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il blog di Francesco Zanfardino
Se non c'è solidarietà fra Ministri ...
post pubblicato in Diario, il 31 marzo 2009


                                                 

Oramai quasi due mesi fa, il Ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto, è stato rinviato a giudizio con l'accusa di concorso in turbativa d'asta dal Gup del Tribunale di Bari. I fatti si riferiscono a qualche anno fa, quando il Ministro era ancora Presidente della Regione Puglia, e avrebbe favorito la vendita della "Cedis" (per 7 milioni, anzichè i 15 di valore stimato) ad un acquirente "predeterminato". Inoltre, per Fitto pende, sempre davanti al Gup di Bari, una richiesta di rinvio a giudizio per corruzione, falso e illecito finanziamento ai partiti: Fitto avrebbe intascato una tangente di 500.000 euro, sottoforma di finanziamenti per la campagna elettorale delle Regionali 2005, dal Gruppo Angelucci (coinvolto anche negli scandali sanità di Abruzzo e Lazio) per l'affidamento dell'appalto di gestione di 11 residenze sanitarie assistite dalla Regione Puglia. Indagine per la quale nel Giugno 2006 fu chiesto anche l'arresto di Fitto, respinto dal Parlamento, ovviamente ...

Ebbene, oggi si è venuto a sapere che il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha mandato gli ispettori al Tribunale di Bari per eventuali irregolarità commesse dai magistrati che indagano su Fitto.

Ora, a parte il fatto che vedere in America un Barack Obama che cambia vari ministri perchè indagati per reati molto minori (e nonostante ciò sul fatto è comunque in difficoltà verso l'opinione pubblica), e contemporaneamente vedere un Paese come l'Italia dove il Governo non si pone nemmeno il problema, e anzi corre in aiuto del Ministro colpito dai soliti "magistrati comunisti", e nonostante ciò l'opinione pubblica non s'indigna (anche per colpa dell'informazione che non inscena nessun tran-tran mediatico, come invece avvenuto per il caso Global Service a Napoli, chissà perchè), fa ben capire in che condizioni è messa l'Italia.

D'altronde, siamo sempre la stessa Italia che osanna più o meno consapevolmente un Premier che ha corrotto un testimone ma non può essere condannato perchè si è fatto una legge che lo rende "più uguale" degli altri cittadini italiani, mettendolo al di sopra della legge.

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Riporto Report: L'inganno
post pubblicato in Riporto Report, il 30 marzo 2009


                                                    

Terzo appuntamento con "Riporto Report", la nuova rubrica di Discutendo che ogni lunedì darà spazio alla puntata settimanale di Report, l'ottima rubrica di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (la puntata di ieri, che vi consiglio sempre di vedere, è disponibile qui; la trascrizione testuale della puntata è invece disponibile qui). Stavolta si parla di energia, ed in particolare del nucleare. Dopo l'accordo Italia-Francia che potrebbe dare il via alla nuova stagione nucleare italiana, è legittimo chiedersi: ma è la scelta migliore per l'indipendenza energetica?

L'INGANNO (di Michele Buono)

Il servizio di Michele Buono incomincia con il video del discorso del presidente USA Eisenhower all'Onu nel 1953, che diede il via alla fondazione dell'AIEA, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica. Le intenzioni erano ottime: sottrare l'atomo al controllo solo militare e usarlo per fare l'elettricità. Andò tutto bene per decenni, poi arrivarono gli incidenti (Sellafield, Three Miles Islands e soprattutto Chernobyl), e si cominciò a discutere non solo della sua pericolosità, ma anche della sua convenzienza. E così cominciò un lento declino dell'utilizzo di quest'energia.

A proposito di incidenti, la troupe di Report si è recata a Tricastin, in Francia, dove nell'ultimo anno si sono verificati vari incidenti ai reattori nucleari presenti nella regione. Incidenti di basso livello, almeno secondo le fonti ufficiali, che li fanno rientrare nel "livello di rischio accettabile". Ma con questi termini non si intende che al di sotto di tale limite non c'è nessun rischio, ma che tale rischio è accettabile. Ovvero un certo numero di morti per un tot di abitanti legati al rischio delle centrali: insomma, una specie di criterio economico in funzione degli interessi ottenuti rispetto ai danni sanitari. Peccato che questo non lo dicano alle persone che ci vivono, intorno alle centrali. Che, tra l'altro, vengono avvisate in ritardo (correndo il rischio di bere e mangiare cibi contaminati nel frattempo). Ma, soprattutto, puntualmente vien detto loro che "non c'è stato nessun problema, tutto nella norma". Ma le analisi di Criirad, associazione indipendente di fisici, ingegneri e medici, rivelano che le acque dei fiumi del Tricastin contenevano livelli di uranio superiori ai limiti stabiliti dall'OMS (l'Organizzazione Mondiale per la Sanità), e che le piante acquatiche (primo anello della catena alimentare ittica) contenevano tracce di uranio. Ma, oltre alle emissioni radioattive "straordinarie", dovute agli incidenti, ci sono le emissioni "autorizzate", normalmente prodotte dalle centrali. Il livello di "autorizzazione" è concordato fra Stato e produttori, a seconda dell'impatto sull'ambiente circostante: più alto è il livello, maggiori sono i guadagni. Le emissioni sono fatte di gas e polveri, ma vengono controllate solo le polveri: così non è misurato il reale impatto ambientale, e vengono concesse autorizzazioni che non dovrebbero essere concesse. Infatti, chiunque con un rilevatore di radiazioni può constatare che nelle zone circostanti le centrali del Tricastin il livello di radiazioni è enormemente maggiore della norma. E le radiazioni provocano danni al DNA, aumentando il rischio di cancro, leucemie ed altre malattie.

