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il blog di Francesco Zanfardino
Non mi dimetto nemmeno se condannato
post pubblicato in Diario, il 31 ottobre 2009


                                                                                            

In pratica, "nessuno mi può giudicare". Buttiamola sul ridere, và.

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Corretti a priori
post pubblicato in Diario, il 30 ottobre 2009


                                                           

Credo chiunque di voi abbia visto le foto del cadavere di Stefano Cucchi. Quei segni di un'immane violenza, tra occhi spostati, vertebre rotte e traumi d'ogni tipo, hanno certamente indebolito la nostra fiducia nelle forze dell'ordine, anche se siamo ben consapevoli che non può certo essere un singolo episodio a danneggiare la nostra credibilità nelle istituzioni.

Tuttavia, nemmeno si può accettare che le forze dell'ordine vengano difese a priori, come fatto da Ignazio La Russa. Il ministro della Difesa, infatti, dapprima si è chiamato fuori da ogni possibile danneggiamento nei suoi confronti, scaricando le eventuali responsabilità sui colleghi Maroni e Alfano, ma soprattutto ha dichiarato che di una cosa è certo, "del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in quest'occasione". In base a che? Sono forse i Carabinieri immuni a priori da ogni errore? O il ministro è a conoscenza di prove che scagionano l'Arma da qualsiasi coinvolgimento? E se sì, perchè non le ha rese note in Parlamento o altrove?

La verità va accertata fino in fondo, caro Ministro. Anche se magari ha ragione Lei. Quei segni di violenza richiedono una spiegazione, e per trovarla non deve esserci alcuna copertura a priori di una parte in causa. Anche perchè, ricordiamocelo, non è certo la prima volta che accade qualcosa di simile in questo Paese.

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Paura, non indifferenza
post pubblicato in Diario, il 29 ottobre 2009


                                        

Oggi c'è stato uno sdegno nazionale per il video diffuso dai Carabinieri di Napoli che riprende una esecuzione camorristica all'aperto, avvenuta sulle soglie di un bar, con annesso fuggi-fuggi generale ed omertoso dei tanti passanti della zona.

Ora, la fredda crudeltà dell'assassinio è fuori discussione. Così come è molto discutibile l'atteggiamento di alcuni passanti, capaci di passare e ripassare sopra il cadavere senza dir nulla, oppure delle persone presenti nei pressi del bar e che al momento dello sparo non hanno emesso nemmeno un urlo istintivo. Ma da qui a liquidare l'atteggiamento dei napoletani come quello di "complice indifferenza", "vergognosa omertà" e similari ce ne passa. Come sottolineato da Roberto Saviano nel commento al fatto, qui non si tratta di indifferenza, si tratta di paura. Nessun essere umano può restare indifferente di fronte alla morte, ancor di più ad un brutale omicidio, ma in questi casi la paura di essere visti, che la camorra dai cento occhi veda chi reagisce e punisca anche chi solo si azzardi a soccorrere i condannati a morte, è più forte e concreta della compassione per quelli che, in fondo, vengono ritenuti della stessa pasta di chi li ha uccisi. Nella mente di quelle persone, quindi, non solo in questi casi "è meglio farsi gli affari propri", ma "si uccidono anche fra di loro", ed è un ulteriore motivazione per scappare il prima possibile senza dire e fare nulla.

Questo dovrebbe pensare chi facilmente critica i napoletani e in generale di meridionali, mettendoli alla gogna perchè incapaci di ribellarsi al "sistema". Napoli e il Sud sono dei teatri di guerra, dove il rifiuto del pizzo, la denuncia di un killer mafioso, il racconto della realtà mafiosa, l'ostacolamento di un appalto pilotato o, appunto,il semplice soccorso ad una persona sparata sono motivi sufficienti per essere uccisi. E dunque, come in una guerra, il cittadino è poco portato a difendersi da sè, salvo i pochi eroi che andrebbero celebrati ogni giorno per il loro coraggio. Dovrebbe essere lo Stato, nelle sue massime espressione, ad intervenire per ripristinare la legalità: e allora, di fronte a dei segnali forti e concreti, la società civile napoletana sarebbe certamente al suo fianco. Ma lo Stato dovrebbe avere la volontà di farlo, e non colludersi con il "sistema". Dedicare a questa battaglia ogni istante delle proprie attività, perchè le mafie sono il principale freno allo sviluppo di questo Paese, il problema dal quale discendono tutti gli altri. Ma, ripeto, ci vorrebbe la volontà. E questa pare mancare. Quindi, altro che napoletani indifferenti: qui l'unica ad essere indifferente è la politica.

