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il blog di Francesco Zanfardino
4000 medici in meno l'anno. Modificare il numero chiuso no, eh?
post pubblicato in Diario, il 30 giugno 2008


                                          

Tra 16 anni in Italia ci saranno 70mila medici in meno (circa 4mila l'anno) sui 280mila attuali (ovvero un calo del 25%). Almeno stando alle dichiarazioni del Presidente dell'Ordine dei Medici, Amedeo Bianco, riportate in questo articolo de "La Stampa".

Il numero deriva dalla relazione di Maurizio Benato, vicepresidente Fnomceo, la federazione che riunisce tutti gli OdM d'Italia. "Basta fare la somma di tutti i medici che presumibilmente andranno in pensione dal 2011 al 2025. Ogni anno si iscrivono 7400 studenti alle facoltà di medicina di tutta Italia. All'incirca il 20% lasciano prima e quindi vengono immessi ogni anno 6250 medici. E' stato così nel 2005, nel 2006 e nel 2007. Li sommiamo per 15 anni fino al 2025, sottraiamo chi va in pensione, ed abbiamo un totale di 190 mila medici, e quindi un buco di 90 mila unità. O, forse, qualcuno di meno, visto che non tutti andranno in pensione a 65 anni, anche perché la previdenza ora non favorisce chi vorrebbe lasciare la professione prima, anzi c'è la tendenza a restare. Diciamo che saranno almeno 70 mila medici in meno". La crisi inizierà proprio quest'anno: "per la prima volta si registra quasi un pareggio tra il fabbisogno regionale di medici chirurgo  e laureati. Nei prossimi anni i chirurghi inizieranno a scarseggiare. Questa carenza può diventare un dramma se ci si arriva con questa società. Non lo sarebbe se invece vi fosse una ridefinizione del ruolo dei medici e del loro lavoro. Abbiamo i grandi ed enfatici ospedali, ma mancano del tutto le strutture intermedie, a bassa tecnologia, dove convogliare la gran parte di quelli che ora sono i ricoveri ospedalieri: i malati cronici, le lunghe degenze, gli anziani in gran parte. La nostra popolazione invecchia rapidamente. Oggi gli ultrasessantacinquenni rappresentano il 18% della popolazione, nel 2015 saranno il 22-23%. In termini di malattie e carico sulla sanità rappresentano un peso di non poco conto: alleggerire i medici di questo tipo di assistenza sarebbe un grande aiuto".

Quindi, più efficienza ed una migliore distribuzione del personale, ovviamente. Ma da sola non basta. Deve aumentare anche la "base". Ma non sarebbe forse l'ora anche di rivedere il numero chiuso, aumentando magari il numero programmato di iscritti? E' lo stesso preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia de "La Sapienza" ad avanzare questa proposta, proponendo un aumento del 10%. E facciamolo, su!

www.discutendo.ilcannocchiale.it

I frutti della demagogia
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 29 giugno 2008


                                             

Era prevedibile. Lo dissi fin dall'inizio che la rinuncia ad AirFrance non avrebbe portato a niente di buono per Alitalia e i suoi dipendenti. Putroppo sono stato buon profeta, così come Casini, Veltroni e tanti altri che subito compresero come il comportamento demagogico di Berlusconi in campagna elettorale su Alitalia avrebbe arrecato più danni che altri.

Son passati più di tre mesi da quando Berlusconi annunciò la sua ferma opposizione ad AirFrance e l'arrivo di una "cordata italiana in pochi giorni". E' vero che, come ci insegna Einstein, il tempo è un concetto relativo, ma tre mesi non sono "pochi giorni". Nel frattempo i conti di Alitalia sono peggiorati, e noi cittadini ne paghiamo le conseguenze, costretti a sborsare sia per le perdite di Alitalia (2-3 milioni al giorno) sia per i 300mln di euro del "prestito-ponte", ponte verso il nulla, visto che ad oggi non c'è nessun acquirente all'orizzonte. E molto difficilmente ci saranno imprenditori disposti ad investire miliardi di euro in una compagnia con un piede e mezzo nella fossa e con un prezzo del petrolio alle stelle, che continua la sua corsa folle verso i 200 dollari al barile (ora è nei pressi dei 150 dollari).

