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il blog di Francesco Zanfardino
La fortuna di Berlusconi
post pubblicato in Diario, il 31 gennaio 2008


                    

Giusto una settimana fa cadeva Prodi nell'aula del Senato. I leader del centrodestra ritrovavano la felicità e la compatezza, in vista di un ritorno al potere. Ma il più felice di tutti era certamente Silvio Berlusconi. Ma non solo per motivi politici. La gioia di Berlusconi deriva anche dal fatto che, con la caduta del governo Prodi, è caduta definitivamente la possiblità di cancellare le famose "leggi ad personam" del precedente governo. E pensare che entro un mese sarebbe cambiato molto.

Ce ne siamo resi conto tutti, in questi giorni. Ieri Berlusconi è stato assolto nel "processo-Sme" perchè il fatto non costituisce più reato. Oggi, Milan e Inter sono state assolte per lo stesso motivo. Il reato in questione, comune alle due vicende, è quello di falso in bilancio, depenalizzato nel 2002 proprio dallo stesso governo Berlusconi. E tanti altri sono i processi nei quali il Cavaliere è stato assolto o prescritto per lo stesso motivo (All-Iberian 2, Caso Lentini, Bilanci Fininvest, Consolidato Fininvest).
Ebbene, la reintroduzione del reato di falso in bilancio, nonchè l'abolizione della cosidetta "ex-Cirielli" sulla prescrizione, erano previste nel "decreto sicurezza" di Amato, che però deve essere converito in legge dal Parlamento. Ma se si scioglieranno le Camere, addio.

Altra notizia di oggi: l'Unione Europea ha bocciato le frequenze di Rete4, "contrarie al diritto comunitario" (la vicenda, abbastanza complessa, riguarda le frequenze di Rete 4 che in realtà apparterrebbero ad Europa 7, che però non ha mai potuto trasmettervi). La sentenza della UE si aggiunge agli altri richiami e bocciature sulla legge Gasparri sulle telecomunicazioni, varata dal precedente governo. La UE sta chiedendo da mesi una nuova normativa.
E il governo Prodi aveva risposto con la riforma Gentiloni, approvata dal CdM e all'esame del Parlamento. La sua approvazione, confermata da Prodi nel suo discorso di fine 2007, era prevista a breve (visti i richiami dell'UE): ma, così come per falso in bilancio e prescrizione, con la caduta del governo salta tutto.
Napolitano rompe gli indugi, incarico "esplorativo" a Marini
post pubblicato in Diario, il 30 gennaio 2008


                      

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva terminato ieri le consultazioni, ha terminato la sua "pausa di riflessione", assegnando un incarico "esplorativo" a Franco Marini, Presidente del Senato. Incarico esplorativo, dunque, e non un pieno incarico come si era prospettato in queste ore: la differenza è che Marini non dovrà formare un nuovo governo, ma presentarsi alle Camere per verificare la disponibilità a sostenerlo. In caso contrario, dunque, sarebbe il governo dimissionario di Romano Prodi a gestire le elezioni. Più che di "esplorativo", comunque, bisognerebbe parlare di incarico "finalizzato", ovvero con uno scopo ben preciso: verificare la possibilità di creare una maggioranza su una nuova legge elettorale e sulle riforme annesse.
Ma vediamo come Napolitano ha "giustificato", come aveva annunciato ieri, la sua decisione:

«La crisi della maggioranza di governo è intervenuta dopo che in Parlamento si erano aperte spiragli di dialogo tra le forze politiche per una modifica della legge elettorale vigente e di alcune, importanti norme della costituzione. La preoccupazione che senza tali modifiche non si possa realizzare la necessaria stabilità politica ed efficenza istituzionale si è espressa negli ultimi tempi, e ancora in questi giorni, nel modo più imparziale, in seno all'opinione pubblica e a significative rappresentanze del mondo economico e della società civile. Una modifica della legge elettorale è stata, d'altronde sollecitata attraverso una richiesta di referendum dichiarata ammissibile dalla Corte costituzionale. Ho perciò prospettato, a tutti i partiti e i gruppi politici da me consultati, l'esigenza di una soluzione della crisi di governo che in tempi brevi dia almeno avvio agli indispensabili processi di riforma e a credibili impegni di più costruttivo e fruttuoso dialogo tra gli opposti schieramenti: dialogo da me constantemente auspicato e obbiettivamente necessario qualunque sia il risultato di nuove elezioni. Peraltro questa soluzione è stata considerata impraticabile da quelle forze politiche che hanno indicato nello scioglimento delle Camere e nella convocazione delle elezioni sulla base della legge vigente il solo sbocco dell'attuale crisi politica. Nel ribadire attenzione e rispetto per tutte le posizioni illustratemi, ricordo tuttavia che sciogliere anticipatamente le Camere ha sempre rappresentato la decisione più impegnativa e grave affidata dalla Costituzione al presidente della Repubblica. E questa volta la decisione dovrebbe essere assunta a meno di due anni dalle ultime elezioni. Considero perciò mio dovere riservarmi un'adeguata ponderazione e valutazione conclusiva; il che non può essere da nessuna parte inteso come scelta rituale o dilatoria. Ecco perchè ho chiesto al presidente del Senato, facendo appello al suo senso di responsabilità istituzionale, di verificare le possibilità di consenso su un preciso progetto di riforma della legge elettorale e di sostegno ad un governo funzionale all'approvazione di quel progetto e all'assunzione delle decisioni più urgenti in alcuni campi».

Dopo Napolitano è intervenuto lo stesso Marini, dichiarando:

«Ringrazio il presidente della Repubblica per la fiducia che, con questa decisione, ha voluto accordarmi. So bene che si tratta di un impegno non semplice, anzi gravoso, perché so che nelle attese dei nostri cittadini c'è un'attenzione forte alla modifica della legge elettorale. Il mio impegno cercherà di stare in tempi i più brevi possibili perché capisco, come ci ha ricordato il Presidente della Repubblica, che i tempi sono stretti. Ma essendo impegno gravoso è necessario farlo seriamente. Metterò in questo compito tutta la mia determinazione».

