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il blog di Francesco Zanfardino
Nullatenenti, ma con lo yacht
post pubblicato in Diario, il 31 agosto 2008


                                                    
 
Quando pensiamo ai beni di prima necessità, pensiamo a pane, pasta, acqua. Non certo a yacht extra-lusso. Eppure, secondo quanto emerge da un'indagine dell'Associazione Contribuenti Italiani il 58% di yacht e imbarcazioni di lusso è intestato a nullatenenti o comunque a pensionati ottantenni. Un ulteriore conferma della grandissima diffusione dell'evasione fiscale in Italia, che danneggia lo Stato e i contribuenti onesti, e della necessità di norme e controlli più severi in materia e non di "ammorbidimenti".

Che dire di più ... Evidentemente quel famoso manifesto della sinistra radicale con uno yacht in bella vista aveva un vistoso errore. Non andava scritto "anche i ricchi piangano", ma "anche i poveri piangano".

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Finalmente qualcosa di positivo sull'immigrazione
post pubblicato in Diario, il 30 agosto 2008


                                               

Oggi è finalmente arrivata, dopo anni di discussione, la firma dell'accordo bilaterale Italia-Libia. A sancirlo sono stati il premier Berlusconi e il leader libico Gheddafi, portando così a compimento un percorso iniziato una ventina di anni fa con la richiesta da parte libica di un risarcimento per i danni dell'età coloniale, e che aveva subito una forte accelerazione nel novembre scorso quando l'Italia riconobbe per la prima volta ufficialmente i danni perpretati ai danni del popolo libico in 30 anni di occupazione, attraverso l'accordo di massima ottenuto dall'ex-Ministro degli Esteri D'Alema, sul quale si basa l'accordo odierno.

L'accordo raggiunto oggi ricalca infatti fedelmente quell'intesa: 5 miliardi di euro (spalmati in 25 anni) per la realizzazione della famosa autostrada costiera, oltre che per la costruzione di alloggi per le famiglie danneggiate dai colonizzatori italiani e borse di studio per i giovani libici che vogliono studiare in Italia. Oltre che il simbolico ritorno in Libia della "Venerde di Cirene", trafugata dai soldati fascisti durante l'occupazione. Ma soprattutto l'accordo prevede quel pattugliamento congiunto sulle coste libiche inserito nell'intesa di qualche mese fa.

Si tratta secondo me di una buona notizia. Certo, rimangono varie sfumature negative, soprattutto ciò che lamenta l'associazione degli italiani rifugiati dalla Libia (Airl), ovvero il fatto che sono stati riconosciuti i danni dei libici e non degli Italiani cacciati da Gheddafi. Ma è comunque un accordo positivo. Sia da un punto di vista "etico", perchè risarcisce i danni dell'occupazione italiana, sia da un punto di vista "pratico": non tanto per il petrolio, ma soprattutto per il controllo dell'immigrazione clandestina. Dopo tanti ridicoli provvedimenti "contro" l'immigrazione, per niente conformi alla "svolta" tanto annunciata (tant'è vero che i clandestini continuano a venire e più di prima, e vengono ancora espulsi con il foglio di via), arriva qualcosa di concreto. Ovvero un accordo bilaterale, la strada maestra per limitare l'arrivo di immigrati. E' la strada indicata da Napolitano quand'era ministro degli Esteri, e che ha già avuto risultati concreti con l'Albania (ricordate "l'invasione" di Albanesi sulle coste pugliesi? Bastò un accordo bilaterale a farla cessare), durante altri governi.

Speriamo che, come per l'Albania, anche per la Libia accada lo stesso. Molto ovviamente dipenderà da come il Governo Italiano gestirà la cosa.

