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il blog di Francesco Zanfardino
"Merito mio". "No mio". Milano festeggia, e i politici strumentalizzano
post pubblicato in Diario, il 31 marzo 2008


                        

Oggi è arrivata da Parigi una bellissima notizia. L'Expo 2015 si svolgerà a Milano. Il capoluogo lombardo ha battuto la città turca di Smirne, con 86 delegati favorevoli contro 65. Dunque, alla fine i "franchi tiratori" del voto segreto non ci sono stati. Per capire l'importanza dell'evento, ecco un pò di numeri. 120 i paesi espositori, 70mila i posti di lavoro previsti, 160mila visitatori previsti al giorno, 3 miliardi di interventi infrastutturali.

E come tutte le belle notizie, la politica se le contende. Prodi ha dichiarato: "Merito del governo". Berlusconi invece: "Lieto, ma non è merito del governo della sinistra" (invece l'insuccesso di Euro 2012 era colpa sua, vero?). Ma non è più semplice dire che è stato un bel "gioco di squadra"? Del Governo attuale, ma anche di quello precedente? Di Milano, ma anche dell'Italia?

E speriamo che ci sia un bel gioco di squadra anche dopo. Per organizzare al meglio questo Expo, e per evitare che una simile occasione di sviluppo non vada sprecata, per esempio in infrastutture fantasma, come i Mondiali del '90 (e un pò anche Torino '06).
Il "partito del no" non demorde
post pubblicato in Diario, il 30 marzo 2008


                        

Oggi è giunta la notizia che gli attivisti No-Tav hanno comprato collettivamente un lotto di terreno per bloccare l'arrivo della linea Torino-Lione. Avviene a Chiomonte (Torino, Val Susa), ad opera di circa 1500 persone che pensano così di rallentare l'arrivo della TAV, poichè le procedure per l'esproprio sarebbero più complicate. E i No-Tav hanno annunciato simili iniziative per tutta la Valsusa, in modo che la linea TAV non passi da nessuna parte.

Dunque, il "partito del no" non demorde. Dai termovalorizzatori alle discariche, dai rigassificatori alle infrastutture, i particolarismi locali impediscono qualsiasi progetto che cambi la situazione attuale. Magari riconoscono che termovalorizzatori e per il momento anche discariche servono per togliere i rifiuti dalle strade e per non bruciarli all'aria aperta, che una linea ferroviaria moderna ed adeguata al resto d'Europa serve per la competività dell'Europa. Ma "non nel mio giardino". E così si finisce per bloccare tutto.

Per carità, ciò non vuol dire che i cittadini non devono protestare quando le cose non vanno bene ed accettare tutto per fiducia. Ma è la mancanza di alternative concrete a rendere queste delle proteste fine a se stesse. Il caso Torino-Lione è emblematico: dopo anni di tira e molla, si era anche cercato un percorso alternativo, che evitasse il cosidetto "superbuco" di Venaus. E invece niente va bene: e non per niente gli attivisti No-Tav attueranno la "protesta del lotto" in tutta la Valsusa, perchè per loro la Tav non deve proprio passare.

E siccome è più facile dire dei no che dei sì, alla fine anche la politica si adegua. E in modo trasversale. Comunisti vari, Verdi, Lega Nord: tutti in Valsusa a far sentire la loro vicinanza ai protestanti. E intanto la parte francese della Torino-Lione è già quasi completata.
Lotteria Senato
post pubblicato in Diario, il 29 marzo 2008


                             

Mancano 14 giorni al voto. Sono le due settimane cruciali della campagna elettorale, quelle che possono determinare la vittoria, la sconfitta o il pareggio. E le due settimane in cui non si possono più pubblicare sondaggi (almeno in via ufficiale...).
Già mi sono espresso sulla credibilità dei sondaggi. Credibilità che, dopo i fatti del 2006 (ultimi sondaggi e perfino exit-poll che assegnavano all'Unione una vittoria schiacciante intorno al 52-53%), è andata ormai persa. Vedremo se questa volta si riabiliteranno.
Comunque, gli ultimi sondaggi segnano un distacco medio Berlusconi-Veltroni al 7%, con Pd-IdV in crescita. Ecco il distacco per gli ultimi 10 sondaggi (25-26-27-28 Marzo):

