.
Annunci online

il blog di Francesco Zanfardino
Riporto Report: Com'è andata a finire?
post pubblicato in Riporto Report, il 25 maggio 2009


                                                        

E' Lunedì, dunque torna l'appuntamento settimanale con "Riporto Report", la rubrica di Discutendo dedicata alle inchieste di Report, l'ottima trasmissione giornalistica condotta ogni domenica sera da Milena Gabanelli su Rai Tre. Stavolta nessuna "nuova" inchiesta, nè "Goodnews" nè "Emendamenti", ma una puntata dedicata esclusivamente ad una serie di "Com'è andata a finire?", ovvero aggiornamenti di precedenti inchieste di Report.

IL PIATTO E' SERVITO (Michele Buono - Piero Riccardi, 30/11/08; qui video, qui testo)

6 mesi fa Report aveva denunciato vari problemi nel mondo dell'agricoltura, tra cui quello di una devastante moria di api che stava colpendo gli apicoltori del Nord Italia. Sotto accusa era stato messo l'utilizzo nelle colture del mais di neoticotinoidi, sostanze che in teoria dovevano servire per proteggere il mais dagli insetti ma che danneggiavano le apicolture vicine, e che secondo studi scientifici indipendenti erano anche del tutto inutili per il buon sviluppo del mais. Grazie alla denuncia di Report, ma soprattutto alle proteste degli apicoltori, il Ministro dell'Agricoltura Zaia ha disposto la sospensione dell'utilizzo di tali sostanze, evento seguito dalla ripresa della vitalità nelle apicolture e da nessun danno alle colture di mais, a dimostrazione della correttezza di quanto sostenuto dai protestanti. Ora si spera nella messa al bando definitiva dei neoticotinoidi.

MARE NOSTRUM (Sabrina Giannini, 16/11/08; qui video, qui testo)

Ancora 6 mesi fa Report aveva monitorato la situazione nel mondo della pesca, nel quale varie irregolarità compromettevano l'equilibrio naturale nel Mediterraneo e il futuro stesso dell'economia ittica nostrana. In particolare aveva denunciato l'utilizzo della "spadara", ovvero un particolare tipo di rete che cattura in quantità non consentite i pesci spada, e che quindi è stata bandita dall'Unione Europea, la quale ha costretto l'Italia ad adeguarsi alla normativa europea, dopo anni di tira e molla, e di lotte senza limiti promosse dai pescatori locali. Ebbene, un anno dopo le cose sembrano cambiare, con numeri di pescato "selvaggio" molto inferiori, grazie anche alla tolleranza zero invocata dal Ministro Zaia, anche se alcuni problemi persistono e potrebbero pregiudicare questa linea.

MODULAZIONE DI FREQUENZE (Bernardo Iovene, 22/03/09; qui video, qui testo)

La seconda puntata dell'attuale stagione di Report si era occupata dell'annoso problema della frequenze televisive, facendo la storia di quell'intreccio di assenza di regole, imprenditoria spregiudicata, politica compiacente e conflitto d'interessi che ha permesso a Silvio Berlusconi di assumere una posizione dominante nell'ambito della televisione italiana, nonostante sentenze della Corte Costituzionale e procedure d'infrazione dell'Unione Europea. Ora però sta per partire il digitale terrestre, e con l'ampliamento delle frequenze che ne deriverà si dovrebbe risolvere il problema del pluralismo televisivo, cardine di ogni democrazia che si rispetti. Ma entreranno davvero nuovi soggetti, o saranno ancora gli stessi? Ebbene, la famosa legge Gasparri, una delle tante leggi ad personam che ha permesso alle tv di Berlusconi di restare in piedi, ha tra le sue conseguenze anche il fatto che i soggetti che attualmente trasmettono in analogico hanno diritto ad avere uguale rappresentanza nel mondo digitale: ciò è in contrasto con le sentenze della Corte e dell'UE, che infatti ha aperto una nuova procedura d'infrazione. Per porre rimedio, il Governo Berlusconi ha deciso di togliere un "multiplex", ovvero il corrispettivo dei canali analogici (solo che ogni "multiplex" vale 5-6 canali digitali, meglio detti "programmi") a Rai, Mediaset e Telecom Italia (il gruppo di La7 e Mtv), e di metterlo a nuova asta insieme a due nuovi multiplex. Peccato che a due di questi cinque multiplex potranno fare offerta anche i vecchi soggetti, facendoli così rientrare dalla finestra (anzi, facendo probabilmente fuori il gruppo Telecom, l'unico indipendente dal controllo diretto o indiretto della politica). Bella roba. Non solo: la legge Gasparri poneva anche un limite del 20% sul totale dei programmi del digitale che potevano essere nelle mani dello stesso soggetto: ebbene, come chiunque può verificare, dei 47 programmi attualmente esistenti, 14, ovvero il 29.7%, sono di Mediaset. L'associazione AltroConsumo ha così fatto un esposto all'Agcom, l'Autorità Garante ed indipendente (?) per le Comunicazionmi, che però si prende mesi di tempo per fare un calcolo semplicissimo. Insomma, per il pluralismo televisivo, almeno in Italia, c'è ben poco da sperare.

