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il blog di Francesco Zanfardino
Sotto il tappeto
post pubblicato in Diario, il 31 maggio 2009


                                                         

Duecento roghi di immondizia in una notte. Cose che capitano a Palermo, una città ricoperta da settimane da una coltre di monnezza, nell'indifferenza globale delle istituzioni e dell'informazione. Giusto per rendersi conto della situazione, ecco qualche link: foto Corriere, foto Repubblica, video TG3, video 27 Maggio, video 28 Maggio, video 29 Maggio-1, video 29 Maggio-2. E, in questa situazione, la Giunta comunale di centrodestra ha persino pensato di aumentare del 35% la tassa sui rifiuti, poi bloccata grazie all'ostruzionismo dell'opposizione e dalle proteste dei cittadini. Ma non si pensi che la situazione sia limitata a Palermo, o a questi giorni.

Ecco una sfilza di link raccolti su Internet: Messina (18 Novembre 2008; 24 Maggio 2008; 28 Maggio 2008); Villafranca (17 Ottobre 2008); Adrano (23 Settembre 2008; 26 Gennaio 2009; secondo 26 Gennaio 2009); San Cataldo (18 Febbraio 2008); Catania (17 Settembre 2008, c'è anche Palermo; 20 Novembre 2007; 17 Aprile 2008); Agrigento (6 Maggio 2009; 7 Maggio 2009).

E questi sono solo i risultati di una rapida ricerca su Internet: la situazione è ancora più grave, e ancora più diffusa in tutta la Regione. Insomma, un emergenza rifiuti infinita in Sicilia. Anche se la vera emergenza è quella dell'informazione: avete per caso sentito una sola parola su tutto questo da parte dei principali TG e giornali nazionali finora? C'è voluta la denuncia del leader del PD Franceschini, che sbarcato in terra siciliana si è ricordato come si fa efficacemente opposizione, per far parlare un po' della faccenda (e pure le televisioni di Berlusconi hanno nascosto la denuncia di Franceschini, e stanno facendo passare in sordina queste notizie). Accusando Berlusconi e le sue televisioni di nascondere la situazione siciliana, dopo aver fatto un bailamme mediatico a fini elettorali sulla situazione di Napoli, solo perchè la Sicilia è da decenni governata dal centrodestra a tutti i livelli, e che ogni volta vince le elezioni con percentuali bulgare. Evidentemente a qualcuno non conviene far sapere che, nonostante i fiumi di soldi che vanno alla Sicilia in virtù dell'autonomia speciale (molto più delle tasse pagate dai Siciliani, mentre ci sono Regioni in Italia che rianno dallo Stato solo il 30-40% delle tasse), le amministrazioni di centrodestra non esitano a far affogare le proprie città nella monnezza, smettendo di pagare i netturbini perchè ingolfate dai debiti.

Certo, però, a prescindere da Berlusconi e compari, viene da chiedersi dove sia finita la dignità dei giornalisti italiani.

P.S. Ah, dimenticavo la chicca: guardate un po' queste immagini del Napoletano. E a quando risalgono. Avete per caso visto qualcosa di simile nei TG nazionali? Ah sì, un anno e mezzo fa. Ma quelli erano altri tempi ...

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A proposito di sprechi
post pubblicato in Diario, il 30 maggio 2009


                                                   
 
Oggi, più che scrivere qualcosa, vi segnalo questo post dell'Euroblog di Repubblica.it, dove si sottolinea l'anomalia tutta italiana della "doppia data" per le elezioni europee. Tra i 27 paesi della UE, infatti, varia la data dalle elezioni, tra il 4 ed il 7 Giugno, ma non il fatto che si vota in un solo giorno. Solo l'Italia e la Republica Ceca votano in due giornate: da noi, infatti, si voterà Sabato 6 Giugno e Domenica 7 Giugno.

Ora, premesso che, come sottolineato dall'autore del post, "il prezzo delle elezioni è quello più dolce da pagare alla democrazia", che senso ha per due giorni chiudere le scuole, mobilitare le forze dell'ordine, pagare di più scutatori, presidenti e segretari di seggio, eccetera? Gli Italiani sono forse più fraccomodi non dico dei Lituani o dei Lussemburghesi che sono pochi, ma di Inglesi, Spagnoli, Francesi e Tedeschi che sono anche più numerosi di noi?

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Due "droghe", due misure
post pubblicato in Diario, il 29 maggio 2009


                                                     

Liberalizzata la morfina, almeno ad uso terapeutico. Questo l'effetto di un decreto fortemente voluto dal viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, grazie al quale per ottenere la morfina per la "terapia del dolore" basterà recarsi in farmacia con la comune ricetta, senza dover ricorrere a ricette "speciali" e pastoie burocratiche, previste per evitare gli eventuali rischi di una scorciatoia per ottenere quella che è, a tutti gli effetti, una droga, di derivazione oppiacea.

Un provvedimento salutato con favore, senza critiche, da tutti. Eppure, quando l'allora Ministro della Salute del Governo Prodi, Livia Turco, fece altrettanto con la cannabis, sempre a scopo terapeutico, non accadde lo stesso. Anzi, buona parte dell'opposizione di centrodestra sollevò un mezzo polverone. In particolare, Gasparri disse che la Turco voleva "regalare droga"; oppure diceva "vogliamo vedere quale sarà la posizione dei cattolici del centrosinistra che non potranno unirsi alle proposte demagogiche e irresponsabili del centrosinistra".