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Eppure "Panorama" è suo ...
post pubblicato in Diario, il 29 agosto 2008


                                                     

Oggi è scoppiata un'ennesima polemica politica sulle intercettazioni. Stavolta nel mirino c'è l'ex-premier Romano Prodi, che secondo lo "scoop" di Panorama sarebbe implicato in una rete di "amicizie", ovvero avrebbe fatto e ricevuto favori per alcuni suoi parenti sfruttando la sua posizione pubblica. "Fatti di nessuna rilevanza nè giuridica nè penale", si è difeso Prodi; in effetti, le intercettazioni sono state trasmesse alla procura di Roma, che però ha aperto un fascicolo privo di ipotesi di reato e indagati. Il che è tutto dire sulla consistenza delle "accuse".

Ma, a prescindere dal discorso giuridico-penale, che spetta alla magistratura, vorrei fare un semplice ragionamento sulle dichiarazioni in merito del premier Berlusconi. Il quale è intervenuto in difesa di Prodi, dichiarando: "La pubblicazione di telefonate che riguardano Romano Prodi, a cui va la mia assoluta solidarietà non è che l'ennesima ripetizione di un copione già visto. E' grave che ciò accada e il Parlamento deve sollecitamente intervenire per evitare il perpetuarsi di tali abusi che tanto profondamente incidono sulla vita dei cittadini e sulle libertà fondamentali". Difesa prontamente respinta da Prodi, che replica al premier dichiarando: "Vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l’inconsistenza dei fatti a me attribuiti da Panorama non vorrei che l’artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile ad una legge sulle intercettazioni telefoniche che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile per portare in luce azioni o accadimenti utili allo svolgimento delle funzioni che le sono proprie. Da parte mia non ho alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche".

Ebbene, la domanda è semplice semplice: se davvero Berlusconi crede che questo tipo di intercettazioni non debba essere pubblicato, perchè non prende provvedimento contro Panorama, di sua proprietà? Perchè, per chi non lo sapesse, Panorama è di proprietà della Mondadori, a sua volta di proprietà della famiglia di Berlusconi. Il che lo si poteva capire anche dal nome del suo direttore, ovvero il fido Belpietro, già direttore de "Il Giornale" (sempre "di famiglia") e conduttore di una trasmissione di "approfondimento" su Canale5, e dei suoi editorialisti, tra cui gli onorevoli PDL Fiamma Nirestein, Bruno Vespa, Lino Jannuzzi, Paolo Guzzanti, oltre al fido consigliere Giuliano Ferrara e a Giorgio Forattini.

Coerenza vorrebbe che Berlusconi, promotore di un decreto ad hoc che vieta la pubblicazione delle intercettazioni e prevede il carcere per chi le pubblica (oltre al vero danno, ovvero l'impossibilità anche per la magistratura di effettuare intercettazioni per reati inferiori ai 10 anni), dia il "buon" esempio licenziando subito Belpietro e il giornalista autore dello "scoop". Volendo il discorso si potrebbe ampliare anche alle riviste di gossip di proprietà Berlusconi, o non sono forse quelle invasioni della privacy? Ma non è stato e a questo punto non sarà così, e quindi non posso non dar ragione a chi sostiene che il tutto rientri in una strategia del premier per far accettare universalmente "l'urgenza" di un decreto anti-intercettazioni, tentando di nascondere che così facendo si elimina un preziosissimo strumento d'indagine per la magistratura e quindi diminuisce il già precario sistema di lotta alla criminalità. Altro che Governo della sicurezza.

P.S. Da notare, poi, la correttezza istituzionale di Prodi che a differenza del premier non dice nemmeno una parola di rimprovero alla magistratura e anzi "autorizza" la pubblicazione di tutte le sue intercettazioni. Evidentemente non ha scheletri nell'armadio a differenza di qualcuno ... ah, ma no, ovviamente lui gode della protezione delle toghe rosse ...

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Sign for Si alle intercettazioni, difendiamo l'efficacia dell'azione della magistratura.

