dai settori putroppo meno importanti per l'opinione pubblica, come cultura e ambiente, a settori più sensibili come gli enti locali, le infrastutture, la sanità, la scuola, l'università e forze di sicurezza (e pensare che questo doveva essere il "governo della sicurezza").

Per carità, la spesa pubblica va ridotta. Uno dei motivi per cui l'Italia cresce poco è proprio perchè ha una spesa pubblica molto elevata, oltre che un debito pubblico altissimo. Ma non deve essere ridotta la spesa sociale e per investimenti, ma la spesa inutile, gli sprechi insomma. Questi tagli invece, oltre ad essere spropositati, sono anche generalizzati: è come se, da un carico di pomodori, invece di eliminare i pomodori marci dalle varie confezioni si eliminassero direttamente intere confezioni di pomodori. Certo, si eliminano un po' di pomodori marci, ma non tutti, e soprattutto nel contempo si eliminano tanti pomodori "buoni".

E così invece di tutelare il patrimonio artistico e paesaggistico, facendo così ripartire il turismo (e con esso lo sviluppo), si tagliano i fondi. Invece di eliminare i ticket sulla sanità, li si allarga addirittura ad altre prestazioni di fuori della diagnostica e li si demanda alle Regioni. Invece di investire su scuola e università, aprendo la strada verso il futuro, si tagliano risorse e dipendenti, portando davvero sull'orlo del baratro il settore pubblico. E, soprattutto, invece di dare più risorse e organici alle forze dell'ordine, si fa l'esatto opposto: alla faccia della sicurezza!

Il Governo si difende dicendo "bisogna stringere la cinghia, la priorità è il bilancio". Certo, condivido, anche se una cosa è stringere la cinghia, un altra cosa è mettere il cappio. Però non mi ricordo simili affermazioni all'epoca di Prodi e PadoaSchioppa. Ma, soprattutto, per dire certe cose bisogna dare il "buon esempio": e non mi pare che sia così. Anzi, incredibilmente il Governo abolirà il tetto degli stipendi dei manager pubblici, ovvero quel tetto massimo di 290 milioni di euro l'anno previsto dal Governo Prodi. Certo, quel tetto aveva i suoi difetti: c'erano 25 possibili deroghe, e inoltre si poteva prevedere un tetto ancora più basso. Ma perlomeno era qualcosa, un inizio per una classe politica con gli stipendi più alti d'Europa. Ma evidentemente Tremonti nella sua furia tagliatrice si è dimenticato di tagliare gli sprechi del potere.

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Le nuove "priorità" del Governo
post pubblicato in Diario, il 16 luglio 2008


                                                
 
Dopo aver sconvolto i calendari parlamentari per far approvare prima della pausa estiva il lodo Alfano, in modo da ripararsi da una possibile condanna imminente (processo Mills), il Governo annuncia le nuove priorità. Nè salari e stipendi, nè consumi. Ma nemmeno il federalismo, tanto caro alla Lega.

Il premier Berlusconi, infatti, risponde a Calderoli, che ieri sosteneva la necessità di portare a termine il federalismo entro il 2008 e quindi auspicava di rinviare la riforma della Giustizia al 2009. Ecco cosa risponde Berlusconi a Calderoli: "Non sono mai stato più determinato di adesso. Ci vuole una riforma giusta per il Paese". In cosa consisterà la riforma? Ecco i tre punti-chiave: ripristino dell'immunità parlamentare, riforma del CSM e separazione delle carriere.

Sì, in effetti in un paese con un inflazione record al 3.8% e con il potere d'acquisto ormai ridotto al lumicino, le priorità del Paese è proprio l'immunità parlamentare ...