L'INTESA (Giovanna Boursier, 12/10/08; qui video, qui testo)

Ad Ottobre scorso Report si era occupato della faccenda Alitalia, da poco sbloccatasi dopo le proteste sindacali, analizzandone tutti i lati oscuri e che hanno danneggiato lavoratori, risparmiatori, cittadini e Stato. L'aggiornamento, a 7 mesi di distanza, ci dice che i problemi in CAI, la nuova compagnia, ci sono ancora e ben forti: sono aumentati i ritardi, con la puntualità ferma al 70% contro l'85% della vecchia Alitalia; ma soprattutto sono diminuiti i passeggeri, che nei primi 4 mesi del 2009 hanno reso gli aerei pieni solo al 65%, e questo nonostante CAI abbia eliminato tutte le flotte meno utilizzate. Se procederanno così le cose, alla fine del 2009 CAI, che aveva previsto perdite di 300 milioni per il primo anno, perderà 500 milioni di euro, ovvero sarà in linea con la vecchia Alitalia: solo che la compagnia è molto più piccola, e gli effetti saranno quindi maggiori. Ma la CAI soffre anche di penuria di equipaggio: sempre più spesso gli aerei viaggiano con equipaggi al di sotto del minimo numerico prescritto dalla legge, cosa che può avvenire solo in casi di emergenza e che quindi sta attirando le attenzioni dell'ENAC. Altri problemi derivano anche dalla fusione CAI-AirOne, che non è mai stata completa, dato che le due compagnie appaiono ancora separate nei fatti, causando notevoli disservizi e difficoltà ai passeggeri. Inoltre, cominciano ad apparire anche problemi sindacali, con hostess costrette a fare turni di notte anche se in maternità, cosa contro la legge, ed altri problemi, che hanno indotto i sindacati a mettere in campo il primo sciopero contro la CAI per il mancato rispetto degli accordi. Infine, la vecchia Alitalia continua a tormentare i risparmiatori Italiani, che si ritrovano con obbligazioni diventate carta straccia o quasi, privi anche della possibilità di usufruire della class-action (che il Governo ha reso non retroattiva, ammesso che venga introdotta).

POVERI NOI! (Giovanna Boursier, 05/04/09; qui video, qui testo)

Quasi due mesi fa Report si era occupato della social card, la carta acquista per i poveri voluta dal Ministro Tremonti. Fra i tanti aspetti analizzati da quell'inchiesta, emergeva un quesito: quanto è costato l'utilizzo delle social card, al di là dei soldi in esse eventualmente contenuti? Report, chiedendo ai diretti interessati, aveva stimato un costo complessivo di circa 20 milioni di euro, tra costo delle carte, lettere inviati ai possibili destinatari della card, pubblicità, call center dedicati, sportelli CAF, eccetera. Il Ministro Tremonti all'epoca non aveva voluto fornire dati precisi; alcuni membri del Governo, interpellati dai parlamentari, hanno poi fornito alcune cifre, contrastranti tra di loro ed impossibilmente irrisorie. Chissà se un giorno forniranno dati coerenti e soprattutto verosimili.

