.
Annunci online

il blog di Francesco Zanfardino
Il primo "Walzer" si chiude
post pubblicato in Diario, il 30 novembre 2007


            

Oggi, con l'incontro con Berlusconi, si chiude il primo giro di consultazione con i leader di opposizione, voluto e fatto dal leader del PD, Walter Veltroni, su legge elettorale e riforme costituzionali e regolamenti parlamentari (monocameralismo, riduzione dei parlamentari, revisione della formazione dei gruppi parlamentari). Tiriamo le somme.

Il leader di AN Fini si è dichiarato disponibile, sopratutto sul pacchetto di riforme, meno sulla legge elettorale (che deve avere un carattere assolutamente bipolare).

Anche il leader dell'UDC Casini ha dichiarato la propria disponibilità, sia sul "pacchetto" che sulla legge elettorale, anche se ci devono essere modifiche sulla proposta Veltroni (il "Vassallum").

La Lega Nord, rappresentata da Maroni, ha dichiarato di volere approvare prima la legge, poi il "pacchetto". E, comunque, ha opinioni diverse (d'altronde hanno proposto un loro sistema elettorale; non bastava il "porcellum" di Calderoli...).

Infine, l'incontro di oggi con Berlusconi. Il Cavaliere ha manifestato disponibilità al dialogo, "il Vassalum va bene, ma servono alcune modifiche, fattibili". Invece, il leader di Forza Italia ha manifestato distanza sul "pacchetto", dichiarando che questo governo non è in grado di fare le riforme. In realtà, il "pacchetto" di riforme istituzionali richiede tempo, e il Cavaliere non vuole prolungare più del necessario il tempo a Prodi.

Comunque, adesso comincia il vero round. Se Veltroni vuole davvero far continuare il governo Prodi, deve fare la legge elettorale (perchè se si andasse al Referendum i piccoli partiti della coalizione, come l'Udeur, lascerebbero il governo). Però, non può farla senza l'accordo di tutti i partiti della maggioranza: partiti che hanno opinioni ben diverse dalle sue.
Sta di fatto che la legge elettorale è un'arma a doppio taglio. Può portare o alla morte del governo o alla sua lunga prosecuzione. Non ci sono vie di mezzo.

Le "mani libere" di Fini
post pubblicato in Diario, il 29 novembre 2007


                              

Ieri il leader di AN Gianfranco Fini è stato ospite di Mentana a Matrix. Si è scagliato contro Berlusconi, ma questa non è una novita. E' invece una notizia un passaggio delle sue dichiarazioni: "d'ora in poi terremo la mani libere su TV e giustizia".

Ora, la cosa importante non è che Fini ritiene di avere le "mani libere". Ormai questa parola è stata fin troppo usata nell'ultimo periodo. E' importante invece i due argomenti posti da Fini: TV e giustizia. Come a dire che lo scorso governo è stato davvero "ad personam" (si pensi alla legge cosiddetta ex-Cirielli sulla prescrizione e alla Gasparri sulla televisione). Un ammissione che viene dopo quella di Casini: infatti, dopo che Berlusconi aveva dichiarato di non aver vinto alle ultime elezioni a causa degli alleati, Casini rispose che invece avevano perso a causa dei personalismi di Berlusconi.

Allora ormai è un dato di fatto. Il governo Berlusconi è stato un "governo ad personam". Ci sono voluti 18 mesi, ma ce l'hanno fatta ad ammetterlo.
Finalmente si torna a parlare di prostituzione
post pubblicato in Diario, il 28 novembre 2007


                                  

Domani il Consiglio dei Ministri esaminerà il ddl Amato sulla prostituzione. Si tratta di un aggiornamento della Legge Merlin, quella che 50 anni fa portò alla chiusura delle "case chiuse", gettando letteralmente tante donne in mezzo alla strada, creando una situazione "anarchica" che ha fatto sì che la prostituzione non solo sparisse ma peggiorasse, finendo nelle mani della malavita e degli sfruttatori. Finalmente, invece, un governo Italiano ha il coraggio di riprendere questo tema. Una ripresa di un dibattito che è stato ed è ostacolato da falsi moralismi e da visioni cieche della realtà. La prostituzione, cosi come l'omossessualità e il desiderio di porre fine ad una vita che non lo è più, sono realtà: non possiamo pesare che delle leggi proibizioniste ne cancellino l'esistenza. E votare leggi che garantiscano i diritti fondamentali a persone che fanno determinate scelte di vita non vuol dire condividerle. "Non sono d'accordo con te, ma darei la vita affinchè tu possa esprimere le tue idee", disse Voltaire. E tre secoli dopo, l'Italia ancora deve imparare la lezione. Almeno fino ad adesso.