Ma chi deve controllare il sistema a livello mondiale? Qui si apre un altro capitolo dell'inchiesta di Report, con protagonisti l'OMS e l'AEIA. Innanzitutto, esiste un accordo del 1959 fra le due agenzie che praticamente palesa la subalternità dell'OMS all'AEIA in caso di incidenti nucleari e malattie conseguenti: l'interesse prioritario è quindi la salvaguardia del sistema nucleare, non la salute pubblica. I rappresentanti dell'OMS interpellati negano. Ma i sospetti aumentano con i dubbi che aleggiano su come l'OMS trattò il dopo-Chernobyl. Innanzitutto all'epoca l'Unione Sovietica, dove si trovava Chernobyl, invito le equipes dell'ONU a fare gli studi e gli accertamenti necessari; ufficialmente dovrebbe esserci andata l'OMS, ma c'è chi dice, tra cui Michael Fernex (ex ricercatore OMS) che andò solo l'AEIA, e in effetti ci sono prove della presenza dell'AEIA, ma non di quella dell'OMS. Che però nega. Inoltre, l'OMS organizzò nel 1995 e nel 2001 due congressi sulle conseguenze sanitarie dell'incidente di Chernobyl: ma gli atti di entrambi i congressi non furono mai pubblicati. Censurati, secondo Fernex, perchè contenevano gli studi di alcuni ricercatori sugli effetti delle "dosi deboli di radioattività": non solo gli incidenti, insomma, ma anche le centrali stesse sono un forte rischio per il genoma umano, con danni già riscontrati, più o meno importanti, per le prossime generazioni. Ma anche in questo caso l'OMS nega. Peccato per l'OMS però che il loro direttore dell'epoca, il dott.Nakajima, in un'intervista del 2001 confessa candidamente: "Gli atti non furono pubblicati perchè era una conferenza organizzata con l'Aeia (...) sono loro che comandano". E, inoltre, il fatto che l'OMS dichiari di non avere effettuato studi sulle conseguenze  delle dosi deboli di radioattività, rafforza sempre di più il sospetto della subalternità dell'OMS agli interessi dell'AEIA (che deve promuovere il sistema nucleare).

Studi ufficiali del genere esistono, però. Sono stati effettuati dal governo tedesco, che ha deciso nel 2002 di abbandonare il nucleare (niente nuovi reattori, e graduale spegnimento di quelli esistenti). E i risultati sono tali che il nesso casuale fra "aumento di malattie rispetto alla media nazionale" e "presenza di centrali nucleari nella zona" è quello statisticamente più probabile, a meno di non accettare cause a noi sconosciute. E, sempre restando in Germania, emerge un'altro problema: quello del trattamento delle scorie nucleari. Infatti, le miniere di sale di Assen dove erano state stoccate stanno adesso per essere infiltrate dall'acqua, con un pericolo enorme per la popolazione vicina. Nonostante all'epoca fu detto che non c'era nessun rischio di infiltrazione.

Ma poi questo nucleare garantisce davvero l'indipendenza energetica? Si dice tanto che la Francia, con le sue 50 e passa centrali, abbia guadagnato questa indipendenza (dal petrolio, che è detenuto da pochi paesi, e tutti extraeuropei). Ma non è così. Innanzitutto, quando si calcola l'energia prodotta, si tiene conto anche del calore prodotto, non solo dell'energia realmente sfruttata: e così si gonfiano le statistiche sulla produttività del nucleare. Ma la cosa più importante è che se compariamo i consumi di petrolio per abitante tra i 4 principali i paesi europei, osserviamo che è la Francia a consumarne di più, seguita da Germania, Regno Unito e Italia. Sì, avete capito bene: proprio l'Italia senza grandi risorse energetiche, consuma molto meno petrolio che della nuclearissima Francia. Ma non è un'assurdità? No, tutto vero. Il motivo è semplice, e risiede nell'attuale sistema di crescita, basato sul consumo: gli imprenditori hanno bisogno di produrre, e di consumatori disponibili ad acquistare i prodotti. Dunque, se produco molto energia, stimolerò la domanda (facendo fare tutto elettrico: ogni aspetto della nostra vita), anche se non corrisponde a bisogni realmente necessari, o addirittura corrisponde a sprechi. Ad un certo punto la domanda crescerà tanto che la produzione andrà nuovamente aumentata, e così via, finchè il sistema non collassa. E arrivano, periodiche, le crisi, come questa attuale.

Ma l'uranio non è inesauribile. Attualmente si sfrutta principalmente quello delle testate nucleari dismesse, ma è all'esaurimento, e allora si devono mettere mano sui giacimenti. Come in Niger, dove Areva, la società nucleare francese, sta gestendo e sfruttando i giacimenti, in condizioni però di illegalità enorme: sfruttamento della popolazione, assenza di standard di sicurezza, nessuna informazione alla popolazione. Le contaminazioni pullulano nell'area, come certificato sempre dagli indipendenti del Criirad, e la popolazione non ne sa niente ... ma tanto è l'Africa, e nessuno se ne importa.

Per questi ed altri motivi, il mercato del nucleare è in crisi. Sempre più Paesi hanno abbandonato o stanno abbandonando, più o meno gradualmente, questo sistema. La stessa Areva ha perso un'importante accordo con il Sud Africa, e sta perdendo sempre più guadagni. Ma per lei la speranza viene dall'Italia, che recentemente con il Governo Berlusconi ha stretto un accordo con la Francia di Sarkozy. C'è da dire, innanzitutto, che l'accordo è solo una "dichiarazione di intenti", e non un vero e proprio piano come venduto da Berlusconi e dai media. Ma, comunque, se si attuasse, è comunque una dipendenza dal sistema nucleare francese, soprattutto per le materie prime, alla faccia dell'indipendenza.

Tornando alla sicurezza, sempre in Francia recentemente una persona è finita indagata per rivelazione di segreto di Stato. Aveva rivelato un documento segreto dell'Areva in cui si ammetteva, alla faccia delle dichiarazioni fatte ai media, che le centrali probabilmente non possono resistere ad un attentato aereo

Ma il nucleare può abbassare le bollette? Vediamo chi fa i prezzi dell'energia elettrica. Nel 1999 con le liberalizzazioni Bersani finisce il monopolio dell'Enel: nuovi gestori, più concorrenza ... e bollette più basse, almeno in teoria. Nel 2004 parte la Borsa Elettrica, e da quel momento in poi i prezzi aumentano esponenzialmente ogni anno: i vari gestori si mettono d'accordo, e grazie al meccanismo complesso della Borsa riescono a fare un prezzo dell'elettricità che convenga a tutti. Meno che ai consumatori finali, che si sorbiscono un prezzo molto più alto di quello che dovrebbe essere. Con questo sistema il nucleare non porterebbe vantaggi, perchè non conta la quantità di energia disponbile, tanto si mettono d'accordo i gestori e decidono il prezzo che vogliono loro. E lo Stato è azionista dell'Enel, il maggiore beneficiario del sistema, e allora campa cavallo.

Ma allora quali sono le alternative? Innanzitutto, ripensare il sistema. Passando dal modello di sviluppo basato sul consumo, sul PIL (che contiene tutto, anche gli sprechi, anche i danni, basta che ci sia produzione), al modello di sviluppo basato sul benessere. Dove si riducano gli sprechi, anche se con questo si riduce la produzione. Infatti, secondo uno studio dell'Università di Torino, ogni cittadino ha bisogno mediamente di 1000w all'anno: però il consumo reale è 5000w. Come mai? Sprechi, ovvio. Un esempio? I nostri edifici, che disperdono nell'ambiente una quantità enorme di calore: se fossero costruiti per bene, si potrebbe risparmiare fino al 37% dei consumi di casa. Ma il discorso si può allargare alle reti elettriche, che disperdono troppa energia nel lungo cammino dalla centrale alle abitazioni, all'illuminazione pubblica basata su vecchie tecnologie, ecc. E poi reinvestire i soldi risparmiati nello sviluppo delle energie rinnovabili, liberandoci definitivamente dalle materie prime fossili (la vera "indipendenza energetica") e abbattendo le emissioni nocive per il sistema Terra. Magari abbatteremo un po' il PIL, ma ne guadagneremmo in benessere.

