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il blog di Francesco Zanfardino
Per colpa di un idiota
post pubblicato in Diario, il 13 settembre 2010


                                            

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti in un suo noto film. Specialmente le parole violente, quelle che istigano all'odio. Spero che il "reverendo" Jones abbia imparato la lezione, con un rimorso che gli rimarrà per tutta la vita per aver dato, con le sue parole di odio verso il Corano, dichiarandolo addirittura di volerlo bruciare in pubblica piazza (roba da Inquisizione, roba da Medioevo) il pretesto ad un gruppo di folli in India per appicare il fuoco ad una scuola cristiana e provocare (almeno) 13 morti. E chissà quanta morte, quanto dolore, quanta sofferenza provocheranno ancora quelle folli dichiarazioni.

E spero anche che dismetterà i panni da reverendo, che dovrebbe vergognarsi di vestire. Prima di bruciare i testi sacri altrui, impari a leggersi i propri. Ma il vero dramma è che di idioti come Jones ce ne sono tanti. Troppi. Anche in Italia, anche nelle istituzioni. Il tutto per un po' di visibilità. Mi domando come facciano a guardare quel crocifisso, che pure tanto vogliono vedere esposto ovunque.

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Rosarno, Italia
post pubblicato in Diario, il 10 gennaio 2010


                                              

Quello che è accaduto in questi giorni a Rosarno Calabro è drammatico. Il livello di violenza raggiunto, da una parte e dall'altra, è intollerabile per qualsiasi Paese civile che si rispetti. Eppure non è la prima volta che accade qualcosa del genere: ricordate Castel Volturno nel Settembre 2008? Anche allora, dopo un agguato camorristico nel quale morirono diversi africani, gli immigrati del luogo si ribellarono, chi pacificamente chi violentemente, mettendo in scacco un'intera città. Ed episodi simili si sono ripetuti in questi anni, con minore potenza, con minore visibilità.

Ogni volta, si cerca di politicizzare la questione, ed entrano in gioco le dietrologie più disparate: sono gli "italiani" ad essere strumentalizzati dalla malavita, o gli "immigrati"? O non c'entra niente la malavita? La colpa delle violenze è degli "italiani" , o degli "immigrati"? Eccetera. Il fatto è che, 'ndrangheta o non n'drangheta, la dis-integrazione sta portando a questi risultati da "banlieu" parigina. Sarà perchè l'Italia il fenomeno immigratorio si è accentuato in questi ultimi decenni, mentre altrove è iniziato prima; ma ora è arrivato il tempo di agire.

Come? Bè, per risolvere il problema bisogna prima riconoscerlo: c'è un problema legato all'immigrazione, ed è anche di sicurezza pubblica. Ha sbagliato il centrosinistra nel passato a non riconoscerlo, e sbaglia chi ancora lo fa. Ma altrettanto sbaglia il centrodestra a cercare di cavalcare populisticamente il problema, senza trovare soluzioni efficaci al problema, ma solo chiacchiere e distintivo, o scaricabadili rivolti al "buonismo" della sinistra (mentre hanno governato 7 degli ultimi 9 anni, e la legge in vigore da anni sull'immigrazione si chiama Bossi-Fini). Poi, bisogna sgombrare il campo da tutti i pregiudizi: gli immigrati, in effetti, commettono mediamente più reati degli Italiani (nemmeno molti), ma se andassimo a scorporare i dati in basi alle condizioni di vita, vedremmo molto probabilmente che le differenze non esisterebbero. Insomma, non è la provenienza, ma il disagio sociale che determinano la delinquenza: se si cresce in un campo rom, o in una periferia disagiata come Scampia, puoi essere italiano o straniero, ma hai una probabilità più alta di diventare un delinquente. Poi, è l'ora di smetterla di dire che "questa gente deve andarsene a casa loro": gli immigrati, che lo si voglia o no, forse non saranno indispensabili al Paese (niente è indispensabile), ma sono ormai un pilastro fondamentale dell'economia italiana: se sparissero tutti di un colpo, il sistema Paese impiegherebbe anni per rimpiazzarne la mancanza, se non fallisse prima. Purtroppo, però, spesso queste persone lavorano in condizioni di sfruttamento, e con la spada di Damocle del permesso di soggiorno che resta per anni e anni, anche se nel frattempo magari ci si è integrati perfettamente (nonostante tutto questo) e si contribuisce a finanziare le casse dello Stato con le tasse e le pensioni dei figli degli "italiani" che non ci sarebbero senza l'incremento di natalità portato dalla popolazione italiana.