Chissà come mai ora Gasparri non parla sulla morfina. Forse è partito per il Ponte, chissà. Oppure magari si sta fumando uno spinello, come d'altronde fanno un terzo dei suoi colleghi parlamentari (che anzi fumano di peggio) ...

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Geniali strateghi
post pubblicato in Diario, il 28 maggio 2009


                                                 

Sotto attacco da parte delle opposizioni, della Chiesa, della stampa estera e persino di parte della sua maggioranza e della sua famiglia per le sue vicende personali e politiche, in primis "caso Noemi", "sentenza Mills" e "velinismo", il premier Berlusconi ha trovato un ottimo diversivo: la riduzione del numero dei parlamentari.

Per capire l'ottima strategia del PDL bastava seguire la puntata di ieri sera di Porta a Porta, che Vespa nella sua prima parte ha dedicato proprio al tema delle riforme e nello specifico del taglio dei parlamentari. In particolare, bastava sentire il primo intervento della serata, quello del Ministro La Russa: "Io parto da un dato. Non è che adesso fanno la 'corsa', adesso ne ha parlato Berlusconi, e il tema è tornato di attualità, altrimenti non lo era. E, anche all'origine, noi abbiamo fatto nel 2005 la riforma, quella che passava sotto il nome di devolution, e in quell'occasione decidemmo di abbassare il numero dei parlamentari, a 518, il numero che ora vorremmo ulteriormente abbassare, e abbassare il numero dei senatori, ci riuscimmo, e non è una cosa facile, perchè adesso deve cominciare l'iter, che prevede che passi due volte alla Camera e due volte al Senato, perchè è una riforma della Costituzione. L'abbiamo già fatto nel 2005, la legge passò, col solo voto della maggioranza del Governo Berlusconi dell'epoca, la sinistra votò contro dicendo poi 'ma noi votavamo contro perchè c'è la riforma della devoluzione', ma intanto votò contro anche questa norma. Non solo: chiese, come la Costituzione consente, di fare un Referendum che cancellasse quella riforma; nel frattempo si votò per le elezioni Politiche, perdemmo per 20mila voti, in quel clima, 15 giorni dopo si andò a votare per questo Referendum che la sinistra chiedeva di votare 'sì' per cancellare questa riforma, e i Parlamentari che erano stati abbattuti dal Governo Berlusconi dell'epoca tirarono un sospiro di sollievo perchè furono tutti tranquillamente rimessi nel numero che precedentemente c'era e che attualmente c'è ancora". Altrimenti già in questa legislatura sarebbe sceso il numero (dice Vespa). "Certo, noi l'avevamo già votata! Io sono contento che adesso la sinistra dica di avere mutato opinione, dirà che è sempre stata di questa opinione ma non poteva, fatto sta che ha fatto carte false per mantenere l'attuale numero dei deputati e io credo che adesso non dobbiamo fare tante gare: ha fatto bene Berlusconi a dire che accanto alla proposta di legge parlamentare, che c'è già, non fa assolutamente male aggiungere una proposta di iniziativa popolare, tanto vanno poi a confluire, la discussione in Parlamento è identica, è uguale, ma la forza che viene dalla volontà popolare impedisce da un lato di cambiare idea e dall'altro lato rende simbolica questa riduzione. Perchè non è tanto il costo, che pure è grosso, 100, 200 o 600 deputati, quello che conta è dare il segnale che si vuole rendere il Parlamento molto più agile e cioè che si vuole dare più risposte alle richieste degli Italiani: diminuire il numero non è solo un problema di costi, significa poter fare una legge non in due anni ma in un tempo determinato, accoppiare magari a questa riforma maggiori poteri per l'esecutivo significa non fare inutili ping-pong Camera-Senato, Senato-Camera, ma magari fissare un termine entro il quale il Parlamento se deve dire no dice no, ma è chiamato a decidere se è sì o se è no". Una sfilza di bugie e mezze verità dall'inizio alla fine.

Cominciamo dall'inizio, e dal primo messaggio dato agli elettori: 'E' grazie a Berlusconi che ora si parla di tagliare i parlamentari'. Vero, ma negli ultimi tre anni Berlusconi e la sua maggioranza ha detto di no a qualsiasi proposta di riduzione dei parlamentari, riduzioni di stipendi e privilegi; hanno persino cercato di boicottare il sistema anti-pianisti della Camera. E ancora adesso lo fanno: tant'è vero che il 26 Maggio, pochi giorni dopo l'exploit di Berlusconi sui parlamentari, il centrodestra al Senato ha bocciato la proposta del PD di calendarizzare subito il ddl Zanda sulla riduzione dei parlamentari. E se lo stesso ddl è stato poi fatto calendarizzare da una decisione unanime di Fini e Schifani, è solo grazie alla minaccia del PD di non votare più alcun calendario nella Conferenza dei Capigruppo. Se quindi si parla di taglio dei parlamentari solo oggi, vuol dire che c'è qualche "problemino" nel mondo dell'informazione.