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Salvate Radio Radicale
post pubblicato in Diario, il 28 ottobre 2009


                                                 

Radio Radicale non deve morire. Almeno per ora. Quella radio svolge un servizio pubblico di elevatissima qualità, con una serietà ed una competenza universalmente riconosciuta. Eppure potrebbe smettere di esistere, almeno così come la conosciamo, se la convenzione con lo Stato non verrà rinnovata. E con essa scomparirebbero ore di dirette parlamentari e ore di convegni, dibattiti, rassegne stampa gestite con il massimo equilibrio, in nome di quel "conoscere per deliberare" di einaudiana memoria. Tanto da guadagnare simpatie e consensi trasversali che fortunatamente sembrano poter intervenire per poterla salvare.

Comunque, per essere sicuri, vi invito a firmare l'appello di Radio Radicale per salvare questo gioiello dell'informazione copleta corretta in un Paese che ne ha tanto bisogno. In attesa che il servizio pubblico sia in grado di farlo la RAI, e non ci sia bisogno di una radio di partito per farlo.

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Normalizzazione
post pubblicato in Diario, il 27 ottobre 2009


                                         

Mentre tutti stanno a seguire le evoluzioni di Rutelli e Tremonti, un tribunale sancisce quasi definitivamente che un certo avvocato Mills è stato corrotto dal premier Berlusconi per mentire in un processo. La notizia è passata quasi sotto silenzio, come se le vicende giudiziarie del premier non interessassero più all'opinione pubblica, e non vengano gradite così tanto anche da vasti settori dell'opposizione.

Eppure io non mi rassegno a questa "normalizzazione" della politica italiana. Dove ormai tutto diventa normale, e in nome dell'anti-antiberlusconismo si passa sopra a qualsiasi cosa, anche ad un Premier che viene di fatto condannato in secondo grado per corruzione, anche se "mavalà" Ghedini osa dire che "non si tratta del processo a Berlusconi, ma del processo a Mills". I giornalisti non devono fare gossip, anche quando si tratta d'altro, la politica non deve essere anti-italiana ... bah, questo non è il mio Paese.

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Democratici col dubbio
post pubblicato in Diario, il 26 ottobre 2009


                                                 

E alla fine arrivò il 26 Ottobre, il day after del cammino congressuale del PD. Circa tre milioni di votanti, che sono sempre una buona notizia in un Paese dove la partecipazione attiva è scoraggiata e dove la democrazia interna ai partiti è ridotta al minimo. E dove si dava per spacciato un progetto nel quale, invece, molte persone continuano a credere.

Ma mi perdonerete se i commenti positivi si fermano qui e non mi unisco al coro unanime e persino un po' ipocrita che alberga in queste ore all'interno dei democrats (mmm... troppo "americano" come termine per il "nuovo corso" bersaniano?), dopo essersele giustamente date di santa ragione fino al giorno prima nel marcare le reciproche differenze. Come saprete non sono stato un sostenitore di Bersani, anzi, e quindi almeno per me con il voto di ieri si aprono molti dubbi sul futuro del Partito che ho sostenuto fin dalla sua nascita. E di certo non sono l'unico.

C'è tutta una serie di elettori del PD, infatti, che si sono avvicinati a questo progetto con entusiasmo, al momento della sua nascita e durante la campagna elettorale del 2008. Scegliendo magari per la prima volta nella vita di impegnarsi attivamente per il progetto, perchè si pensava di poter finalmente lavorare per un Partito che rappresentasse una novità rispetto ai precedenti quattordici anni di un centrosinistra e soprattutto di suoi dirigenti che con le loro scelte, non-scelte e divisioni avevano depresso il morale dei loro elettori. Cos'è successo dopo, lo sappiamo tutti, ma per questi elettori comunque le segreterie Veltroni e Franceschini, con tutti i loro difetti, hanno rappresentato qualcosa in cui rispecchiarsi almeno nelle chiacchiere, se non nei fatti (dove comunque qualcosa di innovativo è stato fatto, eccome). Ora, invece, queste persone temono di perdere anche la possibilità di poter credere nelle chiacchiere, perchè potrebbero mancare anche quelle nella segreteria Bersani.