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Morti sul lavoro, ombre e luci di una tragedia infinita
post pubblicato in Diario, il 15 luglio 2008


                                                   

Oggi l'Inail ha diffuso il suo rapporto annuale sulle morti sul lavoro. Ebbene, nel 2007 le morti sul lavoro sono calate del 9.8% rispetto al 2006. Ma non c'è da stare allegri: le "morti bianche", che poi di bianco non hanno nulla, sono state 1210, ovvero una media di 3-4 morti sul lavoro al giorno. Inoltre, invece di diminuire aumentano gli infortuni per lavoratori atipici (+5.7%) e stranieri (+13.6%). Ovviamente senza considerare gli infortuni e le morti non denunciate, visto il largo impiego di lavoratori clandestini. Ma la cosa più scandalosa è che, nonostante queste diminuzioni, l'Italia detiene il triste primato UE delle morti sul lavoro, come emerge dalla relazione dell'Anmil (febbraio 2008).

E' indecente. Un Paese civile non può definirsi tale con tutte queste morti sul lavoro. Morire di lavoro, ovvero morire mentre si sta contribuendo con i propri sforzi al benessere della propria famiglia e della società, non è tollerabile. Punto. E se qualcuno pensa che per contrastare questo fenomeno non servano adeguate sanzioni, bè, lasciatemelo dire, non è tollerabile nemmeno lui. La tolleranza zero, lo ripeto anche in questo post, non può fermarsi davanti ai cancelli delle fabbriche.

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I frutti della demagogia / 3: Meno risorse per la Giustizia, un nuovo indulto
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 14 luglio 2008


                                                 

Dopo i tagli per Alitalia e per le forze di polizia, arrivano anche i tagli per la Giustizia. Il "Governo della sicurezza", come ama definirsi, pensa forse di poter combattere la criminalità solo prendendo le impronte ai bimbi rom, o con l'aggravante di clandestinità: le risorse per forze di polizia e giustizia possono aspettare, tanto non importa arrestare e condannare i criminali, basta buttare fumo negli occhi delle persone con tanta demagogia.

A lanciare l'allarme è Claudio Caselli, Capo del Dipartimento Organizzazione e Personale del Ministero della Giustizia, in un "documento-SOS" consegnato al Ministro Alfano e al sottosegretario Caliendo sulle conseguenze della nuova Finanziaria sulla macchina giudiziaria italiana. Ebbene, in sintesi: taglio del 22% delle risorse (per il 2009, poi 30% nel 2010 e 40% nel 2011) per le spese "intermedie", ovvero acqua, luce, gas, benzina, carta, fax, armadietti, fotocopiatrici, computer, ma soprattutto per la trascrizione delle sentenze, assistenza tecnica e autovetture blindate; riduzione del 10% degli organici, che già lamentano una scopertura media del 14%, attraverso un taglio degli uffici dirigenziali ma anche il "blocco" di fatto delle assunzioni, ridotte al 10% dei pensionamenti, con gli ultimi due concorsi indetti ora a rischio.

Insomma, meno risorse umane ed economiche per la giustizia. "Misure che rischiano di portare al blocco degli uffici giudiziari", secondo Caselli, con tutte le conseguenze sui tempi della giustizia e certezza della condanna. Se poi a questo ci aggiungiamo i provvedimenti su intercettazioni e rinvia-processi, stiamo a posto! E' un nuovo indulto, ancora peggiore del precedente (e ho detto tutto): almeno prima i criminali erano stati in carcere ... il problema era la certezza della pena. Ora il problema è addirittura la certezza della condanna!

E questo nonostante che il Programma del PdL al punto 2 della terza "Missione" reciti chiaramente: "aumento delle risorse per la Giustizia". Alla faccia!

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Evasione riscossa: +71% nel 2007, ma è ancora al 7% del totale
post pubblicato in Diario, il 13 luglio 2008


                                                     

Il "Giudizio sul Rendiconto Generale dello Stato" diffuso oggi dalla Corte dei Conti fornisce un quadro della lotta all'evasione ancora negativo, anche se con forti segnali di miglioramento. Secondo la Corte, infatti, nel 2007 l'evasione riscossa è aumentata del 71%, ma è ancora il 7.3% del totale. Insomma, un riconoscimento ufficiale degli sforzi dello scorso Governo, e una sfida da vincere per quello attuale. A dire il vero, è da tre anni che la riscossione dell'evasione è in miglioramento: si è passati dai 930 milioni del 2004 ai 1.295 milioni del 2005; tuttavia è nel periodo 2006-07 che si è assistiti alla vera svolta, con rispettivamente 2.021 e 3.460 milioni di euro recuperati. Inoltre, sono diminuiti i costi della riscossione, dai 620 milioni del 2000 ai 405 del 2007. Comunque, c'è ancora molto da fare: su circa 40 miliardi di evaso, 37 non sono recuperati. Insomma, i fondi per minimo due Finanziarie.