Il Governo ha poi affidato ad Ermolli il compito di vendere per conto del Governo Alitalia (ricordate la caciara del centrodestra su Rovati, stretto collaboratore di Prodi, che aveva osato parlare con Provera di Telecom? E ora come la mettiamo?) e ha nominato Banca Intesa come consulente per un nuovo piano di salvataggio. Piano oggi anticipato in parte da questi articoli dei siti del Corriere e della Repubblica, dove si parla di circa 4000 tagli di personale per Alitalia, il doppio dell'ultimo piano AirFrance presentato ai sindacati, quello che suscitò le reazioni indignate dei sindacati e di Berlusconi ("condizioni irricevibili"). Ma potrebbero non bastare, secondo Banca Intesa: "Il piano Alitalia? Stiamo per chiudere. Ma non è detto che arriveremo a presentarlo. Allo stato attuale non siamo in gtrado di dire se la situazione è recuperabile o meno (...) Quattromila tagli? Visto come stanno le cose, rischia di essere una stima troppo prudenziale".

Sono i frutti della demagogia. Berlusconi ha vinto anche per queste cose, sfruttando temi sensibili in maniera demagogica: perchè certamente è più facile dire no a priori alla "invasione francese" che salvaguardare il futuro della compagnia e le tasche dei contribuenti, oltre che i lavoratori. Ma putroppo prima o poi se ne pagano le conseguenze.

P.S. Intanto, come potete verificare dal quadro delle notizie del Centro d'ascolto, nessun telegiornale italiano (tranne il TG3) ha riportato la notizia. In compenso, si è trovato il giusto spazio per veri problemi come i problemi personali di Madonna, il caro-prezzi in Francia, la sonda Phoenix su Marte, la possibile estinzione del "pesce pagliaccio" e i campionati di skate di Ostia Lido. Che bella informazione utile che abbiamo in Italia ... e pensare che prima ci martellavano con ogni minima notizia su Alitalia ...

www.discutendo.ilcannocchiale.it

L'effetto "deterrente": raddoppiati gli sbarchi a Lampedusa
post pubblicato in Diario, il 28 giugno 2008


                                                    

Oggi non sono in vena di dilungarmi. Riporto quindi semplicemente il testo di un'agenzia dell'APCOM:

Roma, 23 giu. (Apcom) - <<Nei primi sei mesi del 2008 sono quasi raddoppiati gli arrivi di immigrati clandestini nel Centro di accoglienza dell'isola di Lampedusa: circa 7.000 contro i circa 3.600 del primo semestre 2007>>.

Davvero un ottimo "effetto deterrente", devo ammettere, i provvedimenti del Governo ... gli immigrati (e i loro negrieri) si stanno davvero spaventando a sbarcare a Lampedusa ... Chiamatela demagogia, chiamatela aria fritta: io la chiamo semplicemente incapacità e mancanza di serietà.

P.S. Ah, tranquilli, questa notizia, anche se probabilmente non la vedrete nei TG, è vera ...

Vergogna, Lega!
post pubblicato in Diario, il 27 giugno 2008


                                                   

Incredibile. La Lega Nord, e l'intero centrodestra, sono capaci di giravolte incredibili in pochi mesi. L'ultima rigurda i rifiuti campani. Ricordate a Gennaio quando l'allora premier Romano Prodi, con il riacutizzarsi della crisi rifiuti, lanciò un appello a tutte le Regioni affinchè si accollassero una quota dei rifiuti campani, in attesa delle nuove discariche? Se sì, allora vi ricorderete anche che il centrodestra, in primis la Lega, si scagliarono contro il Governo, al grido di "ogni regione deve smaltirsi i propri rifiuti", "il Nord non può pagare per le colpe del Sud", "è l'ora che ognuno paghi i suoi errori", "prendendoci i loro rifiuti li legittiamo a continuare così". Addirittura la Lega arrivò a solidarizzare con i dimostranti Sardi che si opposero violentemente alla forze dell'ordine che scortavano i camion di rifiuti proveniente da Napoli. Così come fece il Movimento per l'Autonomia in Sicilia. Tanto che le uniche regioni governate dal centrodestra, Lombardia e Veneto, si opposero all'appello, con i loro governatori Formigoni e Galan pronti a gridare allo scandalo.
Comunque, per chi non si ricordasse, rinfrescatevi la memoria con questi link (presi dal sito della stessa Lega Nord):