Secondo messaggio: 'Noi del centrodestra il taglio lo facemmo già, la sinistra voto contro e fece tornare tutto come prima'. Vero, il centrodestra fece il taglio dei parlamentari, ma lo inserì nella famosa riforma della "devolution", che stravolgeva il senso della Costituzione a favore delle mire della Lega Nord. La 'sinistra' non avrebbe mai potuto votare quella riforma e, dato che o si prendeva tutto o niente, non poteva che votare no. Inoltre, fu proprio l'opposizione di centrosinistra a proporre all'epoca di ridurre a 400 i deputati e a 200 i senatori: ma il centrodestra bocciò l'emendamento, preferendo rispettiamente 518 deputati e 252 senatori.

Terzo messaggio: 'Non solo la sinistra fu contraria, ma propose anche un Referendum contro, e gli Italiani votarano contro perchè lo diceva la sinistra'. Certo che propose un Referendum contro, per i motivi sopra citati. Ma è piuttosto curioso quello che ha detto La Russa: in pratica ha detto che gli Italiani furono una massa di capre che si fecero turlupinare dalla sinistra. Peccato che La Russa & company abbiano sempre esaltato gli Italiani e la loro capacità di giudizio, difendendo Berlusconi dall'accusa di manipolare gli Italiani proprio dicendo che gli Italiani non sono una massa di capre. Con la differenza, però, che la sinistra non ha televisioni per "manipolare" gli Italiani: le ha invece Berlusconi, che le utilizzò anche in quell'occasione, facendo mandare in onda su Mediaset una serie di spot sul Referendum che mettevano praticamente solo in evidenza il fatto della riduzione dei parlamentari (spot che provocarono una multa dalle autorità garanti, ma che proseguirono all'infinito e massicciamente).

Quarto messaggio: 'La sinistra non vuole far sentire la vostra voce sul taglio dei parlamentari'. Ovvero critica la volontà di Berlusconi di raccogliere le firme per un ddl di iniziativa popolare. Ora, innanzittutto le critiche sono venute anche da Fini, il quale ha sottolineato una cosa importante: i ddl di iniziativa popolare devono comunque passare per il Parlamento. E allora perchè perdere tempo, se si possono subito approvare in Parlamento le proposte già presenti? Non solo: non si possono fare ddl di iniziativa popolare sulla Costituzione, dunque la raccolta firme del Premier sarebbe meramente simbolica. Ma, d'altronde, l'obiettivo di Berlusconi è proprio quello di cavalcare demagogicamente il tema ... poco importa se il Parlamento approverà o meno, e poco importà che i "capponi cui non si può chiedere di anticipare il Natale" sono in stragrande maggioranza suoi parlamentari: forse il Premier ha paura che le persone messe da lui in Parlamento votino contro il taglio dei parlamentari?

Ma La Russa non ha solo mandato messaggi agli Italiani. Nel concludere il suo intervento ha infatto ventilato una cosa molto importante: 'Magari accoppiamo al taglio dei parlamentari i maggiori poteri per l'esecutivo'. E qui sta tutto il fulcro della strategia berlusconiana: non solo distrarre adesso gli elettori promettendo loro il taglio dei parlamentari e facendo creder loro che sia Berlusconi a volerlo, contro la volontà della sinistra, ma anche tentare un "golpe istituzionale", ovvero una riforma iper-presidenzialista, mascherandola da riduzione dei costi della Casta. Ci aveva già provato nel 2006, come detto prima. Solo che ora potrebbero essere in gioco gli equilibri costituzionali e democratici, e i mezzi mediatici sarebbero molto maggiori che in passato. Speriamo bene, ma le premesse non fanno ben sperare ...

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Il Governo cede alle lobby della plastica
post pubblicato in Diario, il 27 maggio 2009


                                                     
 
Dalle mie parti si direbbe che sono stato una "ciucciuettola" (cioè "civetta"), o che ho "portato seccia": e, sinceramente, non saprei tradurli con efficacia in italiano ... In ogni caso, una mia maligna previsione si è rivelata vera. Nessuna Apocalisse nostradamusiana, tranquilli, anche se la faccenda dimostra che questo Governo è davvero l'Apocalisse per le politiche ambientali.

A cosa mi riferisco? Ebbene, qualche mese fa vi parlai degli "shopper", ovvero le buste di plastica divenute senza dubbio il simbolo della nostra società consumista, e del fatto che la catena Auchan aveva annunciato di voler anticipare di sei mesi una norma voluta dal Governo Prodi, mettendo al bando le buste di plastica (sostituendole con alternative ecologiche) fin da Luglio 2009, e non da Gennaio 2010 come impone la suddetta norma. O meglio imponeva, visto che è di qualche giorno fa la notizia che il Governo Berlusconi non ha approntato i decreti attuativi di quella legge, rinviando di fatto la messa al bando degli shopper di plastica a data da destinarsi. Come avevo appunto previsto nel post di Dicembre, con quel "già sarebbe tanto (...) se l'attuale Governo non decidesse di rinviare la scadenza del 2010". Insomma, le lobby della plastica, timorose per i mancati introiti derivanti dalla milionaria produzione annuale di buste, l'hanno avuta vinta, bloccando con la complicità di un Governo per niente "verde" una vera e propria svolta ecologica ed economica, che avrebbe consentito il risparmio di tonnelate di petrolio, l'abbattimento di grandi quantità emissioni inquinanti e contribuito così ad evitare le multe derivanti dal mancato raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, oltre a liberare l'ambiente dalle tonnellate di plastica non biodegradabile che infestano le campagne, i mari, le spiagge e le strade delle nostre città.