Stato e anti-Stato a parti invertite
post pubblicato in Diario, il 28 agosto 2008


                                                   

Di solito, di fronte a dei criminali la gente dovrebbe ribellarsi e aiutare le forze dell'ordine. Ma oggi a Napoli è successo il contrario, con la "gente" scesa in piazza a difendere i camorristi contro lo Stato.

Spero sia vero che, in realtà, quel centinaio di persone siano camorristi anche loro. Perchè, altrimenti, sarebbe davvero vergognoso. Va bene che deve essere lo Stato a dare il buon esempio, e non fa per niente abbastanza, ma perlomeno quando fa la sua parte ... non bisognerebbe ostacolarlo!

Fortuna che non tutti noi Campani siamo così. Ma, a sentire queste notizie, ci sentiamo sempre più soli.

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Non si cancelli la memoria
post pubblicato in Diario, il 27 agosto 2008


                                                                 

Potrà sembrare una cosa ininfluente, simbolica, poco importante. Ma non è così. In un Paese in cui le mafie la fanno la padrona, "succhiando" letteralmente la ricchezza comune (7% del PIL nazionale), opprimendo la libera attività commerciale e d'impresa, favorendo il traffico di droga e lo sfruttamento della prostituzione, distruggendo le forme del vivere civile, mettendo una palla al piede allo sviluppo del Mezzogiorno (e non solo), infangando il nome dell'Italia all'estero, anche la cancellazione dell'intitolazione di un aeroporto ad un simbolo dell'anti-mafia può essere una pagina nera per la lotta di liberazione dall'oppressione mafiosa.

Perchè, se c'è una possibilità di liberarsi dalle mafie, è proprio avere come punti di riferimento questi eroi, i veri eroi del nostro tempo, che con il loro operato fatto di coraggio e passione per la legalità possono dare l'esempio alle nuove generazioni per cominciare questa "rivoluzione". Soprattutto quando poi l'eroe in questione è un politico, poichè proprio lo stretto legame politica-mafie è il pilastro della presenza mafiosa in Italia.

L'areoporto in questione è quello di Comiso (Ragusa), e l'eroe è Pio La Torre, il parlamentare del PCI ucciso nel 1982 per ordine di Totò Riina. Il motivo? L'aver promosso per primo in Parlamento l'introduzione del reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni ai mafiosi. In occasione del 25° anniversario dalla morte, l'allora amministrazione di centrosinistra ridenominò l'aeroporto, allora dedicato al generale Magliocco (medaglia d'oro al valor civile nella guerra d'Etiopia), dedicandolo appunto a La Torre. Ora, la nuova amministrazione di centrodestra ha deciso di tornare al vecchio nome. Subito scatta la polemica politica, con l'intervento del segretario del PD in persona, Walter Veltroni, che bolla l'iniziativa come "arrogante, incomprensibile e offensiva", e del senatore PdL-FI Vizzini, che afferma che "più che la mafia, da fastidio sin anche il ricordo di chi è morto per combatterla".

La ridenominazione è davvero incomprensibile ed offensiva per tutti i Siciliani onesti. Ma soprattutto è indecente che lo si faccia per lotta politica. La lotta alle mafie non è nè di destra nè di sinistra, semmai è di tutti i cittadini onesti. E cancellare la memoria per cancellare l'avversario politico è da imbecilli. La politica dovrebbe dare il buon esempio, e invece ...

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Una via democratica per il Caucaso
post pubblicato in Diario, il 26 agosto 2008


                                                    
 
Sulla crisi in Caucaso si è detto di tutto e di più. La situazione è fin troppo delicata per ridurla in termini semplicistici, stando dalla parte della Georgia o della Russia, delle etnie o degli Stati, della soluzione Sarkozy o della posizione USA o di quella Russa, dei tempi brevi o dei tempi lunghi. Tuttavia, penso che da questo si possa apprendere qualcosa.