08/01/08: Castelli: "No al decreto sui rifiuti. Il Nord non pagherà per le colpe altrui"
09/01/08: Maroni: "Rifiuti? Tragedia annunciata e forse anche voluta". Cota: "Non li vogliamo i rifiuti della Campania"
10/01/08: Castelli: "L'ipotesi che la Lombardia possa accettare i rifiuti della Campania è fantascientifica. E non è nemmeno una questione politica: è una questione morale sulla quale la Lega non retrocederà di un millimetro"
12/01/08: Castelli: "Mai da noi l'immondizia campana". Da Torino: "La fermeremo con ogni mezzo". Da Bologna: "Faremo i blocchi". Borghezio: "Solidarietà ai Sardi".
08/02/08: Castelli: "Il Nord rifiuta l'immondizia campana"

E così, uguali a questi, tutta una serie di interventi della Lega, che potete visualizzare nello speciale "Perchè non vogliamo i rifiuti campani" sulla pagina inizia del sito della Lega Nord. Pardon, che potevate visualizzare, perchè lo speciale, bene in vista fino a stamattina, è stato cancellato, per l'evidente contraddizione con ciò che è accaduto oggi.

In Consiglio dei Ministri, infatti, si è oggi trovato un accordo per lo smaltimento dei rifiuti campani in altre regioni. Ad annunciarlo gli stessi leader leghisti Bossi e Calderoli. E così la Lega ha fatto una giravolta incredibile, smentendo se stessa e tutte le polemiche pretestuose fatte a Gennaio. E pensare che lo stesso Bossi, solo un mese fa, dichiarava: "La monezza? Se la tengano. Se da Napoli la portano in Padania, il Nord è pronto a ribellarsi". Che vergogna. La Lega e il centrodestra dovrebbero vergognarsi e chiedere scusa a Prodi, a Napoli e alla Campania. E ai suoi stessi elettori, gabbati per l'ennesima volta. Il che dimostra quanto bisogna stare attenti alla demagogia.

"Non metteremo le mani nelle tasche degli Italiani"
post pubblicato in Diario, il 26 giugno 2008


                                                 

Il primo Dpef tremontiano
, documento di programmazione economico-finanziaria del Governo, ha riservato parecchie sorprese. A parte l'arcinota questione dell'inflazione programmata all'1.7%, quando ormai è al 3.6%, con conseguenze sul riadeguamento automatico dei contratti (ma non pensiamo sempre a male e fidiamoci del Governo e di Confindustria che dicono "l'inflazione programmata è un obiettivo, poi se non verrà raggiunto, terremo conto dell'inflazione reale per i contratti"), e a parte il rallentamento degli obiettivi di risanamento dei conti (poca cosa, il pareggio non sarà raggiunto, per poco, nel 2011, ma nel 2012). Ciò che mi preme sottolineare è invece la questione della pressione fiscale.

Ecco cosa recita il programma del PDL alla terza pagina: "In ogni caso ci è ben chiaro che la realizzazione del nostro programma è sottoposta a tre vincoli essenziali: il vincolo costituito dalla crisi economica in atto (...), il vincolo imposto dagli impegni di trattato europeo (...), il vincolo costituito dall'attuale instabile equilibrio dei conti pubblici italiani (...). In ogni caso non metteremo mai le mani nelle tasche dei cittadini". E' la famosa frase fritta e rifritta del centrodestra, contro il "governo delle tasse" di Prodi, Padoa-Schioppa "Dracula" eccetera eccetera. Ed ecco cosa recita all'ottava pagina: "Graduale e progressiva diminuzione della pressione fiscale sotto il 40% del PIL".