E pensare che proprio in questi giorni è emersa la notizia che un simile provvedimento in Cina ha permesso di risparmiare 1.6 milioni di tonnellate di petrolio in un anno. Ovvero l'equivalente di 40 miliardi di sacchetti, quelli che sono stati risparmiati, secondo i calcoli di una specie di Confcommercio cinese, sul territorio Cinese dopo che il governo locale ne ha bandito l'uso quasi un anno fa.

Che dire ... cara Ministra Prestigiacomo, tu che rappresenti un Governo che ha ridotto le politiche ambientali allo zero assoluto, e che a tal proposito si è fatto sentire solo con il negazionismo sui cambiamenti climatici e con i veti al "piano verde" dell'Europa, abbi almeno la dignità di pretendere che l'Italia non si faccia superare in politiche ambientali dalla Cina (la Cina, non so se ci siamo spiegati!). E che diamine.

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Par condicio?
post pubblicato in Diario, il 26 maggio 2009




I dati che leggete nella tabella sono dell'Agcom, l'autorità statale (che dovrebbe essere) garante ed indipendente per le Comunicazioni, ed appartengono al monitoraggio televisivo del pluralismo informativo che l'Agcom fa costantemente nella quasi indifferenza generale. Questi sono i dati relativi a Marzo 2009, che potete trovare insieme agli altri nel sito dell'Agcom (www.agcom.it), alla voce "par condicio", poi "monitoraggio televisivo" (cliccate qui).

Le percentuali si riferiscono allo spazio concesso ad ogni soggetto politico, inteso come "tempo di parola" (l'Agcom monitora anche il "tempo di notizia" ma, siccome si può parlare tanto di qualcosa anche parlandone male, il dato più indicativo per misurare l'imparzialità di un telegiornale è il "tempo di parola"). Ebbene, come potete vedere, nei TG nostrani c'è un evidente squilibrio a favore della maggioranza di Governo, particolarmente evidente nelle reti Mediaset: il Tg4 è il più squilibrato, avendo dedicato alla maggioranza addirittura il 93% degli spazi, contro il solo 4% dedicato alle opposizioni. Seguono il Tg5 (75% contro 19%) e Studio Aperto (75% contro 20%), per un complessivo 83% a 12% per le reti Mediaset. Ma anche la Rai non si risparmia: per il Tg2 66% contro 20%. Più equlibrati Tg1 e Tg3, rispettivamente 55%-32% e 45%-39%, per un complessivo 54% contro 32% per le reti Rai. Ma, passando ai partiti, si nota un diverso trattamento tra le reti Rai e Mediaset: queste ultime cancellano di fatto Udc, Idv e Lega, lasciando i pochi spazi destinati all'opposizione al Pd e destinando enormi percentuali al Popolo delle Libertà. Mediaset, inoltre, destina enormi spazi al solo Presidente Berlusconi, il triplo delle reti Rai.

Ma non si pensi che sia un fenomeno limitato a Marzo 2009: basta controllare i dati sul sito dell'Agcom per verificare che tale immane squilibrio dura da ben prima, fin dall'inizio di questa legislatura. Ora, che siamo in regime di par condicio elettorale, lo squilibrio si è attenuato: e pur abbiamo dovuto assistere a scioperi per la fame affinchè questo avvenisse (il "caso Radicali"), e comunque in ogni caso le reti Mediaset proseguono nello squilibrio, anche se meno eccessivo. Perlomeno, però, il Tg4 si è beccato una multa dall'Agcom: 180mila euro. Pochi spiccioli, che non risolvono certo il problema, anche perchè, quando non c'è par condicio elettorale, l'Agcom non può nemmeno multare, ma solo "richiamare", come fatto varie volte in questi mesi.

E' un vero schifo. Uno schiaffo alle più elementari norme democratiche, che conferma che il conflitto d'interessi e la manipolazione dell'informazione sono realtà, e non invenzioni di una "sinistra senza argomenti". Alla quale, però, va imputato il fatto di non essere riuscita, pur volendo, a cambiare realmente questo stato di cose, quand'era al Governo.

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Riporto Report: Com'è andata a finire?
post pubblicato in Riporto Report, il 25 maggio 2009


                                                        

E' Lunedì, dunque torna l'appuntamento settimanale con "Riporto Report", la rubrica di Discutendo dedicata alle inchieste di Report, l'ottima trasmissione giornalistica condotta ogni domenica sera da Milena Gabanelli su Rai Tre. Stavolta nessuna "nuova" inchiesta, nè "Goodnews" nè "Emendamenti", ma una puntata dedicata esclusivamente ad una serie di "Com'è andata a finire?", ovvero aggiornamenti di precedenti inchieste di Report.

IL PIATTO E' SERVITO (Michele Buono - Piero Riccardi, 30/11/08; qui video, qui testo)

6 mesi fa Report aveva denunciato vari problemi nel mondo dell'agricoltura, tra cui quello di una devastante moria di api che stava colpendo gli apicoltori del Nord Italia. Sotto accusa era stato messo l'utilizzo nelle colture del mais di neoticotinoidi, sostanze che in teoria dovevano servire per proteggere il mais dagli insetti ma che danneggiavano le apicolture vicine, e che secondo studi scientifici indipendenti erano anche del tutto inutili per il buon sviluppo del mais. Grazie alla denuncia di Report, ma soprattutto alle proteste degli apicoltori, il Ministro dell'Agricoltura Zaia ha disposto la sospensione dell'utilizzo di tali sostanze, evento seguito dalla ripresa della vitalità nelle apicolture e da nessun danno alle colture di mais, a dimostrazione della correttezza di quanto sostenuto dai protestanti. Ora si spera nella messa al bando definitiva dei neoticotinoidi.

