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il blog di Francesco Zanfardino
Il mantenuto secessionista
post pubblicato in Diario, il 30 ottobre 2010


Un po' per rispondere alla Lega, un po' per finire sui giornali, il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, ha auspicato la secessione della "Trinacria", ormai pronta a "fare da sola".

Peccato che proprio Lombardo dovrebbe essere l'ultimo a parlare, dato che per la Sicilia il federalismo è già stato attuato da un pezzo, sotto il nome di "autonomia speciale", e Roma non è ladrona, ma "bonacciona": il 100% e anche più delle tasse dei Siciliani, infatti, resta a disposizione dell'amministrazione regionale ... più secessione di questa!

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La depressione
post pubblicato in Diario, il 29 ottobre 2010


"Taglierò 300 mila dipendenti statali". Questo l'annuncio-choc di Brunetta: ma, quel che è peggio, il ministro non lo dice con estrema sofferenza, ma con orgoglio.

Come se tagliare 300mila posti di lavoro, in aggiunta alle decine di migliaia già tagliati nei vari settori della Pubblica Amministrazione (scuola, sanità, ecc.), fosse una cosa fantastica. Per carità: legittimo ritenere (io non lo ritengo) che i tagli occupazionali nella P.A. promossi da Tremonti e soci siano un taglio di "sprechi". Così come i tagli ai finanziamenti.

Ma, al di là di questo, insomma anche se questi fossero davvero soldi sprecati, se davvero fossero queste delle "spese improduttive", quale vantaggio ne ha il Paese nel tagliarle se poi questi soldi non vengono reinvestiti in "spesa produttiva"? Nessuno! Anzi, si innesta un circolo depressivo per l'economia italiana, perchè si sottraggono soldi al mercato (stipendi, incentivi, ecc.) e quindi la torta diminuisce sempre di più, anzichè aumentare.

Qui, in fondo, sta tutta la questione della spesa pubblica: non importa la sua quantità, ma la sua qualità! Bisogna assolutamente tagliare quanti più sprechi (veri) è possibile, ma poi questi soldi vanno reinvesti in nuova spesa produttiva ... o quantomeno in tagli delle tasse. Già, quei tagli che i berluscones promettono e ripromettono da 16 anni a questa parte ... e invece alla fine tagliano solo i servizi pubblici. E pure vantandosene.

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La "rottamazione"
post pubblicato in Diario, il 28 ottobre 2010


Renzi, Civati e gli altri "rottamatori" hanno lanciato, è chiaro, una sfida al PD. O, meglio, alla classe dirigente del PD: il problema, secondo loro, è che il PD non fa il PD, ovvero non riesce a dire agli Italiani cosa è e cosa vuole fare, anche e forse soprattutto perchè è schiavo di una classe dirigente che è la stessa da 16 anni e che, nonostante i ripetuti fallimenti, vuole restare saldamente alla guida del Partito. Il che si ripercuoterebbe anche nell'incapacità di interpretare quell'esigenza di "rinnovamento" delle forme e soprattutto dei contenuti (oltre che delle semplici "facce") che pure è stata alla base della nascita del PD e del suo iniziale successo.

Sui giornali, e sui media in generale, in realtà la questione è passata solo come la necessità di "rottamare" la classe dirigente per far spazio ai giovani. Non è solo questo, ma è chiaro che proprio alla classe dirigente del PD conviene che la questione appaia come questa.

Ma, comunque, facciamo  anche finta che si tratti solo di una questione "generazionale". E' chiaro che ci sono tanti giovani "vecchi", e (pochi) vecchi "giovani": insomma, "non ci serve un giovane D'Alema", come scrive la scrittice Lidia Ravera su l'Unità. Un vero rinnovamento non si basa sull'età (anche se rifrescare l'età di un Partito significa, pressochè inevitabilmente, anche rinfrescarne le idee ed i contatti con la società reale). Ma vogliamo anche renderci conto che nella politica, come nell'imprenditoria, nei sindacati e in tutti i settori di questa società c'è un evidente deficit di rappresentanza giovanile? Che il Parlamento, come tutte le altre istituzioni, dovrebbe rappresentare il Paese, e invece è prevalentemente nelle mani di una "gerontocrazia" (oltre che di una "fallocrazia")?