Ma entriamo nel merito del ddl voluto dal Ministro Amato. Se il ddl sarà approvato così com'è, i sindaci potranno vietare la prostituzione nelle aree di "maggiore sensibilità" (scuole, chiese, ecc.) o comunque "lesivi della dignità o dell'incolumità delle persone coinvolte", ma comunque non si potrà più vietare la prostituzione su tutto il territorio comunale. Inoltre, chi affitta un appartamento ad un professionista del sesso non è più punibile, così come chi assiste queste persone. Questi provvedimenti sono accompagnati poi dalla "tolleranza zero verso sfruttatori e clienti di minorenni", oltre che sanzioni per i clienti sopresi nelle zone "off-limits".

In attesa di maggiori chiarimenti sul riconoscimento della prostituzione come un lavoro vero e proprio, importantissimo ai fini fiscali (per garantire a chi si prostituisce il diritti/doveri fiscali, come la pensione e il pagamento delle tasse), quelli presi nel ddl Amato sono comunque dei passi molto importanti per il riconoscimento legale della prostituzione. Finalmente.
Alla fine ha prevalso la ragionevolezza
post pubblicato in Diario, il 27 novembre 2007


                            

La lunga "tarantella" sul Welfare si è conclusa. Il Governo ha varato la cosidetta "terza via", cioè un nuovo testo che ricalca quasi fedelmente il protocollo di Luglio, tranne qualche modifica concordata in Commissione Lavoro. Anzi, praticamente le uniche differenze rispetto al protocollo concordato con le parti sociali (e approvato da 4 milioni di lavoratori) sono il ripristino del lavoro a chiamata per i lavori stagionali (abolito per gli altri) e l'abolizione dello staff leasing, il "contentino" per la sinistra radicale. 

Ma certo la sinistra radicale non è soddisfatta. Tant'è vero che Rifondazione, il partito più "arrabiato" (un eufemismo), ha dato l'assenso alla fiducia solo "per senso di responsabilità", ma " a Gennaio serve una verifica". E questo perchè? Perchè secondo la sinistra comunista bisognava stravolgere un testo sul quale, una volta tanto nella politica italiana, sia i sindacati, che Confidustria che i lavoratori (l'81% che ha approvato il testo nel Referendum sul protocollo). In nome di che? Del bene dei lavoratori (che invece hanno approvato il protocollo).

Vabbè, l'importante che alla fine ha vinto la ragionevolezza. Anche se sarebbero da evitare certi trionfalismi, come quelli di Dini ("Grossa sconfitta per la sinistra radicale"). Vabbè, la ragionevolezza non alberga da quelle parti.
Le tarantelle sul Welfare
post pubblicato in Diario, il 26 novembre 2007


 
                                
In questi giorni la Camera sta discutendo sul cosidetto "Protocollo Welfare", cioè un pacchetto di provvedimenti su pensioni, precariato e lavoro. Ma il lavoro principale non si svolge alla Camera. E' fuori dal Parlamento, infatti, che si cerca una mediazione fra le varie parti in causa, sempre le stesse: Rifondazione & Company da una parte, Diniani e "centristi" dall'altra. Questi ultimi, supportati dalle parti sociali, vogliono l'approvazione, senza modifiche, del cosiddetto "Protocollo di Luglio", cioè quello concordato appunto a Luglio tra governo e parti sociali (sindacati e Confindustria) e successivamente votato da 5 milioni di lavoratori (con l'81% di consensi). La sinistra "radicale", invece, invoca cambiamenti in nome dei lavoratori ("non si possono far vincere i poteri forti contro la grande maggioranza dei lavoratori", ha dichiarato Rizzo dei Comunisti Italiani).

Ora, una domanda sorge spontanea. Qual'è il popolo dei lavoratori da difendere, quello della maggioranza dei lavoratori (l'81%) o la minoranza? Inutile dire che è il primo. Perchè non si possono chiedere modifiche sostanziali ad una proposta che una volta tanto è condivisa sia da Governo, sindacati, Confidustria e accettata dalla stragrande maggioranza dei lavoratori. Non ha senso. Nemmeno per la sinistra "estrema". Semmai, qualche piccola modifica per venire incontro anche alle esigenze di chi ha votato in massa no (come i metalmeccanici), ma che non deve intaccare i principi del Protocollo.

