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il blog di Francesco Zanfardino
Il fanatismo e l'intolleranza
post pubblicato in Diario, il 30 novembre 2008


                                                    

In questi giorni siamo rimasti tutti sconcertati dinanzi alle immagini della tragedia in India, dove quasi 200 persone sono morte a causa della follia di qualche gruppo di fanatici organizzati. Simili tragedie ci fanno infatti chiedere come sia possibile che tanta crudeltà, tanta violenza, tanta follia possa insinuarsi nell'animo umano, tanto da portare a gesti di tale estremità e tale odio verso "l'altro".

Tuttavia, trovo altrettanto irragionevoli le reazioni alla tragedia. Nonostante il progresso della civiltà, nonostante avvenimenti come la vittoria di Obama, infatti, ancora in molti di fronte a queste tragedie rispolverano vecchie e stupide paure: torna l'equazione Islam=terrorismo, torna la paura dell'altro. Vengono rivalutate le "guerre al terrorismo", nonostante che non abbiano portato alla fine del terrore, viene addirittura visto un "cambiamento di strategia" nelle politiche estere di Obama (da quali cose, poi, non si capisce ...). Ma la violenza non ha nè colore nè religione: magari possono cambiare le forme, ma i morti sono tutti uguali, e putroppo simili eccidi sono stati, sono e saranno fatti da tutti, indù, cristiani, musulmani, ecc. ecc. in una logica perversa in cui fanatismo e interessi economici sono spesso intrecciati. Senza considerare che all'intolleranza non si può certo rispondere con l'intolleranza, a meno di non voler essere incoerenti.

Forse, però, se i media fossero più cosmopoliti e meno a caccia di sensazionalismo, simili rigurgiti di intolleranza non ci sarebbero: ne è una dimostrazione il caso degli scontri fra cattolici e musulmani in Nigeria, 400 morti, avvenuti contemporaneamente ai tragici fatti indiani ma di cui nessuno ha parlato, o quasi.

P.S. Intanto, però, una buona notizia che mi ha scaldato il cuore. Ieri i pescatori di Mazara del Vallo hanno sfidato il mare in tempesta per salvare 650 clandestini in difficoltà. Complimenti vivissimi a questi "angeli del mare", come sono stati soprannominati, che dimostrano come non tutti si lascino dominare da questo pensiero unico di intolleranza che, tra l'altro, sta aggravando e non risolvendo il problema degli sbarchi di clandestini (che sono raddoppiati).

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Perchè non pure una tassa sulle Tv private?
post pubblicato in Diario, il 29 novembre 2008


                                         

Quasi cinque milioni di abbonati SKY pagheranno il doppio dell'IVA. E' la conseguenza di una norma
varata ieri dal Governo, all'interno del cosiddetto "decreto anti-crisi". Durissima la reazione di Sky Italia, che ricorda, in sostanza, come l'azienda abbia in questi cinque anni  "triplicati i posti di lavoro rispetto a Stream-Tele+, come abbia costantemente investito in Italia trainando la crescita del settore televisivo, e questo senza suddidi o investimenti da parte del Governo. E così, mentre in Gran Bretagna Brown diminuisce l'IVA del 2.5%, in Italia viene raddoppiata dal 10% al 20%, con 580 milioni di euro di tasse in più per 4.6 milioni di abbonati Italiani". Ovvero 126 euro in più da pagare per ogni abbonato.

Ma non solo. La faccenda ha anche risvolti sulla concorrenza e sul Conflitto d'interesse per eccellenza, ovvero quello dell'attuale Premier. Si tratta infatti di una norma "ad aziendam", che colpisce il principale concorrente privato (SKY) dell'azienda di proprietà del Presidente (Mediaset), proprio mentre Mediaset sta
calando e Sky sta crescendo. E' quello che sottolineano tutte le opposizioni, Pd, Idv e Udc, mentre il Governo si difende per bocca del sottosegretario all'Economia Luigi Casero: "A nessuno sfugge che l'incertezza del momento si porta dietro la possibilità di richiedere sacrifici anche a tutto il comparto televisivo. Non c'è dunque alcuna persecuzione o calcolo politico il governo va avanti nella consapevolezza che di fronte alla crisi globale dell'economia sia doveroso aiutare le famiglie e le imprese".