MARE NOSTRUM (Sabrina Giannini, 16/11/08; qui video, qui testo)

Ancora 6 mesi fa Report aveva monitorato la situazione nel mondo della pesca, nel quale varie irregolarità compromettevano l'equilibrio naturale nel Mediterraneo e il futuro stesso dell'economia ittica nostrana. In particolare aveva denunciato l'utilizzo della "spadara", ovvero un particolare tipo di rete che cattura in quantità non consentite i pesci spada, e che quindi è stata bandita dall'Unione Europea, la quale ha costretto l'Italia ad adeguarsi alla normativa europea, dopo anni di tira e molla, e di lotte senza limiti promosse dai pescatori locali. Ebbene, un anno dopo le cose sembrano cambiare, con numeri di pescato "selvaggio" molto inferiori, grazie anche alla tolleranza zero invocata dal Ministro Zaia, anche se alcuni problemi persistono e potrebbero pregiudicare questa linea.

MODULAZIONE DI FREQUENZE (Bernardo Iovene, 22/03/09; qui video, qui testo)

La seconda puntata dell'attuale stagione di Report si era occupata dell'annoso problema della frequenze televisive, facendo la storia di quell'intreccio di assenza di regole, imprenditoria spregiudicata, politica compiacente e conflitto d'interessi che ha permesso a Silvio Berlusconi di assumere una posizione dominante nell'ambito della televisione italiana, nonostante sentenze della Corte Costituzionale e procedure d'infrazione dell'Unione Europea. Ora però sta per partire il digitale terrestre, e con l'ampliamento delle frequenze che ne deriverà si dovrebbe risolvere il problema del pluralismo televisivo, cardine di ogni democrazia che si rispetti. Ma entreranno davvero nuovi soggetti, o saranno ancora gli stessi? Ebbene, la famosa legge Gasparri, una delle tante leggi ad personam che ha permesso alle tv di Berlusconi di restare in piedi, ha tra le sue conseguenze anche il fatto che i soggetti che attualmente trasmettono in analogico hanno diritto ad avere uguale rappresentanza nel mondo digitale: ciò è in contrasto con le sentenze della Corte e dell'UE, che infatti ha aperto una nuova procedura d'infrazione. Per porre rimedio, il Governo Berlusconi ha deciso di togliere un "multiplex", ovvero il corrispettivo dei canali analogici (solo che ogni "multiplex" vale 5-6 canali digitali, meglio detti "programmi") a Rai, Mediaset e Telecom Italia (il gruppo di La7 e Mtv), e di metterlo a nuova asta insieme a due nuovi multiplex. Peccato che a due di questi cinque multiplex potranno fare offerta anche i vecchi soggetti, facendoli così rientrare dalla finestra (anzi, facendo probabilmente fuori il gruppo Telecom, l'unico indipendente dal controllo diretto o indiretto della politica). Bella roba. Non solo: la legge Gasparri poneva anche un limite del 20% sul totale dei programmi del digitale che potevano essere nelle mani dello stesso soggetto: ebbene, come chiunque può verificare, dei 47 programmi attualmente esistenti, 14, ovvero il 29.7%, sono di Mediaset. L'associazione AltroConsumo ha così fatto un esposto all'Agcom, l'Autorità Garante ed indipendente (?) per le Comunicazionmi, che però si prende mesi di tempo per fare un calcolo semplicissimo. Insomma, per il pluralismo televisivo, almeno in Italia, c'è ben poco da sperare.

L'INTESA (Giovanna Boursier, 12/10/08; qui video, qui testo)

Ad Ottobre scorso Report si era occupato della faccenda Alitalia, da poco sbloccatasi dopo le proteste sindacali, analizzandone tutti i lati oscuri e che hanno danneggiato lavoratori, risparmiatori, cittadini e Stato. L'aggiornamento, a 7 mesi di distanza, ci dice che i problemi in CAI, la nuova compagnia, ci sono ancora e ben forti: sono aumentati i ritardi, con la puntualità ferma al 70% contro l'85% della vecchia Alitalia; ma soprattutto sono diminuiti i passeggeri, che nei primi 4 mesi del 2009 hanno reso gli aerei pieni solo al 65%, e questo nonostante CAI abbia eliminato tutte le flotte meno utilizzate. Se procederanno così le cose, alla fine del 2009 CAI, che aveva previsto perdite di 300 milioni per il primo anno, perderà 500 milioni di euro, ovvero sarà in linea con la vecchia Alitalia: solo che la compagnia è molto più piccola, e gli effetti saranno quindi maggiori. Ma la CAI soffre anche di penuria di equipaggio: sempre più spesso gli aerei viaggiano con equipaggi al di sotto del minimo numerico prescritto dalla legge, cosa che può avvenire solo in casi di emergenza e che quindi sta attirando le attenzioni dell'ENAC. Altri problemi derivano anche dalla fusione CAI-AirOne, che non è mai stata completa, dato che le due compagnie appaiono ancora separate nei fatti, causando notevoli disservizi e difficoltà ai passeggeri. Inoltre, cominciano ad apparire anche problemi sindacali, con hostess costrette a fare turni di notte anche se in maternità, cosa contro la legge, ed altri problemi, che hanno indotto i sindacati a mettere in campo il primo sciopero contro la CAI per il mancato rispetto degli accordi. Infine, la vecchia Alitalia continua a tormentare i risparmiatori Italiani, che si ritrovano con obbligazioni diventate carta straccia o quasi, privi anche della possibilità di usufruire della class-action (che il Governo ha reso non retroattiva, ammesso che venga introdotta).

