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il blog di Francesco Zanfardino
Non chiamateli eroi
post pubblicato in Diario, il 21 settembre 2009


                                                

Oggi è solo il momento del dolore, dunque terrò a freno le polemiche (d'altronde ho già detto la mia giovedì). Solo una cosa, però: non chiamateli eroi. Quei sei militari caduti in Afghanistan sono vittime, non eroi.

Chiamarli eroi vorrebbe dire delegare la responsabilità della loro morte a loro stessi. Morire da eroi significa morire mentre si fa qualcosa di eroico, che nessuno ti ha chiesto di fare, nemmeno lo Stato. Quei sei militari, invece, non hanno fatto alcunchè di eroico, a meno di non voler definire tale un giro di pattuglia in carrarmato. Sono invece vittime di un vile attentato, e della colpevole ipocrisia di uno Stato e di una classe politica (tutta, ormai) che manda in guerra persone equipaggiate per la pace.

Basta retorica, dunque. Chiamiamo le cose con il loro nome. E non nascondiamo le responsabilità.

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Complottismi
post pubblicato in Diario, il 2 agosto 2009


                                         

Le polemiche odierne relative alle commemorazione delle vittime della "strage di Bologna" di 29 anni fa devono far riflettere. E da ogni punto di vista.

Puntualmente, ad ogni commemorazione di una strage terroristica degli anni Settanta, si ripete sempre lo stesso scenario: se la strage è "rossa", estremisti (e non solo) di sinistra ne mettono in dubbio l'attribuzione politica, vagheggiando più o meno fondati "complotti" o "strategie occulte" (in primis la cosiddetta "strategia della tensione"), mentre estremisti (e non solo) di destra contestano, magari anche con fischi, le personalità di sinistra che commemorano la strage. E viceversa. Magari con toni diversi, con ragioni diverse, ma è sempre così.

Come è successo oggi. Gli ambienti di destra estrema faticano a commemorare la strage, mentre persino politici del centrodestra (persino l'ex radicale Capezzone, oggi portavoce PDL), chiedono di rivedere il "dogma" dell'attribuzione "fascista" della strage. E, d'altronde, l'ex sindaco di centrodestra di Bologna, Guazzaloca, abolì la dicitura "fascista" dal suo discorso di commemorazione per tutto il suo mandato. Mentre la platea della commemorazione, ovviamente a prevalenza "rossa" (d'altronde, si è a Bologna), fischia i rappresentanti del Governo venuti a commemorare con loro. Rappresentanti che magari non hanno mai messo in dubbio (almeno in pubblico) l'attribuzione fascista della strage (perlomeno da quanto ne so io, da ben poco informato: se non fosse così, allora hanno fatto bene, anzi benissimo a fischiarlo).

Il problema è questo: finchè non ci sono non dico verità ufficiali, ma sufficienti argomenti per mettere in dubbio l'attribuzione politica di alcunchè, perlomeno gli uomini delle istituzioni non dovrebbero farlo. Posso ancora ancora comprendere (e non condividere) gli altri: ma, cavolo, perlomeno un po' di coerenza. Non si può fischiare chi contesta di denominare "nera" una strage, e poi contestare a propria volta che una strage venga definita "rossa". E viceversa.

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Dolore
post pubblicato in Diario, il 10 aprile 2009


                                                    (Afp)

Oggi è solo il giorno del dolore. Come ha detto qualcuno, 290 i morti, ma infinita la sofferenza. Dei familiari delle vittime, che hanno perso quanto di più caro al mondo. Delle migliaia di sfollati, che hanno perso i sacrifici di una vita. E un po' anche di tutti noi, colpiti anche se non direttamente da una tragedia che ci fa però rendere conto, dinanzi a quella distesa infintia di bare, della troppa importanza che diamo a cose poco importanti.

Ora però l'imperativo dev'essere uno solo: per i sopravvissuti, di riprendere il cammino della propria vita, con ferite che rimarranno cicatrici ma andranno chiuse, perchè la vita, come diceva la scritta sulla caserma dinanzi la quale si sono svolti i funerali, nec recisa recedit (anche se recisa, non cederà). Per tutti noi, invece, l'imperativo dev'essere quello di non dimenticare. Perchè tragedie di questo tipo, come si dice con una frase che viene troppo spesso delusa dai fatti, non devono accadere mai più.

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Stupri di serie B
post pubblicato in Diario, il 16 maggio 2008


                                

In Italia gli stupri non sono tutti uguali. Esistono stupri di serie A e stupri di serie B. Alcuni vengono enfatizzati, altri no. Di alcuni si fa un polverone, di altri non si ritiene degni nemmeno di inserirli nelle "brevi".

Repubblica.it, 15 Maggio: ROMA - Una giovane romena è stata aggredita e stuprata da un 39enne italiano, A. A., che è stato arrestato dagli agenti della mobile. La ragazza, dipendente di una cooperativa di servizi, aveva appena iniziato a fare le pulizie in un call center in zona Vescovio quando è stata aggredita alle spalle da un uomo che, minacciandola con un taglierino, l'ha costretta a subire violenza sessuale. Subito dopo la violenza, la donna ha chiesto soccorso in un bar poco distante dal call center e ha chiamato la polizia. Le indagini, immediatamente avviate dalla Squadra Mobile, hanno consentito di identificare l'aggressore che è risultato essere il convivente della responsabile della cooperativa dove lavora la giovane.

Questa notizia non è stata diffusa da nessun telegiornale. Per venirne a conoscenza l'ho dovuta scovare su Internet, e non senza difficoltà, perchè era nel riquadro "ultima ora" del sito di Repubblica. Inutile ricordarvi il clamore mediatico per lo stupro avvenuto alla stazione di La Storta da parte di un rumeno. Era sempre a Roma. Era sempre uno stupro. Però c'era la campagna elettorale, e a commetterlo era un rumeno, mica un Italiano.

Ma vi rendete conto? I media e certa politica ci stanno inducendo a prendere una parte, fra chi difende gli stranieri e chi gli Italiani. Ma vi rendete conto? Io non sto nè dalla parte dei ROM nè degli Italiani. Io sto dalla parte delle vittime, contro i criminali. Di chi subisce violenza, contro chi usa la violenza. A prescindere da chi commette questi crimini: perchè, anche se vogliono farci sembrare il contrario, in queste due categorie rientrano sia gli italiani che gli stranieri. E la violenza non è più grave se la commette uno straniero: sono ugualmente gravissime.

Stiamo attenti a queste derive razziste. Sì, razziste, non abbiamo paura di dire le cose come stanno. "L'emergenza sicurezza" non si risolve eliminando un altro popolo (cosa che tra l'altro non avverrà mai, nonostante in molti si illudano che accada): io quasi lo auspico, così si potrebbe vedere come i problemi continuerebbero ad esserci, nella stessa intensità. L'emergenza sicurezza si può risolvere efficacemente solo con una Giustizia vera, una giustizia con la G maiuscola, che funzioni davvero. Giusta, certa e veloce. E soprattutto che non sia forte con i deboli, e debole con i forti.

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