E, se fiducia sarà (e in questo contesto è scontato che ci sarà la fiducia), che sia posta sul protocollo di Luglio (salvo quelle piccole modifiche). E se la fiducia non verrà accettata, pazienza. Inutile continuare a governare con gente ottusa che pensa diversamente persino della sua "base elettorale".
Bel modo di combattere la violenza sulle donne...
post pubblicato in Diario, il 25 novembre 2007


 
                 (Infophoto)

Ieri a Roma si è svolta una manifestazione contro la violenza sulle donne
, una piaga sociale e culturale che rappresenta la prima causa di morte femminile. Una piaga diffusa soprattutto nelle mura domestiche e nella mentalità ignorante di certe persone. Tuttavia, chi ha manifestato ieri non ha dimostrato grandi doti intellettuali.

Infatti, se la giornata era iniziata decentemente, con giuste riflessioni, condivisibil o no, sulle soluzioni del problema della violenza sessuale, da risolvere secondo le manifestanti con una "rivoluzione culturale" e non con un "pacchetto sicurezza": giustamente, come ha una delle partecipanti, "se la violenza è sotto al tetto cosa faccio con questo pacchetto"? (anche se non si capisce perchè impedire un pacchetto che cerca di risolvere anche la violenza fuori dalle mura domestiche). Ok, avanti con la rivoluzione culturale. Evidentemente, però, questa visione non era accettata da molte manifestati, visto che le politiche invitate a partecipare al corteo, come Giulia Bongiorno, Alessandra Mussolini, Mara Carfagna, la Prestigiacomo e le ministre Livia Turco, Giovanna Melandri e Barbara Pollastrini sono state cacciate le prime al grido di "via le fasciste dal corteo" e le seconde al grido di "vergogna, vendute". E non solo: anche i cronisti uomini, venuti lì per svolgere il loro lavoro, sono stati cacciati.

Davvero incredibile, da parte di chi parla di "rivoluzione culturale" contro la violenza sulle donne, cacciare altre donne, e chi vuol col proprio lavoro vuole dare spazio ai loro problemi.
Davvero un eroe
post pubblicato in Diario, il 24 novembre 2007


                             <b>Daniele, maresciallo in missione di pace<br>Sarebbe tornato in Italia a gennaio</b>

I Talebani hanno colpito ancora
. A Paghman, vicino Kabul, un kamikaze si è fatto esplodere all'inaugurazione di un ponte, costruito con la collaborazione di ingegneri italiani. E nell'attentato sono morti 9 civili (di cui 6 bambini) e un militare italiano, il maresciallo capo Daniele Palladini (altri 3 militari italiani sono stati feriti non gravemente). E' l'ennesima dimostrazione di insulsità di chi, professando di fare il bene del suo paese, blocca la sua ricostruzione e uccide i propri fratelli. E' invece una grande dimostrazione di eroismo del maresciallo Palladini, che si è sacrificato impedendo al kamikaze di avanzare e fare molte più vittime.

Il maresciallo Palladini merita davvero una medaglia al valore. Non è stato una semplice vittima (come a Nassiriya), ma un eroe.

 

Beh, perlomeno il Cavaliere è sincero
post pubblicato in Diario, il 23 novembre 2007


 
                   

Come sono lontani i tempi delle "tre punte". Del centrodestra unito e del centrosinistra allo sfascio. Invece, anche oggi non mancano le schermaglie all'interno del centrodestra. La novità, per modo di dire, del giorno è una nota congiunta Fini-Casini, in cui i due leaders di AN e UDC accusano il Cavaliere di propaganda, populismo e mancanza di un progetto politico reale, capace di risolvere i problemi del paese. Ecco l'intera nota: «La gravità della situazione italiana - scrivono i due leader del centrodestra - impone di elaborare progetti che nulla hanno a che fare con l'improvvisazione propagandistica nè con estemporanee sortite populistiche. Il rispetto per il popolo del centro e della destra - spiegano- rappresentati in Parlamento dall'Udc e da An, ci obbliga al dovere della verità e della serietà: abbiamo idee diverse sulla riforma della legge elettorale ma comune consapevolezza che solo partendo dai problemi degli italiani (sicurezza, giustizia sociale, modernizzazione del paese, fisco, energia) sarà possibile creare un'alternativa credibile al fallimentare governo della sinistra».