Ovvero che non si può costringere la volontà di indipendenza di un popolo per troppo tempo. Gli Osseti, così come gli Abcati (e le varie etnie del Caucaso, siano esse filo-russe o anti-russe) non si riconoscono nella Georgia, e non si può certo pensare che sia così perchè sono manovrati dalla Russia. Per questo, credo che alla fine l'unica soluzione possibile possa essere un referendum popolare. Con i dovuti accorgimenti (un quorum del 55%, per esempio), ma quando altre soluzioni non sono possibili, è sempre meglio dare la parola ai cittadini. D'altronde, lo si è fatto per il Montenegro, per il Kosovo: perchè non per l'Ossetia?

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Sicurezza e speculazione relative
post pubblicato in Diario, il 25 agosto 2008


                                               

Secondo Gianni Alemanno, ormai da quattro mesi sindaco di Roma, l'opposizione sbaglia a speculare sull'episodio dell'aggressione ai due turisti olandesi.

Eppure mi sembra di ricordare che, almeno fino a qualche tempo fa, ad ogni episodio di violenza, partiva un ritornello del tipo "è tutta colpa del lassismo della sinistra, Veltroni ha lasciato Roma in mano agli extracomunitari, la sinistra ci ha fatto invadere dai ROM, la sinistra non è capace di gestire il problema sicurezza, con noi certe cose non capiteranno più, eccetera eccetera eccetera". Ora, invece, è tutta colpa degli olandesi, che secondo il Sindaco sono stati "imprudenti": "Se due turisti vengono a Roma in bicicletta e si vanno ad accampare in un posto abbandonato da Dio e dagli uomini dopo aver chiesto consiglio su dove mettere la tenda a un branco di pastori immigrati, ebbene è difficile garantire loro la sicurezza: la loro è stata una grave imprudenza". Nemmeno un accenno di autocritica.

Insomma, in poche parole, a Ponte Galeria si può essere aggrediti. Come dire ad una donna: se ti vesti come una "zoc..la", allora è colpa tua se ti stuprano. Forse nemmeno i più buonisti (ed imbecilli) in tema di sicurezza avrebbero affermato simili cose. Ma Alemanno, pur di non prendersi le proprie responsabilità e riconoscere di aver speculato sul tema della sicurezza, scarica le proprie responsabilità sugli aggrediti e accusa di speculazione l'opposizione. Non è certo questo un comportamento da uomo di Stato. Anche perchè un posto può magari essere abbandonato da Dio, per chi non crede, ma non può essere abbandonato dagli uomini (= lo Stato e chi lo rappresenta).

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Si spengono le luci su Pechino 2008: un bilancio
post pubblicato in Diario, il 24 agosto 2008


                                                                  

Si sono da poco conclusi, con l'ultimo oro vinto nel pugilato da Cammarelle, i Trentesimi Giochi Olimpici. Come ogni Olimpiade, e a maggior ragione un'Olimpiade particolare come quella di Pechino 2008, rimarrà qualcosa al di fuori delle eccezionali imprese sportive.

Rimarrà il dibattito sui diritti umani in Cina, che non aveva mai avuto una rilevanza così imponente e quindi, anche se a mano a mano si avvicinerà al dimenticatoio, non vi giungerà mai. Rimarrà l'amarezza per non essere riusciti ad "approfittare" di una simile occasione per lanciare messaggi e cominciare a risvegliare una opinone pubblica che in Cina non c'è, impedita com'è dal regime: tuttavia, non si può certo pretendere dagli atleti ciò che dovrebbero fare altri, soprattutto con un regolamento che stronca la carriera a chi solo si azzardi a rompere la cortina di indifferenza. Rimarrà la dimostrazione di potenza della Cina, sia dal punto di vista organizzativo, che dal punto di vista sportivo: purtroppo, però, non rimarrà nella coscienza dei Cinesi la consapevolezza che tali risultati sono stati ottenuti a scapito della loro libertà e della libertà degli stessi atleti, prigionieri di una disumana disciplina che in molti casi li ha costretti a rinunciare ai propri affetti e alla propria vita in nome dell'immagine del loro Paese.