IL MIO COMMENTO: Che dire ... non sono contrario ideologicamente al nucleare, ma sempre di più mi sto convincendo che tante cose sul nucleare non vengano dette, sui suoi rischi e sulla sua convenienza. D'altronde se mezzo mondo sta abbandonando il nucleare e puntando alle energie rinnovabili, ci sarà un motivo. E la decisone dell'Italia di riprendere il cammino nucleare, senza prima abbattere i cartelli dei prezzi dell'energia, e investendo miliardi in una tecnologia che sembra rivelarsi inefficiente, e che porta (forse) risultati fra decenni (nella migliore delle ipotesi), sia scellerata. La vera svolta energetica è tagliare gli sprechi energetici, in ogni loro forma, e reinvestirli in rinnovabili. Il resto è propaganda, o pezze su buchi che rischiano di diventare sempre più insufficienti.

Altre rubriche di Report: Niente "Emendamento" per questa puntata, ma resta immancabile la "Goodnews", che stavolta parla dell'iniziativa di alcuni milanesi che in cooperativa hanno messo in piedi una cascina dove coltivano ciò che poi consumano a tavola. Abbatendo prezzi e migliorando in salute (il video è disponibile qui). Alla prossima: si parlerà di politiche economiche, ed in particolare delle "social card".

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Ti piace vincere facile?
post pubblicato in Diario, il 29 marzo 2009


                                                            

6000 delegati. Più del doppio dell'Assemblea del PD, sul cui numero è stata fatta tanta ironia e schernimento (ma su quella del PDL no, loro possono permettersi tutto). E nemmeno uno che si sia preso la briga di sfidare Berlusconi per la leadership del partito ("ti piace vincere facile?", verrebbe da dire). Una bella acclamazione, e via.

Ma che volete, è il Popolo delle Libertà. Ovvero la nuova facciata che è stata data a Forza Italia, che nel frattempo si è allargata (un aumento di cubatura, che va di moda) per accogliere, o meglio assorbire, Alleanza Nazionale e qualche partitino dell'area berlusconiana. Ma, a parte il nuovo nome ed il nuovo simbolo (cioè la nuova scritta, dato che di simbolico non c'è niente), niente è cambiato. Nessun sistema di valori, nessuna idea di Paese, nessuna democrazia interna, nessuna partecipazione dal basso, niente di niente. Solo il leader, solo Berlusconi. Nemmeno un po' di politica.

D'altronde, in questo Paese, questo basta e avanza. Per tutta una serie di motivi (principalmente crisi di credibilità della politica, avvento della società dell'immagine, crollo di qualità e controllo politico del sistema dell'informazione, non sufficiente forza dell'azione politica degli avversari), che non starò qui a sviscerare. Quel che conta è che, per colpa di questa degenerazione della politica italiana, l'Italia non è riuscita a liberarsi dell'arretratezza economica e sociale che, con la fine della Prima Repubblica, poteva finalmente giungere alla fine. E invece ci siamo trovati con un "ventennio berlusconiano" che ha impedito all'Italia di crescere come merita.

Che dire ... c'è solo da sperare che questo berlusconismo finisca quanto prima, che l'Italia torni ad essere una democrazia normale. Una democrazia con una politica vera, dove a sfidarsi non siano i personalismi, ma diversi sistemi valoriali, diverse idee di Paese. Dove ci sia un centrodestra che sia davvero centrodestra, e non una miscela di populismo e leaderismo. Dove chi guida il Paese pensi al suo ruolo come il potere di cambiare i destini del Paese, e non di cambiare quelli propri (e dei propri soci, reali o politici). Dove siano dati agli elettori tutti gli strumenti per poter scegliere, in piena coscienza e informazione, chi deve rappresentarli.

E, in attesa di questo Paese, non restiamo con le mani in mano. Perchè certo non cadrà dal cielo, come la manna ...

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Meno controlli, meno sanzioni, meno sicurezza sul lavoro
post pubblicato in Diario, il 28 marzo 2009


                                                              

3 morti al giorno. Questa la media italiana per quanto riguarda le morti sul lavoro. Lo ha certificato l'Inail, che una settimana fa ha diramato i dati ufficiali del 2007: 1.210 morti, e 912.615 infortuni. Almeno stando alle denunce effettuate, perchè i numeri sarebbero ancora più terrificanti se si potessero certificare anche tutti i lavoratori morti o infortunati ma mai denunciati all'Inail: basti pensare a tutti i lavoratori clandestini, assunti da sfruttatori senza scrupoli, senza alcun diritto, nemmeno quello di finire in ospedale, pur di coprire le malefatte del loro sfruttatore.

Eppure per il Governo evidentemente questa non è un emergenza. Anzi, probabilmente nemmeno un problema da affrontare. Perchè non solo il Governo non si preoccupa di emanare nuove norme, nuovi sistemi per combattere il fenomeno, ma addirittura smonta pezzo per pezzo ciò che di buono c'è nelle norme esistenti. Uno degli ultimi atti di Romano Prodi come Presidente del Consiglio fu quello di emanare il nuovo Testo Unico sulla sicurezza sul Lavoro, dove furono introdotte nuove norme più restrittive. Ebbene, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha deciso di introdurre delle modifiche al Testo Unico. Eccole.

Per chiudere un cantiere, non basterà la "reiterazione" di una inadempienza sulle norme di sicurezza. Ora sarà necessaria la "plurima violazione" delle norme. Sembra cambiare poco, ma in realtà giuridicamente questo significa che per chiudere un cantiere servirà che per ben tre volte il cantiere venga trovato in inadempienza di qualche norma, mentre invece prima bastavano solo due volte. E, se pensiamo che il Ministero programma per il 2009 una diminuzione del 17% dei controlli nei cantieri, è ben facile comprendere come sarà molto, ma molto più difficile che i cantieri non a norma vengano chiusi.  Inoltre le sanzioni pecunarie per le imprese inadempienti diminuiranno di un terzo. Come se fossero già enormemente alte, 'ste sanzioni ... ci vorrebbe la galera, altro che sanzioni pecunarie! Infine, viene eliminata la "cartella rischio personale": si tratta di un documento che riporta la storia sanitaria di un lavoratore, in modo che ogni volta che passa in un nuovo cantiere si può evitare che gli vengano affibbiati lavori non adatti alle sue condizioni fisiche. E invece così anche lavoratori pieni di fratture potranno fare i lavori più pesanti ... e la sicurezza va a farsi friggere.