La risposta di Berlusconi? «Se continuano così a noi va benissimo: noi ci teniamo gli elettori loro si tengono il progetto...».

Certo la sincerità di Berlusconi è da apprezzare. Ha finalmente ammesso che il suo partito (Forza Italia o Popolo delle libertà, è la stessa cosa) ha due assi portanti: la propaganda e il populismo. Al Cavaliere, invece, non interessa avere un progetto politico serio: l'importante è prendersi gli elettori con la demagogia. Complimenti, Cavaliere: lei sì che sa come si va avanti in politica.
Welfare, la sinistra contro il "suo popolo"
post pubblicato in Diario, il 22 novembre 2007


                                 

Dopo l'approvazione con fiducia del decreto fiscale (per le informazioni dettagliate sulle cifre di DL e Finanziaria 2008 si veda nei post precedenti), alla Camera prosegue l'esame del protocollo sul Welfare. Proprio oggi la Commissione Lavoro ha approvato il protocollo, con forti proteste della sinistra "radicale", in particolare Rifondazione. Motivo del contendere gli emendamenti proposti dalla sinistra, respinti, e due emendamenti della CDL, sui quali l'Unione (ovviamente tranne la sinistra estrema) ha dato il suo appoggio. In particolare, se il protocollo prevedeva l'abolizione totale del lavoro a chiamata, questi due emendamenti lo ripristino per il settore turistico e dello spettacolo. 

"E' una lesione dell'equilibrio del protocollo", attaccano Rifondazione, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica. Hanno ragione, ma il pulpito non è per niente qualificato, visto che loro hanno presentato emendamenti che laceravano questo equilibrio. La questione è un altra: a Luglio, quando fu approvato il protocollo, c'era l'accordo dei sindacati. Non solo: è stato indetto un referendum fra i lavoratori, e su 5 milioni di votanti l'81% ha votato sì al protocollo. E, siccome il popolo votante era quello dei lavoratori, la base dei partiti della sinistra "radicale", quale scusa hanno trovato? I metalmeccanici hanno votato in maggioranza per il no.

Ok, bisogna ascoltare tutti. E' giusto modificare il protocollo Welfare per venire incontro a queste esigenze, però dov'è possibile: non è ammissibile modificarlo nella sostanza per questi interessi così minoritari. Certa sinistra deve smetterla con una certa idea della politica, basata sul dialogo ad oltanza, in cui gli interessi della minimissima parte devono avere più peso della stragrande maggioranza.
Bufera Rai-Mediaset, e il TG5 fa finta di nulla
post pubblicato in Diario, il 21 novembre 2007


                         img156/1659/mediaset1ox8.jpg

Clamoroso. "Sua Emittenza" Berlusconi, durante il suo governo, ha influenzato l'informazione Rai
. E dov'è la notizia? potrebbe dire qualcuno ... La notizia c'è, perchè quelle che prima erano solo illazioni sono state oggi (forse definitivamente) confermate dallo scoop di Repubblica. Infatti, il quotidiano di Ezio Mauro ha pubblicato alcune intercettazioni relative al periodo 2004-05, nelle quali dirigenti Mediaset e Rai vicini a Berlusconi costituivano una vera e propria rete per il controllo dell'informazione, manipolandola nelle grandi occasioni a favore dell'allorra governo Berlusconi.

In particolare, alcune intercettazioni riguardano la morte del Papa (2004), avvenuta il giorno prima delle elezioni regionali: questa rete Media-Rai lavorava all'obiettivo di "dare un senso di normalità alla gente al di là della morte del papa per evitare forte astensionismo alle elezioni". Altre, invece, riguardano proprio le elezioni regionali del 2004, conclusesi con la netta sconfitta del centrodestra: sempre questa "rete" cercava di ritardare i risultati delle elezioni. Nelle intercettazioni saltano fuori i nomi delle reti, delle trasmissioni e dei presentatori vicini al centrodestra: si fa riferimento al Tg1, allora condotto da Mimun (oggi direttore del TG5) e ad un "gioco di squadra Mimun-Rossella (allora direttore del TG5), al conduttore di Porta a Porta Bruno Vespa ("Vespa fa la serata elettorale? Tanto Vespa è Vespa"), al direttore del TG2 Mauro Mazza, all'allora direttore Rai Cattaneo ("Cattaneo dice che terranno più duro possibile (nel dare i dati sulle elezioni)", "Cattaneo avrebbe chiesto a Vespa di non confrontare i voti attuali con quelli delle scorse regionali", "Cattaneo vuole che nella rappresentazione dei risultati elettorali si faccia più confusione possibile per camuffare la loro portata"). In pratica, solo il TG3 si salvava dal controllo Berlusconiano.