IL RE E' NERO (Paolo Mondani, 10/05/09; qui video, qui testo)

Solo due settimane fa Report si era occupato del "paradiso fiscale italiano", cioè San Marino, e tutte le vicende oscure che riguardavano le sue attività finanziarie. Pochi aggiornamenti, ovviamente: confermati gli arresti per i dirigenti bancari locali arrestati il 3 Maggio scorso, ma soprattutto la Procura di Milano ha acquisito i materiali dell'ispezione che la Banca d'Italia fece a suo tempo sui conti sanmarinesi senza segnalarne le irregolarità.

IL BANCO VINCE SEMPRE-SPECULANDO S'IMPARA (Stefania Rimini, 14/10/07-8/04/08; qui video, qui testo)

Tempo addietro Report dedicò ben due puntate allo scandalo dei "derivati", ovvero degli strumenti finanziari che le banche vendettero, di fatto imbrogliandoli, agli enti locali italiani, grazie ad una normativa introdotta dal Ministro Tremonti nel 2001 (sì, proprio quello che dice di aver previsto la crisi e che ora lotta contro la "finanza creativa"). Il meccanismo dei derivati è complicato, ma è fatto in modo che le banche possono disporre dei soldi degli Enti come vogliono, e così stanno creando numerosi piccoli e grandi dissesti economici a vari Comuni, Province e Regioni: dissesti futuri, potenziali, che potrebbero rivelarsi con tutte le loro conseguenze alla scadenza dei contratti, ovvero tra qualche anno, ma che nel frattempo comportano comunque notevoli costi alla scadenza di ogni periodica "cedola". Il fatto è che la stragrande maggioranza degli Enti continui a pagare, nonostante in vari casi sia possibile risolvere i contratti ancora in attivo, e negli altri si potrebbe mettersi nelle mani degli avvocati, oppure smettere di pagare, asserendo di non aver capito il contratto. E il Governo, nel frattempo, rinvia l'emanazione del regolamento che dovrebbe finalmente dire cosa è lecito e cosa non è lecito fare in campo finanziario da parte degli Enti locali.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Riporto Report: Carne per tutti
post pubblicato in Riporto Report, il 18 maggio 2009


                                                  

Continua l'appuntamento settimanale con "Riporto Report", la rubrica di Discutendo dedicata alle inchieste giornalistiche di Report, la trasmissione della Domenica sera condotta da Milena Gabanelli su Rai Tre. Stavolta si parla di carne, e della sostenibilità ambientale ed economica del largo consumo di carni che caratterizza le società occidentali (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

"CARNE PER TUTTI" (di Michele Buono, Piero Riccardi)

Il 18% dei gas serra prodotti nel mondo deriva dalle emissioni degli allevamenti; questi consumano il 70% di tutte le terre agricole, il 30% di tutta la superficie terrestre; per produrre un chilo di pollo occorrono 3.900 litri, di maiale 4.900 litri e di manzo ben 15.500 litri d'acqua, mentre per produrre un chilo di mais ne occorrono 900, di riso 3.000; europei e statunitensi, circa 800 milioni di abitanti, consumano 100 chili l'anno di carne a testa. Queste cifre, con le dovute sfumature, sono confermate da numerosissime fonti, comprese quelle ufficiali dell'ONU. Che, tramite la FAO, stima che nel 2050 ci sarà un raddoppio del consumo di carne, e la preoccupazione è che questo enorme consumo non sia compatibile con le risorse che la Terra ci fornisce.

Come si è arrivati a tutto questo? Cominciamo dalle mucche. Una volta venivano allevate nei pascoli, si nutrivano di erba, venivano fecondate nel metodo "classico", facevano 20 litri di latte al giorno e campavano mediamente più di dieci anni. Ora vengono allevate intensivamente al chiuso, si nutrono di mangimi non erbacei (eppure sono dei ruminanti), fanno 60 litri di latte al giorno, sono rimpinzate di antibiotici e campano solo due anni, perchè fanno una vita, diciamo così, "contro natura". E alla fine la mucca ha pure mangiato dieci volte il suo peso, si è speso una fortuna in antibiotici e fecondazione artificiale, ed i prezzi al consumo si sono pure notevolmente abbassati: così al produttore non va poco e niente se tutto va bene (come prima), le grandi industrie monopoliste guadagnano (ma poco, nessuna rivoluzione rispetto a prima). Gli unici, apparentemente, a guadagnarci sono i consumatori, che rispetto a prima vedono prezzi della carne più bassi, ma ne pagano le conseguenze in salute: mangiare troppa carne fa male, e se ne vedono le conseguenze nell'aumento delle spese sanitarie per problemi connessi ad obesità e disturbi dell'alimentazione.