Ora, a parte che i "sacrifici" colpiscono direttamente gli abbonati, prima ancora che l'azienda, se dobbiamo richiedere questo sacrificio a "tutto il comparto televisivo", allora perchè non fare una tassa sulle TV private? Tra l'altro, in questo modo gli Italiani non verrebbero colpiti in nessun modo, nè direttamente nè indirettamente, dato che non ci sono abbonamenti da tassare o sui quali "scaricare" i costi di tasse applicate all'azienda.

E invece no, evidentemente a Qualcuno essere coerenti e avveduti non converebbe. E così, come al solito, ne paghiamo noi le conseguenze.

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Alitalietta
post pubblicato in Diario, il 28 novembre 2008


                                                

Ennesima puntata della telenovela Alitalia e ennesima dimostrazione della "qualità" della cosidetta soluzione Alitalia, dopo quella recente del "prestito-ponte restiuito allo Stato dallo Stato" (oltre a tutte gli altri fallimenti nella vicenda).

E' successo che il Commissario Straordinario Fantozzi ha tagliato fino al 70% dei voli interni per "tenere botta" fino al debutto di Cai. Potete facilmente immaginare gli enormi disagi dei passeggeri. Ma ciò che mi preme sottolineare è lo sbugiardamento di Fantozzi, che fino al giorno prima aveva detto che i tagli dei voli erano colpa degli scioperanti. Quando i "sindacati del no" facevano infatti questa dichiarazione il 16 Novembre, ovvero sostanzialmente che "non c'è nessuno sciopero bianco, le cancellazioni sono colpa dell'azienda, poichè sono finiti i soldi e si vuole tirare botta fino all'ingresso di Cai, facilitando inoltre questo ingresso con il rallentamento delle attività", Fantozzi rispondeva tre giorni dopo dicendo: "Per colpa dei piloti e del loro sciopero bianco, realizzato con manifestazioni di puro sciacallaggio, Alitalia taglierà cento voli al giorno, sui seicento operati quotidianamente, da qui alla fine del mese". Insomma, Fantozzi, o meglio chi lo manovra (il Governo), ha cercato di addossare agli scioperanti le proprie colpe, tanto ormai la campagna mediatica scatenata contro i lavoratori li ha resi vulnerabili a questi scaricabadili.

Ma, come se non bastasse, è arrivata recentemente un'altra notizia: ovvero che il debutto di Cai è stato rinviato per l'ennesima volta. Prima si era detto che debuttava il 1 Novembre, poi il 1 Dicembre: ora addirittura non si indica una nuova data.

Insomma, alla faccia della soluzione seria. Non infierisco con inutili richieste di dimissioni, ma, una volta finita la vicenda (se finirà), Fantozzi dovrà chiedere scusa e rinunciare al suo faraonico stipendio ricevuto per un lavoro che ha svolto in maniera pessima. Per carità, non per colpa sua, ma di un Governo che ci ha venduto in campagna elettorale una soluzione e invece ci ha solo riempito di ridiolo, di miliardi di debiti, di migliaia di licenziamenti, di centinaia di disagi e voli tagliati, di hub scomparsi, ecc. ecc.

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Finalmente è finita ... forse
post pubblicato in Diario, il 27 novembre 2008


                                                

Come diciamo noi Campani, assafaddì (cioè finalmente). Ieri è arrivata la sentenza che almeno mezza Italia aspettava con trepidazione, manco fosse la finale dei Mondiali: ovvero quella del processo ai "vicini di Erba". Non vi dico nemmeno come è andata, tanto già lo saprete, e poi a me non me ne frega un'emerita mazza.