Insomma, entrambi hanno rimarcato la necessità di una nuova legge elettorale e soprattutto la richiesta a realizzarla proveniente dalla società civile (il riferimento è a Confindustria, sindacati, Confcommercio, nonchè la maggior parte dei cittadini).
Necessità, per entrambi gli schieramenti, che ho dimostrato nel post precedente.
Tuttavia, sono convinto che Marini non ce la farà. Perchè se Lega, An, FI, UDC, La Destra, DC, Udeur, Diniani, eccetera, dovessero confermare le loro dichiarazioni, sarebbe difficile che Marini ce la faccia. E se anche ce la dovesse fare, Marini la spunterebbe per uno-due voti (ovvero di nuovo la stessa maggioranza uscita dalle elezioni, e quindi solo Prodi sarebbe legittimato a guidarla).
Perchè è necessario cambiare la legge elettorale
post pubblicato in Diario, il 29 gennaio 2008


                        

Dopo la caduta del governo Prodi, il dibattito politico si sta infiammando sull'opportunità o meno delle elezioni immediate, ovvero sulla necessità o meno di una nuova legge elettorale prima di andare al voto. Il centrodestra vuole andare subito alle elezioni, compreso l'UDC (poichè accetterebbe solo se il "governo istituzionale" fosse appoggiato anche da Forza Italia). Convinto di vincere con il 55-56% dei voti, Berlusconi dichiara che non è necessaria una nuova legge elettorale per governare stabilmente.

Beh, innanzitutto, per quanto sia stato impopolare questo governo, diffiderei di simili cifre, tratte dai sondaggi. Nel 2006, a Gennaio il centrosinistra era dato con un vantaggio del 10%, annullatosi poi nelle urne.
Persino gli exit-poll assegnavano all'Unione il 50-54% dei voti!

Comunque, il problema non è il voto ottenuto, ma come questo è distribuito fra le regioni. Infatti, con il "Porcellum", mentre alla Camera il premio di maggioranza è dato a chi vince a livello nazionale, al Senato il premio di maggioranza è distribuito su base regionale. Ovvero, per ogni regione è fissato un tot di seggi, il 55% dei quali viene assegnato alla coalizione vincente in quella regione (a meno che questa non abbia più del 55% in quella regione, nel qual caso i seggi si distribuiscono proporzionalmente).
E, anche se il centrodestra dovesse vincere con un ampio margine, tutto dipenderà da come sarà distribuito il voto fra le regioni. Facciamo un pò di calcoli.
Ecco i voti e i seggi ottenuti in ogni regione al Senato dai due schieramenti alle ultime elezioni. Val d'Aosta (1 seggio), Trentino (7) ed Estero (6) hanno leggi diverse: comunque, alle ultime elezioni il Csx ottenne il seggio valdostano, 5 contro 2 in Trentino, 4 contro 1 all'Estero (più un indipendente, Pallaro).

Centrosinistra

Centrodestra

Piemonte (22)

49,50%

9

50,50%

13

Liguria (8)

53,30%

5

46,70%

3

Lombardia (47)

42,60%

20

56,90%

27

Veneto (24)

39,50%

10

57,10%

14

Friuli V.G. (7)

44,40%

3

54,80%

4

Emilia Romagna (21)

59,40%

12

40,60%

9

Toscana (18)

61,30%

11

38,70%

7

Umbria (7)

57,20%

4

42,80%

3

Marche (8)

54,40%

5

45,60%

3

Lazio (27)

49,10%

12

50,20%

15

Abruzzo (7)

53,20%

4

46,80%

3

Molise (2)

50,50%

1

49,50%

1

Campania (30)

49,60%

17

49,10%

13

Puglia (21)

47,90%

9

51,90%

12

Basilicata (7)

60,40%

4

39,10%

3

Calabria (10)

56,80%

6

42,60%

4

Sicilia (26)

40,50%

11

57,80%

15

Sardegna (9)

50,90%

5

45,30%

4

301 seggi

148

153

Lo scenario è che il centrodestra vince, e guadagna voti in tutte le regioni. Ma vediamo le regioni.

Molise: Non può cambiare niente, perchè sono due i seggi da assegnare, quindi sempre 1 al Csx e 1 al Cdx.
Piemonte, Friuli, Lazio, Puglia: in queste regioni, già vinte dal Cdx alle ultime elezioni, non cambierà niente, a meno che non vada rispettivamente oltre il 61.3% (era al 50.5%), 64.2% (54.8%), 57.4% (50.2%), 59,5% (51.9%).
Emilia Romagna, Umbria, Marche, Basilicata, Calabria: in queste regioni, vinte dal Csx alle ultime elezioni, non cambierà nulla, a meno che il Cdx riesca a ribaltare i risultati del Csx, rispettivamente del 59.4%, 57.2%, 54.4%, 60.4%, 56.8%.

Lombardia, Veneto, Sicilia: anche queste regioni furono vinte dal Cdx alle ultime elezioni, ma cambierà qualcosa (1 seggio in più) se il Cdx saprà andare rispettivamente oltre il 58.6% (56.9%), 60.4% (57.10%), 59,6% (57.8%). In Lombardia ne prenderebbe due in più, se andasse oltre il 60.7%.
Toscana: qui vinse ampiamente il Csx (61.3%), ma se il Cdx riuscirà a farlo scendere sotto il 58.3%, guadagnerà 1 seggio.
Liguria, Abruzzo, Campania, Sardegna: se il Cdx riuscirà a ribaltare i risultati del Csx delle ultime politiche, rispettivamente del 53.3%, 53.2%, 49.6% e 50.9% (ma Cdx ebbe il 45.3%), il Cdx guadegnerebbe 1 seggio in Abruzzo e Sardegna, due in Liguria e quattro in Campania.