Lorien (25 Marzo): 9%
Euromedia (26 Marzo): 8,6%
Demoskopea (25 Marzo): 8,5%
Gipieffe (27 Marzo): 8,4%
Demos (26 Marzo): 6,6%
Demopolis (27 Marzo): 6,5%
Crespi (27 Marzo): 6,5%
Digis (27 Marzo): 6,3%
Ispo (27 Marzo): 5%
Swg (27 Marzo): 5%

Dunque, si oscilla da un massimo del 9% ad un minimo del 5%. Nel valutare i sondaggi, comunque, si deve tenere conto del fatto che sono ancora molti gli indecisi: sono intorno al 25% e, secondo alcuni sondaggi di Makno e Sole24Ore, quelli orientati verso il PD sono quasi il doppio di quelli del PDL. Per questo si pensa che lo svantaggio possa ulteriormente ridursi.
Ma il dato più importante è il Senato. A causa del "meccanismo perverso" previsto da questa immonda legge elettorale (passata alla storia come "porcellum" per il suo stesso autore, Calderoli), prevederne il risultato è impossibile, poichè i senatori sono eletti su base regionale, con premio di maggioranza assegnato regione per regione. Ecco la situazione:

"Sicure" PDL-Lega-MPA    "Sicure" PD-IDV        Incerte

Lombardia                           Toscana                     Liguria        
Veneto                                 Emilia Romagna         Abruzzo
Piemonte                              Marche                      Lazio
Friuli VG                               Umbria                       Sardegna
Puglia                                   Basilicata                   Calabria
Campania                            
Sicilia                                   

A queste vanno aggiunti Estero (probabilmente 3 PD, 2 PDL, 1 Indip), Trentino AA (3 PD, 2 PDL e 2 Svp, che generalmente sta con il CSx) e Valdaosta (1 PD).

Quindi, rispetto al 2006 la Campania passerà quasi sicuramente al CDx, così come potrebbero farlo Liguria, Abruzzo, Sardegna e Calabria. Mentre il Lazio, grazie all'effetto-Veltroni e alla coincidenza con le comunali e provinciali di Roma (che da sola conta il 70-80% dei laziali), potrebbe passare al CSx. Tranne che nel caso della Campania, in queste regioni incerte secondo i sondaggi il divario fra PDL e PD è al di sotto del 2%. E se PD-Idv riuscirà a strappare 3-4 di queste 5 regioni, il Cdx quasi sicuramente non avrà una maggioranza al Senato. Questo a causa della presenza di Sinistra Arcobaleno e UDC, che in alcune regioni (probabilmente Emilia, Toscana, Umbria, Marche per la SA, la Sicilia e forse la Puglia per l'UDC) strappano seggi alla coalizione perdente: la SA al PDL, l'UDC al PD.

E' una lotteria. Che probabilmente non vincerà nessuno.

P.S. Per la cronaca, "trasgredisco" il black-out dei sondaggi e pubblico il risultato del mio sondaggio (si fa per dire: 39 voti ....): Pd 28%, Idv 10% (Veltroni 38%); PdL 18%, Lega-Mpa 5% (Berlusconi 23%); Sinistra Arc. 18%; UDC 3%; altri 13%; astenuti 5%.
Inutile dire che non si tratta di dati validi dal punto di vista statistico........... :-))
Cuba: c'è speranza?
post pubblicato in Diario, il 28 marzo 2008


                     
                    
Ogni tanto mi occupo di paesi esteri. Pakistan, Birmania, Cina. Oggi invece parlo di Cuba, da dove negli ultimi tempi arrivano molte novità. Quella più importante è giunta il 24 Febbraio, con le dimissioni di Fidel Castro da presidente cubano. Il leader, presidente dai tempi della "gloriosa rivoluzione" cubana, ma malato da tempo, ha ceduto il potere al fratello Raul Castro. Il quale ha subito attuato una politica "liberalizzatrice".

Il 13 Marzo è stato infatti tolto il bando all'utilizzo di computer, dvd e e videoregistratori, ufficialmente per "l'accresciuta disponibilità di energia elettrica". Inoltre, è notizia di oggi l'autorizzazione ad autorizzare i telefoni cellulari, finora vietati ai comuni cittadini cubani.