Per questo la lotta all'evasione e il suo recupero devono continuare e migliorare ancora di più. "Pagare tutti per pagare meno" non è solo uno slogan, ma una realtà. Lottare contro l'evasione non è solo un obbligo morale e civile, ma una (certamente non l'unica) delle principali vie per aumentare la cultura del rispetto delle regole e per diminuire la pressione fiscale. E certi commenti nei confronti di chi si impegna, con successo, su questo fronte, sono quantomeno inopportuni. Soprattutto da chi si professa cultore della "tolleranza zero" ...

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Un passo in avanti contro la discriminazione
post pubblicato in Diario, il 12 luglio 2008


                                                     

100 mila euro. Questo il risarcimento che il Ministero della Difesa e quello dei Trasporti dovranno pagare a Danilo Giuffrida, 26 anni, cui era stata sospesa la patente per "disturbo dell'identità sessuale". Lo ha stabilito oggi il Tribunale di Catania, dopo tre anni di dibattimento. La vicenda risale infatti al 2005, quando, alla visita di leva, il giovani dichiarò di essere omosessuale: la motorizzazione civile, informata dall'ospedale militare di Augusta della mancanza dei "requisiti psicofisici richiesti" (a causa del "disturbo dell'identità sessuale"), gli sospese la patente di guida. Il giovane fece quindi ricorso al TAR, che stabilì che "l'omosessualità non può considerarsi una malattia psichica", e successivamente domanda di risarcimento.

"Un passo avanti per i diritti civili", come ha commentato lo stesso Giuffrida. Perchè non è ammissibile che persino lo Stato discrimini l'omosessualità, ritenendola di fatto una "malattia psichica". Uno Stato dove non esiste una norma complessiva che tuteli dalla discriminazione per orientamento sessuale, come ricorda il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso.

Come si può pretendere che i cittadini non discrimino se è lo Stato stesso a farlo? Come si può pretendere che certe persone comprendano che, anche se la maggior parte di noi fa una determinata scelta, non vuol dire che altre scelte siano sbagliate, se chi rappresenta lo Stato si comporta come se queste altre scelte fossero delle "malattie"?

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Bisogna tenere duro sui tetti di spesa per i libri scolastici
post pubblicato in Diario, il 11 luglio 2008


                                                 

Lo scorso 25 Febbraio il precedente Ministro dell'Istruzione Beppe Fioroni aveva firmato un decreto che aveva fissato i "tetti di spesa" per il libri scolastici anche alle scuole superiori. In particolare, nel complesso dei 5 anni non andava sforato il limite dei 913 euro per i professionali, 1290 per i tecnici e 1490 per i classici e scientifici; inoltre, era stabilito un tetto massimo anche per i singoli anni.

Ebbene, secondo un'indagine condotta e pubblicata oggi da Repubblica.it su quasi 300 prime classi di liceo scientifico e classico, i tetti di spesa saranno sforati nel 70% dei casi, con una spesa che arriverà fino a 500 euro per studente, esclusi i dizionari (con i quali si può arrivare fino a 750 euro per gli studenti del classico). Un vero e proprio salasso per tantissime famiglie che così si vedono costrette a rinunciare ai libri considerati "meno utili", oppure a ricorrere all'usato. Con tutte le conseguenze negative per l'indotto. Inoltre, si tratta di un danno per lo stesso Stato, che dovrà spendere più soldi per i rimborsi dei libri alle famiglie svantaggiate. E di fronte a questo, il nuovo Ministro Gelmini si limita a disporre che le scuole spieghino le loro motivazioni nel sito Internet dell'AIE (Associazione Italiana Editori).