Scenario minimo: vittoria in Campania (+4), Lombardia oltre il 58.6% (+1), 2 seggi all'estero (+1) e 3 seggi in Trentino (+1). Per un totale di 163 senatori contro i 152 dell'opposizione (ovvero 6 senatori di maggioranza).
Scenario massimo: vittoria in Campania (+4), Liguria (+2), Abruzzo (+1), Sardegna (+1), Lombardia oltre il 60.7% (+2), Veneto oltre il 60.4% (+1), Sicilia oltre il 59.6% (+1), 2 seggi all'estero (+1), 3 seggi in Trentino (+1), Csx in Toscana sotto il 58.3% (+1). Per un totale di 171 senatori contro i 144 dell'opposizione (ovvero 14 senatori di maggioranza).

Insomma, come si vede, anche in uno scenario largamente favorevole al centrodestra (e difficilmente concretizzabile per intero), basterebbero 14 senatori a far cadere il Governo. E ne basterebbero 6, se il centrosinistra riuscirà a recuperare bene, arrivando al 48-49% tenendo duro in Liguria, Abruzzo e Sardegna. E certo il centrodestra non sarà dissimile dal centrosinistra in fatto di contrasti interni, soprattutto se si presenterà con una "armata brancaleone 2", che inglobi Mastella, Dini, Lombardo, Rotondi, Casini, Berlusconi, Bossi, Fini, Storace. Soprattutto in materia di legge elettorale, visto che il referendum verrebbe spostato a primavera 2009.

Per questo motivo la legge elettorale andrebbe cambiata. Negli interessi dello stesso Berlusconi, dato che comunque si andrebbe ad elezioni a giugno (altrimenti, potrebbe benissimo farlo cadere il "governo istituzionale" togliendogli l'appoggio). Soprattutto se è così sicuro di vincere con un largo margine, che paura ha?
E poi, se permettete, sarebbe uno schifo andare alle elezioni con una legge che fino a poco tempo fa tutti volevano cambiare perchè inadeguata, e definita dal suo stesso autore (Calderoli, Lega Nord) come una "porcata".

Meriti e demeriti del governo Prodi
post pubblicato in Diario, il 28 gennaio 2008


              

Qualche giorno fa è caduto il Governo Prodi, e dopo aver analizzato le cause e le modalità della caduta, mentre impazzano le congetture sul dopo-crisi (personalmente credo si andrà al voto, ma non con Prodi in carica), è giusto tirare le somme su questi 618 giorni di governo Prodi, mettendone in evidenza i meriti e i demeriti.

Meriti

Lotta all'evasione fiscale. Si è passati dalla "politica dei condoni" ad una seria lotta all'evasione fiscale, con il +78% di evasione scoperta nel 2007 (dati Guardia di Finanza).
Lotta alla disoccupazione. Il tasso di disoccupazione a fine 2007 è sceso al 5,6%, ovvero ai minimi dal 1992 (la legge Biagi fu approvata ad inizio 2003, quando il tasso era all'8,4%, e ad inizio 2006 era al 7,6%).
Sicurezza. Il numero degli omicidi in Italia nel 2007 è sceso al minimo storico, così come c'è stata una riduzione generale della criminalità, tranne i furti in casa (dati Viminale). Per il tasso di rischio omicidi, l'Italia in Europa è seconda solo alla Norvegia (dati Eures).
Welfare. E' una delle poche riforme del Governo Prodi, ma molto significativa. Forse per la prima volta una riforma così significativa del sistema pensionistico e del lavoro è stata appoggiata da tutte le parti sociali (sindacati e Confindustria) e dall'81% dei 5 milioni di lavoratori che hanno votato il referendum sulla sua approvazione. Nel merito, la riforma ha cancellato l'iniquità dello "scalone Maroni" sostituendolo con graduali "scalini"; inoltre, ha approvato una serie di norme per limitare (ma non eliminare) la dilagante precarietà (altre norme nella Finanziaria 2008).
Immigrati. Grazie al buon sistema dei "decreti flussi", gli immigrati irregolari nel 2007 sono scesi al minimo storico (8,7% del totale, erano al 16,2% nel 2006) (dati Ismu).
Export. Nel 2007 il tasso di crescita dell'export italiano (+12%) è stato il più alto dell'Europa a 15, persino più alto della Germania (+10%) (dati Eurostat).
Liberalizzazioni. Inizio di una politica di liberalizzazioni, con le cosidette "lenzuolate Bersani". Celebre il taglio dei costi di ricarica dei cellulari, ma le liberalizzazioni hanno avuto un effetto incisivo sopratutto nel mondo delle farmacie.
Cuneo fiscale delle imprese. La riduzione del cuneo fiscale alle imprese era uno dei punti principali del programma di governo, e in effetti il governo ha fatto molto in questo senso (soprattutto sulla riduzione di Ires ed Irap).
Fasce deboli. Ovvero "incapienti" e "pensioni minime", per le quali il governo ha previsto misure una tantum e non solo: in totale, è stato redistribuito l'1% del Pil nel 2007 a favore delle fasce più deboli.
Politica estera. Entro fine 2006 è avvenuto il ritiro completo dall'Iraq, ovvero di una guerra decisa in maniera unilaterale dagli USA e per la quale l'Italia ha fornito, consapevolmente o non, prove false sull'esistenza di armi di distruzione di massa. Tuttavia, l'Italia è rimasta in Afghanistan e ha partecipato come leader nella missione di interposizione (non di occupazione) in Libano, ottenendone il comando. Ha inoltre ottenuto l'organizzazione del G8 2009 alla Maddalena. Ma il Governo Prodi passerà alla storia per aver dato un contributo decisivo all'approvazione della moratoria sulla pena di morte.
Costi della politica. Con l'ultima Finanziaria il governo Prodi ha iniziato una politica di tagli dei costi della politica: si calcola che si risparmieranno 900 mln di €, con la riduzione del 60% delle circoscrizioni comunali, del 40% dei costi delle comunità montane, del 50% degli amministratori dei consorzi di bonifica, la cancellazione della "legge mancia", il blocco degli aumenti degli stipendi dei parlamentari, la riduzione dei rimborsi elettorali, la riduzione dei costi delle società pubbliche, la riduzione dei costi delle rappresentanze locali, la riduzione delle retribuzioni per incarichi pubblici, la riduzione delle auto blu e delle spese telefoniche e postali della P.A. (informatizzazione).
"Class action". E' stata introdotta con l'ultima Finanziaria la "class action", ovvero la possibilità per i consumatori di intentare "cause collettive" per ridurre le spese legali.
Scuola e meritocrazia. Un pò di meritocrazia e serietà per il sistema scolastico italiano, con la riforma Fioroni del sistema dei debiti formativi e la riforma Mussi dei test d'ingresso (con introduzione di una "dote liceale" di massimo 25 pt in aggiunta agli 80 pt dei test).
Ambiente. Tutta una serie di misure a favore dell'ambiente (in particolare nell'ultima Finanziaria, una delle più "verdi" della storia): le più note sono gli incentivi alla rottamazione, per le auto ma non solo (frigoriferi e caldaie, per esempio), nonchè notevoli incentivi per la ristrutturazione (a fini di risparmio energetico) e per i pannelli solari.
Risanamento conti. E' certamente il punto più qualificante del governo Prodi, alla base dello stesso programma di governo. In poco meno di 2 anni questo governo è stato capace di risanare una situazione a dir poco critica lasciata dal precedente governo. Azione di risanamento certificata da tutte le agenzie di rating, nonchè dal commisario Ue Almunia (per il quale quella dell'Italia è stata una "prestazione impressionante"), ma soprattutto dai dati stessi. A partire dal rapport deficit/Pil, il dato economico più importante: ad inizio 2006 era al 4,1% (dal 3% del 2001), ad inizio 2008 è all'1,3%. Poi il debito pubblico: il governo Berlusconi aveva invertito una tendenza di discesa del debito pubblico che durava da 10 anni, portandolo al 106,8% ad inizio 2006, il governo Prodi lo ha riportato al 104,3% a fine 2007 (previsione 2008: 102,9%). L'avanzo primario, che la gestione Berlusconi aveva quasi azzerato, è risalito al 3% nel 2007. Infine il Pil, che nel 2007 è cresciuto dell'1,8% (crescita azzerata in 3 dei 5 anni di governo Berlusconi, negli altri 1,1% e 1,5%) (dati Istat ed Eurostat).