Sono solo cose poco rilevanti, che non saranno seguite dall'abbandono del regime e dal ripristino totale delle libertà civili? O invece rappresentano una speranza di cambiamento?

C'è da augurarsi di sì. Anche se crederci è davvero difficile.
Alitalia: ogni giorno in più, 3 milioni di euro in meno
post pubblicato in Diario, il 27 marzo 2008


                   

Oggi abbiamo assistito all'ennesimo "balletto" su Alitalia. Il quotidiano torinese "La Stampa" ha riportato in virgolettato alcune affermazioni di Berlusconi riguardo alla "cordata" che ha annunciato in questi ultimi giorni. In particolare, i nomi dei componenti: Benetton, Ligresti, Mediobanca e addirittura Eni.
Dopodichè, anche per l'intervento della Consob (preoccupata dell'effetto che simili affermazioni, se non veritiere, possono avere sulla Borsa), i vari imprenditori si sono pronunciati, smentendo uno ad uno la partecipazione nella cordata. E, infatti, anche lo stesso Berlusconi ha smentito le affermazioni, dichiarando che quelle della Stampa erano ricostruzioni giornalistiche prive di fondamento.

Delle due l'una: o Berlusconi ha fatto dichiarazioni false, e dunque turbato il mercato, o è "La Stampa" che ha messo in virgolettato dichiarazioni inesistenti, turbando anch'essa il mercato (e non sarebbe la prima volta che i giornali si inventano "scoop" di sana pianta pur di vendere più copie). E spero che la Procura di Roma, che si sta muovendo sul caso, faccia chiarezza. Comunque sia, sono gravissimi tutti questi balletti su Alitalia, perchè si gioca sulla pelle di migliaia di lavoratori, di azionisti e dei cittadini.

Sì, cittadini: perchè ogni giorno che passa senza risanare Alitalia sono milioni di euro in meno per lo Stato (e quindi per i cittadini). Si è fatta tanta polemica sulle dichiarazioni del Ministro dei Trasporti, Bianchi, che ha dichiarato che Alitalia può "campare" ancora per qualche mese, perchè questo affermano gli ultimi dati di Alitalia, quelli di Dicembre. Peccato che, a parte il fatto che i conti di Alitalia sono presumibilmente molto peggiorati nel frattempo (ne è un segno il crollo delle sue azioni), gli stessi dati di Dicembre ci dicono che Alitalia perde 3 milioni di euro al giorno (pari a 1,2 miliardi annui) e che la sola Malpensa perde 200 milioni di euro all'anno.

Allora: ci sono imprenditori italiani pronti a risanare Alitalia, a evitare il declassamento di Malpensa, a dimezzare le conseguenze sui lavoratori? Bene: ma che escano subito. Noi cittadini non possiamo permetterci il lusso di continuare a pagare milioni di euro al giorno.

Altrimenti si venda ad AirFrance, perchè non ci sono alternative e quindi non possiamo permetterci di fare la voce grossa con AirFrance.
Smettiamola una volta per tutte: basta con il carrozzone Alitalia finanziato dalle tasche dei cittadini.
Che charm, che classe: la Mussolini e la Santanchè
post pubblicato in Diario, il 26 marzo 2008


               

Oggi un post frivolo (una volta tanto) sul battibecco fra le due "dure e pure" della destra italiana, Alessandra Mussolini e Daniela Santanchè. La prima, nota per essere nipote del Duce, la seconda, per essere frequentatrice del Billionaire e della vita mondana. Entrambe fortissimamente legati ai valori di destra e forse anche nostalgiche del fascismo, se la prima uscì da Alleanza Nazionale poichè Fini aveva definito il fascismo "male assoluto" (salvo poi ritornare da Fini e Berlusconi candidadosi alle politiche del 2008 nel Popolo delle Libertà) e se la seconda ha rinunciato alla poltrona sicura nel PDL pur di rappresentare quella destra che a suo dire non è rappresentata nel PDL (candidandosi premier con "La Destra" di Storace).
Ma ecco la cronaca del battibecco di oggi.

Santanchè: "Donne italiane, non date il voto a Silvio Berlusconi, perchè Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, mai verticali".