Ecco, insomma, i due binari che devono evitare la guerra sociale fra italiani e immigrati: revisione della legge sulla cittadinanza e sul permesso di soggiorno, inclusa una facilitazione per chi dimostra di integrarsi meglio (conoscenza dell'italiano, della legge italiana, scolarizzazione, lavoro regolare, domicilio regolare, eccetera), e abbreviando in ogni caso i tempi, in modo da renderle più aderenti alla realtà; lotta senza quartiere allo sfruttamento e al lavoro nero. Senza dimenticarsi, ovviamente, di far funzionare la giustizia e le forze dell'ordine per contrastare il crimine (ma questo vale ugualmente per gli italiani criminali), e di aiutare quei settori dell'economia che sono portati, anche se non costretti, dalle logiche di mercato a sfruttare, e a nero, la manodopera immigrata.

Solo così si può realmente governare il fenomeno dell'immigrazione. Il resto sono solo balle e propaganda. Altrimenti, prepariamoci ad avere una Rosarno al mese ...

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That's amore
post pubblicato in Diario, il 26 dicembre 2009


                                                  

Nella girandola mediatica che un Premier in convalescenza si sta concedendo in questi giorni, ieri sera è toccato al Tg1 delle 20, dove Berlusconi è intervenuto telefonicamente (senza uno straccio di motivo, evidentemente solo per occupare spazi televisivi). Ebbene, alla domanda di Attilio Romita sull'episodio che ha coinvolto il Papa nella notte di Natale, il premier ha risposto: "La mia opinione è, credo, quella di tutti gli Italiani, di preoccupazione e di incredulità, e ho pensato che davvero dobbiamo contrastare tutte queste fabbriche di menzogne, di estremismo e anche di odio".

Ecco, grazie a questa frase ho vinto una scommessa fatta con mio padre, elettore berlusconiano (ma non supinamente piegato al suo pensiero), appena dopo l'episodio di Natale. Avevo detto: "meno male che è emerso subito che la squilibrata in realtà non voleva aggredire il Papa, ma, seppur follemente, salutarlo, altrimenti i tuoi (i berluscones) avrebbero cominciato ad associare il fatto al <clima d'odio> ... e non escludo che lo facciano ugualmente". "Ma quando mai, figurati, si capisce che non c'entra nulla", aveva detto mio padre. Smentito dai fatti ...

P.S. Ma quanto ancora dovremo sopportare questa messinscena dell'amore contro l'odio?

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Schifacebook?
post pubblicato in Diario, il 17 dicembre 2009


                                                

Secondo Renato Schifani Facebook "è più pericoloso dei gruppi terroristici degli anni '70". Questa è la lezione che secondo il Presidente del Senato bisognerebbe trarre dall'aggressione a Berlusconi, unendo la retorica del "clima d'odio" allo scandalo creato dai media tradizionali sui gruppi pro-Tartaglia. Una lezione che in realtà sa molto di ignoranza, perchè solo in questo modo si può giustificare la posizione di Schifani, che altrimenti non potrebbe essere altro che un tentativo di strumentalizzare l'aggresione di Milano per mettere a tacere Facebook (cosa che, in effetti, è non solo possibile, ma persino plausibile).

Solo chi non conosce Facebook, infatti, può ritenerlo un focolaio di violenza. Certo, farebbe altrettanto sfoggio di ignoranza chi sostenesse che su Facebook non c'è violenza, ma non è questo il punto: il fatto è che Facebook è semplicemente un mezzo di comunicazione, come la televisione, la radio, la posta, o un muro. Come tutti i mezzi di comunicazione, può essere usato con intenti edificanti o meno, ma ciò non autorizza certo a screditarlo come "covo di estremisti" e magari pretenderne l'eliminazione: sarebbe come abbattare tutti i muri perchè su alcuni ci sono delle scritte offensive, o eliminare la televisione perchè su alcune trasmissioni avvengono delle risse.