POVERI NOI! (Giovanna Boursier, 05/04/09; qui video, qui testo)

Quasi due mesi fa Report si era occupato della social card, la carta acquista per i poveri voluta dal Ministro Tremonti. Fra i tanti aspetti analizzati da quell'inchiesta, emergeva un quesito: quanto è costato l'utilizzo delle social card, al di là dei soldi in esse eventualmente contenuti? Report, chiedendo ai diretti interessati, aveva stimato un costo complessivo di circa 20 milioni di euro, tra costo delle carte, lettere inviati ai possibili destinatari della card, pubblicità, call center dedicati, sportelli CAF, eccetera. Il Ministro Tremonti all'epoca non aveva voluto fornire dati precisi; alcuni membri del Governo, interpellati dai parlamentari, hanno poi fornito alcune cifre, contrastranti tra di loro ed impossibilmente irrisorie. Chissà se un giorno forniranno dati coerenti e soprattutto verosimili.

IL RE E' NERO (Paolo Mondani, 10/05/09; qui video, qui testo)

Solo due settimane fa Report si era occupato del "paradiso fiscale italiano", cioè San Marino, e tutte le vicende oscure che riguardavano le sue attività finanziarie. Pochi aggiornamenti, ovviamente: confermati gli arresti per i dirigenti bancari locali arrestati il 3 Maggio scorso, ma soprattutto la Procura di Milano ha acquisito i materiali dell'ispezione che la Banca d'Italia fece a suo tempo sui conti sanmarinesi senza segnalarne le irregolarità.

IL BANCO VINCE SEMPRE-SPECULANDO S'IMPARA (Stefania Rimini, 14/10/07-8/04/08; qui video, qui testo)

Tempo addietro Report dedicò ben due puntate allo scandalo dei "derivati", ovvero degli strumenti finanziari che le banche vendettero, di fatto imbrogliandoli, agli enti locali italiani, grazie ad una normativa introdotta dal Ministro Tremonti nel 2001 (sì, proprio quello che dice di aver previsto la crisi e che ora lotta contro la "finanza creativa"). Il meccanismo dei derivati è complicato, ma è fatto in modo che le banche possono disporre dei soldi degli Enti come vogliono, e così stanno creando numerosi piccoli e grandi dissesti economici a vari Comuni, Province e Regioni: dissesti futuri, potenziali, che potrebbero rivelarsi con tutte le loro conseguenze alla scadenza dei contratti, ovvero tra qualche anno, ma che nel frattempo comportano comunque notevoli costi alla scadenza di ogni periodica "cedola". Il fatto è che la stragrande maggioranza degli Enti continui a pagare, nonostante in vari casi sia possibile risolvere i contratti ancora in attivo, e negli altri si potrebbe mettersi nelle mani degli avvocati, oppure smettere di pagare, asserendo di non aver capito il contratto. E il Governo, nel frattempo, rinvia l'emanazione del regolamento che dovrebbe finalmente dire cosa è lecito e cosa non è lecito fare in campo finanziario da parte degli Enti locali.

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Casa nostra
post pubblicato in Diario, il 24 maggio 2009


                                               

Berlusconi e la mafia. Un capitolo oscuro, mai trattato in Italia con l'attenzione dovuta a faccende così importanti che riguardano un pluri-Presidente del Consiglio. Eppure, il materiale c'è. Citando a memoria: Vittorio Mangano, pluricondannato per fatti di mafia e non, che ha prestato servizio a casa Berlusconi e definito da questi "un eroe"; Marcello Dell'Utri, braccio destro di Berlusconi e pluricondannato anch'egli, tra cui una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, riguardante i rapporti tra Forza Italia e la mafia siciliana, e nella cui sentenza si dice chiaramente che Dell'Utri era l'intermediario fra Berlusconi e Cosa Nostra; i fatti descritti nel libro di Travaglio "L'odore dei soldi", circa le origini delle fortune di Silvio Berlusconi, che tratta anch'esso dei rapporti fra Berlusconi e la mafia (con riciclaggio del denaro sporco della mafia), e contro il quale Berlusconi perse la querela che intentò a Travaglio, poichè i fatti descritti nel libro sono basati su fonti documentate; Berlusconi che definisce il concorso esterno in associazione mafiosa una "stortura inaccettabile in uno Stato di diritto"; l'ultima intervista ufficiale a Borsellino prima di essere ucciso, nella quale si parla dei rapporti fra la mafia, Dell'Utri, Mangano e Berlusconi, intervista di fatto censurata dalla televisione italiana se non per una fugace apparizione su RaiNews24 e al Raggio Verde di Santoro.

Di fronte a questi fatti, al di là delle loro implicazioni giudiziarie, in un Paese normale il mondo dell'informazione porrebbe domande, e di conseguenza la società civile si porrebbe domande. Invece questo in Italia non avviene e, anzi, le poche persone che coraggiosamente ne parlano vengono censurate. Con la contraddizione che se ne parla più all'estero che in Italia ...