Mussolini: "La Santanchè, per decenza, è l'unica a non dover aprire bocca sull'argomento poichè rappresenta la perfetta incarnazione della donna politicamente orizzontale. Infatti, la sua storia politica è l'esempio contrario di quello che una donna deve fare per contribuire all'affermazione della democrazia paritaria. Nel partito dove è stata sino a qualche settimana fa la Santanchè, è sempre stata protetta a discapito del merito a partire dalla elezione in Parlamento, sempre avvenuta orizzontalmente grazie ad un posizionamento d'onore nel listino bloccato, l'ultima volta dietro a Fini. Oggi, ancora una volta orizzontalmente, in quanto scelta come candidato premier da un protettore politico, ha la pretesa di voler indicare alle donne chi meglio le rappresenta. Non sta certo a me difendere Berlusconi, del quale sono note la galanteria nonchè il rispetto delle donne in politica come nella società. Fossi in lei eviterei di cercare la polemica con lui su questo argomento: rischia il grottesco".

Santanchè: "Sarebbe fin troppo facile rispondere, ma per principio non polemizzo mai con le donne. Le Italiane sanno bene come Berlusconi consideri le donne e c'è tutta una pubblicistica a dimostrarlo. Quanto ad Alessandra Mussolini, credo che suo nonno, Benito, si rivolti nella tomba a vederla fare la valletta di chi ha definito il fascismo il male assoluto".

Mussolini: "Proprio stanotte ho sognato mio nonno Benito e mi ha detto cosa penso della Santanchè".

Santanchè: "Cara Alessandrra, ti rivelo io riservatamente cosa ti ha detto ieri notte nonno Benito in sogno: <<Mia amatissima nipotina, non dovevi essere proprio tu e non la Santanchè a ricordare agli Italiani, come ha fatto oggi a Napoli con la schiena dritta e il petto in fuori, che senza Mussolini non ci sarebbero stati il salario garantito, l'INPS, i diritti per le donne, Cinecittà, Marconi, Pirandello, D'Annunzio, la grande architettura e le grandi bonifiche? Ti perdono mia carissima Alessandra perchè non sai quello che fai e con chi stai anche perchè senza Mussolini neppure il tuo Fini sarebbe mai esistito politicamente>>. Con comprensione, tua Daniela".

A parte il fatto che nella foga di esaltare Mussolini la Santanchè si è dimenticata di inserire nell'elenco il lavaggio dei cervelli, l'eliminazione delle libertà civili, le leggi razziali, la guerra, penso che le donne italiane siano allibite all'idea che siano queste due a contendersi lo scettro di "rappresentante delle donne"...
Il vero boicottaggio efficace
post pubblicato in Diario, il 25 marzo 2008


                      


In questi giorni, di fronte alla repressione in Tibet (finalmente, dopo le 5mila condanne a morte all'anno, le discriminazioni religiose, la fortissima censura, anche su Internet), si è parlato spesso di boicottaggio, come giusta reazione al regime cinese.

Io penso che il boicottaggio non serva a niente. Per vari motivi:
- il boicottaggio, come insegnano le precedenti esperienze (Montreal '76, Mosca '80 e Los Angeles '94) per "funzionare" dovrebbe essere "globale". E, invece, già si sa per certo che Bush e gli USA parteciperanno dappertutto, anche alla cerimonia d'apertura (mentre per quest'ultima situazione oggi c'è stata una prima apertura di Sarkozy);
- anche nell'ipotesi che il boicottaggio sia globale, la storia insegna che queste occasioni di grande impatto mediatico, soprattutto in paesi dove il regime controlla tutte le fonti d'informazione (persino Internet), sono facilmente strumentalizzabili dai regimi. Il regime cinese facilmente direbbe: "Visto? Il mondo ci odia, perchè siamo forti, economicamente e moralmente" ed altre assurdità simili (o come Mussolini quando lanciò la "sfida alle quaranta Nazioni" quando la Società delle Nazioni boicottò l'Italia per l'invasione dell'Etiopia);
- la Cina è un paese enorme, autosufficiente su tutto: boicottaggi, di qualsiasi tipo, non danneggerebbero minimamente l'economia cinese;
- zittire lo sport e i suoi valori è un cattivo esempio che non possiamo permetterci di dare.