Allora se, giustamente, di fronte a questo problema si risponde che non si può ridurre tutto alla questione anagrafica, si vuole quantomeno offrire un'altra risposta? Oppure ci si vuole riempire solo la bocca con il "rinnovamento" e poi semplicemente si ignora il problema? Sarebbe tanto difficile, ad esempio, che i partiti destinino almeno il 10% del proprio finanziamento pubblico alle proprie organizzazioni giovanili, in modo da fornire ai giovani impegnati in politica gli strumenti per poter crescere in autonomia, senza dover dipendere dal politico navigato di turno?

Così dovrebbe rispondere il PD, di fronte alle questioni poste da Renzi, Civati e gli altri. Non semplicemente sostenere che, in fondo, nel PD c'è più spazio per i giovani che altrove: è vero, e nel dibattito politico-mediatico spesso lo si dimentica (chi colpevolmente, chi volontariamente), ma non può certo bastare per un Partito che, ripeto, è nato per interpretare l'esigenza di rinnovamento di un Paese troppo, troppo ancorato al passato.

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L'esportazione della pena capitale
post pubblicato in Diario, il 27 ottobre 2010


La Corte Suprema irachena ha deciso la condanna a morte di Tareq Aziz, l'ex numero due del regime di Saddam Hussein, che già ha subito la stessa sorte quattro anni fa, sempre per impiccagione.

Mi domando se anche questa voglia del "nuovo corso" iracheno di vendicarsi del passato con la stessa insensata crudeltà usata da Hussein faccia parte del progetto di "esportazione della democrazia" che fu lanciato da Bush e soci nel 2001. Poi penso che proprio negli USA è ancora in vigore la pena d morte ... e c'è quindi da riconoscere una certa coerenza.

Viva la "democrazia" ...

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I gay, le tasse, la morale
post pubblicato in Diario, il 26 ottobre 2010


Buttiglione, recidivo, offende l'intera comunità lgbt sostenendo che "l'omosessualità è moralmente sbagliata, come l'adulterio, l'evasione o il non donare soldi ai poveri". Anzi, nel tentativo di giustificarsi, precisa: "L'omosessualità è oggettivamente sbagliata, ma ci sono tante cose moralmente sbagliate che la legge non deve perseguire, come l'adulterio, l'evasione, eccetera".

In qualsiasi Paese un partito avrebbe chiesto le dimissioni del proprio Presidente, se avesse paragonato i gay agli evasori, e se avesse detto che lo Stato non deve perseguire questi ultimi. Mi sa invece che a Buttiglione non accadrà nulla, anzi; in Berlusconia anche chi si dovrebbe opporre al clima imperante, come l'Udc, in realtà non è così diverso.

A proposito di morale, a proposito di umanità cristiana ... a proposito di coerenza.

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Senza l'Italia ... e l'Italia senza
post pubblicato in Diario, il 25 ottobre 2010


Riascoltando le parole di Marchionne a "Che tempo che fa" ho pensato: ma invece di chiederci cosa sarebbe questa Fiat senza l'Italia, vogliamo domandarci come sarebbe l'Italia senza questa Fiat?

Ci stiamo dilaniando infatti da mesi sulla sfida che, proprio Marchionne, ha lanciato all'Italia: il dibattito, però, ha dato fin troppa importanza alla Fiat, ritenendola quasi un fattore indispensabile al nostro Paese, come un qualcosa che "detta la linea" e alla quale l'Italia deve trovare il modo di adeguarsi. Non è così, e sarebbe ben grave se così fosse.