Demeriti

Emergenza prezzi e salari. In questi anni i prezzi sono considerevolmente aumentati e i salari non sono stati adeguati all'inflazione. E' un'emergenza che in realtà dura da 10 anni, come sottolineato oggi da Bankitalia e non solo. Ma il governo Prodi non ha affrontato subito la questione, preferendo privilegiare dapprima il risanamento dei conti, per poi affrontarla a risanamento compiuto. E infatti sappiamo tutti che era "all'ordine del giorno" quel grande "patto per i salari" fra le parti sociali, un pò come per il Welfare, ma la caduta ha bloccato tutto. Ovviamente, però, non ci si può basare sulle promesse.
Tuttavia, c'è da dire che mentre durante gli anni del governo Berlusconi l'inflazione italiana è sempre stata constantemente sopra la media UE, in questi 20 mesi è stata constantemente sotto.
Aumento della pressione fiscale. Durante il governo Prodi la pressione fiscale è aumentata dell'0,7%; c'è da dire che però anche durante il governo Berlusconi aumentò (+1,1%), ma ha disastrato i conti, Prodi li ha risanati. Inoltre, con la Finanziaria 2008 era già iniziato un minimissimo taglio (il taglio di buona parte dell'ICI, per esempio) che porterà ad una minimissima diminuzione della pressione fiscale nel 2008 (-0,1%). Il "patto per i salari" prevedeva anche la revisone delle aliquote Irpef a favore delle famiglie medio-basse e dei lavoratori dipendenti, ma vale lo stesso discorso del punto precedente.
Riforma Gentiloni, Rai e conflitto di interesse. Questi tre punti importanti del programma di governo non sono stati attuati. Non per mancanza di volontà (la Gentiloni era prossima all'approvazione, ed si stava discutendo sulle altre due), ma comunque non ce l'ha fatta a tempo.
Giustizia. Una forte mancanza del Governo è stato quella di avviare una seria riforma della giustizia. Ma, infatti, uno dei grandi errori di Prodi è stato quello di nominare Mastella ministro della Giustizia.
Di.Co. e questioni etiche. La questione delle "unioni civili" era un altro punto del programma di governo, lasciato decadere viste le intemperanze di Mastella e della Binetti. Qualcosa si stava facendo in materia di abbreviamento dei tempi del divorzio.
Liberalizzazioni. La politica delle liberalizzazioni è stata importante, ma non è stata incisiva. Certo, mancava la terza lenzuolata che doveva essere approvata dalle Camere tra fine Gennaio e inizio Febbraio. Doveva.
Costi della politica. Certo, come ho detto prima il Governo ha fatto qualcosa per tagliarli, ma ovviamente c'è ancora molto (e sinceramente ho molta sfiducia che chiunque governo lo faccia). Poi, questo è stato il governo più grande (numericamente) della storia repubblicana, con 103 membri (è pur vero che il governo Berlusconi era composto di 98 membri, non è tutta sta gran differenza). Perlomeno questo governo nell'ultima Finanziaria ha stabilito che il prossimo governo dovrà essere composto al massimo da 60 membri.

P.S. Se avete qualcosa da aggiungere ai meriti o ai demeriti, postateli nei commenti e li verificherò.

Giorno della Memoria. Dell'Olocausto, e non solo.
post pubblicato in Diario, il 27 gennaio 2008


                      

Oggi è il 27 Dicembre, ovvero il "Giorno della Memoria"
. Ovvero il giorno in cui in tutto il mondo si ricorda la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che si sono opposti al progetto di sterminio ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Un giornata davvero importante, perchè con il passare del tempo certe tragedie sbiadiscono ancora di più. Perchè, ancora più dello stesso sterminio, è una tragedia aver costretto milioni di persone ad annullarsi come uomini. Perchè, come disse Primo Levi, "se speri nella morte del tuo simile per rubargli un pezzo di pane, allora non sei un uomo" (non è una citazione esatta, ma più o meno la frase è così). Dunque, "comprendere è impossibile, ma conoscere è necessario" (sempre Primo Levi): perchè proprio perchè non riusciamo a comprendere le ragioni di una simile nefandezza, dobbiamo ricordare per evitare di commettere di nuovo gli stessi errori.