Ma rimarrà anche la speranza che le Olimpiadi possano aver migliorato la situazione, anche se difficilmente sarà così. Rimarranno anche le belle imprese sportive, ma non tanto quelle quasi "scontate" come gli otto ori di Phelps, bensì quelle inaspettate, come l'argento-quasi-oro di una "diversamente-giovane" come la Idem o l'oro incredibile dell'australiano nei tuffi, capace di spodestare i Cinesi, già imbattibili, in casa loro, con un tuffo che sarà ricordato nei decenni, se non nei secoli successivi. Rimarrano i bei gesti, come l'abbraccio fra l'atleta georgiana e quella russa mentre nei loro Paesi si consumava l'orrore, o quello fra gli atleti delle due Coree, anche se accompagnati da brutti gesti come la decisione di un atleta iraniano di non gareggiare con un collega israeliano o le botte date agli arbitri da parte di un lottatore e del suo allenatore (le giurie sbagliano, più o meno consapevolmente, e ne sanno qualcosa i nostri atleti degli anelli e della ginnastica ritmica, ma non è certo questo il modo di avere ragione).

Sarebbe bello se rimanesse anche l'attenzione verso gli "sport minori", ma purtroppo si sa che il calcio tornerà come sempre ad avere il monopolio. Per questo doppi ringraziamenti ai tanti atleti che si sacrificano e si impegnano per una piccola finestra di visibilità, che ci fanno sognare ma che poi siamo subito pronti a far finire nel dimenticatoio, in attesa di una "riforma" nel sistema mediatico che dia la giusta visibilità a tutti gli sport, e non solo ad uno sport, pur bellissimo, come il calcio.

Alla prossima. Londra, it's your turn.

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Sicurezza, meno chiacchiere più fatti: costruire nuove carceri
post pubblicato in Diario, il 23 agosto 2008


                                                        
 
Sulle ultime elezioni si è detto di tutto e di più, ma su una cosa gli analisti sono tutti d'accordo: il centrodestra ha vinto sulla sicurezza. Dunque, era inevitabile che il nuovo Governo dovesse occuparsi di questo tema, per non tradire il mandato degli elettori. Tuttavia, i frutti di questi primi quattro mesi di Governo sono ben poco sostanziosi: quella "svolta" sulla sicurezza che il Paese si attendeva non è arrivata.

I provvedimenti in materia del Governo, infatti, quando non sono stati in continuità con quelli del precedente Governo (come i "sindaci-sceriffi", o meglio i maggiori poteri dati ai sindaci, già presenti nel "pacchetto-Amato"), sono stati poco più che un misto di propaganda e populismo, volti più ad assecondare le paure e gli stereotipi di larga parte degli Italiani che a contribuire fattivamente ad una maggiore sicurezza. L'esempio principe sono le impronte prese ai Rom, delle quali non se ne comprende l'utilità: infatti, o sono prese a Rom "regolari", e quindi inutili e discriminatorie (perchè solo ai Rom e per gli Italiani bisogna aspettare il 2010?), o sono prese a Rom "irregolari", ma comunque inutili, perchè una volta accertata la loro regolarità dovrebbero essere espulsi, no? E allora perchè invece di fare un semplice censimento bisonga aggiungerci pure l'inutile raccolta di impronte? Passando poi per le espulsioni, che dovrebbero essere più facili, ma in realtà non si è fatto altro che cambiare nome ai CTP e tendere ad imbrigliare la clandestinità nelle maglie della macchina giudiziaria italiana, con la conseguenza che in molti casi i clandestini, per le lungaggini dei processi, potrebbero rimanere più tempo e magari non giungere mai ad un giudizio (come la stragrande maggioranza dei procedimenti giudiziari in Italia). Infine, l'esercito delle strade (3.000 unità), che probabilmente agli occhi degli Italiani sarà il provvedimento principe del Governo, ma che in realtà serve unicamente per nascondere i tagli all'organico delle forze dell'ordine (40.000 unità secondo i sindacati). Per non parlare del rischio che si è corso con la norma blocca-processi, che poteva mandare all'aria la già farraginosa macchina giudiziaria italiana e, anche se annacquata dopo che il lodo Alfano ne ha eliminato lo scopo principale (non era utile per tutti gli Italiani?), i suoi danni potrebbe farli lo stesso).