E allora sono un po' stanco di certi servizi retorici che i media periodicamente ci propinano in occasione di celebrazioni ed anniversari degli "eroi di mafia", come l'anniversario dell'uccisione di Falcone celebrato ieri. Per sconfiggere la mafia non può bastare l'eroico attivismo dei pochi coraggiosi che mettono a rischio la propria vita per il proprio Paese: serve una politica pulita che rompa i legami con la mafia e una società che scelga coscientemente una classe dirigente libera da collusioni e capace di ingaggiare una seria lotta alla mafia. Ma, soprattutto, serve un'informazione che faccia il proprio mestiere, facendo sentire il fiato sul collo a mafiosi e politici collusi, con il coraggio di fare inchieste sui rapporti fra politica e mafia, chiedendosi se certi politici sono "mafiosi" o no. Come faceva ad esempio "la Padania" ai tempi in cui la Lega Nord era "libera", o perlomeno sembrava volerlo essere.

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Lo stalinista di Arcore
post pubblicato in Diario, il 23 maggio 2009


                                               

"La Finocchiaro e D'Alema si sono comportati in modo indegno, ignobile e spudorato attribuendomi parole che non ho mai pronunciato e cioè che il Parlamento sarebbe inutile e dannoso. Questo è lo stenografico del passaggio del mio intervento a braccio alla Confindustria per l'accenno fatto al Parlamento: 'Il Presidente del Consiglio non ha praticamente nessun potere perché, come sapete, la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista. Non è stato dato nessun potere al governo e tutti i poteri sono stati dati al Parlamento. Il Parlamento è pletorico: ci sono infatti 630 deputati, quando ne basterebbero 100. Chiaro che per arrivare a questo dovremmo arrivare ad un disegno di legge di iniziativa popolare perché non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale! Credo che questo sia e debba essere chiaro a tutti. Evidentemente l'antico vizio stalinista di capovolgere la realtà non è mai venuto meno".

Parola di Silvio Berlusconi, che oggi ha replicato così alle polemiche messe in campo dagli "stalinisti" come Fini (!!!) dopo il suo intervento all'assemblea di Confindustria. Tutto vero: lo stenografico riportato da Berlusconi è corretto: peccato che sia incompleto. Ecco le parole pronunciate dal Premier dopo la metafora sui "capponi": "Adesso diranno che io offendo il Parlamento, ma questa è la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e controproducenti". D'altronde, come ha detto Berlusconi a Rtl 102.5, "c'è la registrazione televisiva e quella radiofonica".

Peccato, però, che nè RTL, nè i vari TG e i vari giornali abbiano riportato queste parole, dopo aver riportato le bugie del Presidente, a parte sparute minoranze.  D'altronde, me ne sarei meravigliato, dato che questo non avviene mai tutte le volte che Berlusconi smentisce falsamente ciò che ha detto il giorno prima, ovvero ogni volta che dice una cazzata. Tanto da meritare il soprannome di "Mister Frainteso".

Così come nessuno sottolinea che, ddl di inziativa popolare o no, giusta o no, in ogni caso la proposta di Berlusconi dei "100 parlamentari" dovrebbe passare per le Camere, ovvero per quei "capponi" che non dovrebbero voler "anticipare il Natale", dimenticandosi, tra l'altro, che la stragrande maggioranza di quei "capponi" ce l'ha messa lui. L'unico modo sarebbe fare un Referendum: e, d'altronde, se Berlusconi conta di raccogliere "milioni di firme" al suo ddl, sarebbe anche la cosa più ovvia fare un Referendum, per il quale servono solo 500mila firme. Ma il problema è proprio questo: Berlusconi non vuol fare il Referendum, perchè altrimenti si farebbe davvero, e probabilmente gli Italiani voterebbero anche sì, riducendo così le poltrone per il suo enorme codazzo di avvocati, soubrette e lecchini, senza tra l'altro risolvere il problema della presunta "lentezza" del Parlamento (per il quale servono altre riforme). A Berlusconi, invece, conviene fare campagna elettorale con il suo ddl, farselo bocciare dalle Camere (dato che difficilmente le opposizioni voterebbero una riduzione così eccessiva dei parlamentari, controproducente per la democrazia, ed altrettanto per il suo stuolo di "spingi-bottone", per i motivi prima spiegati) e poter così bollare suoi avversari di essere "la Casta", mentre lui potrà diventare l'eroe dell'anti-Casta.

P.S. A tal proposito, Di Pietro prima dirà no alla proposta di Berlusconi, in nome della "democrazia" messa in pericolo dal "regime", poi voterà sì, pur di smarcarsi dalla posizione del Partito Democratico. Come ha fatto sul referendum elettorale, per il quale aveva raccolto le firme, salvo poi disconoscerlo ed incitare al NO. Scommettiamo?

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Fuorise...ggio
post pubblicato in Diario, il 22 maggio 2009


                                                  

Più di 250mila. Sono gli studenti "fuori-sede" in Italia, ovvero tutti quei ragazzi che per frequentano Università lontane dai luoghi di origine: quasi il 20% della popolazione universitaria italiana. Studenti che alzano la voce perchè, tra le loro tante difficoltà, c'è quella di dover tornare a casa per votare. E così esercitare il più elementare diritto della democrazia diventa un viaggio stancante, ma soprattutto dispendioso. Così che migliaia di ragazzi rinunciano a scegliere chi deve gestire il loro futuro.