Ora leggiamo cosa dice il DPEF 2009-2013 (fonte ASCA - 24 Giugno): "Non è prevista scendere la pressione fiscale nel periodo 2009-2013, periodo preso in considerazione dal Dpef, con l'effetto della manovra. Nel 2008 la pressione fiscale sarà al 43% e il livello si confermerà anche nel 2009. In lieve aumento nel 2010, al 43.2%, per poi scendere al 43.1% nel 2011 e nel 2012 e al 42.9% nel 2013". Tradotto in soldoni, non è nei programmi del Governo Berlusconi far scendere la pressione fiscale, la quale rimarrà al 43% (altro che sotto il 40%!!!), per tutti i cinque anni del suo Governo. Anzi, per tre anni sarà addirittura salità, anche se di pochissimo. Ma come? Prodi non aveva riempito di tasse gli Italiani? Le tasse non andavano abbassate? Forse quelle tasse erano necessarie? O forse non c'era stato poi tutto quell'aumento che dicevano? Oddio mi sono crollate tutte le certezze ...

P.S. Una domanda a Tremonti e una al Governo Berlusconi: secondo voi ora sono legittimato o no a chiamarvi rispettivamente "Dracula" e "governo delle tasse"?

Non è tempo per la cultura
post pubblicato in Diario, il 25 giugno 2008


                           

Dopo i trionfi di Cannes, il cinema italiano è in rinascita? Certo, ma non per il Governo. Tra i tanti tagli di spesa previsti dal Governo, infatti, vi è anche l’abolizione del credito d’imposta a favore del settore cinematografico. Circa 150 milioni di euro che certo non si possono ritenere uno spreco, non solo per la valenza culturale del provvedimento, ma anche per i risultati che ha prodotto da quando è stato introdotto con le finanziarie del precedente Governo.

Eppure, il Ministro della Cultura Sandro Bondi aveva più volte ribadito che il “tax credit” non sarebbe stato eliminato. Così come aveva promesso il suo rifinanziamento l’on.Gabriella Carlucci nei lavori di Commissione. Ebbene, si sono rimangiati la parola. Così le associazioni di categoria (Anica, Api ed Agis) hanno annunciato una clamorosa protesta: “se il Governo non tornerà indietro, nessun film italiano sarà presente ai prossimi festival del Cinema”.

Ebbene, esprimo, per quanto possa valere, la mia totale solidarietà al mondo del cinema italiano (con qualche perplessità sulle modalità dello “sciopero”: io farei partecipare i film ai festival, ma con un video di protesta prima della proiezione). Se con i tagli agli enti locali o alla Sanità, assieme alle spese necessarie, si tagliano per forza di cose almeno anche parte degli sprechi, ciò non può avvenire con la cultura. Perchè il cinema e la cultura non sono mai uno spreco, e 150 milioni non mi sembrano una enormità. Soprattutto quando vengono in aiuto ad un settore in difficoltà, per la sempre più diffusa pratica della pirateria.

Quando la cultura viene ritenuta come qualcosa di superfluo, allora vuol dire che qualcosa non va. E se possono pensarlo, sbagliando, ma comprensibilmente, le famiglie in difficoltà, non può farlo un Governo che dovrebbe essere serio e responsabile e non dare alito a simili demagogismi.

Mare Monstrum. E poi ci lamentiamo che la Spagna ci supera nel turismo (tra le altre cose)
post pubblicato in Diario, il 24 giugno 2008


                                 

Due illeciti per ogni chilometro di costa. E' quanto emerge dal rapporto "Mare Monstrum 2007", con il quale Legambiente fotografa la situazione dei 7.400 km di coste italiane. Ebbene, nel 2007 sono state commesse 4.000 abusi edilizi sulle coste italiane, i cosidetti "eco-mostri". Tra gli eco-mostri citati dal rapporto, l'hotel Alimuri di Vico Equense (NA), le palazzine di Lido Rossello (Sicilia), la "Palafitta" (nella foto) e il "Trenino" a Falerna (Calabria), il villaggio di Torre Mileto (Puglia), lo "scheletrone" di Palmaria a Portovenere (Liguria). Non solo eco-mostri putroppo, ma anche inquinamento, depurazione assente, pesca di frodo, infrazioni al codice della navigazione, che fanno salire il dato a 14.315 infrazioni complessive (due per km, appunto).