Cosa fare allora? Stare a guardare? Assolutamente no. La cosa più giusta da fare è sfruttare proprio il grande impatto mediatico delle Olimpiadi per risvegliare le coscienze dei Cinesi, attraverso una serie di gesti simbolici. Bene così. Sono annunciate manifestazioni del genere per tutto il percorso della fiaccola. Benissimo. Qualche atleta annuncia gesti simbolici durante le Olimpiadi: benissimo.
Le Olimpiadi le guarderanno tutti i Cinesi. QUale occasione migliore per trasmettere messaggi di libertà e democrazia?
Un duello TV "Veltrusconi"? "Si può fare": ecco perchè
post pubblicato in Diario, il 24 marzo 2008


                      

Oggi è scoppiata l'ennesima polemica sulla "par condicio" e sui "duelli TV". Infatti, "Porta a Porta", "Ballarò" e "SkyTg24" hanno fatto sapere di aver invitato Berlusconi e Veltroni ad un duello elettorale. Veltroni ha accettato. Berlusconi anche, "ma anche" no. Infatti, l'ex premier ha confermato la sua disponibilità, perchè "convinto di avere argomenti contro le parole", ma poi i suoi collaboratori smentiscono, come il portavoce berlusconiano Bonaiuti secondo il quale il PD "vuole la par condicio per mettere il bavaglio a Berlusconi, e intanto prova a invocare un confronto fuorilegge nella speranza di dare un po' di ossigeno al suo candidato pallido, esangue e privo di argomenti".

Io nella "par condicio" non trovo veti ai duelli TV. Almeno seguendo la definizione di Wikipedia (sezione legge n.28 del 2000), che parla di equa ripartizione degli spazi, e non di veti ai confronti diretti fra i premier.

E, d'altronde, di confronti diretti ne abbiamo avuti già molti. Tenuto conto che la par condicio è entrata in vigore il 6 Febbraio, ho esaminato le principali trasmissioni di approfondimento, ovvero "Porta a Porta" e "Speciale TG1" (Rai Uno), "Ballarò" e "Primo Piano" (Rai Tre); Mediaset non ha trasmissioni del genere, mentre su quelle di La7 non ho trovato sufficienti informazioni su Internet. Ecco i duelli in questione:

24 Febbraio (Speciale TG1): confronto fra i due candidati premier Bertinotti (SA) e Casini (UDC);

3 Marzo (Porta a Porta): confronto fra i due candidati premier Bertinotti (SA) e Casini (UDC);

6 Marzo (Porta a Porta): confronto fra i quattro candidati premier Boselli (PS), Santanchè (LD), D'Angeli (SC) e De Vita (UDCons);

13 Marzo (Porta a Porta): confronto fra i tre candidati premier Fiore (FN), Stefanoni (AC) e Ferrando (PCL), insieme ad altri tre ospiti politici.

(Ballarò e Primo Piano sono "a posto").

Insomma, sono queste "violazioni" della par condicio? Evidentemente no, quindi anche un duello Veltroni-Berlusconi è possibile. Anche a due, visto che Bertinotti e Casini ne hanno avuti addirittura due.

Le violazioni della par condicio sono ben altre. Il resto è solo codardia....
Auguri di Buona Pasqua (con riflessione su P.Pilato)
post pubblicato in Diario, il 23 marzo 2008


                 

Nel farvi gli auguri di una Serena e Felice Pasqua, vi invito a riflettere su questo passo del Vangelo riguardante la passione di Cristo:

A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!»

Da questo passo si possono trarre molteplici insegnamenti. Innanzitutto, la volubilità e facile influenzabilità della folla, capace di chiudere gli occhi sui criminali se influenzata e indottrinata in quel verso, con la totale assenza di una volontà propria. Ma, sopratutto, la decadenza della classe dirigente, ridotta a semplice esecutrice della volontà (si fa per dire) popolare, incapace di prendere provvedimenti impopolari. Decadenza segnata da quel gesto del "lavarsi le mani" (in realtà comune sia a Pilato che alla folla), divenuto simbolo di quell'annullamento della dignità umana che è l'ignavia.