Avrei preferito che si facesse qualcosa di più concreto. Magari prendendo esempio dagli errori del passato, come l'indulto. Se l'insoddisfazione del Paese nei confronti del precedente Governo in materia di sicurezza ha raggiunto vette inverosimili, infatti, non è certo dovuto all'effettivo aumento della crimininalità (in calo da anni e anni), ma ad un notevole aumento della percezione di insicurezza, dovuta sia ad una sovraesposizione mediatica della criminalità, sia a provvedimenti come quelli dell'indulto. In realtà è stata fatta molta demagogia sull'indulto: innanzitutto, è sembrato un provvedimento del solo centrosinistra, ma è stato votato anche da Udc e Forza Italia (senza i cui voti l'indulto non sarebbe mai passato, dato che servono i 2/3 del Parlamento per l'indulto). Ma soprattutto alla sua base c'era un'esigenza reale, ovvero un sovraffollamento esagerato delle carceri i cui problemi si evidenziavano e peggioravano di estate in estate. D'altronde, fu Papa Wojtila in persona a chiederlo in Parlamento; solo giustizialisti e estremisti di destra/leghisti potevano sostenere il proseguimento di questa situazione. La cosa grave, dunque, non è stato l'indulto (oddio, l'indulto è sempre un obrobrio, ma in quel caso particolare era putroppo necessario), anche se andava fatto meglio e meno esteso, ma il fatto che non si sia previsto un bel niente per evitarlo in futuro. Semplicemente, assieme all'indulto andava approvato un piano di edilizia carceraria.

Ebbene, il Governo, invece di giocare a soldatini, dovrebbe costuire più carceri. Questa sì che sarebbe una concreta azione per la sicurezza: il pugno di ferro non serve, se poi non si è in grado di garantire la certezza della pena (e della condanna). Soprattutto quando, secondo il tradizionale rapporto ferragostano dei Radicali, il sovraffollamento sta tornando: 12mila carcerati in più rispetto alla capienza delle carceri. Certo, potranno pure essere dati "di parte", ma sicuramente non molto lontani dalla realtà ...

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Quando la confisca non funziona
post pubblicato in Diario, il 22 agosto 2008


                                              

Non certo una bella pubblicità per la credibilità dello Stato nella lotta alla criminilalità organizzata
quella che offre l'informativa dei Ros dei Carabinieri di Reggio Calabria alla Procura della Repubblica, diffusa oggi, sullo stato delle confische dei beni mafiosi.

Il passo "incriminante" dell'informativa è questo: "Dopo i primi accertamenti è emerso che parte degli immobili, sebbene siano stati destinati e consegnati alle rispettive amministrazioni comunali nel cui territorio di competenza gli stessi ricadono, sono stati assegnati ad enti e/o associazioni di impegno sociale con notevole ritardo, cioè solo alcuni anni dopo la loro presa in consegna; alcuni, non sono mai stati assegnati ad alcun ente, con iter procedurali avviati e mai conclusi, pertanto inutilizzati; altri ancora sono addirittura risultati in uso e/o nella disponibilità dei soggetti nei cui confronti si è proceduto alla confisca, o dei loro familiari". Notare che solo 3 comuni del Reggino sono in regola, a fronte di decine di comuni "inadempienti". Molti dei beni confiscati sono ancora sfruttati dalle cosche, oppure in stato di abbandono.