Perchè sbaglia chi pensa che quelle dei lager o delle foibe siano pagine chiuse. Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, simili errori si sono ancora fatti. Gli eccidi di Pol-Pot in Vietnam, il genocidio armeno, la pulizia etnica in Ruanda. Ma anche realtà più vicine a noi, sia temporalmente che fisicamente, come i programmi di pulizia etnica nell'ex-Jugoslavia.

Mai più. Mai più. Mai più.


"Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi."

(Primo Levi, Se questo è un uomo)

Cuffaro si è dimesso. Meno male
post pubblicato in Diario, il 26 gennaio 2008


                          

Finalmente Cuffaro si è dimesso. Il Presidente della Sicilia, condannato in primo grado a cinque anni (e l'interdizione dai pubblici uffici) per favoreggiamento semplice alla mafia, ha rassegnato le dimissioni, dopo le numerose polemiche arrivategli da più parti (non solo centrosinistra, ma anche Montezemolo e vari magistrati, nonchè la società civile siciliana).

"Lo faccio per coerenza, per non tradire quegli ideali ai quali sono stati educato, lo faccio per la mai famiglia e come ultimo atto di rispetto verso i siciliani, che in questi anni ho servito con dedizione, semplicità e con quella onestà che sono certo mi verrà completamente riconosciuta", ha dichiarato il leader del centrodestra siciliana. Sarà: ma qualche sospetto viene, se fino a qualche giorno fa Cuffaro non aveva nessuna intenzione di dimettersi (ricordate: "sono stato condannato solo a 5 anni, e non per favoreggiamento aggravato"), e invece adesso si è dimesso, guarda caso proprio quando il Ministero dell'Interno stava avviando il procedimento di sospensione nei suoi confronti, richiesto dalla procura di Palermo (e dal Ministro Di Pietro in una lettera a Prodi). "Tutt'altro che un atto etico e morale, ma una scelta obbligata", per Di Pietro.

Purtroppo Cuffaro corriamo il serio rischio di ritrovarcelo tra poco al Senato. Sembra infatti che il leader UDC Casini, convito dell'innocenza di Cuffaro e che verrà provata in secondo grado, voglia candidarlo come capolista in Senato. Niente da eccepire, a meno che la sentenza di secondo grado non arrivi prima della formazione delle liste: ma, d'altronde, Cuffaro sarebbe in buona compagnia, visto che non c'è niente che vieti a persone condannate di candidarsi. Se non la morale, ovvio.

La Sicilia, dunque, entro tre mesi andrà a nuove elezioni. Speriamo che il popolo siciliano riuscirà ad eleggere un Presidente tipo la Rita Borsellino (o qualcosa di simile nel centrodestra), o comunque qualcuno che possa governare la Sicilia senza il sospetto di collaborare con il male maggiore di quella terra, ovvero la mafia. E che non festeggi con i cannoli il fatto di essere stato condannato solo a 5 anni e solo per aver favorito singoli boss.

I motivi (?) per i quali i dissidenti hanno votato
post pubblicato in Diario, il 25 gennaio 2008


                   

Come certamente saprete tutti, ieri il Governo Prodi è definitivamente caduto. Ora si aprono vari scenari, tra cui quello di un governo tecnico (poco probabile), un governo istituzionale (poco-abbastanza probabile) e le elezioni immediate (molto probabili). Tuttavia, in questo momento non ci è dato di sapere niente, visto che le consultazioni al Quirinale sono appena incominciate, con le audizioni dei Presidenti di Camera e Senato (si dovrebbero concludere martedì).
Sull'opportunità o meno di modificare la legge elettorale prima di andare al voto, ci soffermeremo più avanti. Ora mi sembra opportuno valutare le ragioni di chi ha fatto cadere il governo.

Mastella e l'Udeur. Si tratta della defezione più importante, in quanto un intero partito che ha contribuito, pur con l'1,4%, alla vittoria di Prodi nel 2006, ha ritirato il suo appoggio. Sinceramente, non mi sembra che l'Udeur abbia manifestato ragioni politiche per il suo no. Semplicemente, ha denunciato la "mancata solidarietà" per la sua vicenda giudiziaria (cosa falsa, a meno che non volesse intendere il mancato pieno appoggio anche ai suoi attacchi alla magistratura) e un fallimento dell'Unione come alleanza, visti gli "atteggiamenti ambigui" di Veltroni e del PD. Tradotto: me ne vado perchè sono un perseguitato dalla magistratura e perchè qualsiasi nuova legge elettorale comporterebbe la scomparsa del mio "partitino", così come il Referendum: ma se faccio sciogliere prima le Camere tutto questo non avverrà.
Comunque, trovo davvero spregevole, come sicuramente tutti, il comportamento assunto dal senatore Udeur Barbato (e numerosi colleghi del centrodestra) nei confronti del collega di partito Cusumano (che ha deciso di votare sì alla fiducia), apostrofato con insulti indecorosi (uomo di m****, ces***, chec***, froc***, eccetera), con l'accusa di aver tradito il partito (piccolo dettaglio: anche il partito ha tradito la coalizione, ma dal centrosinistra non sono certo partiti insulti). Insomma, Mastella ha votato contro per interessi personalistici, di famiglia e/o di partito (che poi sono la stessa cosa).

Dini e i Liberaldemocratici. Dini invece un motivo politico l'ha dato. Peccato che personalmente io non l'abbia capito. Infatti, Dini avrebbe sostanzialmente giustificato il suo no e quello del "discepolo" Scalera con l'accusa che il Governo non avrebbe bene operato in politica economica. Accusa smentita, a quanto pare, dai dati e dalle agenzie di rating, così come da Almunia, che hanno tutti certificato il netto miglioramento dei conti pubblici. L'altra accusa di Dini era che l'Unione era decaduta a causa del predominio della sinistra "massimalista": cosa smentita dai fatti, in quanto è proprio l'elettorato più di sinistra ad essere deluso dall'operato del Governo.