Finalmente. Forse finirà il martellamento mediatico, forse finiranno le migliaia di servizi su ogni minimo aggiornamento della vicenda che hanno riempito i nostri TG, forse finiranno le altrettante migliaia di servizi delle "trasmissioni del pomeriggio", forse finiranno gli speciali dedicati alla vicenda, forse finiranno le puntate di Matrix e Porta a Porta (invece di parlare di cose serie come dovrebbero fare le due principali trasmissioni di informazione delle due reti ammiraglie: addirittura ieri sera hanno entrambe fatto uno speciale sulla sentenza). Forse finirà il rimbambimento degli Italiani, spinti a stare dalla parte o contro i due coniugi di Erba, sbattuti nella pubblica piazza. Forse finirà la pressione mediatica sul processo, forse finirà la pubblicazione "esclusiva" di atti processuali (ma non dovrebbero essere segreti? non è un reato turbare un processo in questo modo?). Forse finiranno quella sfilza di "esperti" tirati in ballo solo per "giudicare" questi processi, sputando sentenze che non è compito loro sputare. Insomma, forse finirà finalmente tutto questo bailamme mediatico su un "normale" processo di persone "qualunque". Criminali efferati, certo, ma comunque persone qualunque. Che diamine, in fondo stiamo parlando di due assassini! Ce ne sono migliaia di assassini, purtroppo, però mica si fa tutto questo casino per loro!

Perchè non lo stesso martellamento mediatico anche sui processi di mafia? O sui processi ai politici? O sui processi per le morti sul lavoro? Perchè? Forse perchè si vuole rimbabire la gente? Forse perchè non si ha il coraggio di fare TV seria e si punta tutto sul pettegolezzo?

Sì? E allora state certi che non sarà finita qui ... dopo Cogne, dopo Erba, ci sarà sempre Perugia, Garlasco, ecc. ecc..... si accettano scommesse sulla prossima città che finirà nei plastici di Vespa o negli speciali di Mentana.

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Musica & P2P, prendere atto della realtà
post pubblicato in Diario, il 26 novembre 2008


                                                   

E' arrivata, irreversibile, anche la caduta del CD come supporto musicale, dopo le musicassette e il vinile. Ormai il futuro è Internet, è l'Ipod e sono le pen-key, che ormai si possono inserire dappertutto (stereo, macchina, ecc.ecc.). Insomma, la rivoluzione digitale è ormai al punto di non-ritorno. Ne è una dimostrazione anche la notizia di oggi che per la prima volta una casa discografica guadagna di più dalla vendita attraverso Internet che attraverso i CD e gli altri supporti. Si tratta della Atlantic, una delle major mondiali più importanti. Ma la major, più che della vendita in digitale, hanno "paura" dell'enorme calo di introiti dovuto al P2P ("peer to peer"), ovvero il libero scambio dei contenuti digitali che avviene fra gli utenti di Internet sulle ormai famose piattoforme tipo eMule. Tutto ovviamente senza pagare i diritti d'autore, la SIAE, ecc. ecc. e quindi con ricavi zero per le major.

Io credo che ormai le major debbano prendere atto della realtà e adeguarsi. Ormai, tralasciando il discorso se sia giusto o no, il P2P non si può fermare. Tanto vale adeguarsi e creare siti di download, strariempiti di pubblicità in tutte le forme e modalità possibili, dai quali scaricare gratuitamente. Magari inventandosi altri sistemi aggiuntivi per il download dei contenuti più richiesti, con magari dei "punti" assegnati tramite determinate modalità ... insomma, si inventino qualcosa per limitare i danni, ma lo facciano. Altrimenti perderanno tutto definitivamente.

E poi un po' di liberalizzazione in un mercato gestito prevalentamente da cartelli di major non guasterebbe.

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Furono affarismo e clientelismo a fermare il progresso, non Mani Pulite
post pubblicato in Diario, il 25 novembre 2008


                                             
                                        
Domenica scorsa, in un suo comizio in Abruzzo, il Premier Berlusconi ha parlato di "Mani Pulite", ovvero del pool di magistrati della Procura di Milano che all'inizio degli anni Novanta smascherò quel complesso giro di tangenti che dominava nei principali partiti di allora, ovvero la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista di Bettino Craxi, in quell'ondata di arresti che passò alla storia con il nome di "Tangentopoli" e che portò alla fine di Craxi e a quasi cinquant'anni di governi centristi. Ebbene, secondo Berlusconi, Mani Pulite fermò "50 anni di progresso".