Un vero e proprio scempio. Davanti al quale fa rabbrividire il fatto che i reati contro le coste, e più in generale i reati ambientali, siano ritenuti dei "reati minori", non solo dalle recenti leggi sulle intercettazioni e "blocca-processi", ma soprattutto dal "sentire comune". Invece non è così: tutelare le coste vuol dire ricchezza, estetica ma anche meramente economica. Molti si lamentano che la Spagna, e in generale tanti paesi, ci stanno superando nel turismo: sarà forse perchè all'estero, anche se hanno un patrimonio artistico e naturale minore, lo tutelano molto, ma molto di più (e chi è stato in Spagna ne sa qualcosa)?

Demagogia ostinata ed insensata
post pubblicato in Diario, il 23 giugno 2008


                                

La demagogia della Lega non è una novità. Ma con il "caso-Venezia" ha raggiunto davvero il limite. Oggi, infatti, i simpatizzati leghisti di Venezia, insieme al parlamentare Corrado Callegari, hanno nuovamente manifestato contro la costruzione di un campo nomadi finanziato dal Comune con 2,8 milioni di euro, destinato ad una comunità sinti (una "variante" dei Rom). Dopo un'analoga manifestazione del 3 Giugno scorso, i leghisti presidiano il sito quotidianamente. Ecco le motivazioni dei manifestanti, espresse in Consiglio comunale: "Il sindaco Cacciari rinunci alla assurda costruzione di questo campo e si rivolga alla città. Chiediamo un referendum perchè siano i veneziani ad esprimersi su un opera che costa denaro pubblico e che non va ad aiutare quei veneziani, almeno 2000, sotto sfratto o privi di casa che sono la vera emergenza abitativa della città". Insomma, "prima i Veneziani".

Ora, al di là della sua validità morale, questo ragionamento è del tutto sbagliato. A tale proposito è utile alla discussione questo articolo di Gian Antonio Stella sul "Corriere". Eccone un passo: "Ai guardiani della razza e a chi s’indigna per «le villette regalate ai rom invece che agli italiani», si potrebbe ricordare che i «sinti » in questione (i primi insediamenti risalgono al ‘400) sono italiani e veneziani da molto tempo, parlano in veneto, hanno a volte fatto la naja, portano cognomi tipo Pavan o Pietrobon. Che le «villette» costeranno meno di 3 milioni di euro contro i 120 destinati dal municipio a mille nuovi alloggi per gli altri veneziani, alloggi che si aggiungeranno alle abitazioni comunali dove già vivono 4.900 famiglie aiutate negli affitti con un milione di euro l’anno. Insomma: in un’Italia dove quattro milioni di cittadini vivono in case popolari affittate a 42 euro in Campania o riscattate per 43 mila in Lombardia, parliamo di una goccia nel mare. Non vale la pena d’usarla per tentare l’integrazione di italiani «sinti»?"

Insomma, considerando che il nuovo campo sinti conterà 38 alloggi, ne deriva che per i Sinti sarano destinati 79mila euro ad alloggio, per i Veneziani 120mila euro ad alloggio. E' quasi una "discriminazione", compensata dal fatto che i Sinti non dovranno entrare nelle "liste d'attesa" come tutti gli altri. Ma, se è vero che, come detto dagli stessi manifestanti, i "senza tetto" veneziani sono 2000, e i nuovi alloggi per i Veneziani saranno 1000, a meno che i "senza tetto veneziani" siano tutti single, non ci sono problemi per nessuno.

Insomma, il Comune è più che attento ai senza-tetto "Veneziani". Però alla Lega non va bene, perchè è nella sua natura cavalcare qualsiasi cosa in maniera demagogica. Putroppo dire "il Sindaco spreca 3 milioni per le villette ai Rom" è più efficace di dire le cose che dice Stella.

Tre mesi, e di "cordate" nemmeno l'ombra
post pubblicato in Diario, il 22 giugno 2008


                           

Oggi è il 22 Giugno
. Sono ormai passati tre mesi da quando, il 22 Marzo, in piena campagna elettorale, l'allora candidato premier Silvio Berlusconi annunciò in pompa magna: "Ormai sono impegnato io, quindi si fa. La nuova cordata verrà fuori in pochi giorni ed avrà anche il sostegno di importanti istituti di credito. Il prossimo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi: è una svendita".