Turigliatto. Delusione che è simboleggiata dal voto di Turigliatto, che secondo me è l'unico da apprezzare. Perchè non si è basata su personalismi o interessi particolari, ma unicamente su un'insoddisfazione politica: per il senatore ex-Rifondazione, infatti, il governo Prodi non sarebbe stato abbastanza di sinistra. Certo, viene da chiedersi se Turigliatto preferisse a Prodi il ritorno di Berlusconi, che lui tanto odia, ma evidentemente ha fatto prevalere il cuore alla ragione. E quindi, tra i dissidenti, è davvero l'unico da apprezzare.

Pallaro. Non si è capito perchè il senatore Pallaro non si è presentato al Senato. Una motivazione ci sarebbe pure: lui non è stato eletto per Prodi, ma come indipendente. Ma allora perchè ha appoggiato sempre il Governo e ora no? Due sono le cose: o non è vera la "corruzione" dei senatori all'estero, o che Pallaro (che ha avuto trascorsi berlusconiani) ha avuto più garanzie da qualcun altro. O semplicemente si scocciava di venire in Senato.

Fisichella. L'unico che secondo me è da condannare al 100% è Domenico Fisichella. Un senatore che fino a 2 anni fa era in AN, poi è entrato nella Margherita in occasione delle elezioni politiche, per poi aderire quasi subito al gruppo Misto. Un senatore che non ha dato uno straccio di motivazione al suo no, e che anzi nella sua dichiarazione di voto in realtà non ha dichiarato il voto, "riservandosi di esprimersi all'ultimo momento". Un senatore che ha aspettato il "secondo giro" della chiama della fiducia, pronto a schierarsi per il sì in caso di sorprese, o per il no in caso contrario, come poi ha fatto. Insomma, ogni ulteriore commento è inutile.

De Gregorio. Aggiungo anche il senatore De Gregorio, nonostante già da tempo fosse passato all'opposizione. Ma, comunque, è uno di quelli che nella fiducia iniziale aveva sostenuto il Governo Prodi, quindi anche lui ha in qualche modo una responsabilità nella caduta. E che non ha mai dato delle motivazioni per il suo "cambio di campo". Ma, d'altronde, non poteva darne, perchè il senatore De Gregorio cambiò schieramento già al formarsi delle Commissioni in Senato, ovvero qualche settimana dopo le elezioni (!): e lo fece per ottenere la Presidenza della Commissione Difesa (ottenuta con l'appoggio del centrodestra). Un voto poi "sostituito" dall'altro "tradimento" del mandato elettorale, ovvero quello del senatore Follini (ex Udc), che però almeno ha avuto la decenza di aspettare di più e di motivare la sua decisione.

Domani analizzerò l'operato dei 618 giorni del governo Prodi.
Mission Impossible / 3: The End
post pubblicato in Diario, il 24 gennaio 2008


                    

Alla fine è arrivata. La fine del Governo Prodi è giunta nell'aula del Senato alle 20:48, quando il Presidente del Senato Marini annuncia l'esito finale delle votazioni sulla fiducia al premier e al Governo: 161 no, 156 sì e 1 astenuto (maggioranza richiesta: 160). Dunque, alla fine la "Mission Impossible" si è rivelata tale. In quesi minuti Prodi è da Napolitano per rassegnare le dimissioni.

Rinvio a domani, per questione di tempo, le mie valutazioni sull'accaduto. Nel frattempo, comunque, vi elenco come sono andate le cose a livello di voti.

Hanno votato con il governo, oltre ai "soliti":
Rossi (ex Pdci);
Cusumano (Udeur)
D'Amico (Liberaldemocratici)
5 senatori a vita (Ciampi, Colombo, Cossiga, Montalcini, Scalfaro)

Si è astenuto:
Scalera (Liberaldemocratici) 

Hanno votato contro al governo, oltre ai "soliti":
Fisichella (ex Ulivo)
Dini (LIberaldemocratici)
Mastella (Udeur)
Barbato (Udeur)
Turigliatto (ex Rifondazione)

Non hanno votato:
Pallaro (indipendente eletto all'estero)
Marini (Presidente del Senato)
2 senatori a vita (Andreotti e Pininfarina)

Credo di averli elencati tutti, ma perdonatemi se fosse successo il contrario: in questa "gazzarra" penso sia comprensibile.
Mission Impossible / 2
post pubblicato in Diario, il 23 gennaio 2008


                   

Continuo a dedicare lo spazio questo esile frammento della blogosfera alla crisi del Governo. D'altronde, non si può parlare d'altro. Anche se ricordo che oggi si sono tenute le celebrazioni per il 60° anniversario della Costituzione Italiana, la nostra carta di valori, quelli ai quali tutti dovremmo aderire per intero.

Celebrazioni alle quali il Presidente della Repubblica ha dichiarato che serve un impegno da parte di tutte le forze politiche per fare le riforme, perchè "se la prima parte è immutabile, la seconda si può modificare, per adeguarla ai tempi". Insomma, Napolitano ha annunciato la sua intenzione, dopo una eventuale (?) caduta del Governo, di lavorare per un "governo istituzionale". Ipotesi osteggiata da tutte le forze politiche (tranne l'UDC). Almeno a parole.