No. Bisogna tenere duro sui "tetti di spesa". Perchè, se al L.Scientifico "Da Vinci" di Milano gli studenti della prima C spenderanno solo 248 euro per 13 libri (57 in meno al tetto previsto), se al L.Classico "Lucrezio Caro" di Roma spenderanno 257 euro per 12 libri (63 in meno al tetto previsto), vuol dire che la colpa degli sforamenti non è solo dell'aumento del costo dei libri, ma anche mette in lista una ventina di libri o vi inserisce i più costosi.

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P.S. Ho ricevuto da ADestra il premio "Brillante Weblog". Come da regolamento, oltre a citare il link del loro blog, devo premiare, e lo faccio con immenso piacere, altri 7 blog. I blog da me premiati, certamente più meritevoli di me, sono: Contracorriente, Geco, Paolo Borrello, Punto di Vista, Quo Vadis, Raser, Rosa Valenti. Ringrazio ancora ADestra, che mi dispiace non poter ricambiare come da regolamento, anche se loro davvero meritano il premio, se non altro per la straordinaria abilità nelle vignette ...

                                                                  

Risparmio energetico, lo Stato dia il buon esempio con i semafori a LED
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 10 luglio 2008


                                                       


Secondo appuntamento con "Risparmio Ecologico", la nuova rubrica di "Discutendo" dedicata alle iniziative che consentono di conciliare ecologia ed economia, con benefici per l'ambiente e le nostre tasche. L'appuntamento di oggi è dedicato al risparmio di energia elettrica, con particolare riferimento all'utilizzo dei "semafori a LED".

Rispetto alle normali lampade semaforiche ad incandescenza, infatti, le lampade semaforiche a LED, di più recente invenzione, consentono numerosi vantaggi:
- risparmio dell'80% di energia elettrica a parità di luce emessa;
- durata media 10 volte superiore (100mila ore contro 10mila ore);
- costi di manutenzione praticamente azzerati (basta un intervento all'anno per la pulizia esterna);
- guasti ridotti a zero (essendo formata da più "LED", anche se si bruciano molti dei LED la qualità della luce non cambia granchè; inoltre, in caso di guasto la lampada si può riparare, a differenza di quelle ad incandescenza);
- qualità della luce emessa migliore (la luce dei LED è monocromatica, a differenza di quelle ad incandescenza, e quindi non subisce gli effetti deteriorativi del vetro colorato; il disco su cui sono posizionati i LED è nero e copre l'intera superficie riflettente della parabola semaforica, e quindi evita il cosidetto "effetto phantom");
- funzionamento anche a bassissima tensione (e quindi può sfruttare anche pannelli solari);
- impossibilità di fulminarsi (e quindi più sicurezza, perchè mantiene sempre "vivo" il segnale");
- zero costi di applicazione (l'attacco è quello E27 normalmente usato dalle lampade semaforiche ad incandescenza).

L'unico problema è che tali lampade semaforiche a LED costano molto. Comunque, come dimostrato da questo studio dell'ing.Michele Tarolli (andato tra l'altro in onda a Report su RaiTre molto tempo fa), il costo delle lampade si "ammortizza" in 3-4 anni grazie al risparmio ottenuto. E lo studio dell'ing.Tarolli risale al 2004, quindi è probabile che i tempi di ammortizzamento oggi siano ancora più brevi, visti i vertiginosi aumenti del costo dell'energia elettrica, nonchè gli ulteriori miglioramenti della tecnologia a LED e la diminuzione dei suoi costi.

Insomma, quello dei "semafori a LED" è un ottimo investimento. Non solo per il futuro, ma anche per il presente. Per questo lo Stato deve dare il buon esempio sul "risparmio energetico", ordinandone l'applicazione a tutti i semafori d'Italia. Se a Bressanone, città di 20mila abitanti, si sarebbero risparmiati 61000 KwH l'anno, provate ad immaginare cosa si risparmierebbe in tutta Italia, che conta quasi 60milioni di abitanti.