Per carità: non sono uscito improvvisamente pazzo. Mi rendo benissimamente conto che attualmente la Fiat è una delle colonne del sistema produttivo-lavorativo italiano, costituendo una fetta non trascurabile del PIL e dell'occupazione italiana; e che se la FIAT, di punto in bianco, scomparisse dall'Italia sarebbe un colpo durissimo, da cui sarebbe difficile riprendersi. Quel che voglio dire, però, è che questo non è vero in senso assoluto: l'Italia, insomma, può anche fare a meno della FIAT.

Anzi: probabilmente, e fra non molto, dovrà farne a meno. Marchionne non mi sta simpatico (e soprattutto mi stanno ancora più sui cosiddetti tutte le sovrastrutture politico-sindacali che ne sfruttano le decisioni per impostare un nuovo modello di produzione), ma credo abbia ragione quando sostiene, in sostanza, che le produzioni FIAT ormai siano diventate sempre meno compatibili con il sistema produttivo italiano, troppo incompetitivo su questo fronte (e su altri fronti di produzione strettamente "operaia") rispetto ad altri sistemi produttivi quali quello polacco, rumeno, serbo.

Il problema è che le sovrastrutture politico-sindacali di cui sopra (Governo, Confindustria, Cisl e Uil, centrodestra e anche settori del centrosinistra e della stessa Cgil, nonchè buona parte della cosiddetta "società civile"), di fronte a questo oggettivo problema di competitività, rispondono con la diminuzione dei diritti e della qualità del lavoro in generale. Per carità (2): l'accordo di Pomigliano non è l'introduzione del regime lavorativo cinese. Ma, piccoli o grandi passi che siano, verso quale modello di produzione vogliamo portare l'Italia? Verso quello polacco, serbo, rumeno, cinese? O verso un nuovo modello di produzione, che preservi e anzi migliori la qualità del lavoro in Italia, e gradualmente sostituisca le produzioni "operaie" (cioè quelle basate soprattutto sulla forza-lavoro) con quelle specialistiche, di eccellenza, di valorizzazione dei "cervelli", cioè quelle produzioni basate soprattutto sulla "qualità", sulle quali la concorrenza dei polacchi o dei cinesi è pressochè nulla. Nonchè "nuove" produzioni, che rispondano alle esigenze dei "nuovi" mercati che si stanno aprendo in Italia, come quelli che riguardano le energie rinnovabili, ad esempio.

Ecco cosa vorrei, insomma: una politica, un sindacato che non pensi soltanto alle sfide dell'oggi, ma soprattutto alle sfide del futuro. Che non stia appresso a Marchionne, a chi vuole stare senza l'Italia, ma ai giovani che si stanno affacciando al mondo del lavoro e che in Italia vogliono starci, persino in quest'Italia sempre più senza futuro.

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Se fosse stato Fini
post pubblicato in Diario, il 24 ottobre 2010


Ma cosa avrebbero fatto Belpietro o Feltri, Libero o il Giornale, Gasparri o Storace se fosse stato Fini, e non Berlusconi, ad aver acquistato, tramite una società offshore riconducibile alla banca di cui si è il primo e principale correntista, una megavilla ad Antingua e, contemporaneamente, aver cancellato da premier il debito di questo Paese nei confronti nell'Italia, nonostante la propria politica fosse quella di tagliare i fondi per la cooperazione internazionale e comunque ci fossero Paesi ben più "inguiati" economicamente da dover essere aiutati ben prima di Antigua? Non ci avrebbero montato un caso mediatico-politico ben peggiore dell'appartamentino di Montecarlo?

E allora perchè ora sbraitano, denunciano, querelano e gridano all'ennesimo attacco a "Silvio"?
 
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E il gossip dell'orrore?
post pubblicato in Diario, il 23 ottobre 2010


Il sindaco di Avetrana ha deciso di chiudere, con un'ordinanza, alcune strade del paese per fermare quello che viene definito "turismo dell'orrore".