E' una vergogna. Lavoratori ribellatevi, scendete nelle piazze e informate i cittadini Italiani dello scempio che i nostri "governanti" stanno facendo. Promuovete anche un Referendum abrogativo, magari, che forse stavolta il quorum si può raggiungere. Ma soprattutto cacciate questi signori quando si presenteranno a mostrare la loro ipocrita solidarietà ai funerali dei vostri morti.

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Puoi decidere, ma anche no
post pubblicato in Diario, il 27 marzo 2009


                                                

E alla fine i sospetti si sono rivelati fondati. Il Governo Berlusconi sta portando avanti una "non-legge" sul testamento biologico, meglio detto "Dichiarazioni Anticipate di Trattamento". Già l'impossibilità di rinunciare ad alimentazione ed idratazione forzata l'aveva fatto capire, dato che è un po' assurdo dire che non siano trattamenti medici (l'operazione per inserire il sondino non lo è? I farmaci assunti insieme all'alimentazione non lo sono?), e, anche se lo fossero, non si capisce per quale ragionevole motivo non si possano rifiutare.

Ma nella giornata di ieri è stato raggiunto il colmo.  Infatti, il testo approvato ieri in Senato con l'appoggio di PdL, Lega e Udc e il voto contrario di Pd e Idv, rispetto al testo originale contiene una modifica: tre paroline in meno, che stravolgono però tutto il significato della legge. Il primo comma dell'art.4 recitava: "le Dat (...) non sono obbligatorie, ma sono vincolanti". Ovvero, i cittadini non sono obbligati a fare testamento biologico, ma per coloro che lo fanno, le loro volontà sono vincolanti. Ma un emendamento presentato dall'Udc e approvato dal Senato cancella le parole "ma sono vincolanti". Viene così stravolto il senso stesso della legge, che doveva permettere ai cittadini di "scegliere", e invece li limita a dichiarare "cosa sceglierebbero". Perchè tanto, al loro posto, sarà il medico o un fiduciario a decidere se le volontà del paziente vadano rispettate o no. Ma allora perchè registrare le proprie volontà? Ma, soprattutto, dov'è la coerenza di coloro che vedono con favore questa non-legge perchè "non si può aprire la strada all'eutanasia" (quando invece questa non è eutanasia, perchè non è il diritto al suicidio, ma alla rinuncia ai trattamenti), perchè le persone "non posso decidere della propria vita, solo Dio può farlo", e poi danno comunque ad una persona (una persona altra, nemmeno il paziente!) il diritto di scegliere della "propria vita"?

Fortunatamente in Italia esistono ancora le Istituzioni Repubblicane, e difficilmente questa legge passerà i vagli di costituzionalità. D'altronde, è abbastanza ovvio, visto che la Corte Costituzionale, in assenza di leggi, ha deciso sulla base dei principi della Costituzione che nel caso Englaro esiste il diritto a interrompere alimentazione e idratazione forzata, e che esiste il diritto di un paziente a vedere rispettate le proprie volontà in tema. Bene farà il Partito Democratico, dunque, se come annunciato ricorrerà alla Consulta, prima di avviare il Referendum che invece è la prima strada scelta da Radicali e Idv. Con questo Berlusconismo dilagante, ed una Chiesa che probabilmente non starà (giustamente, se nei limiti della laicità dello Stato ... anche se, e sono cattolico, non condivido la sua posizione) con le mani in mano, meglio evitare, se possibile, il rischio di veder bocciato il Referendum grazie alla spinta all'astensionismo (ci vuole il quorum del 50%) e che si affossi la libertà di sceltà con la scusa (falsa) del "lo vogliono gli Italiani". 

P.S. Un dettaglio che non c'entra niente con questo discorso, ma importante come l'ennesimo esempio della mala-informazione in Italia: nel Pd solo due senatori hanno votato contro il proprio gruppo, nel Pdl ben 5. Ovviamente però tutti (media ed elettori) a parlare di "spaccature" nel Pd, mentre il Pdl viene dipinto come una solida roccia, bla bla bla.

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Il tedoforo
post pubblicato in Diario, il 26 marzo 2009


                                                   

Oggi si è tenuta l'inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra. Dopo 5 anni apre finalmente questo impianto, che grazie alle 2mila tonnellate bruciate al giorno a pieno regime (quasi il 30% della produzione di rifiuti in Campania), dovrebbe mettere la parola fine all'emergenza rifiuti in Campania e permettere il ritorno alla gestione ordinaria.

Ovviamente, il nostro premier Berlusconi non ha mancato l'occasione per trasformare l'inaugurazione nell'ennesimo spot celebrativo della sua persona e del suo Governo, con tanto di pulsante di accensione premiuto da San Silvio, quasi come l'ultimo tedoforo con il braciere olimpico. La vergogna dei rifiuti era tutta colpa della sinistra, questi brutti e cattivi che non erano capaci di fare niente, invece adesso sono arrivato io e in un battibaleno ho ripulito la Campania, costruito tutte le discariche, costruito il termovalorizzatore. Tutte palesi falsità, o comunque mezze verità, almeno per chi abbia una minima conoscenza di come sono andate davvero le cose in Campania e che mi sono preso la briga di riassumere ogni metà mese da Novembre a questa parte. A cominciare dalla menzogna della Campania ripulita in 58 giorni grazie a Berlusconi, dato che l'unica discarica costruite da Bertolaso & Co è quella di Chiaiano, aperta solo un mese fa. 8 mesi di lavoro per una discarica che al momento smaltisce solo 150 tonnellate al giorno, e a pieno regime ne smaltirà 700m, mentre De Gennaro in 5 mesi ha costruito due discariche da 1500 tonnellate al giorno (Savignano e Sant'Arcangelo), grazie alle quali Bertolaso ha "ripulito" (e nemmeno in 58 giorni, anzi) la Campania (e grazie, ero capace pure io con le discariche costruite da altri!). Ma questo è un altro discorso, per il quale vi invito a rileggere uno di quei mie post.