Nel frattempo, il premier-precario Romano Prodi ha ottenuto la fiducia alla Camera: 326 sì contro e 275 no. Astenuti i deputati dell'Udeur. Domani è previsto il voto di fiducia al Senato. Ma è molto difficile che si faccia davvero. Secondo le ultime indiscrezioni, infatti, Prodi stasera dovrebbe rimettere il suo mandato nelle mani di Napolitano. Perchè questo cambiamento di strategia?
Semplicemente Prodi inizialmente pensava di poter fare a meno dei tre senatori Udeur. Infatti, il centrosinistra conta "idealmente" su 164 senatori contro 156: 158 dalle elezioni, più i 6 senatori a vita (che in realtà sono sette, ma Pininfarina è quasi sempre assente). Quindi, la defezione dei tre Udeur avrebbe portato gli equilibri a 161 contro 159. Ma l'uscita dell'Udeur è venuta dopo le defezioni di Fisichella (ex AN e Ulivo, ora Gruppo Misto) e il "comunista ribelle" Turigliatto, passati decissamente all'oppozione (dalle opposte parti, ovviamente). E che hanno confermato il loro no. La notizia di oggi, inoltre, è che anche Dini voterà no, così come il suo "discepolo" Scalera (ma non D'Amico, che voterà sì anche se contro Dini). Insomma, stando alle dichiarazioni, i voti scenderebbero a 157 contro 163: e a questo punto nemmeno clamorosi sviluppi, tipo la "migrazione" dei due senatori del Movimento per l'Autonomia (che è sempre stato abbastanza smarcato dalla CDL, e che non ha completamente chiuso alla possibilità di trattare, se Prodi prometterà di fare il Ponte sullo Stretto), potrebbero portare alla fiducia.

Quindi, Prodi potrebbe decidere di andare da Napolitano per prendere tempo, come in occasione dell'ultima crisi di Febbraio. Certo, il paragone è un po difficile. Ma Prodi potrebbe approfittare di questo tempo per recuperare Dini e Scalera, sfruttando le divisioni interne ai Liberaldemocratici, e magari tentare la "mossa a sorpresa" dei 2 senatori dell'MPA, o altri.

Comunque, sono sempre convinto che sia una "Mission Impossible".
Mission Impossible
post pubblicato in Diario, il 22 gennaio 2008


              

Di nuovo in crisi. Dopo 11 mesi, Prodi rischia di nuovo, e stavolta salvarsi sembra davvero una "mission impossible". Vediamo come si è arrivati a questa nuova crisi.

Il 16 Gennaio Mastella rassegna le dimissioni da Ministro della Giustizia, dopo le ben note faccende (convolgimento personale, della moglie e di mezzo Udeur campano in un presunto sistema di gestione clientelare delle nomine in Campania). Ma Mastella aveva assicurato il suo appoggio esterno al Governo. Invece, ieri 22 Gennaio, Mastella ha annunciato l'uscita dell'Udeur dalla maggioranza. E di qui la crisi, visti i tre senatori dell'Udeur che sappiamo tutti essere decisivi.
Cosa in questi cinque giorni ha fatto cambiare idea a Mastella? Niente è certo, ma qualche ipotesi è azzardabile.

Innanzitutto, è da escludere la questione etica e i rapporti con il Vaticano. Sappiamo tutti quanto siano importanti per Mastella, e che qualche ruolo possono anche aver avuto nella crisi, ma ci sono stati periodi più tesi: tipo quando si parlava dei Di.Co.
Sono altri i fattori scatenanti la crisi. Innanzitutto, l'isolamento politico in cui si è ritrovato Mastella dopo lo "scandalo Udeur". Insomma, la mancata "fiducia incondizionata" nel suo operato, e soprattutto gli attacchi di Di Pietro: Mastella avrebbe voluto la piena fiducia, anche negli attacchi riservati alla "frange estremistiche" della magistratura. Piena solidarietà che gli è invece venuta dal centrodestra, per gli ovvi motivi.
Ma forse ancora più importante è stato il dibattito sulla legge elettorale. Che aveva preso una brutta piega per Mastella, vista la presenza dello sbarramento alto in tutte le proposte elettorali, che avrebbe dunque impedito la sopravvivenza del suo "partitino" (1,4% nelle ultime elezioni). E l'ammissibilità del Referendum, ancora più nefasto per Mastella. Ma, soprattutto, la chiusura definitiva sulla possibilità di "sopravvivere" unendosi ad uno dei partiti del centrosinistra: l'unico era il PD, ma Veltroni sabato 19 aveva dichiarato "qual che sia la legge elettorale, il PD correrà da solo". Addio.

Questa unione di fattori ha comportato l'addio di Mastella a Prodi. Che nonostante tutto, ostenta ottimismo (ci siamo abitutati).
Scatta "l'operazione San (De) Gennaro"
post pubblicato in Diario, il 21 gennaio 2008


                            <b>Tre discariche e tre siti di stoccaggio<br>il piano anticrisi di De Gennaro</b>
                             
Finalmente, dopo 10 giorni dall'inizio del suo mandato, il super-commissario per "l'emergenza" rifiuti in Campania Gianni De Gennaro ha annunciato il suo piano piano-rifiuti.
Ecco i punti principali della conferenza stampa di presentazione del piano agli enti locali.

La situazione. «Al 14 gennaio gli impianti cdr erano fermi per l'impossibiltà di smaltire le (eco)balle e c'era un unico sfiatatoio, la discarica di Macchia Soprana con una capacità di 2.500 tonnellate al giorno a fronte delle 250.000 tonnellate per strada e di una produzione quotidiana regionale di 7.500 tonnellate. Il primo intervento è stato rimettere in funzione i cdr. Dopo aver raccolto circa 30-35.000 tonnellate, il passo decisivo per uscire dall'emergenza è adesso quello di creare un sistema che permetta di smaltire 10.000 tonnellate al giorno, un "grande buco" con una capienza complessiva di 1.000.000 di tonnellate».

I siti individuati.  Il super-commissario ha poi elencato i siti individuati per uscire fuori dall'emergenza. Tre le discariche individuate: Ariano Irpino (AV, 42.000 tonnellate), Villaricca (NA, 35.000), Montesarchio (BN, 21.000 tonnellate). Altrettanti i siti di stoccaggio provvisorio: Marigliano (NA, 98.000 tonnellate), Pianura (NA, 20.000 tonnellate) e Ferrandelle (CE, 350.000). A questo si aggiungono le 300.000 tonnellate di Macchia Soprana (SA), l'unica discarica attualmente aperta. Nel piano sono previste anche due vasche di raccolta del percolato (a Nocera Superiore ed Eboli) che fuoriesce dai siti provvisori.
Nel piano, dunque, non rientra la riapertura della discarica di Parapoti, nè tantomeno di quelle di Savignano, Terzigno e Sant'Arcangelo, ma De Gennaro ha comunque chiarito che "le sta tenendo come risorse strategiche".