Insomma, una notizia scandalosa. Se nemmeno lo Stato è disposto a fare la sua parte contro le mafie, ma allora cosa si vuole pretendere dai privati cittadini?

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permalink | inviato da Francesco Zanfardino il 22/8/2008 alle 21:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Eppure pensavo che l'emergenza fosse finita
post pubblicato in Diario, il 21 agosto 2008


                                                                 
 
Finalmente un po' di verità comincia a riaffiorare, anche se non sui media nazionali ma "solo" su "Il Mattino", il quotidiano principale di Napoli (come "La Stampa" a Torino, per intenderci), che pure però dopo le dichiarazioni del premier sulla "fine" dell'emergenza si era allineata all'entusiasmo generale, cessando bruscamente di riportare le foto dei sacchetti fra le pagine del suo giornale, fino ad allora fedelmente riportate. Poi, negli ultimi giorni, prima qualche servizio sui "disservizi" che hanno causato piccoli cumuli e cartacce a Via Caracciolo, poi mano a mano la quantità di rifiuti "svelata" su "Il Mattino" è aumentata gradualmente, fino ad oggi, quando addirittura si dice che "la spazzatura sta tornando" (non potevano dire che in realtà non se ne era mai andata definitivamente, poichè fino ad adesso avevano detto il contrario...). Quindi si tratta di un "piccolo risveglio": evidentemente pure al Mattino si sono resi conto che non si può mascherare qualcosa per troppo tempo.

A cosa mi riferisco? A questo articolo del Mattino, appunto, che riporto integralmente:

DANIELA DE CRESCENZO Sacchetti sventrati, copertoni, televisori, frigoriferi, cemento. E su tutto lastre di eternit. Tante. «Vi aiutiamo a pulire la vostra cantina», è scritto sul cancello del deposito ingombranti dell’Asìa, ma l’impianto è assediato da spazzatura di ogni tipo e di rifiuti pericolosi come l’amianto. Siamo a Pianura, il teatro della lotta contro la discarica, e via Montagna Spaccata è stata chiusa con blocchi di cemento e copertoni: l’area è stata trasformata in un deposito per rifiuti. Tossici, soprattutto. Poco più avanti traboccano anche le campane della differenziata, mentre i cassonetti per i rifiuti per così dire «normali» restano vuoti. È mezzogiorno e da un camioncino, proprio davanti ai locali dell’azienda municipalizzata, due giovanotti scaricano delle porte in disuso: nessuno li degna nemmeno di uno sguardo. Nel cumulo ci sono anche i resti di materiale incendiato: la scorsa settimana una piccola montagna di immondizia è andata a fuoco. Il rischio incendi diventa sempre più alto: le minidiscariche che ancora restano in città rappresentano un pericolo continuo. Martedì sera a Ponticelli una bombola d’ossigeno abbandonata tra gli sterpi è esplosa provocando il ferimento di quattro vigili del fuoco e due agenti del commissariato Ponticelli che erano accorsi tentando di circoscrivere le fiamme. E, specialmente in periferia, i roghi di sterpaglie sono tanti e difficile da controllare: ieri ce ne sono stati una trentina. Un vasto incendio di sterpi si è sviluppato a Capodimonte, arrivando nei pressi delle abitazioni che però non sono state evacuate. Il rischio che vada in fiamme anche materiale pericoloso è altissimo. L’allarme a Pianura cresce e dalla circoscrizione è già partita una denuncia ai carabinieri che hanno avviato le indagini. Ma, per il momento, i cumuli di rifiuti tossici continuano a crescere. «Prima di bonificare l’area bisognerà togliere l’amianto - spiega Giorgio Lanzaro, assessore della nona municipalità - deve quindi intervenire una ditta specializzata, altrimenti l’Asìa non potrà rimuovere gli altri rifiuti. Noi abbiamo scritto decine di lettere. C’è già stato anche un sopralluogo della asl, ora speriamo che la situazione venga risolta». L’Asia sta intervenendo in questi giorni sul deposito di via Pigna, poi, a mano a mano passerà a ripulire tutte le 41 discariche abusive che infestano la città. Le operazioni dovrebbero concludersi entro settembre. Ma far sparire la mini discarica di Pianura non sarà facile: ad aprile l’area è già stata bonificata e per ripulirla sono stati spesi 41 mila euro. In meno di quattro mesi la montagna di rifiuti si è riformata e la strada è stata bloccata: gli stessi mezzi dell’Asia per raggiungere il deposito devono fare lo slalom tra i cumuli. Se non si smantelleranno i blocchi e non si controllerà l’intera area si rischia di spendere inutilmente altre migliaia di euro. Perciò dal Comune ribadiscono la necessità di incrementare la sorveglianza e di applicare le nuove sanzioni previste dall’amministrazione. Il consiglio comunale, infatti, ha deciso di moltiplicare del duecento per cento le ammende previste per chi sversa sostanze pericolose. Per il momento i sei vigili passati al servizio igiene urbana sono stati impegnati a spiegare agli abitanti dei Colli Aminei le regole per la differenziata. Ma intanto sta tornando la spazzatura soprattutto nelle zone periferiche della città.