In questo cammino congressuale, infatti, benchè ci sia stata molta più attenzione sugli schieramenti di nomi e nomenclature che sui contenuti, qualcosa è stato detto, anche dalla mozione Bersani, nonostante le sue vaghezze e contraddizioni. Nel "nuovo vecchio corso" le Primarie continueranno ad essere utilizzate nelle scelte che si sono sempre fatto al chiuso delle segreterie dei partiti, o comunque nella forma più controllabile delle tessere? Casi come quelli di Villari continueranno ad essere puniti o verranno ridimensionati in nome del dialogo istituzionale? Il pizzino di Latorre sarà uno sbaglio irripetibile o casi del genere continueranno ad essere ignorati, in nome dell'antidipietrismo? La pulizia nel partito e il contrasto al clientelismo e ai capibastone saranno una priorità oppure si sarà meno inflessibili per non fare troppo i moralisti? Il conflitto d'interessi, le vicende giudiziarie e tutti i problemi connessi al berlusconismo continueranno ad essere uno strumento di lotta politica o verranno ridimensionati in nome dell'anti-antiberlusconismo? Le alleanze fatte per vincere sostitueranno quelle per poter ben governare, poi se non si vince pazienza? Le classi dirigenti meridionali cambieranno o si continueranno a riciclare i Bassolino e i Loiero e a cercare le alleanze dei De Mita e dei Mastella perchè "portano voti"? Si cercherà di avere coraggio innovativo nella proposta politica o si continuerà ancora di più a farsi frenare dai vari poteri forti di questo Paese, siano essi grande imprenditoria, grande finanza, Vaticano o persino opinione pubblica contraria?

Come comprenderete, non sono cose di poco conto. Sono cose che fanno la differenza tra ciò che hanno sempre rappresentato i partiti di centrosinistra dal '94 in poi e ciò che negli ultimi due anni è stato prospettato (perlopiù a chiacchiere, ma comunque prospettato) dal PD. E per tanti elettori, dopo aver "assaggiato" questo tipo di PD, tornare all'antico potrebbe essere così demoralizzante da indurli a seguire quei quattro milioni di elettori che si sono già rifugiati non verso altri lidi, ma addirittura nell'astensionismo. Facendo fare al PD un po' la fine del PS francese che, dopo l'innovatorismo della Royal (Veltroni) ha avuto un ritorno all'antico della Aubry (Bersani) seguito dal disastro elettorale delle Europee (Regionali?). E, quel che è peggio, la demoralizzazione potrebbe in ogni caso portare in tanti a rinunciare alla politica attiva. Lasciando ancora più spazio a tutte le peggiori espressioni di questo partito che certo hanno temuto questa voglia di partecipare della gente, della "società civile" in questi due anni, e che se hanno in massa aderito alla mozione Bersani ci sarà un motivo.

Insomma, c'è un popolo di "democratici col dubbio", che temono di restare senza cittadinanza politica. A Bersani l'onere di farli sentire ancora a casa propria.

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Acque di incompetenza
post pubblicato in Diario, il 25 ottobre 2009


                                                 
 
Mentre l'Italia giustamente attende gli esiti delle Primarie del PD, di cui parlerò domani, ancora una volta nelle acque di Sicilia un barcone di 200 immigrati va alla deriva mentre Italia, Malta e Libia litigano sulla "responsabilità" di soccorrerli.

Ora, per evitare l'orrendo spettacolo di persone, perchè ricordiamoci che sono delle persone, lasciate senza soccorsi perchè gli Stati hanno paura di perdere autorità o credibilità di fronte alle loro opinioni pubbliche sempre più insofferenti, non sarebbe più facile ed efficace sedersi intorno ad un tavolo e stabilire una volta per tutte quali zone di mare sono di competenza di quali Stati, così da non avere più scusanti?

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Già dimenticati
post pubblicato in Diario, il 24 ottobre 2009


                                                 

Dopo il disastro di Messina ero stato un facile profeta, dicendo che sarebbe tutto finito nel dimenticatoio. Purtroppo però i terreni continuano a franare: un pioggia un po' più pesante, e subito qualche zona va in crisi idrogeologica. Solo oggi nel Messinese sono state evacuate tante famiglie per un torrente in piena, mentre a Palermo gli allagamenti la fanno da padrona, assieme ad alcune frane che però più pesantemente hanno colpito altre zone della Sicilia, bloccandone strade e ferrovie.

Non c'è scappato il morto, dunque nemmeno il solito melodramma mediatico della durata di qualche giornata. Ma viene da chiedersi se questo sia un Paese normale, così acile alla commozione almeno quanto all'amnesia.

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Ri-promesse
post pubblicato in Diario, il 23 ottobre 2009


                                                

Ieri Berlusconi ha tirato fuori il coniglio dal cappello. Il solito coniglio pre-elettorale, direi. A cinque mesi dalle Regionali, è infatti arrivata la solita promessa di riduzione delle tasse: stavolta si taglia l'Irap, ragazzi. Per aiutare la ripresa delle imprese e quindi dell'economia italiana. Una eliminazione graduale, che però, dicono le opposizioni, costerà comunque una ventina di miliardi di euro, e quindi difficilmente sarà realizzabile. Ma tanto quelli delle opposizioni sono solo dei "poveri comunisti invidiosi", no?