Restando invece all'inaugurazione di oggi, Berlusconi, per l'appunto, ha addossato tutte le colpe dei ritardi nella costruzione del termovalorizzatore alla sinistra e alle proteste, e si è preso tutti i meriti per la sua realizzazione, avvenuta anche in tempi "brevi" grazie alle sue doti "decisioniste". Berlusconi, evidentemente, si è dimenticato che i lavori dell'impianto iniziarono nel 2004, proprio durante il suo Governo, e che quindi ebbe a disposizione un tempo molto maggiore per compiere quello che dice di aver fatto in "100 giorni" (sono passati in realtà quasi 10 mesi dal suo insediamento, ma perdonatelo, alla sua età può soffire di scarsa memoria ...). Inoltre, Berlusconi dimentica, o finge di dimenticare, che a cavalcare le proteste di Acerra, e delle varie discariche, furono anche molti esponenti del suo schieramento, fra cui anche l'allora Ministro Alemanno, oggi sindaco di Roma. Infine, riguardo ai tempi dell'inceneritore, Berlusconi finge di dimenticare che in realtà l'impianto sarebbe dovuto essere stato inaugurato a Gennaio, e invece parte con due mesi di ritardo ... altro che svolta. Tant'è vero che a metà Gennaio disse: "Tra pochi giorni verrò ad inaugurare Acerra". Non so voi, ma nella lingua italiana "pochi giorni" non vuol dire due mesi.

Ma vabbè, che stiamo qui a discutere, tanto i giornali e i TG hanno tutti, più o meno "spontaneamente", abboccato alle storielle di Berlusconi, magnificando ogni volta le imprese di Silvio Santo Subito in Campania, e quindi vi hanno abboccato, salvo rare eccezioni, l'Italia e il mondo intero, anche coloro che non votano Berlusconi. Quello che scrive un povero blogger per qualche decina di lettori non conta a niente. Ma poi non venite a parlarci di informazione obiettiva e all'avanguardia in Italia, che almeno io scoppio in una fragorosa risata.

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Il capogruppo c'è, il gruppo no
post pubblicato in Diario, il 25 marzo 2009


                                             

Leggevo sconcertato questa inchiesta di Repubblica.it sul Consiglio Regionale della Puglia e il suo triste record: 22 Gruppi per 70 consiglieri. E quindi non ho potuto fare a meno di commentarlo sul blog.

Ora, già il fatto che una Regione come la Puglia possa avere 70 consiglieri, mi suona un pò strano. D'altronde, fatte le dovute proporzioni di popolazione, con lo stesso criterio l'Italia avrebbe 1030 parlamentari, e in effetti la somma di deputati e senatori è prossima a questo numero (esagerato). Ma che non ci sia un soglia minima per costituire un gruppo consiliare, è proprio assurdo. Dei 22 gruppi (in realtà 21, ma si sta aggiungendo il nuovo gruppo del neo-partitino "Io Sud" di Adriana Poli Bortone, fuoriuscita da AN in polemica per il federalismo), infatti, ben 8 sono costituiti da una sola persona. Inoltre, molti sono rappresentativi di partiti che non ci sono più (Ds, Margherita, Forza Italia, Alleanza Nazionale, ecc.), tanto che l'attuale PDL è smembrato in 7 gruppi e il PD in 5 gruppi.

E voi direte: e che ce frega? Ce frega eccome, perchè è tutto uno stratagemma per sperperare denaro (come sempre, d'altronde). Infatti, un capogruppo riceve una indennità aggiuntiva. Anche se il "gruppo" non c'è, ma si è solo i capigruppo di se stessi ...

E putroppo non solo la Regione Puglia fa questo: l'Italia pullula di consigli regionali, provinciali e comunali dove esistono gruppi di una solo esponente e di partiti inesistenti. E' una indecenza ed una furberia inaccettabile, soprattutto in un momento di difficoltà economica come questo. Si faccia una bella legge che imponga a tutti gli enti locali di stabilire dei limiti ragionevoli per la costituzione dei gruppi: che sò, almeno il 10%, oppure l'8%, oppure il 5% sul totale dei membri del Consiglio ... ma almeno si faccia qualcosa. Che diamine, almeno 3 membri per costituire un gruppo in un Consiglio di 70 membri non mi sembra una pretesa assurda!

P.S. Se poi i partiti che si sono uniti, si unissero anche nei Consigli locali, non ci stracceremmo le vesti, eh!

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ESP obbligatorio nella UE. Ora sotto con i limitatori di velocità
post pubblicato in Diario, il 24 marzo 2009


                                             

L'Unione Europea ha finalmente deciso: l'ESP sarà obbligatorio su tutte le nuove vetture dal 2011, e quelle senza potranno circolare fino al 2014. Si tratta di una importante novità, in quanto si stima che grazie al controllo elettronico di stabilità (ESP, appunto) impiantato di serie su tutte le vetture si potranno salvare ogni anno 4mila vite ed evitare 100mila feriti, con benefici anche per le nostre tasche (16 miliardi di euro in meno di costi sanitari). D'altronde, lo sbandamento della vettura è la causa principale di quasi il 35% di tutti gli incidenti stradali mortali che coinvolgono un solo veicolo, e l'ESP riduce dell'80% questo rischio.

Certo, si potevano accelerare i tempi, ma la UE ha dovuto trattare con le case automobilistiche, evidentemente più interessate ai propri profitti che alla sicurezza degli utenti. Tuttavia, si tratta comunque di un grande passo in avanti, che tra l'altro contribuisce a dare senso ad un'istituzione come l'Unione Europea che appare, a torto, come un inutile fardello, tutto burocrazia e niente decisioni.

Ora, prima che le case automobilistiche accettino di ingoiare un altro rospo probabilmente dovrà passare almeno qualche annetto. Però l'Unione Europea dovrà prima o poi, e speriamo più prima che poi, cominciare a lavorare anche per un'altra innovazione nel campo della sicurezza stradale: obbligare le case automobilistiche ad impiantare di serie il limitatore di velocità. Si tratta di una tecnologia già esistente, ed in costante sviluppo, che potrebbe salvare ancor più vite dell'ESP. Pensate quante migliaia di persone ogni anno muoiono, e fanno morire, per una folle corsa oltre i limiti. E non è una ipocrisia inaccettabile che in tutta Europa il massimo di velocità raggiungibile è non oltre i 140 km/h, ma le auto possano andare ben oltre questo limite?

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Riporto Report: Modulazione di Frequenze
post pubblicato in Riporto Report, il 23 marzo 2009


                                                   

Secondo appuntamento con "Riporto Report", la nuova rubrica di Discutendo che ogni lunedì darà spazio alla puntata settimanale di Report, l'ottima rubrica di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (la puntata di ieri, che vi consiglio sempre di vedere, è disponibile qui; la tascrizione testuale integrale della puntata è invece disponibile qui). Stavolta si parla di televisione, e dello scandalo delle concessioni televisive, specchio di un'Italia imperversata dal conflitto d'interessi e da una politica compiacente al mantenimento delle posizioni dominanti.