Ma uno dei paradossi più spettacolari del sistema produttivo alimentare di carni è quello della "pollina". Ovvero gli escrementi dei polli, prodotti in enorme quantità nelle aree dove tale allevamento è diffuso, come la Pianura Padana. Peccato però che questi escrementi siano ricchi di nitrati, sostanze tossiche; in piccole quantità, però, possono essere usati come concimi. Ed il resto? Va smaltito. Finora non lo si è fatto, e le acque della "Padania", e di altre aree "pollifere" del mondo, sono ricchissime di nitrati smaltiti illegalmente. Si è così deciso di "bruciare" la pollina in appositi impianti; ma la "pollina" ha basso potere calorico, va mista a legna per rendere elettricità, e così si piantano pioppeti. Una cosa del tutto anti-economica, e che depaupera le risorse finanziarie, che però assorbe numerosi contributi statali per andare avanti.

Contributi che, d'altronde, vanno a tutto la filiera degli allevamenti, che reggono i ritmi di produzione sempre più a fatica. E così succede che, fra perdite "dirette" (i finanziamenti all'industria agroalimentare) e "indiretti" (lo spreco di risorse naturali), quei bassi prezzi della carne sono molto, molto menzogneri. Andrebbe cambiato il sistema, tornando ai vecchi metodi con la coscienza del presenze, per proiettarci al futuro: ma sarà possibile?

IL MIO COMMENTO: Che dire ... da amante della carne, provo un po' di difficoltà. Penso che  perseguire una politica di "razionamento" dei consumi di carne, pur se per il benessere del Pianeta, sia sbagliato. Sia perchè non funzionerebbe (pochissime persone occidentali lo accetterebbero), sia perchè è un'imposizione bella e buona. Più che altro, occorre informare: occore informare che consumare troppa carne fa male, sotto tutti i profili. Ma non ci si può fermare a questo: occorrono controlli sulla qualità delle carni e degli allevamenti, occorre spezzare i vari monopoli che speculano sulla carne, occorre disincentivare i metodi di produzione sbagliati e incentivare quelli più ecocompatibili come il biologico. Insomma, agire sì sull'informazione, ma anche sui sistemi produttivi, altrimenti non si va molto lontano. Ma per farlo ci vorrebbe una politica, nazionale e globale, libera da intrecci con i "grandi interessi" ... è sempre la stessa storia, ma è ora di cambiarla.

Altre rubriche: Stavolta niente "Emendamento", e niente "Goodnews", solo un "Com'è andata a finire?", aggiornamento dell'inchiesta milanese sugli incarichi dirigenziali affidati dal Sindaco Moratti illeggittimamente e in maniera clientelare (qui video, qui testo). 

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Riporto Report: Il Re è nero
post pubblicato in Riporto Report, il 11 maggio 2009


                                           

E' Lunedì e quindi, come d'abitudine, Discutendo si occupa della puntata settimanale di Report, l'ottima trasmissione d'inchieste giornalistiche condotta ogni Domenica sera da Milena Gabanelli su RaiTre. Stavolta si parla di paradisi fiscali, ed in particolare della piccola Repubblica di San Marino (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

IL RE E' NERO (Paolo Mondani)

San Marino ha 31mila abitanti per 61 km quadrati, ma vi risiedono 12 banche, 59 finanziarie, 6mila imprese ed una crescita media annua del 5.66% del PIL, in linea con le grandi economie emergenti (certo non con l'Italia della decrescita). Il motivo di tanta abbondanza? Un sistema fiscale "conveniente". A San Marino infatti l'imposta è del 19%, contro la pressione fiscale italiana che è già oltre il 40%; ma, soprattutto, nella Repubblica del Titano vige il segreto bancario, e non esiste il reato di evasione fiscale. Succede così che tantissime imprese italiane (comprese le mafie, prima "azienda" del Paese), o per risparmiare un po' sulle tasse, o per riciclare "soldi sporchi", o per entrambi i motivi, diventano fittiziamente "sanmarinesi". Poco importa se in realtà l'impresa vive e produce in Italia, perchè tanto il meccanismo legislativo è così complesso da rendere difficile fermare questa colossale truffa ai danni dello Stato, sia in termini di danni erariali (nel 2007 le banche sanmarinesi hanno raccolto 14 miliardi di euro), sia in termini di contrasto alle mafie.