E pensare che nel frattempo sono passati 2000 anni..........
Il Parlamento Tedesco si fa "verde". E il nostro?
post pubblicato in Diario, il 22 marzo 2008


                 

Quante ne ha passate il Reichstag. Sede del primo Parlamento Tedesco dalla fine dell'Ottocento (Secondo Reich), poi sede della travagliata Repubblica di Weimar, poi strumento inconsapevole di propaganda nazista quando Hitler accusò i comunisti, senza prove, di averlo incendiato. Poi testimone della guerra fredda, in una Berlino divisa in due dal Muro. Fino al suo ritorno come sede del Parlamento Tedesco, dopo la caduta del Muro.

Ora, è vicino ad un'altra svolta magari non epocale, ma comunque importante: il Reichstag sarà il primo Parlamento al mondo completamente "verde". Ovvero, consumerà energia solo ed unicamente da fonti rinnovabili. A dire la verità, gia dal suo recupero post-Muro erano state effetuate importanti innovazioni, come la cupola di vetro che convoglia la luce esterna all'interno, facendo risparmiare sull'illuminazione. Inoltre, il Reichstag usufruisce anche di un cogeneratore funzionante ad olii vegetali, che copre il 40% dei consumi elettrici della struttura e ha permesso di ridurre del 94% le emissioni di anidride carbonica. Ma il restante 60% di consumi era ancora coperto da una società elettrica che produce da carbone, nucleare e gas. Così, la Cancelliera Merkel, in linea con la sua forte politica ambientale (forti incentivi concessi ai tedeschi per lo sfruttamento delle rinnovabili), ha deciso che anche questa quota sarà coperta dalle rinnovabili, cambiando società elettrica e preparando il bando di gara per scegliere una società che usa solo rinnovabili.

Sarebbe ora che lo facesse anche il nostro Parlamento. Anche se da noi di società elettriche che producono solo rinnovabili non c'è traccia (almeno io non ne ho mai sentito parlare). Comunque, in ogni caso sarebbe ora che la nostra politica desse il buon esempio: magari installando impianti fotovoltaici su tutti gli edifici pubblici (non di rilevanza storica, ovviamente).

Soprattutto, è fondamentale il "buon esempio" per incentivare anche i cittadini all'utilizzo delle rinnovabili. Utilizzo che sta cominciando a diventare sempre più un business, grazie ai vari incentivi esistenti. A tal proposito, linko a chi fosse interessato il file PDF del "Conto Energia" di inizio 2007, il sistema di incentivi statali previsti per gli impianti fotovoltaici. Eccolo:

http://www.conto-energia-online.it/Guida_%20Conto_Energia_2007.pdf

Portiamo un pò di Sole nelle nostre case.
Come diceva Gaber, "Libertà è partecipazione"
post pubblicato in Diario, il 21 marzo 2008


                       

Ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, da Santiago del Cile dov'era in visita di Stato, ha ricordato a tutti una cosa fondamentale: ovvero, che "il voto non è mai inutile". Affermazione che si riferisce a due atteggiamenti negativi che purtroppo dominano questa campagna elettorale: ovvero quello del considerare "voto utile" solo quello dato ai maggiori partiti e quello del considerare qualsiasi voto inutile, tanto i candidati "sono tutti uguali".
Anche questo blog sostiene le parole di Napolitano. Ecco perchè.

Quella del "voto utile" è una offesa alla dignità dei cittadini. Ognuno deve votare secondo la propria coscienza: non bisogna votare un partito solo perchè può vincere, chiudendo un occhio su un programma che si ritiene lontano da sè, rinunciando ad un altro partito che invece, pur rispecchiando le proprie idee, non può vincere. Altro discorso è, invece, quello di votare un partito non solo perchè può vincere, ma anche perchè il suo programma e le sue idee sono perlomeno vicine alle proprie. E comunque, in qualsiasi caso, nessuno si può arrogare il diritto di ritenere "inutile", "dannoso" o "pericoloso" il voto dato ai "partiti minori", come spesso è capitato di dire ad esponenti del PDL (silenzio invece dal PD, ma nemmeno dichiarazioni contro le parole del PDL).