MODULAZIONE DI FREQUENZE (di Bernardo Iovene)

La puntata inizia con l'intervista a Francesco Di Stefano, imprenditore televisivo e soprattuto patron di Europa7, passata ormai alla storia come "la TV che non c'è". Infatti, l'emittente di Di Stefano, pur avendo ottenuto nel 1999 l'autorizzazione a trasmettere, non ha mai potuto farlo perchè le sue frequenze erano abusivamente occupate da Rete4. Vi suona un po' strano? Allora seguite la storia.

Tutto parte dal "peccato originale", ovvero dalla sentenza della Corte Costituzionale che negli anni '70 determina la fine del monopolio televisivo della RAI, e apre l'etere televisivo alle TV private, ma solo in ambito locale. Tuttavia, ciò non si accompagna ad un piano per l'assegnazione delle frequenze, così che i primi che arrivano occupano le frequenze (che sono un bene pubblico) e ne fanno quello che ne vogliono: un vero e proprio "far west" televisivo, durato vent'anni, fra gli anni Settanta e Ottanta. E' stato anche grazie a questo "far west" che Silvio Berlusconi e la sua Finivest sono riusciti ad accaparrarsi indisturbati e senza limiti buona parte dell'etere televisivo italiano, fino ad aggirare la legge, con la creazione di fatto di tre televisioni nazionali, facendo mandare in onda delle cassette registrate contemporaneamente su tutte le loro tv locali (ricordatevi che la sentenza della Corte aveva permesso la privatizzazione solo alle tv locali). Fu così che alcune preture "oscurarono" le TV di Berlusconi: ma l'allora premier Bettino Craxi, amico di Berlusconi (fu anche testimone di una delle sue nozze), ed è il segreto di Pulcinella che fosse il suo "referente" politico (tant'è vero che discese in campo, non appena Tangentopoli spazzò via Craxi, essendo l'unico in grado di impedire l'ascesa delle sinistre al Governo), subito emanò il cosiddetto "decreto Craxi", meglio noto come "decreto Berlusconi", consentendo la prosecuzione per un anno dello status quo, in attesa della nuova disciplina sul settore televisivo. Il decreto passò grazie ad alcune politiche spartitorie sulla Rai, tenendo buoni tutti i partiti. Ma il decreto conteneva una "finezza": il decreto non era "provvisorio", ma "transitorio". E, giuridicamente, la distinzione fra questi due termini è fondamentale: un decreto provvisorio va rinnovato ogni 6 mesi, il transitorio no. E così lo status quo sarebbe rimasto "legalizzato" all'infinito.

Sarebbe, perchè, poichè ad essere in discussione è la tutela del pluralismo nell'informazione, nel frattempo la Corte Costituzionale nel 1988 chiede al Parlamento "una disciplina sull'emittenza privata contro l'insorgenza di posizioni dominanti", e la posizione di Mediaset, con le sue tre reti, è una posizione dominante. Il Governo, sempre guidato da Craxi, decise con la "legge Mammì", dal nome del Ministero delle Poste e delle Comunicazioni, di risolvere la situazione: fu deciso che solo il 25% delle reti nazionali potevano essere gestite da un solo soggetto. Così, per salvare le 3 reti Mediaset le reti nazionali dovevano essere 12 ... e infatti la legge Mammì "decide" che sono 12, anche se non esistevano tutte (solo 6 lo erano davvero). Nel frattempo però le frequenze non vengono assegnate, perchè il piano viene sequestrato dalle Procure che lo indagano, e così i soggetti che trasmettevano già continuarono a trasmettere, senza che fosse indetta una gara per l'assegnazione.

Così la Corte Costituzionale interviene nuovamente nel 1994, decidendo che la legge Mammì era illeggittima propriò nel suo articolo più importante: quello del 25%. Il limite doveva essere del 20%, a meno che lo sviluppo delle tecnologie (si cominciava a parlare allora del satellite, che era ancora agli inizi) non avesse portato allo sviluppo del settore ed all'ampliamento delle reti disponibili. Ma, comunque, entro 2 anni andavano assegnate le frequenze. L'ampliamento delle reti non avviene, e dunque nel 1996 il Parlamento avrebbe dovuto imporre a Mediaset di cedere una delle sue reti (e alla Rai, pubblica, di togliere la pubblicità da una delle sue). Nel frattempo, però, Berlusconi era andato all'opposizione. Al Governo c'era Prodi, ma Berlusconi fece ostruzionismo, c'erano una quindicina di direttive europee da recepire, e ciò costrinse il Ministro Maccanico a cercare un accordo. D'altronde, il referendum promosso nel 1995 dal centrosinistra contro la situazione delle televisioni non ebbe il favore degli Italiani, che lo bocciò. L'accordo fu questo: l'opposizione votava le direttive, il Governo otteneva che fosse stabilito il limite del 20% e dunque otteneva lo spostamento di Rete4 sul satellite e l'eliminazione della pubblicità da RaiTre, ma l'opposizione ottenne la proroga della situazione con una legge fino al "congruo sviluppo" del mercato satellitare. E fu quel "congruo" a creare l'inghippo: qual era il numero congruo delle parabole affinchè Rete4 fosse spostata sul satellite? A stabilirlo doveva essere l'Agcom, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, istituita proprio con la legge Maccanico: ma, essendo di nomina politica, e non essendoci un termine fisso entro quale emanare il provvedimento, l'Agcom non decise.

Ma la legge Maccanico, oltre al limite del 20%, stabiliva anche che il limite del mercato pubblicitario per un solo soggetto doveva essere del 30%. Anche qui, l'Agcom non decise, così che la prima verifica sul mercato pubblicitario avvenne solo nel 2004: Mediaset e Rai detenevano entrambe più del 30%, e questa situazione era risolvibile solo con l'allontanamento di una rete da Mediaset e l'eliminazione della pubblicità sulle reti Rai. Dunque, Rete4 non solo era fuori parametro per la "posizione dominante" di Mediaset nelle reti (3 reti invece di 2), ma anche per quella nel mercato pubblicitario. Se questo fosse avvenuto prima, e non nel 2004, la questione Rete4 non si sarebbe proprio posta.