Anche se si tratta di una limitazione alla libertà di ciascuno di noi, che sarebbe ben evitabile con il semplice buon senso, forse il primo cittadino ha fatto bene, per evitare lo stupro della dignità dei familiari e degli amici di Sarah che in queste settimane avrebbero preferito vivere nel silenzio mediatico (e turistico) il proprio dolore. Ma la domanda che io mi pongo è: ma se dobbiamo fermare il "turismo dell'orrore" ad Avetrana, cosa dovremmo fare con il "gossip dell'orrore" che sta imperversando ormai ovunque e in qualsiasi orario nel mondo televisivo italiano? Chi fermerà le decine di Barbara D'Urso e Mara Venier, Bruno Vespa e Massimo Giletti in preda alla speculazione sentimentalistica sull'orrore di Avetrana?

Nessuna censura, per carità ... ma il senso del limite, il senso del rispetto, il senso della proporzione, insomma il buon senso che dovrebbe caratterizzare il "giornalismo", che fine ha fatto?

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Possono dire quel che vogliono ...
post pubblicato in Diario, il 22 ottobre 2010


... ma, con la ri-nomina di Guido Bertolaso a commissario "di fatto" della ennesima emergenza rifiuti in Campania, Berlusconi e soci hanno ammesso il loro fallimento nella risoluzione dell'emergenza che, in realtà, non era mai stata risolta (e comunque, quel poco che hanno fatto, è ben poco merito loro). Quello che, nel mio piccolo, vado dicendo in questo blog da quando questa faccenda è iniziata, nel pressochè totale silenzio dell'informazione titolata e dell'opposizione politica.

Ovviamente, i berluscones cercheranno in tutti i modi, con tutte le scuse di far sembrare il contrario. E magari ci riusciranno, avendo in mano la maggior parte dei mezzi di comunicazione, e a fronteggiarli un'opposizione fin troppo corretta. Ma la verità è questa, e la verità non muore mai. Si tratta solo di tempo, e chi ha fatto "il gallo sulla monnezza" morirà di monnezza.

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Aiutiamoli a casa loro?
post pubblicato in Diario, il 21 ottobre 2010


A dire il vero, la Lega il più delle volte se ne strafotte. Tuttavia, quando qualcuno ne sottolinea la contrarietà delle sue politiche anti-immigrati alla cristiana accoglienza (e loro si dicono portavoce dei valori cristiani), a volte rispondono qualcosa del tipo: sì, ma infatti noi vogliamo aiutarli "a casa loro".

E' in quei momenti che vorrei sbattergli in faccia dati come questi: un taglio del 45%, sommato a precedenti tagli decisi dal governo Berlusconi in questi due anni, che portano sotto i 100 milioni di euro il fondo per la Cooperazione Internazionale. Ovvero proprio quei fondi per "aiutare a casa loro" i diseredati del mondo.

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Perchè gratis
post pubblicato in Diario, il 20 ottobre 2010


Il gesto, per carità, è lodevolissimo. Sinceramente, però, non capisco perchè gente come Benigni o Abbado debba rinunciare al compenso di una "ospitata" in TV, debba quasi sentirsi in colpa, solo perchè Qualcuno ha paura di una trasmissione e di cosa potrebbe esser detto in quella trasmissione. In una TV normale, si sarebbe ben contenti di pagare per avere questi ospiti: anche perchè, in un Paese normale, qualunque ospite importante richiederebbe il giusto compenso, perchè non tutti sono San Francesco.

Ovviamente, la RAI non è una TV normale, e l'Italia non è un Paese normale. Però è insopportabile che si utilizzi l'argomento del canone per giustificare certe azioni: innanzituttto, perchè chi paga il canone lo paga perchè il senso del canone è quello di garantire un servizio pubblico di qualità, che non si basi unicamente sulle regole del mercato, e che abbia fra le sue qualità anche quella del pluralismo dei punti di vista, non di una pappetta "politically correct" (d'altronde, anche se dovesse essere una pappetta così, non vedo come gli editoriali di Minzolini, il salotto di Vespa o quello di Paragone rientrino nel "politically correct" e, invece, le puntate di Annozero e della Dandini no).