Ora, è ovvio che la sparata a zero su Mani Pulite non era casuale ma indirizzata a Di Pietro, acerrimo nemico politico di Berlusconi e protagonista di quel pool di magistrati, ma soprattutto leader del partito di Carlo Costantini, candidato Presidente del centrosinistra alle elezioni regionali dell'Abruzzo (che si terranno a metà dicembre). Comunque, al di là delle questioni prettamente politiche, la sparata di Berlusconi smaschera per l'ennesima volta l'idea di sicurezza e legalità di questo Governo: ovvero mostrarsi duri con i deboli, ed essere deboli con i forti; provvedimenti (tra l'altro inutili) e campagne politiche contro i clandestini, ma contestualmente campagne politiche contro i magistrati che fanno il loro dovere e "laissez-faire" riguardo corruzione e malapolitica. E il bello è che, almeno per il momento, è un'idea vincente, dato che molti Italiani hanno molta più paura degli immigrati che dei politici corrotti, e che rimpiangono l'epoca democristiana che, per molti Italiani, è simbolo di benessere.

Ma non è così. I grandi problemi economici dell'Italia, infatti, sono principalmente dovuti ad una spesa pubblica innefficiente e ad un debito pubblico elevatissimo (il terzo del mondo), che ci fanno sprecare ogni miliardi e miliardi di euro che gli altri Paesi possono invece utilizzare per scopi più profittevoli. Ebbene, entrambe le cose sono principalmente da imputare proprio a quell'epoca, quando i governi della DC, dopo la positiva gestione del "boom economico" degli anni Cinquanta-Sessanta, dagli anni Settanta furono caratterizzati sempre di più da affarismo e clientelismo, facendo aumentare il debito pubblico, ad esempio, con milioni di assunzioni, molto spesso inutili e di gente impreparata, solo per ottenere voti, oppure con migliaia di appalti, spesso per opere pubbliche inutili e affidati ad imprese inventate solo per questi appalti, sempre e solo per ottenere voti. Il tutto, ovviamente, gestito con un sistema di tangenti. La "bolla" di questa malagestione politica, però, scoppio solo all'inizio degli anni Novanta, proprio quando Mani Pulite pose fine a questa scellerata gestione. E così ci siamo ritrovati con Governi costretti a provvedimenti impopolari per porre riparo al grave dissesto economico, per entrare in Europa, per mantenere l'equilibrio, (salvo parentesi di dissesto coincidenti, guarda un po', ai periodi dei Governi Berlusconi), con blocchi delle assunzioni (anche quando servirebbero, e con persone preparatissime) e difficoltà a finanziare le opere pubbliche (anche quelle utili, molto utili). E, quindi, con molte persone convinte che la causa di tutti questi mali siano i governi post-Tangentopoli, non quelli precedenti.

E, comunque, difendere i corrotti e i corruttori è perlomeno cosa deprecabile per un Presidente del Consiglio. Vabbè che si trovava a fare i comizi per un candidato presidente come Gianni Chiodi che promette posti di lavoro in cambio di voti, in uno stile moderno (il video su YouTube) ma per niente di verso da quello del buon Lauro (quello della scarpa prima del voto, e l'altra dopo). Ma perlomeno i suoi alleati, Alleanza Nazionale e Lega Nord, che all'epoca di Tangentopoli furono fra i più accaniti battaglieri contro Craxi e i corrotti (vi ricordate i "cappi" mostrati in Parlamento, i manifesti del Movimento Sociale e quelli della Lega?), potrebbero dissociarsi. Così come potrebbe farlo Vittorio Feltri, che con il suo "L'Indipendente", precursore di "Libero", fu tra i protagonisti della battaglia mediatica contro Craxi e i partiti della Tangente, con prime pagine ed editoriali al vetriolo (e lodanti Di Pietro).