Ma questo non avvenne, perchè nel frattempo, nel 1999, avvenne finalmente la gara di assegnazione delle frequenze. A vincere furono varie reti, tra cui Europa7, ma non Rete4. Il motivo? Il nuovo Ministro Cardinale, succeduto a Maccanico, non concesse l'autorizzazione per via della "posizione dominante" di Mediaset, come voleva la legge Maccanico; ma, sempre come voleva la legge, Rete4 era autorizzata a trasmettere "fino al congruo sviluppo" del satellite. Il satellite era ormai abbondamente sviluppato, ma il "congruo" era ambiguo e quindi campa cavallo. Di Stefano allora intraprese una battaglia legale, e così intervenne la Corte Costituzionale, che decise che in ogni caso, sviluppo congruo o no, entro il 2003 andava spenta Rete4 e accesa Europa7. Nel frattempo al Governo è tornato Berlusconi: arriva così la legge Gasparri, dal nome del nuovo Ministro delle Comunicazioni, che cerca di prorogare lo status quo: ma andando ciò contro la sentenza della Corte, Ciampi non firmò. Mancavano ormai 15 giorni allo spegnimento di Rete4, e allora ci fu un decreto: le reti che trasmettevano potevano continuare a trasmettere, tanto ormai c'era la nuova tecnologia del digitale terrestre che avrebbe garantito l'espansione dei canali. L'analogico, almeno nelle intenzioni, sarebbe stato sostituito definitivamente nel 2006 con il digitale, e così Europa7 avrebbe avuto tutto lo spazio per operare. Inoltre il Governo, per lo sviluppo del digitale, stanziò più di 200 milioni di euro per l'acquisto dei decoder (per il quale lo Stato fu poi sanzionato per 7 milioni di euro dalla UE perchè fu ritenuto un aiuto di Stato). E così il Governo riteneva di aver risolto la questione.

Ma la battaglia di Di Stefano proseguì. Anche l'associazione AltroConsumo intervenne, denunciando come, anche con il digitale, le frequenze rimanevano nelle mani degli stessi soggetti: non solo chi trasmetteva già sull'analogico, aveva diritto a trasmettere anche sul digitale, ma continueranno a conservare le frequenze che attualmente hanno, dunque non si aprirà nessun nuovo spazio per Europa7 e gli altri. L'Europa così intervenne, aprendo una procedura d'infrazione. Torna al Governo Prodi, e il nuovo Ministro Gentiloni decide di recepire la direttiva Europea promettendo un ddl sulla materia, quando invece l'Europa aveva detto che bastava disapplicare la legge e togliere le frequenze a Rete4, senza alcun ddl. Ma non arrivarono nè ddl nè disapplicazioni, dato che, come ammesso da Gentiloni, non si potè far niente per via dell'Udeur di Mastella, che evidentemente si preparava ad andare con Berlusconi e minacciava la caduta del Governo (cosa che poi avvenne, per questo ma soprattutto per tanti altri motivi).

Arriva così il Governo Berlusconi, e di fronte alle sentenze dell'Europa, della Corte, ecc. ecc. risponde con uno stratagemma: costringe la Rai a rimodulare le frequenze, facendo così saltar fuori una frequenza da assegnare ad Europa7, assieme ad un risarcimento danni (minimo). La situazione sembra risolta, anche se non è detta l'ultima parola, perchè la frequenza data ad Europa7 probabilmente non consentirà di coprire l'80% del territorio nazionale, come dovrebbe essere, e quindi forse potrebbero esserci nuovi ricorsi. Ma nel frattempo il digitale sta avanzando, in varie regioni l'analogico è stato già spento ... e quindi giustizia probabilmente non sarà mai fatta, grazie a decenni di "far west", compiacenze fra politica e imprenditori, conflitti d'interesse ed incapacità decisionale della politica.

IL MIO COMMENTO: La faccenda è talmente scandalosa che mi vergogno a vivere in un Paese dove possano accadere queste cose. Se le cose fossero state regolate per bene, oggi non ci ritroveremmo con un duopolio delle televisioni, cosa pericolossima per la democrazia in ogni caso, specialmente quando uno dei duopolisti è un politico, e ancor di più quando è Presidente del Consiglio (che controlla, quindi, indirettamente anche l'altra parte del duopolio, la RAI). Sappiamo bene come le televisioni possano influenzare il voto degli Italiani e di chiunque nel mondo, e come una situazione come quella attuale sia contro ogni principio di pluralismo e di equilibrio dell'informazione e non solo. Sarebbe necessaria, al di là della questione Rete4-Europa7, una legge anti-trust che vieti davvero concentrazioni di potere nel mondo dei media, vietando ai singoli privati di possedere da soli più del 25% del mercato pubblicitario, e più del 25% di giornali e TV (proprio in termini di vendite e audience, non di reti possedute o giornali posseduti). Magari si può discutere sulle percentuali, ma è assolutamente necessario un limite per garantire il pluralismo e la concorrenza.

P.S. A proposito di pluralismo e concorrenza nell'informazione, Report ha ricevuto una querela, con richiesta di risarcimento milionaria, da Mario Ciancio, l'editore de "La Sicilia" e proprietario di varie tv locali, che, come denunciato da Report domenica scorsa, gestisce in maniera monopolistica l'informazione a Catania e dintorni, detenendo dunque un potere di influenza sull'opinione delle masse fortissimo (e che sfrutta, ricambiato, a favore del centrodestra locale e nazionale). Comunque Report è abituato a ricevere querele, che puntualmente vince, a dimostrazione della qualità del suo giornalismo e del fatto che in Italia certa gente non è abituata a persone che sappiano la verità e provino a diffonderla.

P.P.S. Anche stavolta accenno alle altre due rubriche di Report. Ne "L'emendamento" è stata denunciata l'assenza di una norma sull'auto-riciclaggio: in Italia, ad esempio, chi vende droga e poi "ricicla" il denaro "sporco" può essere punito per traffico di stupefacenti, ma non per aver riciclato i proventi illeciti. E questo nonostante l'opposizione abbia presentato un emendamento in proposito, stralciato e rimandato dal Governo a data da destinarsi. Nella "Goodnews" di questa settimana, invece, si parla dell'iniziativa di alcuni ragazzi de "L'Onda", il movimento studentesco nato dalle proteste contro la Gelmini, che hanno deciso di proseguire la lotta in una maniera molto costruttiva, ovvero aiutando i ragazzi in difficoltà con lo studio organizzando dei corsi di recupero gratuiti dove tali corsi, che dovrebbero essere organizzati dalle scuole, non sono concessi a causa dei tagli ai fondi delle scuole.

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Candidature vere
post pubblicato in Diario, il 22 marzo 2009


                                                           

L'accusa del leader del PD, Franceschini, a Berlusconi di "imbrogliare" gli elettori candidandosi come capolista alle Europee in tutta Italia, come se potesse davvero fare il parlamentare europeo (quando invece per legge c'è incompatibilità tra l'essere parlamentare europeo e Premier, tant'è vero che Berlusconi dopo le Europee dovrà dimettersi subito da parlamentare europeo), è un ottimo esempio della necessità per la politica italiana di mostrare un tantino di serietà.