La novità di Facebook rispetto ai media tradizionali, semmai, è quella della interattività: non si ha più un rapporto comunicativo mittente-ricevente di "pochi a molti", ma di "molti a molti". Facebook, insomma, rende più facile a tutti condividere i propri pensieri e le proprie opinioni con una platea molto ampia. Quindi, indubbiamente rende più facile condividere messaggi d'odio, ma altrettanto rende più facile condannare e far eliminare quei messaggi (com'è infatti avvenuto, e avviene ogni volta che qualcuno su Facebook tenta di diffondere messaggi razzistici o comunque violenti), attraverso un dibattito vivo, democratico e soprattutto libero che solo i social network come Facebook possono garantire (come dimostra la vicenda iraniana, dove i social network sono rimasti l'unico mezzo di comunicazion a disposizione dei manifestanti anti-regime). Come ha detto l'on. Della Vedova (Pdl), insomma, attaccare Facebook è come attaccare la libertà di comunicare e scambiarsi idee. Perchè evidentemente se ne ha paura, aggiungo io.

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No alla violenza, sempre
post pubblicato in Diario, il 13 dicembre 2009


                                               

Ora non è il momento della battaglia politica. O meglio, non dovrebbe, perchè dopo l'aggressione violenta al premier Berlusconi sono immediatamente partite le strumentalizzazioni del gesto di un pazzo da una parte, e certe posizioni evitabili da una parte. Per non parlare delle tante persone che da una parte hanno inneggiato all'aggressore e dall'altra lo volevano linciare assieme ai vari esponenti della "sinistra".

E invece no. Ora è solo il momento di dire un netto no alla violenza, in qualsiasi forma ed in qualsiasi contesto. Poi verrà il momento delle considerazioni politiche. Solidarietà a Berlusconi, dunque, perchè non dobbiamo dimenticarci che la violenza può colpire chiunque di noi.

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Quel lutto ipocrita
post pubblicato in Diario, il 11 aprile 2009


                       Minuto di silenzio in Napoli-Atalanta (Salvatore Laporta/Ap)

Oggi post un po' moralista ma doveroso. Perchè la grande ipocrisia svoltasi oggi all'Olimpico, e un po' in tutto il calcio nostrano merita una bella strigliata.

Già il fatto che si fosse giocato lo stesso, nonostante la tragedia d'Abruzzo, ha suscitato perplessità. Forse, come recitava lo striscione della curva del Napoli, "un minuto di silenzio non può bastare, per il comune senso civico il campionato si doveva fermare, noi ce ne andiamo perchè non c'è nulla da festeggiare, maledetto calcio moderno, che tu possa andare all'inferno". E in effetti, si potevano sostituire le gare ufficiali con amichevoli, e devolvere gli incassi agli sfollati (e per fortuna l'incasso è stato devoluto da molte squadre). Ma la cosa davvero importante non era tanto giocare o no: se anche si doveva giocare, bisognava essere coerenti con il clima con il quale ci si è mostrati all'inizio.

All'inizio, è sembrato tutto perfetto. Minuti di silenzio tombale in tutti i campi, giocatori col lutto al braccio e curve piene di striscioni di solidarietà, tanto che sembrava che i titoli dei giornali di domani potessero finalmente registrare una bella giornata di calcio piena di rispetto. Ma non è stato così. All'Olimpico, infatti, è andato in onda uno spettacolo che dire vergognoso è dir poco. Cinque espulsi, compresi gli allenatori, risse in campo, calci, sputi, insulti e mancanze di rispetto all'ennesima potenza. Con gruppi di "tifosi", e qui ci vogliono centinaia di virgolette, che hanno invaso il campo ed hanno continuato a dare il peggio di sè anche dopo la partita.