Ebbene, dopo tre mesi niente è successo. Nessun imprenditore italiano nè istituto di credito. Anzi, le uniche ipotesi che si azzardano parlano di un coinvolgimento di Lufhansa, o di un clamoroso dietrofront su AirFrance. Ma la cosa più grave è che i contribuenti italiani, mentre continuano a pagare le perdite di Alitalia (3 milioni di euro al giorno) ora hanno dovuto sborsare anche 300 milioni di euro di "prestito-ponte" (un "ponte", tra l'altro, verso una riva che al momento non c'è). La UE, tra l'altro, ha rilevato una serie di irregolarità nel prestito, che comporterà un infrazione per l'Italia (quindi altri soldi da pagare) se non si concretizzerà una cessione nel giro di trenta giorni (era l'11 Giugno, quindi entrò metà luglio deve per forza concretizzarsi la "cordata").

Insomma, più si va avanti, sempre più guai attira Alitalia. E gli Italiani spendono sempre più soldi per i comportamenti demagogici del premier. E' una nuova tassa: la "tassa Alitalia". Forse, forse, era meglio venderla ad AirFrance, no?

Le furbate di Tremonti
post pubblicato in Diario, il 21 giugno 2008


                         

Niente da fare. La "finanza creativa" di Tremonti è tornata. Dopo aver finanziato il taglio ICI eliminando fondi qua e là, soprattutto quelli per le infrastutture in Sicilia e Calabria (circa 1,3 miliardi di euro ... e vorrebbero fare pure il Ponte sullo Stretto!), ora Tremonti finanzia la sua prima manovra finanziaria con miliardi di euro tagliati a Sanità, P.A. ed Enti Locali. Ma non starò qui a tediarvi con la lista dei tagli.

Ciò che mi preme sottolineare oggi è l'ennesima furbata di Tremonti. Una di quelle che gli fa meritare l'aggetivo "creativo" che da anni gli viene affibiato quando pianifica le manovre di bilancio. Qualche giorno fa, infatti, il Governo ha approvato il Dpef (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria), il "preliminare" della nuova Finanziaria. Ebbene, nei Dpef sono sempre indicate le previsioni dell'andamento dei principali indicatori economici: è confermata la graduale crescita del PIL nei prossimi anni, il pareggio di bilancio del 2001 e la diminuzione del debito pubblico, anche se tutto in termini meno positivi del previsto. L'unico indicatore che rimane fermo è quello dell'inflazione: Tremonti ha pensato bene di lasciarla all'1,7% per il 2008 (e all'1,5% per i prossimi anni). Mentre in realtà l'inflazione è già al 3,7%, più del doppio, dopo i vertiginosi aumenti degli ultimi mesi.

Vi starete chiedendo: perchè falsare questo dato e non gli altri? La risposta è molto semplice: sull'inflazione programmata nel Dpef si basa il riadeguamento automatico dei contratti all'inflazione. Dunque, rimanendo basso il dato dell'inflazione, Tremonti può evitare di spendere soldi per riadeguare all'inflazione i salari dei dipendenti pubblici. Ma, nel frattempo, così i dipendenti pubblici perdono sempre più potere d'acquisto.

Eppure in campagna elettorale tutti a dire: "dobbiamo far recuperare il potere d'acquisto ai dipendenti pubblici", "non metteremo le mani nelle tasche degli Italiani"... e ancora, all'insediamento del nuovo Governo, il ministro del Welfare Sacconi dichiarava: "Da dove partiremo? Alzeremo i salari dei nuovi dipendenti". Vabbè, d'altronde avremmo dovuto capirlo quando, in piena campagna elettorale, il Governo dimissionario propose all'allora opposizione di rispettare subito la norma prevista in Finanziaria 2008 (ovvero che ogni euro di extragettito dovesse essere destinato ai dipendenti pubblici), utilizzando i 4 miliardi di extragettito dei primi mesi del 2008, l'allora opposizione si rifiutò, dicendo: "Il potere d'acquisto dei salari? Ci penseremo noi al Governo". S'è visto.