E' nato così il comitato "Io voto fuorisede", che chiede alle istituzioni Italiane, attraverso una petizione, di prodigarsi affinchè il diritto al voto e le campagne anti-astensionismo non siano parole al vento, ma concrete azioni legislative. Prevedendo il voto per delega o per corrispondenza, ad esempio, come previsto in tantissimi paesi europei, ed a dire il vero anche dall'Italia (quello per corrispondenza), ma solo per quanto riguarda il voto estero. Con il paradosso che è più facile votare per un'italiano all'estero che per uno studente fuori sede. O anche per un lavoratore fuori sede, che affronta gli stessi problemi.

Ma la realtà è ancora più grave di quella descritta dall'articolo di Repubblica.it da cui ho tratto il contenuto di questo post. Infatti, l'autore, evidentemente per una distrazione, non si è accorto che il comitato e la sua petizione sono nate non quest'anno, ma nel 2008, a ridosso delle elezioni Politiche. E quindi, nonostante sia passato un anno, non è cambiato un bel nulla.

Per quel che conta, allora, firmo anch'io la petizione, e invito voi tutti a farlo. Secondo l'art.48 della Costituzione "votare è dovere civico", ma anche "un diritto che non può essere limitato". E' bene che i nostri governanti non se lo dimentichino quando c'invitano (giustamente) a non lasciarci prendere dall'astensionismo.

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Niet-anyahu
post pubblicato in Diario, il 21 maggio 2009


                                            

"Due popoli, due Stati? No, per i palestinesi al massimo una forma di autogoverno". Così, qualche giorno fa, il neo-premier israeliano Benjamin Netanyahu ha liquidato, nell'incontro bilaterale di Washington, gli sforzi del suo collega americano Obama per una Terrasanta definitivamente pacificata.

Non solo: a quanto pare, Netanyahu sembra intenzionato a rispedire al mittente anche la nuova "road-map" che Obama dovrebbe presentare agli inizi di Giugno. La creazione di uno Stato palestinese indipendente, con continuità territoriale fra Gaza e Cisgiordania (tramite tunnel e modifiche di confine) e Gerusalemme Est come capitale, e l'affido all'ONU della "città vecchia" di Gerusalemme, l'area più contesa fra le parti, sembrano condizioni inaccettabili per i governanti israeliani, che giudicano il piano "ben congegnato, ma vuoto di sostanza". Ed Israele è anche tornato a massicce politiche colonizzatrici dei territori palestinesi.

Si tratta di errori madornali dei dirigenti israeliani. La Palestina potrà trovare pace solo se entrambe le parti riconosceranno l'altrui diritto ad esistere, ed ad esistere come Stati indipendenti in tutto e per tutto, come territori e soprattutto come rirsorse. Punto. Senza soffermarsi su analisi storiche, o su analisi di responsabilità: quando una guerra dura da cinquant'anni, è semplicemente ridicolo dire "hai iniziato prima tu", oppure "è colpa tua". Bisogna solo fermarsi alla realtà, e la realtà ci dice che ci sono due popoli, ognuno con le sue giuste motivazioni e le sue malefatte.

Resta da comprendere se c'è la volontà di volere la pace: d'altronde Netanyahu sa benissimo che se è riuscito a diventare premier è anche grazie alla paura dell'elettorato israeliano, come sempre in un'elezione che vede vincente la destra, di questi tempi. A lui la pace politicamente non conviene, dunque, come ai dirigenti di Hamas. E allora, forse, la pace sarà davvero possibile solo quando palestinesi e israeliani saranno abbastanza maturi e saggi da scegliere persone più moderate a rappresentarli. Nel frattempo, speriamo in Obama, che perlomeno ha riportato l'America sulla strada dell'imparzialità, abbandonata da Bush. Yes, he can?

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L'ottimismo! E' il profumo della vita!
post pubblicato in Diario, il 20 maggio 2009


                                                

La crisi? E' "psicologica", a causa di un "atteggiamento colpevole dei media che dipingono la crisi come irreversibile e psicologica" e di un comportamento "assolutamente colpevole dell'opposizione". Occorre diffondere "ottimismo", poichè "il momento peggiore è stato superato", "c'è stato un diluvio, ma dopo tutto è tornato come prima, meglio di prima". Parola di Presidente del Consiglio, qualche giorno fa.

Oggi, 20 Maggio 2009: gli ordinativi dell'industria a Marzo crollano del 26% rispetto all'anno scorso (del 2.7% rispetto al mese scorso); il fatturato del settore auto crolla invece del 28%, gli ordinativi del 19%.

L'altro ieri, 18 Maggio: nel primo trimestre 2009 il settore metalmeccanico ha subito una contrazione delle produzioni del 25%, delle esportazioni del 30%.

15 Maggio: nel primo trimestre il PIL italiano è crollato del 6% rispetto all'anno precedente, ben peggio delle previsioni.

7 Aprile: l'utilizzo della cassaintegrazione è cresciuto del 925% (sì, avete capito bene) in un anno. E continua a peggiorare.

Una bella sviolinata sulla barca che affonda, e via. Più che di psicologia, parlerei di filosofia. Viva Tonino Guerra.

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