Questo anche perchè a San Marino non esistono dogane, dunque l'accesso è libero e aperto a tutti (compresi soldi in fuga dall'Italia), perchè l'Italia non fa abbastanza controlli al confine ed in generale sulle imprese "sanmarinesi", perchè c'è stato un certo lassismo da parte di Bankitalia e perchè gli interessi di molte imprese italiane spingono anche la politica italiana a "non impicciarsi". Così che in Italia ancora vige una Convenzione sul libero scambio fra cittadini stipulata con San Marino nel '39, ritenuta persino superiore delle leggi italiane ed europee sull'anti-riciclaggio, che nei fatti legalizza questo stato di cose.

Interessi forti che però danneggiano fortemente l'economia italiana, quella che non imbroglia, perchè non esiste più una libera e pari concorrenza fra le imprese: quelle che truffano lo Stato vanno avanti, quelle oneste si spaccano la schiena e sopravvivono a stento. Per non parlare di noi cittadini, specialmente i dipendenti pubblici, costretti a pagare tutte le tasse e che ben vorrebbero pagarne di meno, facendole pagare a tutti.

Fortunatamente, però, i tempi di crisi sembrano aver aperto gli occhi all'Italia, e a tutta la comunità internazionale. Ad Aprile il G20 di Londra ha infatti deciso di dire basta ai paradisi fiscali, cominciando dall'abolizione del segreto bancario: è stata stilata una lista "nera" di Paesi che non vogliono collaborare, una "bianca" di Paesi già virtuosi e una "grigia" di Paesi che adotteranno nuove regole, poi si vedrà. San Marino è in quella grigia. Vedremo, anche perchè tra poco l'Italia finalmente rinegozierà la famosa Convenzione del '39, e pretenderà l'abolizione del segreto bancario. Speriamo bene.  

IL MIO COMMENTO: Ebbene, la "questione San Marino" è interessante sotto molti punti di vista. Innanzittutto, dal punto di vista formale rivela l'infondatezza dell'utilizzo del PIL come indicatore della crescita di un Paese: San Marino "cresce" sì tantissimo (oltre il 5% annuo in PIL), ma sfido chiunque a ritenere che l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco siano strumenti di crescita "reale" per l'economia globale. Ma soprattutto, la vicenda sanmarinese è il perfetto esempio di una concezione malata dell'economia, basata sull'evasione di ogni regola, e che ha comportato l'attuale crisi economica. Occorre dunque cambiare mentalità, ed imporre il rispetto delle regole, anche con la forza: se San Marino dovesse rifiutarsi di abolire il segreto bancario, di introdurre il reato di evasione fiscale e di collaborare con l'Italia, si deve prendere qualsiasi misura, finanche ad impedire a chiunque di portare capitali e imprese in San Marino. E questo deve accadere per tutti i "paradisi fiscali". Certo, per questo serve una completa tracciabilità del denaro, ma meglio spendere qualcosa in più in controlli che perdere miliardi in evasione e in inefficace contrasto alle mafie. Servono regole, e volontà di farle rispettare: e, magari, contemporaneamente anche allentare un po' la "morsa fiscale" per invogliare le imprese a rispettare le regole. Ma se e solo se ci saranno le prime due condizioni.

Altre rubriche: "L'emendamento" di questa settimana riguarda l'evasione fiscale, e le normative modificate dal Governo per contrastarla (qui video, qui testo); la "Goodnews" invece riguarda la coltivazione della canapa, estremamente vantaggiosa sotto molti punti di vista e recentemente introdotta in Italia dopo decenni di ottuso oscurantismo (qui video, qui testo).

www.discutendo.ilcannocchiale.it 

Riporto Report: Porte girevoli
post pubblicato in Riporto Report, il 4 maggio 2009


                                                

Continua il percorso della rubrica settimana di Discutendo dedicata alle inchieste di Report. La puntata di questa settimana della trasmissione della Gabanelli ha trattato di manicomi, e più in generale dello stato dell'assistenza psichiatrica in Italia, a trent'anni dall'entrata in vigore della legge 180, meglio nota come legge Basaglia (quella che chiuse i manicomi), una legge rivoluzionaria per l'epoca e che rese l'Italia un modello per il mondo interno. Un modello solo legislativo, però, perchè la sua applicazione fu tardiva e ancor'oggi è molto disattesa (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