Chi si candida alle elezioni per un determinato ruolo lo deve poi svolgere quel ruolo. Non deve essere un sistema meschino per portare voti, offendendo magari anche gli elettori considerandoli delle pecore capaci di votare per il tuo partito solo se ti candidi tu (o magari solo se sul tuo simbolo di partito c'è scritto "Berlusconi Presidente" a caratteri cubitali ... anche alle elezioni locali ...). Dovrebbe essere una cosa normale, ma in Italia ormai niente è normale, dunque sarebbe necessaria una legge che obbliga il candidato ad una determinata elezione a dimettersi prima da qualsiasi carica ricopra. Solo così potremmo evitare quella cosa squallida degli eletti che si dimettono tre giorni dopo essere stati eletti.

Poi, ovviamente, i problemi della politica italiana e della sua dignità sono ben altri ... ma sarebbe un bel punto da dove cominciare.

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A testa alta
post pubblicato in Diario, il 21 marzo 2009


                                       

Gli inaspettati successi della "marcia contro le mafie" organizzata stamattina a Napoli dall'associazione Libera di Don Ciotti (circa 150mila presenti), e delle celebrazioni tenutesi l'altro ieri a Casal di Principe in memoria di Don Peppino Diana, il prete anti-camorra ucciso dai Casalesi 15 anni fa (circa 40mila presenti), dimostrano come in Campania non siamo tutti mafiosi o complici, più o meno diretti, della malavita, ma che anche in questa terra martoriata, dove cambiare le cose sembra, se non impossibile, un'impresa, c'è una pubblica opinione capace di distinguersi e non arrendersi, rendendosi disponibile a mettere in gioco le proprie forze per sradicare questo cancro che, con tutte le sue metastasi presenti in tutti i campi della società, impedisce alla Campania e al Sud di svilupparsi in modo adeguato, e ai cittadini del Mezzogiorno di vivere liberi da qualsiasi oppressione.

Centinaia di migliaia di persone a testa alta, dunque, che però non possono fare a meno di uno Stato a testa alta. Non può bastare l'attivismo isolato del fronte anfi-mafia, i veri eroi del nostro Paese, di tutti coloro che mettono a rischio la propria vita pur di non sottostare al giogo mafioso e che così facendo contribuiscono a risollevare le coscienze, ma certo non hanno i mezzi decisivi per poter sradicare la mafia. E non può bastare nemmeno uno Stato che si limita a più o meno frequenti arresti di boss, sequestri di beni mafiosi, che pur contribuiscono a combattere la mafia, ma non possono certamente sconfiggerla.

Per sconfiggere le mafie c'è bisogno allora di una rivoluzione dellla coscienze, ma soprattutto di forza, coraggio e volontà nelle scelte dello Stato. C'è bisogno di uno Stato che dia il buon esempio, cacciando i mafiosi, e chi collabora con la mafia, dalle proprie istituzioni. C'è bisogno di uno Stato che rompa i legami tra mafia e politica, imponendo stretti controlli sull'attività delle amministrazioni locali e degli enti locali, e impedendo con leggi e controlli severi che l'intreccio politico-mafioso possa determinare la vita economica e sociale, con politiche clientelari, appalti, nomine e assunzioni oscure. C'è bisogno di uno Stato che porti la legalità e la speranza nelle tante aree devastate e di disagio sociale nel nostro Paese, con tutte le forze a propria disposizione (scuola, forze dell'ordine, lavoro), offrendo un'alternativa di vita a tutti quei giovani che lo Stato non l'hanno mai visto e si rifugiano nell'anti-Stato nella speranza (vana) di una vita migliore. C'è bisogno di uno Stato che sconfigga i grandi interessi economici mossi e gestiti dalle mafie, avendo magari il corraggio di esporsi a critiche forti (di chi non vuole aprire gli occhi e preferisce illudersi che certi fenomeni non esistano) scegliendo, ad esempio, di legalizzare e porre sotto il controllo statale la vendita di droghe leggere e la prostituzione, sottraendo enormi volumi di denaro all'attività mafiosa (da destinare ad una lotta più efficace alle mafie) e migliorando probabilmente le condizioni sociali. 

C'è bisogno di uno Stato, insomma, a testa alta
. E allora forse, un giorno, potremo finalmente tutti gridare davvero: "Liberi dalle mafie!".

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Burocrazia e condono
post pubblicato in Diario, il 20 marzo 2009


                                                        

Oggi il Governo ha finalmente emanato questo benedetto ddl sul "piano casa". Confermate, alla fine, tutte le indiscrezioni: sarà possibile ampliare fino al 20% la cubatura degli edifici, e fino al 35% se abbattuti e ricostruiti con tecniche di bioedilizia o con impianti di energie rinnovabili. Sempre nel rispetto delle normi vigenti di edilizia. Ma soprattutto per tali operazioni non ci sarà più bisogno della licenza edilizia: basterà la denuncia di inizio attività, e sarà il progettista ad assumersi la responsabilità, sottoscrivendo tale denuncia.

Ora, premetto che non ho nè il tempo nè competenze sufficientemente adeguate per affrontare questo tema. Però, per quel che posso capire, il "piano casa" potrebbe sì essere un'occasione di sviluppo, che ridia vitalità ad un comparto importante come quello edilizio ... ma lo sviluppo senza il rispetto delle regole è un falso sviluppo. Come diceva Kennedy, il PIL è fatto di tante cose, non solo di benessere. Tutto fa PIL, anche l'inquinamento, anche le speculazioni finanziarie ... anche gli scempi edilizi. E allora c'è bisogno di più controlli, non di meno controlli. Eliminare la licenza edilizia, lasciando tutto nelle mani del progettista (soggetto interessato, e dunque a forte rischio di corruzione), significherebbe dare il via ad un condono "di fatto", con probabili migliaia di abusi (accanto, ovviamente, a tanti progetti invece perfettamente legali). E soprattutto: che cosa vieta ad una persona, che ha già fatto un abuso edilizio non ancora scoperto, di mettersi d'accordo con un progettista, imbrogliando sulla data di inizio lavori e condonando così il tutto? Ma soprattutto: almeno con il condono lo Stato riceveva qualcosa ... ora nemmeno quello!

Certo, il tutto sarebbe evitato o quasi con un forte sistema di controlli ... ma allora, a questo punto, tanto vale lasciare il sistema delle licenze edilizie, e fare i dovuti controlli prima di effettuare dei lavori edilizi. Se sburocratizzazione deve essere, e dev'essere (nei limiti della giustezza, ovviamente), si cerchino altre vie ... altrimenti, si chiamino le cose come stanno. E non ci si prenda in giro dicendo che "dobbiamo fidarci del senso estetico degli Italiani" ... da che pulpito, poi.

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