Caso Pianura. A Pianura, dunque, sono destinate 20.000 tonnellate, ma come spiegato dallo stesso De Gennaro, esse consistono non in rifiuti "tal-quale", ma le (eco)balle dei cdr di Caivano e Giugliano, per le quali saranno inoltre applicati i nuovi protocolli di inertizzazione. Tra l'altro contemporaneamente alla conferenza stampa è arrivata la notizia del sequestro da parte della magistratura della discarica di Pianura (epidemia e disastro colposo i reati ipotizzati): De Gennaro ha spiegato che «la scelta tiene conto degli spazi che abbiamo. Abbiamo individuato un luogo dove stoccheremo le ecoballe fuori dalla zona interessata dai provvedimenti della magistratura, fuori dalla discarica e non lontano da essa».

Cdr, differenziata e termovalorizzatori. De Gennaro, inoltre, intende fermare i cdr tra 10-15 giorni, in modo da poterli mettere a norma. Allo stato attuale, infatti, questi impianti producono "ecoballe poco eco", ovvero delle semplici "balle compresse" di rifiuti. De Gennaro ha specificato che questa operazione non dovrà creare nuovo "arretrato" nello smaltimento dei rifiuti: dunque, potrà avvenire solo quando si uscirà dalla fase strettamente emergenziale e solo con il corretto funzionamento delle discariche (e i 10-15 giorni indicati fanno ben sperare).
Inoltre, De Gennaro ha annunciato una "stretta sulla differenziata", con l'obiettivo di ridurre la produzione giornaliera a 6.500 tonnellate. Da notare che il corretto funzionamento dei cdr e una buona raccolta differenziata sono importanti pe r il funzionamento dei termovalorizzatori.
Qualche riflessione sulla questione Papa-università
post pubblicato in Diario, il 20 gennaio 2008


                    (Ansa)

Oggi si è tenuto il cosidetto "Papa-day", ovvero la giornata di solidarietà a Papa Benedetto XVI dopo i noti fatti dell'Università "La Sapienza". Il cardinal Ruini ha infatti chiamato a raccolta i fedeli, tra i quali erano presenti numerosi esponenti politici, tra i quali Andreotti, la Binetti, Casini, Cossiga, Mastella e Rutelli. Una folla di 200mila persone, secondo alcune stime.

Il Papa ha ringraziato "universitari, professori e quanti sono venuti così numerosi in piazza San Pietro per partecipare alla preghiera dell'Angelus e per esprimermi solidarietà". "Come sapete, avevo accolto molto volentieri il cortese invito che mi era stato rivolto a intervenire giovedì scorso all'inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza. Purtroppo, com'è noto, il clima che si era creato ha reso inopportuna la mia presenza alla cerimonia. Ho soprasseduto mio malgrado, ma ho voluto comunque inviare il testo da me preparato per l'occasione". "Come professore - ha poi continuato Ratzinger - vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui".

Ora, chiariamo innanzitutto una cosa. Nonostante quanto vogliano far sembrare i media e lo stesso Papa con quel "suo malgrado",  il Papa non è stato "costretto" ad annullare la sua visita, ma è stata una sua libera scelta. I personaggi di una certa rilevanza sono spesso accolti da critiche e contestazioni. Anche Bush viene sempre accolto da durissime contestazioni, ma lui non ha mai annullato le sue visite.
Inoltre, contrariamente da come molti hanno dichiarato, non è vero che "il Papa in Italia non ha nemmeno il diritto di parlare". Anzi, l'Italia è l'unico paese al mondo in cui il Vaticano ha così tanto spazio. Tutti i giorni i nostri media non mancano di parlarne (sicuramente non il 30% dei telegiornali come dichiarato da Pannella, ma comunque molto spazio): indubbiamente sono argomenti che ci interessano, ma non si deve dire che il Vaticano non ha il diritto di parlare.

Passando nel merito delle contestazioni, è scandaloso il comportamento di quella parte di studenti e professori della "Sapienza" che, nel nome della laicità, volevano impedire al Papa di venire all'Università "a priori", in qualsiasi contesto. Essere laici, infatti, come ricordato dallo stesso Papa oggi, vuol dire "rispettare sempre le opinioni altrui" (anche se, a questo punto, il Papa dovrebbe essere coerente e non chiedere ai parlamentari di ostacolare le leggi che vogliono garantire, ad esempio, i diritti dei gay e dei malati terminali, ma questo è un altro discorso). Il comportamento di queste persone, invece, è stato puro anti-clericalismo.

Allo stesso tempo, però, sono comprensibili le istanze di quell'altra parte di professori (la maggioranza dei "67" della lettera) e di studenti (la minoranza dei contestatori), che semplicemente non contestavano al Rettore in generale di aver inviato il Papa, ma di averlo invitato a fare la "Lectio Magistralis" di apertura dell'anno accademico di un'università (ed invece proponevano di invitarlo in un altro momento). Ma, soprattutto, è condivisibile la loro richiesta di un dibattito aperto, e non di un semplice monologo. Perchè l'Università è innanzitutto il luogo del dialogo. Infatti, molti hanno dichiarato, in tono accusatorio, che persino il presidente iraniano Ahmadinejad ha potuto parlare alla Columbia University: già, ma anche lui è stato contestato e soprattutto lì si è stato un dibattito, non una Lectio Magistralis.

Comunque, di tutta questa vicenda contesto soprattutto una cosa: ovvero la rappresentazione di uno scontro fra "laici" e "cattolici". Semmai ci può essere uno scontro fra cattolici oltranzisti e laici, e fra laici e laicisti. Ma l'essere laico e l'essere cattolico non sono in contraddizione: si può essere laici e cattolici allo stesso tempo. Anzi, il vero cattolico è anche laico. D'altronde, le due frasi che forse meglio caratterizzano il mondo laico e quello cristiano, ovvero "Non sono d'accordo con te, ma darei la vita per consentirti di esprimere le tue idee" (Voltaire) e "Ama il tuo prossimo come te stesso (Gesù), non sono poi così distanti.
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