Peccato che, come ci ricorda Stefano Lepri su La Stampa, Berlusconi abbia già promesso la stessa cosa, nelle stesse modalità, in altre due campagne elettorali, quelle del 2001 e del 2005. Forse si può anche essere un attimino scettici, no, visto anche che si è criticato tanto il Governo Prodi per aver aumentato le tasse e poi una volta al Governo ci si è "dimenticati" di togliere quelle tasse "inique"?

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Io lo pubblico
post pubblicato in Diario, il 22 ottobre 2009


                                                

Totò Cuffaro ha querelato un video su YouTube e oltre 4mila suoi commentatori, su una puntata comune Samarcanda-MaurizioCostanzoShow del 1991 sulla situazione della Sicilia all'epoca delle stragi mafiose di inizio anni Novanta. Vi sembrerà assurdo, ma è così. Per carità, libertà di querela per tutti e contro tutti, ma già querelare un video (che certo non può mentire) è paradossale, ancor di più lo è querelare 4mila commenti in toto, a prescindere dalla loro effettiva offensività. Ma soprattutto è assurda la motivazione: non è vero che Cuffaro si rivolgesse a Falcone nelle sue accuse, ma bensì ad un altro magistrato per un'altra faccenda giudiziaria.

Sarà, ma io nel video ci ho visto un violentissimo attacco ai conduttori e agli ospiti in studio, tra cui c'era anche Falcone, in cui si parlava di "giornalismo mafioso" e di campagna diffamatatoria nei confronti della "migliore classe dirigente della Sicilia". E non ad altri magistrati. Detta così sembra una cosa soft, perchè non riesco a tradurre nelle parole la violenza delle sue parole ... ma quei quattro minuti di video sono più che sufficienti per rendersene conto.

E ora, vi chiedo io, come vi verrebbe di commentare questo video?

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Super partes
post pubblicato in Diario, il 21 ottobre 2009


                                                

Oggi in un'intervista a Libero Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia e ora viceministro alle Infrastrutture, sostiene che "finchè le toghe sono processate da altre toghe le cose non cambieranno mai", e dunque ci vorrebbe una sorta di "corte super partes", costituita da "insigni giuristi che possono essere nominati da giudici, Parlamento e Corte Costituzionale, che rimangono in carica per molti anni, così da essere liberi da condizionamenti e poter decidere in totale oggettività". Una corte che affronti le vertenze mosse dai cittadini nei confronti di magistrati, e che magari ne giudichi anche l'operato e la disciplina (funzioni svolte attualmente dal Consiglio Superiore della Magistratura, nominato per due terzi dai magistrati stessi e per il resto dal Parlamento).

Ebbene, qualcuno rammenti a Castelli che una "corte super partes" c'è già: si chiama Corte Costituzionale. Nominata, per l'appunto, per un terzo dalle supreme magistrature ordinarie e amministrative, per un terzo dal Parlamento e per un terzo dal Presidente della Repubblica. Peccato che venga continuamente accusata di essere faziosa e "di sinistra" da Berlusconi, dal presunto centrodestra e da Castelli stesso. Quindi, una soluzione simile non risolverebbe il problema che esiste solo perchè esistono queste persone con la loro mania da persecuzione giudiziaria, e che sarebbero capaci di accusare di parzialità il Padreterno pur di non ammettere di essere nel torto.

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Donare la vita non dev'essere un peso
post pubblicato in Diario, il 20 ottobre 2009


                                                

Devo dire che quando ho letto questa notizia sono rimasto contento ed amareggiato insieme. Contento perchè un bambino è tornato ad una vita normale grazie al rene del padre. Amareggiato perchè il padre, donatore vivo, ha dovuto rinunciare al proprio lavoro per affrontare il percorso del trapianto, per il quale inoltre ha dovuto pagare autonomamente le cure mediche pre e post operazione.

E questo non per una legge che manca, ma per una motivazione ben peggiore: la legge esiste da ben 42 anni, ma non può essere applicata perchè non è mai stato varato il decreto attuativo. E così le persone che nelle stesse condizioni del padre di Tommaso sono magari impossibilitate o comunque costrette a rinunciare al lavoro e a farsi in quattro per donare una vita normale alle persone care.

E' una vergogna. Ma anche qualcosa che si può correggere in un secondo. Certo, se i vari Gasparri e Quagliariello si ricordassero di battagliare per la vita anche su queste cose, e non su una persona che ha scelto di morire naturalmente, sarebbe ancora più facile.

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