E invece tutti zitti, come ormai fanno da anni. Da quella "discesa in campo" che, almeno nelle parole, doveva contrassegnare proprio la distanza da "Tangentopoli" e nella quale si elogiavano i protagonisti di Mani Pulite, tanto da offrir loro posti da ministro. Ma erano altri tempi, no?

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Crocefisso fuori da aule, in fondo è normale
post pubblicato in Diario, il 24 novembre 2008


                                                      

Spesso, andare contro il senso comune sulle tematiche etico-religiose, soprattutto in Italia, viene inteso sempre e comunque come anti-clericalismo. Invece non è così, perchè molti credenti, me per primo, sono contari sì all'anti-clericalismo, ma anche al "clericalismo", ovvero alla convinzione che tutto ciò che dice la Chiesa deve essere "Vangelo" (mò ci vuole) per i credenti. E quindi molte persone, anche se credenti, hanno opinione diverse dalla Chiesa sui temi sensibili: e certo non posso essere accusati, almeno loro, di "anti-clericalismo".

Ne sono esempi il caso Eluana e similari, l'aborto, i diritti civili dei gay. Ma anche questioni più "banali" come l'essere favorevoli o no ai crocefissi nelle scuole. Io trovo, infatti, un po' eccessive e inadeguate le critiche della Chiesa sulla sentenza che ieri ha aperto la strada in Spagna alla rimozione dei crocefissi dalle aule scolastiche. D'altronde mi sembra una cosa ovvia: la scuola è un edificio pubblico, e come tale deve rispettare la Costituzione, che dice che l'Italia è un paese laico e che tutela le minoranze. Dunque, se uno studente è di fede diversa da quella maggioritaria, ovvero non è cristiano, e quindi l'esposizione di simboli religiosi diversi da quelli da lui professati gli dà fastidio, il che è anche comprensibile, perchè deve essere costretto a "subirne" la presenza? E perchè, a questo punto, non può esporre anche i suoi? Solo perchè è minoranza? Che ci vuole a fare in modo che il crocefisso si può mettere in aula, ma solo se nessuno degli studenti è contrario, e se quest'ultimo non accetta il "compromesso" di accostare al crocefisso il proprio simbolo religioso?

E' una questione di rispetto. E non si può additare la solita storia stupida, ovvero quella del "e perchè da loro (gli arabi, ad esempio) fanno lo stesso?" E che diavolo significa? Proprio perchè riteniamo di essere in società più civili delle loro, dovremmo essere noi a dare il buon esempio ... come dire che in Italia si possono sfruttare come bestie i lavoratori perchè in Cina lo fanno e non possiamo permetteterci questo svantaggio ...

P.S. Vabbè, l'esempio non calza molto perchè purtroppo a volte accade anche in Italia ... però il concetto è quello.

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Sicurezza: realtà, percezione, TV
post pubblicato in Diario, il 23 novembre 2008


                                                    

Ieri sono stati diffusi i dati (v. anche qui) del secondo rapporto Demos sulla sicurezza, realizzato dalla famosa casa sondaggistica in collaborazione con l'Osservatorio di Pavia. Ebbene, ad un anno di distanza emerge come la percezione di insicurezza sia notevolmente diminuita, anche se resta alta: insomma, come ha riassunto Ilvo Diamanti, "se prima eravamo terrorizzati, oggi siamo solo impauriti".

Infatti, diminuiscono gli Italiani che ritengono accresciuta la criminalità rispetto all'anno precedente (81.6%, erano l'88% nel 2007), soprattutto nella propria zona di residenza (meno del 40%, erano oltre il 53% nel 2007). Diminuiscono anche gli Italiani che ritengono gli immigrati in pericolo (-14% in un anno). Ma soprattutto è interessante l'analisi dell'Osservatorio di Pavia sulla programmazione dei TG di prima serata, i più seguiti, che mettono in evidenza come le notizie "ansiogene" sono aumentate sensibilmente nel 2007 per poi invece calare nettamente nel 2008. Il fenomeno, inoltre, è più marcato nelle reti Mediaset.