Mi sarò sognato frasi del tipo "la vergogna dei rifiuti in strada è finita" e "l'emergenza rifiuti è finita definitivamente"?

P.S. Tengo a specificare che 1) sì, la situazione è migliorata (grazie all'apertura delle due discariche di Savignano e Sant'Arcangelo, discariche sulle quali Bertolaso e Berlusconi hanno ben poco merito, tra l'altro), ma in periferia e in provincia non tanto e comunque in generale è molto lontana dall'essere finita (lo sarà, almeno si spera, solo con l'apertura del termovalorizzatore di Acerra) 2) Venire a Napoli a prendere in giro i Campani può servire a ripristinare l'immagine della Campania, ma non sono disposto per ciò a farmi prendere in giro 3) L'autore di questo post non è fra quelli che sperano in una Napoli sommersa dai rifiuti per "non darla vinta a Berlusconi", come recitava una vignetta bellissima di non so chi (anche se sicuramente ci sono degli imbecilli del genere), anzi, ma semplicemente crede che i meriti vadano presi al momento giusto e che non bisogna nè illudere nè prendere in giro i cittadini solo per propaganda politica.

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Ora però non torni la psicosi dell'aereo
post pubblicato in Diario, il 20 agosto 2008


                                                  

Certo, 150 morti su 173 sono una cifra spaventosa. L'incidente aereo avvenuto oggi all'aeroporto di Madrid, con un aereo della Spanair finito incendiato fuori pista, oltre ad aver spinto centinaia di famiglie nella disperazione, rischia di provocare conseguenze negative in Spagna ma anche in Italia. Certo, magari ci potrebbe essere una stretta sulla sicurezza degli aerei, sulla manutenzione e sui controlli, sulle autorizzazioni, ma si sa come molti annunci spesso non si concretizzano in realtà. Quel che è molto probabile, invece, è che torni la psicosi dell'aereo, con tutti i suoi effetti negativi dal punto di vista economico, che andrebbe a colpire un settore già in crisi e quindi comportare spiacevoli licenziamenti, se non fallimenti, e soprattutto meno investimenti in sicurezza. Un cane che si morde la coda, insomma.

Simili incidenti provocano infatti un forte impatto emotivo, ma non bisogna lasciarsi prendere dalle proprie paure. Soprattutto se si pensa che, per esempio, in Italia muoiono 5.669 persone l'anno negli incidenti stradali, mentre ne muoiono 692 l'anno in tutto il mondo negli incidenti aerei: eppure nessuno (giustamente) rinuncia per questo alla propria auto.

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