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Caso Eluana, finalmente rispettata la libertà di scelta
post pubblicato in Diario, il 9 luglio 2008


                                                  

La Corte d'Appello di Milano ha oggi sancito una sentenza storica. E' stata infatti autorizzata la sospensione del trattamento che tiene in vita Eluana Englaro, la ragazza in coma irreversibile dal 1992, a causa di un incidente stradale, il cui padre Beppino, nel rispetto delle volontà a suo tempo espresse da Eluana, chiede da anni e anni la sospensione delle terapie che la tengono in vita. Dopo ripetuti fallimenti, la Corte di Cassazione nel 2007 aveva rinviato il caso alla Corte d'Appello, esprimendo parere favorevole alla sospensione delle terapie se fossero state accertate due condizioni:
- l'irreversibilità della condizione di stato vegetativo e l'assenza di alcun fondamento medico, secondo gli standard riconosciuti a livello internazionale, che lasci suppore la benchè minima possibilità di un qualche recupero della coscienza;
- la prova che il paziente, prima di perdere la coscienza, sarebbe stato contrario alla continuazione delle cure.

Evidentemente le due condizioni sono state entrambe riconosciute, e quindi la Corte d'Appello ha disposto per l'autorizzazione. E' davvero una "vittoria dello Stato di diritto", come ha dichiarato il padre di Eluana, Beppino Englaro. Chiamatela come volete,eutanasia, eutanasia attiva, eutanasia attiva volontaria, dolce morte, morte dignitosa, testamento biologico: chiamatela come volete, l'importante è che venga riconosciuto il diritto di una persona di scegliere, in piena coscienza, cosa disporre della propria vita, quand'essa si trovi in uno stato vegetativo o di sofferenza irreversibile. E qui il mio pensiero va a Piergiorgio Welby che, a differenza di Eluana, era perfettamente cosciente nel suo stato di "vita non-vita". E, nonostante ciò, non gli è stato riconosciuto il diritto di scelta.

E' ora che il Parlamento si adegui e riempia il vuoto legislativo riguardante l'eutanasia "attiva volontaria". Non si può ogni volta perdere tempo nei tribunali e prolungare il calvario di chi non ha voluto fare questa scelta.

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Dimezzare i gas-serra entro 2050? Bene, ma lo si faccia davvero
post pubblicato in Diario, il 8 luglio 2008


                                                       

I leader del G8 hanno raggiunto un accordo per dimezzare le emissioni dei "gas-serra" entro il 2050
. La notizia arriva da Toyako, in Giappone, dove si sta svolgendo il periodico incontro fra i leader dei Paesi più industrializzati del mondo (almeno quelli ufficialmente riconosciuti). E' certamente una buona notizia, anche se gli ambientalisti dichiarano che potrebbe non essere sufficiente ("Nel 2050 sarà troppo tardi"). Ma, al di là del dibattito fra "catastrofisti" e "negazionisti", è innegabile che i "gas serra" hanno una certa responsabilità nel repentino riscaldamento globale: che sia forte o no, questa responsabilità comunque esiste, e quindi ridurli non fa certo male.

Il problema è però un altro: gli impegni presi vanno rispettati. E i "Grandi" del mondo non sono certo persone affidabilissime, visto il fallimento dei precedenti accordi, soprattutto il protocollo di Kyoto del 1998: esso doveva portare ad una riduzione dei gas-serra del 5% entro il 2013, ma l'obiettivo è lontanissimo dall'essere raggiunto (ed ora siamo a metà 2008), tanto che si terrà una nuova "Kyoto" a Copenaghen nel 2009 per rivedere il Protocollo. Speriamo che questa volta non straccino gli impegni presi. Altrimenti è preferibile che questi impegni non vengano presi: lo dicano, se è vero, che è impossibile ridurre così tanto i gas-serra, oppure, se lo pensano, che la riduzione dei gas serra è una cosa ridicola, che non si possono mettere freni alle economie, che l'effetto serra è un'invenzione: magari la storia potrebbe anche dar loro ragione. Meglio un sincero rifiuto, che ipocriti annunci.

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