Passando invece alla questione dell'utilità o meno dell'andare a votare, questo blog fino al 14 Aprile (e finchè sarà necessario) si batterà contro l'astensionismo. Affinchè non prevalga la linea di chi, come Beppe Grillo, invita tutti al "non voto utile", ovvero alla rinuncia al voto. Non esiste nessuna motivazione valida a favore dell'astensionismo.
Infatti, anche se la legge elettorale attuale non permette le preferenze (e d'altronde in tutta Europa al massimo si concede l'uninominale), ciò non vuol dire che bisogna rinunciare anche alla possibilità di scegliere il partito e il candidato premier. E poi si poteva e si può benissimo promuovere un referendum per la reintroduzione delle preferenze, invece di rinunciare a votare.
Ma la motivazione che più spesso vuole giustificare l'astensionismo è quella del "che voto a fare, tanto sono tutti uguali, destra e sinistra, non cambierà mai niente". Assolutamente falso: questo è qualunquismo puro. Innanzitutto perchè non è vero che sono tutti uguali: oltre ad esserci differenze nei programmi, ci sono differenze anche nelle loro azioni di governo. Inoltre, anche se si accetta per vero che alla fine votando non cambia niente, quale sarebbe la soluzione? Non votare proprio? Sbagliato: è l'astensione a non far cambiare niente. Se i partiti sono così attaccati ai propri privilegi di "casta", cosa vuoi che se ne freghino del fatto che tu non voti? L'unica cosa che contano sono i voti ricevuti, in rapporto a quelli ricevuti dagli altri: i non-voti non contano nulla nelle dinamiche elettorali. Invece, il voto, anche se millimetricamente, contribuisce alla vittoria o meno di una certa politica nei confronti di un altra. Per questo bisogna votare, perlomeno il "meno peggio": e non ditemi che Popolo delle Libertà, Partito Democratico, Italia dei Valori, Lega Nord, Movimento per l'Autonomia, Unione di Centro, Sinistra Arcobaleno, Socialisti, La Destra, Consumatori, Liberali, Sinistra Critica, Forza Nuova, ...... sono tutti uguali. E che nessuno rispecchia la propria visione politica.

Insomma, che si voti PD o PDL o che si voti Socialisti o La Destra, l'importante è votare. Anche perchè, come diceva Giorgio Gaber in una sua famosa canzone:

Libertà non è star sopra un albero,
non è neanche non avere un'opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
Quanta demagogia su Alitalia ....
post pubblicato in Diario, il 20 marzo 2008


                  

Alla fine è successo. Era evitabile, ma prevedibile, che alla fine anche il caso Alitalia finisse nel "tritacarne" della campagna elettorale, con tutte la sua conseguente demagogia. Prima la Lega Nord, Formigoni, la Moratti e tutto il "partito del Nord" a marciarci su elettoralmente. Ma ieri si è arrivati al massimo, con la discesa diretta in campo di Silvio Berlusconi, che ha dichiarato: "L'offerta di AirFrance è irricevibile".
Ma andiamo con ordine e ricostruiamo la vicenda.

A fine 2006 il governo Italiano, vista la disastrosa situazione economica di Alitalia (3 mln di € di perdite al giorno, pari a 1,2 mld di € di perdite annuali: e sono ancora i dati di Dicembre 2007, nel frattempo è peggiorata la situazione) e i ripetuti fallimenti politici e non nel risanarla, decide di privatizzare Alitalia, vendendo al sua quota nella società. Il percorso è stato difficile (gare deserte, offerte ritirate), ma alla fine il 21 Dicembre 2007 il Tesoro ha annunciato la trattativa privata con AirFrance-KLM, il gruppo franco-olandese leader nel mondo.
L'altra offerta rilevante era infatti quella di AirOne, la compagnia italiana di Carlo Toto, che però era molto meno solida dal punto di vista del piano industriale e delle garanzie economiche. Ed infatti l'offerta di AirOne era stata bocciata da tutti, in primis dal CdA di Alitalia (che invece ha approvato e difende tuttora la scelta di AirFrance).