Inoltre, se anche si volessere rinunciare al servizio pubblico, rimangono le regole del mercato, e quelle ci dicono che i programmi ostacolati dalla cricca Masi&Berlusconi sono fin troppo spesso quelli favoriti dagli ascolti e, quindi, che si ripagano ampiamente da soli con la pubblicità: anzi, spesso fanno guadagnare la RAI, come "Che tempo che fa" con Fazio, nonostante Fazio sia uno dei dipendenti RAI più pagati. E, allora, dovrebbero fare ponti d'oro ad una trasmissione diretta da una gallina dalle uova d'oro come Fazio e da uno come Saviano, famosissimo e che non compare quasi mai in TV (e quindi dall'altissimo potenziale d'audience).

Ma niente da fare. Anzi, si sbatte in faccia all'opinione pubblica, in nome della trasparenza, i compensi dei conduttori e degli ospiti, per far credere ai tele-elettori che questi "sporchi comunisti" per le "loro" trasmissioni prendano soldi dalle tasche degli Italiani. Beh, se proprio si deve usare questa modalità becera, almeno la si utilizzi fino in fondo: anzi, invito tutte le trasmissioni "incriminate" a mostrare tutto, non solo i compensi e le spese, ma anche gli introiti delle loro trasmissioni. Così da sputtanare questo squallido gioco da macchina del fango.

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A priori
post pubblicato in Diario, il 19 ottobre 2010


La faccenda degli sconti ICI alla Chiesa offre molteplici spunti di riflessione. Ad esempio sul fatto che il Governo starebbe per cancellare, almeno in parte, l'esenzione ICI per le attività della Chiesa, ovvero starebbe per cancellare una parte della norma che la stessa brigata Berlusconi approvò nel 2005, e che il governo Prodi non cancellò del tutto (nonostante la norma all'epoca scandalizzò in tanti). Della serie: il centrosinistra s'è fatto superare dal centrodestra anche su questo. Ammesso che il Governo davvero decida di farlo, cosa di cui dubito fortemente.

Ma, sinceramente, non saprei nemmeno se sia giusto o meno. Poichè non appartengo alla schiera degli "anticlericali", per i quali qualsiasi norma che vada contro gli interessi della Chiesa è di per sè buona e giusta, bensì appartengo a quella dei "laici", vorrei conoscere bene in cosa consistono questi benefici e soprattutto se interessano solo la Chiesa, o anche altre confessioni religiose, o anche le onlus e le varie associazioni senza scopo di lucro. Perchè, personalmente, ritengo più che comprensibile che lo Stato incentivi chi, senza fini di lucro, svolge attività di utilità sociale; anche se queste sono svolte da enti religiosi (perchè fare discriminazione al contrario?).

Semmai, bisognerebbe inasprire i controlli e la legislazione per far sì che a ricevere i benefici siano enti davvero senza fini di lucro. Il vero "scandalo", infatti, è semmai un'altra norma introdotta dai berluscones nel 2005, ovvero l'articolo 149 del Testo Unico delle Imposte che conferisce agli enti ecclesiastici lo status perenne di enti non commerciali: ovvero, un ente commerciale può essere non commerciale, basta che sia della Chiesa; insomma, gli enti della Chiesa sono non commerciali a priori. Una privilegio inaccettabile, discriminante e contro ogni logica, che il Governo non intende ancora cancellare e che spero la UE riesca ad eliminare. Che si somma a tante altre situazioni "privilegiate" di cui gode la Chiesa cattolica in quanto tale (in effetti, persino lo stesso Concordato crea una situazione di privilegio della Chiesa rispetto alle altre confessioni) e che vanno cancellate. Non per spirito anticlericale, ma per spirito di Giustizia. E, in fondo, gli stessi cattolici dovrebbero chiederlo, in nome dei valori cristiani che non credo proprio parlino di privilegi. 

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