Se questi sono i risultati ... viva la GdF e "Dracula" Padoa-Schioppa
post pubblicato in Diario, il 20 giugno 2008


                             

Oggi è la festa della Guardia di Finanza
. Ma in realtà è la festa di tutti gli Italiani onesti che pagano le tasse e rispettano le regole, che grazie all'operato della GdF si possono sentire meno svantaggiati nei confronti dei "furbetti". Come emerso circa un mese fa, infatti, nei primi quattro mesi del 2008, la Guardia di Finanza ha effettuato oltre 36 mila verifiche nella lotta all'evasione fiscale con la scoperta di violazioni per oltre 9 miliardi di euro nelle imposte dirette, il 33% in più rispetto allo stesso periodo del 2007. Ammonta invece a 1,8 miliardi di euro l'Iva dovuta e non versata. Sono dati rilevanti, considerando anche gli storici risultati del 2007, che avevano portato ad un recupero di 30 miliardi di redditi imponibili e 5,3 miliardi di Iva.

Sono dati che si commentano da soli. E che fanno cadere tutte le illazioni di chi (centrodestra, Confindustria, Confcommercio, eccetera) ha accusato e continua ad accusare il precedente Governo di aver inventato i proventi della lotta all'evasione e, nel migliore dei casi, accusava il Governo di combattere l'evasione con metodi "sanguinari" e "foschi", dipingendo il Ministro Padoa-Schioppa come "Dracula", per non parlare del come è stato trattato il viceministro Visco. Evidentemente questi soggetti hanno difficoltà a parlare con i dati, che al contrario confermano che la lotta all'evasione non solo c'è stata, ma è stata di rilevazanza storica (+33%!). E, se questi sono i risultati, ben vengano i metodi "sanguinari" di Padoa Schioppa.

Risultati che il nuovo Governo dovrebbe impegnarsi a confermare, invece di pensare a criticare il precedente Governo proprio su un campo in cui è difficile criticarlo. Ma a quanto pare al nuovo Governo i metodi dello scorso Governo, che hanno portato questi straordinari risultati, non piacciono: tant'è vero che nella prossima Finanziaria verranno cancellate molte di queste norme "anti-evasione". Evidentemente la "tolleranza zero" e i metodi "durissimi" valgono solo per gli immigrati.

Oggi è una bellissima giornata
post pubblicato in Diario, il 19 giugno 2008


                                    

Oggi per Casal di Principe, per la Campania e per l'Italia è una bellissima giornata. No, non è l'arrivo dell'anti-ciclone delle Azzorre: è piuttosto l'arrivo, dopo 10 anni, della sentenza definitiva sul processo "Spartacus" ai danni del clan dei Casalesi, portato recentemente all'onore delle cronache dall'ormai celebre "Gomorra" di Roberto Saviano (presente oggi nell'aula-bunker del processo). I giudici hanno infilitto 16 condanne per ergastolo e condanne comprese fra i 2 e i 30 anni di reclusione per altri 13 imputati. Carcere a vita, dunque, per tutti i boss del clan, a partire dal capo, Francesco Schiavone, più noto con il soprannome di "Sandokan".

Cemento, imprese, appalti, subappalti, trasporto, rifiuti, immobili, distribuzione, droga: questi i settori statali, imprenditoriali o criminali in cui la piovra dei Casalesi infiltrava i suoi bracci, in Campania come al Nord o come all'estero. Ora arriva una brutta batosta per i Casalesi, anche se, come sottolinea Saviano, c'è ancora molto da fare: "E' una della vittoria dello Stato, ma è solo il primo atto di una partita da vincere fino in fondo. Bisognerà non far calare l'attenzione sui Casalesi e su quello che il loro potere criminale è riuscito a realizzare in questi anni. Bisognerà monitorare gli altri rami del processo Spartacus, quello che riguarda i colletti bianchi, le connivenze con la politica. La storia di queste indagini insegna che ci sono anche servitori infedeli. Ma dobbiamo soprattutto rendere omaggio, in queste ore, all'impegno di tanti magistrati e investigatori, e al lavoro oscuro di tanti cronisti che hanno raccontato queste cose esponendosi in prima persona".

Sì, dobbiamo davvero rendere omaggio a queste persone. Spesso si abusa della parola "eroe": ma in questo caso definirli eroi sicuramente non è un abuso.

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