E, siccome i temi della sicurezza sono particolarmente determinanti per una larga e trasversale fetta dell'elettorato italiano (soprattuto, sempre osservando i dati, per chi guarda di più le reti Mediaset), finisce che chi cavalca i temi della sicurezza sposta a suo favore i voti incerti, e rende incerti i voti certi. Soprattutto se si ha a disposizioni notevoli armi mediatiche, grazie alle quali "favorire" o "sfavorire" la percezione di sicurezza, adeguando le programmazioni a seconda del Governo in carica.

D'altronde, ci sarà un motivo se gli Italiani smettono di aver paura degli immigrati anche se gli sbarchi sono raddoppiati rispetto al 2007; ci sarà un motivo se gli Italiani hanno meno percezione di insicurezza solo quando c'è questo Governo in carica e non prima, anche se i reati sono in calo da anni e sono nettamente calati da metà 2007 in poi.

Certo che c'è il motivo ... solo che dire che l'allarme sicurezza è stato creato per manovre elettorali, in accordo con buona parte dei media, fa sembrare di essere contro la sicurezza dei cittadini, quando invece magari, come il sottoscritto, si è fra i più accaniti sostenitori della sicurezza e della legalità. E quindi la vera informazione va a farsi fottere.

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Già, come una "morte bianca"
post pubblicato in Diario, il 22 novembre 2008


                                                      

"La tragedia di oggi è una morte bianca". Fra tutte le inutili quanto scontate dichiarazioni "del giorno dopo", quella del sindaco di Rivoli, Guido Tallone, è quella che perlomeno ci dà la vera dimensione della tragedia accaduta oggi al liceo Darwin di questa cittadina del Torinese.

Morire di scuola, come morire di lavoro, sono tragedie che non possiamo accettare in un Paese civile. E, come per le "morti bianche", anche qui ci sono precise responsabilità dei datori di lavoro. Solo che in questo caso il "datore di lavoro" è lo Stato, che quindi non solo è responsabile indirettamente come nel caso delle morti sul lavoro (per la mancata adeguata punizione per chi specula ai danni della sicurezza dei propri lavoratori), ma anche direttamente, perchè non si investe sufficientemente sull'edilizia scolastica.

E se è vero com'è vero che in Italia ben 10mila edifici scolastici sono a rischio (rapporto Legambiente), allora bisogna intervenire urgentemente. Stanziando più fondi, e non meno fondi, e soprattutto evitando che vengano sprecati.

P.S. Mi consolo solo con il fatto che, sempre secondo il rapporto Legambiente, nella mia Campania il 100% degli edifici scolastici ha il certificato di agibilità, e lo stesso vale per Basilicata, Molise e Sardegna. A dimostrazione che, ogni tanto, anche giù al Sud siamo capaci di fare le cose per bene.

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Lo dice persino lui ...
post pubblicato in Diario, il 21 novembre 2008


                                     

Il premier Silvio Berlusconi, intervendo alla Direzione di Forza Italia che ha decretato oggi il definitivo scioglimento di Forza Italia nel Popolo delle Libertà, a 14 anni dalla "discesa in campo": "Dal '94 nulla è cambiato". Non è vero, è ingenoroso. Qualcosa è cambiato.

Il nome.

Aggiornamento (Sab 22 Nov): come volavasi dimostrare. Oggi Berlusconi ha dichiarato: "Forza Italia non l'ho certamente liquidata, ha solo cambiato nome".

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Angeletti, Bonanni, Berlusconi
post pubblicato in Diario, il 20 novembre 2008



       

Tre frasi, una richiesta.

- Luigi Angeletti (segretario UIL) a Ballarò: "Non ero a Palazzo Grazioli" (all'incontro segreto fra Governo, Confindustria, CISL e UIL);
- Raffaele Bonanni (segretario CISL) a La Repubblica: "Mi hanno visto da Berlusconi? Si sbagliano, ero a Porta a Porta".
- Silvio Berlusconi (Capo del Governo), telefonata a Ballarò: "L'incontro c'è stato".