Un sistematico controllo dell'informazione, dunque. Sia chiaro: la verità deve essere sempre accertata. Ma un quotidiano serio come "Repubblica" difficilmente metterebbe dei virgolettati falsi.

Comunque, il controllo dell'informazione non è certo finito, a quanto pare. Infatti, oggi il TG5 e il televideo di Mediaset non hanno minimamente accennato alla vicenda se non nell'edizione delle 20:00. Sicuramente sarà una coincidenza: mica i giornalisti di Mediaset devono essere informati su tutte le notizie come i telegiornali Rai? Sempre a pensare male ..... a pensare che volessero salvare il loro direttore Mimun e Sua Emittenza....

C'è da augurarsi che questa vicenda non finisca a "tarallucci e vino". Bisogna cacciar via gli eventuali implicati nella "collusione Rai-Mediaset". Ma, cosa ancora più importante, è necessaria una riforma della Rai tale da eliminare quanto più possibile i partiti dalla sua gestione.

P.S. Le intercettazioni complete sono consultabili su www.repubblica.it.
Boomerang Berlusconiano e/o Bowling Veltroniano?
post pubblicato in Diario, il 20 novembre 2007


                                        

Non passa giorno che Berlusconi non si veda attaccato dai suoi principali alleati
. Anche oggi Fini ha sparato a zero sul Cavaliere, affermando che la creazione del Popolo delle Libertà è solo un "colpo di teatro", che l'idea di dialogo di Berlusconi, basato solo sulla riforma elettorale e poi il voto, è "campata per aria" (poichè è necessario dialogare anche sulle altre proposte del PD), e che il ritorno al centrismo è una idiozia ("andrebbe bene anche il proporzionale, ma solo se salvaguarda il bipolarismo"). E questo non è niente. Poco fa Fini ha dichiarato ad alcuni deputati di Forza Italia (o PdL?): "La favola della Cdl è finita, Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio improvvisamente idea e posizione...", "Si ricordi che se vuole fare il presidente del Consiglio deve fare i conti con me e poi io ho vent'anni di meno... Mica si crede di essere eterno".

E questo dopo quasi una settimana rovente per il centrodestra, nella quale Fini e Casini hanno attaccato durissimamente Berlusconi, addirittura Bossi ha avuto qualcosa da ridire (anche se il Cavaliere ha ricevuto l'appoggio dei partitini, tipo la Dc di Rotondi e La Destra di Storace, ma probabilmente solo perchè hanno bisogno di entrare nel partito unico per sopravvivere). Una settimana cominciata giovedì scorso, dopo il voto del Senato sulla Finanziaria, quando il Governo è riuscito, senza fiducia e senza contributo decisivo dei senatori a vita, a respingere la super-spallata, l'ennesimo tentativo del Cavaliere di far cadere l'esecutivo ("10 senatori passeranno con noi, 1 senatore campano di peso della ex-Margherita è già con noi"). Un tentativo che si è trasformato in un boomerang, una "auto-spallata": sia Fini che Casini che Bossi hanno chiesto all'ex-premier un deciso cambiamento di rotta nella strategia del centrodestra. Abbandonare la demagogia della spallata, insomma, e pensare al dialogo sulle riforme, quelle essenziali per il paese che Veltroni, a nome del Governo, vuole accordare con l'opposizione.
 
E Berlusconi, allora, dopo le roventi critiche, ha cercato di rispondere a queste richieste, dando una rinfrescata alle pareti di Forza Italia, cambiandone la denominazione, e cambiando anche il suo atteggiamento sul dialogo, accogliendo addirittura la proposta Veltroniana sulla legge elettorale (proporzionale puro con sbarramenti). Il problema è che ha voluto esagerare: credendo che la proposta Veltroniana mirasse alla fine del bipolarismo (e forse è così, ma Veltroni ha più volte dichiarare che serve un nuovo bipolarismo, non la sua fine), ha dichiarato che il bipolarismo è morto, non serve più al Paese. In poche parole, ha dichiarato di poter fare a meno di Fini, Casini e Bossi (quando poi anche senza uno di loro, non potrebbe farcela). Apriti cielo. Fini, temendo la svolta centrista, ha continuato a scagliarsi sul premier. Casini, che non ha da temere la svolta centrista, si è comunque smarcato dal partito di Berlusconi, così come Bossi ("non siamo interessati al nuovo progetto").