PORTE GIREVOLI (di Sabrina Giannini)

Il viaggio nella malasanità psichiatrica inizia in Calabria, precisamente dal tristemente noto Istituto Papa Giovanni XXIII in provincia di Cosenza. Detta anche la "Fiat del Cosentino", perchè negli anni d'oro riusciva a mantenere 1800 dipendenti e 800 pazienti, l'istituto di cura psichiatrica è finito nel degrado e nell'abbandono, diventando una sorta di "clinica degli orrori", con sempre meno malati e dipendenti allo sbando. Il crollo iniziò nel 2002, quando divenne gestore della clinica, di proprietà della Curia, il monsignor Luberto, che con ruberie varie, persino sulle pensioni dei pazienti, riusci a far svoltare il proprio stile di vita, mentre nella clinica le condizioni della struttura e dei pazienti erano diventate sempre peggiori. Questo anche grazie alle negligenze della Curia locale, e soprattutto alle compiacenze della politica locale.

Ma i pazienti del Papa Giovanni che fine hanno fatto? E tutti coloro che sono usciti dai manicomi? In Calabria, come in tante Regioni, mancano le strutture: così ci si affida al privato. Una soluzione che dura da decenni, che costa molto allo Stato ma che lo Stato non si degna di risolvere strutturalmente, evidentemente perchè conviene politicamente sovvenzionare cliniche e pensioni private che altrimenti dovrebbero chiudere per mancanza di "clienti". Peccato che in questo giro di "parcheggi temporanei", ogni principio di cura dei pazienti va a farsi fottere, anche perchè la loro cura è affidata più al 118 che agli psichiatri (che si vedono una-due volte l'anno in queste "pensioni"). Altrove la situazione è migliore, come in Piemonte, che è tra le migliori d'Italia per numero di strutture: eppure anche qui il fenomeno delle "pensioni" è diffusissimo. Per i più fortunati ci sono i gruppi appartamento e le comunità: però per funzionare bene hanno bisogno di personale, di assistenza e cura ... ma visto che lo Stato non controlla, spesso diventano solo dei "parcheggi". E, ancora stavolta, la riabilitazione dei pazienti va a farsi fottere.

Ma quando questi pazienti hanno delle crisi, come vengono curati? Ma, soprattutto, vengono curati? In teoria, dovrebbero nei casi gravi essere ricoverati, per tutto il tempo necessario, in modo da garantire una riabilitazione sufficiente. Ma ricoverare costa, e così l'indicazione agli psichiatri è una sola: curare i sintomi, e smammarli massimo in una decina di giorni. E, per l'ennesima volta, la cura psichiatrica va a farsi fottere in nome del denaro (pubblico o privato): a meno che gli psichiatri, quelli che prendono sul serio la loro professione, non si ribellino. D'altronde, la colpa è anche dello Stato, che in questo campo non investe a sufficienza. E così la legge più innovativa del mondo viene ridotta a semplice modello senza attuazione.

IL MIO COMMENTO: Che dire ... di fronte a simile scempio della civiltà e del senso dello Stato, le parole faticano ad uscir fuori. D'altronde non c'è da fare enormità: servono fondi, ma soprattutto servono controlli. Altrimenti, a costa di mettere toppe sui buchi, ci si ritrova a spendere molto di più, senza nemmeno curare i pazienti. E' l'Italia ... ma è ora di finirla.

Altre rubriche: stavolta niente "Emendamento", ma un "Come è andato a finire", ad un anno di distanza, sull'abusivismo edilizio a Roma, con un focus anche sugli sprechi dei Mondiali di Nuoto del 2009 di cui vi ho parlato qualche giorno fa (qui video, qui testo). La "Goodnews" della settimana riguarda invece l'informazione farmaceutica, di fatto monopolio delle case farmaceutiche che più di informare, pubblicizzano, e di un esperimento di "informazione indipendente" che viene da Modena (qui testo).

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Sfoglia aprile        giugno
calendario
rubriche
links
tag cloud
ultimi commenti
cerca