Cari Angeletti e Bonanni, dimettetevi. O almeno ammettete i vostri errori e chiedete scusa alla CGIL, ai lavoratori e a tutti gli Italiani che avete tentato di prendere per i fondelli. I sindacati, nonostante tutto, sono una cosa seria, e prima ancora di avere le idee giuste, bisogna avere una dignità, una serietà e una correttezza che non avete per niente dimostrato di avere.

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Presenze alla Camera, come stravolgere la realtà
post pubblicato in Diario, il 19 novembre 2008


                                              

Ieri c'è stato un gran rumore per i dati sulle presenze dei deputati diffusi sul sito della Camera. In particolare, gli ambienti berlusconiani hanno fatto ironie sui dati che vedono Veltroni e Di Pietro come i leader più assenteisti e l'IDV partito più assenteista, mentre Berlusconi risulta uno dei primi. In effetti, a guardare i dati la sorpresa è confermata: Berlusconi ha il 98.91% di presenze, Veltroni il 17.67%, Di Pietro 26.18% e l'IDV, mediamente, 73.45%, ultima dopo Lega Nord, Pdl, Pd e Udc. Potete facilmente immaginarvi i titoli dei giornali di famiglia, come "il moralista Di Pietro campione d'assenteismo" (Il Giornale), oltre che l'esultanza dei parlamentari PDL.

Ebbene, innanzitutto bisogna fare alcune considerazioni. A parte il problema dei "pianisti", che rende presenti anche gli assenti, fenomeno che però non possiamo quantificare (anche se la stragrande maggioranza dei "pizzicati" è del centrodestra), bisogna considerare i dati della Camera considerano come presenze anche le "missioni", ovvero i permessi che i membri della maggioranza (solo loro) si prendono per svolgere altrove le proprie mansioni istituzionali (o almeno questo dovrebbero fare). E' per questo che Berlusconi appare presentissimo, anche se ha effettivamente votato solo 1 volta su 1562 votazioni. Ed è anche per questo se i gruppi di maggioranza appaiono più presenti. Mentre per i leader d'opposizione gli impegni di partito, particolarmente gravanti per i leader, non sono contati come "missioni": e dunque appaiono tra i più assenti. Anche se un plauso va fatto a Casini, che ha il 75% di presenze: infatti non gira molto in Italia.

Allora facciamo un paragone omogeneo fra le due opposizioni, quella al governo Prodi e quella di Berlusconi:
- Premier: al netto delle missioni, Berlusconi da premier è stato assente a 17 votazioni su 18 (94.44%), Prodi a 194 su 285 (68.07%);
Leader Opposizione: Berlusconi da leader dell'opposizione è stato assente a 4623 votazioni su 4693 (98.5%), Veltroni a 1286 su 1562 (82.33%); Fini all'opposizione è stato assente per il 48.4%, D'Alema ora è al 40.4%.
- Gruppi parlamentari: rispetto al Governo Prodi, le presenze del PD aumentano dal 74.5% (Ulivo) all'83.6%, mentre, così come quelle IDV aumentano dal 70.1% al 73.45%: questo nonostante democratici e dipietristi non possano più usufruire delle missioni. Inoltre nel Governo Prodi Forza Italia e Alleanza Nazionale avevano rispettivamente 75.1% e 66.3% di presenze, mentre ora PD e IDV hanno rispettivamente 83.6% e 73.45%.
- Primi/ultimi deputati: nella legislatura precedente, nei primi 20 deputati più presenti 18 erano dell'Ulivo, 2 di Forza Italia; in questa legislatura, 11 del PDL, 4 Lega, 5 PD. Nella legislatura precedente, negli ultimi 20 senatori più assenti 11 erano del centrodestra, 6 centrosinistra (più 2 UDC e 1 ind.estero); in questa legislatura, 12 PDL, 1 Lega, 1 Idv, 5 PD, 1 ind.estero.

Questi sono i fatti. Il resto sono solo manipolazioni della realtà, come d'altronde sono abituati giornali come "Il Giornale". Peccato però che altri giornali "indipendenti" non abbiano fatto i dovuti confronti ...

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