Tuttavia, l'offerta di AirFrance prevede due conseguenze ritenute "spiacevoli" da certi ambienti politici: la perdita dell'italianitùà e della "compagnia di bandiera" e la perdita dell'hub di Malpensa.
Riguardo la prima questione, lanciando la sua offerta definitiva qualche giorno fa, AirFrance ha confermato che Alitalia avrà un trattamento di "pari dignità": rimarrà un entità industriale autonoma, come KLM, e quindi conserverà anche marchio e livrea, oltre ad avere un rappresentante italiano nel CdA del gruppo. In sostanza, rimarrà la nostra compagnia di bandiera. 
Riguardo la seconda questione, invece, AirFrance ha confermato il ridimensionamento di Malpensa. Ma è davvero una cosa così "scandalosa"?

Come si evince da questa scheda del Corriere della Sera, Malpensa non è mai stato un vero e proprio "hub" (l'hub è uno "snodo" delle rotte aeree, ovvero convoglia le tratte minori verso quelle maggiori: per esempio, per andare da Firenze a Shangai devi passare per Milano, così come da Genova verso Mosca). Malpensa causa 200 milioni di euro di perdite l'anno, con molte tratte internazionali in rosso (vedi scheda). Insomma, la principale causa del disastro-Alitalia. Inoltre, Malpensa ha dovuto subire la concorrenza di tanti aeroporti nelle sue vicinanze: in primis Linate e Bergamo (Orio al Serio), ma anche Torino e Venezia: nel 2000 la quota di mercato di Malpensa, Linate e Bergamo erano rispettivamente 22.4%, 6.5% e 1.3%, nel 2007 sono state rispettivamente del 17.6%, del 7.6% e del 4.3%. Aeroporti voluti e osannati dagli stessi (Lega e Formigoni) che oggi chiedono la "salvaguardia" di Malpensa. Infine, il sistema di infrastutture intorno a Malpensa è sempre stato carente.
Insomma, quell'hub "non s'aveva da fare". Tra l'altro, Alitalia è l'unica compagnia di bandiera con due hub (Roma e Milano): tutte le altre compagnie hanno un solo hub nazionale, compresa AirFrance-KLM, che ne ha uno per Francia (Parigi) e Olanda (Amsterdam), cui sarà aggiunta Roma per l'Italia.

E la proposta del "partito del Nord" di una "moratoria" di 2-3 anni per Malpensa (per concederle di riorganizzarsi) non è praticabile. Chi pagherebbe i 200 milioni l'anno per mantenere in vita Malpensa così com'è? Certo non AirFrance, che già ci fa il "piacere" (si fa per dire) di rilevare una compagnia come Alitalia che tra massimo un mese dovrà dichiarare il fallimento (se nessuno se la prenderà). E soprattutto è semplicemente scandaloso che si dichiari (la Moratti e la Lega) "Alitalia può anche fallire, l'importante è che si salvi Malpensa". Già, mandiamo in mezzo ad una strada 15.000 lavoratori, ma salviamo Malpensa (che, tra l'altro, non verrà cancellata, ma solo ridimensionata, perdendo quelle tratte internazionali e non che sono in "deficit").

Infine, la questione-Berlusconi. L'ex premier ha rilanciato l'ipotesi di una "cordata italiana" per la difesa dell'italianità di Alitalia. Bene, si faccia avanti. Peccato che entro il 31 Marzo scade quella di AirFrance, dunque deve fare presto. Ma sinceramente dubito molto che si faccia davvero, visto la scarsità economica della scorsa cordata italiana (quella di AirOne). Ma se anche si facesse, è semplicemente scandaloso che Berlusconi non si sia fatto avanti in questo anno e mezzo, e invece si faccia avanti solo sotto campagna elettorale. Utilizzando argomenti altamente demagogici come la difesa dell'italianità (ma il centrodestra non era la "culla dei liberisti"), e cavalcando sull'onda delle proteste sugli esuberi (circa 2.000 previsti dal piano AirFrance, niente a confronto delle decine di migliaia che ci sarebbero in caso di fallimento, e comunque tutti ricoperti dagli ammortizzatori sociali previsti dal Governo).

Basta demagogia. La politica, tutta, deve avere il coraggio di dire la verità: ovvero che alternativa credibile ad AirFrance non c'è, che Alitalia altrimenti andrebbe in fallimento, che Malpensa è un macigno al piede di Alitalia. E che è preferibile avere più qualità dei servizi, costi più bassi e minori perdite per lo Stato anzichè difendersi da una presunta perdita di italianità di Alitalia.
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