Ora, viene quasi da chiedersi se la proposta di Veltroni non foss'altro che un'escamotage per distruggere l'unità della CdL, un bowling immaginario dove la palla (la proposta proporzionale), dopo aver sparpagliato i birilli (Fini, Casini, Berlusconi, Bossi), sparisce nel vuoto.
Ovviamente è un'ipotesi. Perchè, a questo punto, anche quello di Berlusconi potrebbe essere una furbata per spaventare Fini, reo di aver intaccato la sua leadership.

A questo punto dobbiamo solo aspettare...sperando non muoia il bipolarismo.

Salviamo il bipolarismo!
post pubblicato in Diario, il 19 novembre 2007


                                 

Oggi nasce ufficialmente il "nuovo" partito di Berlusconi
. Lo ha presentato l'ex-premier in una conferenza stampa a Roma. Il simbolo richiama quello dei Circoli delle Libertà della Brambilla, ma il nome è ancora in dubbio: Partito delle Libertà o Popolo delle Libertà? Ai berluscones l'ardua sentenza (almeno possiamo chiamarlo PdL...). Berlusconi ha ripetuto le parole di ieri ("il partito che metterà via i parrucconi", "il partito del popolo", "il partito nuovo che nasce dal basso"). Il mio giudizio su queste parole è affidato al post precedente: non è cambiato molta la scena da ieri.

Ciò che risulta evidente è che, almeno nella forma, l'intenzione di Berlusconi è di "aggiornare" il centrodestra alla novità del Partito Democratico. Ora, bisognerà vedere se questo cambiamento avverrà nella sostanza. Ma la cosa nuova rispetto a ieri è la condanna berlusconiana del bipolarismo, di poco successiva alla proposta in senso proporzionale di Veltroni sul sistema elettorale. Infatti, Berlusconi ha dichiarato: <<Oggi, in Italia, con queste forze politiche, con queste individualità, non è più possibile il bipolarismo>> <<Sono per una legge proporzionale senza premi di maggioranza e con sbarramenti>>.

Quindi, seppur con sfumature diverse, Veltroni, Casini e Berlusconi sono d'accordo nel porre fine al bipolarismo. Con Veltroni un pò meno determinato su questo punto, in quanto deve salvaguardare l'unità del Governo. E' questo lo scenario futuro? Speriamo di no. La storia ci ha insegnato che i governi centristi hanno fatto il male del paese (forse esagero, ma non troppo), elevando il livello del debito pubblico a livelli incredibili (e il debito pubblico, oltre a scoraggiare investimenti dall'estero, causa miliardi di euro persi dallo Stato ogni anno, soldi che potrebbero essere invece investiti). Questo perchè un governo centrista che nasce da un sistema proporzionale nasce necessariamente dopo le elezioni, e quindi per una precisa volontà dei partiti di mettersi insieme per la spartenza del potere: una simile coalizione non ha poi così bisogno del consenso degli elettori, poichè tanto dopo si mettono d'accordo, e quindi possono permettersi di fare le migliori malefatte (l'incremento del debito pubblico e Tangentopoli ne sono l'emblema).

Dopo Tangentopoli, qualcuno potrebbe obiettare che non è cambiato molto. La politica è sempre una questione clientelare e di spartizione di soldi. Questo è vero, ma certamente in minor misura rispetto al passato. Negli ultimi anni si è assistiti ad un dibattito importante sul debito pubblico (tant'è vero che il governo attuale l'ha messo al primo posto nel suo programma) e comunque una maggiore attenzione agli scandali politici-economici (e non abbiamo assistito, ancora, ad una nuova Tangentopoli). Ma, soprattutto, dopo Tangentopoli abbiamo fatto una conquista fondamentale: il bipolarismo e quindi la necessità di stabilire le alleanze prima del voto, e quindi un maggiore rapporto eletto/elettore. I governi ora nascono dalla volontà popolare, non dai giochi di potere.

Per questo motivo, simpatizzanti Unione o CdL, teniamoci il bipolarismo. Magari miglioramolo, eliminando o almeno limitando i suoi difetti. Ma fermiamo la deriva centrista. Salviamo il diritto di scegliere i nostri governanti.

Sfoglia ottobre   <<  1 | 2 | 3  >>   dicembre
calendario
rubriche
links
tag cloud
ultimi commenti
cerca