Si dirà: è il derby. Ma nessuna tensione può giustificare quello che è avvenuto. E poi queste cose sono accadute anche su altri campi, come una peste che non smette di diffondersi.  Si dirà: se non si voleva che accadesse questo, proprio in questo giorno, non bisognava far disputare il campionato. E infatti, forse sarebbe dovuto essere così, ma non è questo il punto: il calcio dovrebbe essere sempre corretto, non solo in queste tragedie. E qui veniamo al solito punto: la caduta in basso del mondo del calcio. Posseduto dal Dio Denaro, certo: ma anche da una certa mentalità, dalla cultura sportiva in Italia tra la gente comune e non. Come possiamo pretendere che questi giocatori, cresciuti magari da allenatori senza scrupoli che li invitavano alle peggiori scorrettezze pur di vincere, seguiti da genitori che magari sugli spalti invece di tifare in maniera sana, si accapigliavano con i genitori della squadra avversa, supportati da "tifosi" che danno il peggio di sè ogni domenica ... insomma, come possiamo pretendere che questi giocatori si rendano conto dell'importanza di quel lutto al braccio? Che senso ha riempirsi la bocca di solidarietà, od osservare quei minuti di silenzio, se poi non si è capaci nemmeno di rispettare chi è di fronte a noi?

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Solidarietà a Rita Bernardini
post pubblicato in Diario, il 2 febbraio 2009


                                                                

Oggi, leggendo su Repubblica.it la notizia delle centinaia di insulti, oscenità e minacce rivolte all'onorevole Rita Bernardini, una dei parlamentari radicali eletti nelle file del Partito Democratico, mi sono vergognato. Mi sono vergognato che tanti miei connazionali potessero sfogare in questo modo orribile la propria rabbia, in maniera razzistica e sessista. Perchè poi? Perchè la Bernarardini ha "osato" fare visita ai 4 rumeni arrestati per lo stupro di Guidonia e che avevano denunciato percosse parte delle autorità.

D'accordo, il gesto poteva sembrare inopportuno. Ma i Radicali si sono sempre contraddistinti come accaniti difensori dei diritti civili, e hanno sempre sostenuto battaglie per i diritti dei carcerati. Battaglie difficilissime e coraggiosissime, perchè non è mai facile, specialmente in Italia e in questa Italia, dire "nessuno tocchi Caino". Perchè appena lo si dice, appena si prova a sostenere che anche i criminali colpevoli delle più efferate atrocità hanno dei diritti, innanzitutto quello ad esser trattati (pur nella pena) con dignità, si viene accusati di essere dalla parte dei criminali contro le vittime. Ma quando mai! Ma come si può ragionevolmente pensare che la giusta rabbia nei confronti di chi ha brutalmente stuprato quella povera donna, deve farci godere dei maltrattamenti altrui? Ma come si può ragionevolmente pensare di mettere da parte i diritti dei carcerati, pensando cose del tipo "quelle bestie dovevano essere trattate pure peggio", come ha detto Maurizio Battista in "Effetto Sabato" su Rai Uno, la principale rete TV pubblica, applaudito dal pubblico e sostenuto dalla conduttrice? Caro Battista, "In Italia, non esiste ancora una legge che sancisca che gli arrestati debbano essere presi ripetutamente a calci e a pugni qualsiasi delitto abbiano commesso. Chi ritiene, invece, che una legge così debba essere approvata, deve avere l'onestà di proporla. Io, da radicale, ho sempre pensato che uno Stato non si deve porre allo stesso livello dei criminali che deve combattere" (risposta della Bernardini ad una delle poche mail "civili" che ha ricevuto).Ma cosa vogliamo insegnare ai nostri bambini? Ma dove sono finiti i nostri valori, la nostra centenaria tradizione di civiltà? Noi, inventori dell'abolizione della pena di morte, ridotti ad un popolo di aspiranti torturatori e gognatori ... un popolo che lincia, che mette alla gogna, e tra l'altro solo quando si tratta di stranieri che violentano italiane, perchè quando invece vengono violentate le straniere, oppure quando i violentatori sono italiani, nessuno si strappa le vesti, nessuno organizza linciaggi, nessuno se ne strafotte ... quasi fosse che "noi Italiani possiamo stuprarci le nostre donne", gli altri no ... ma che fine ha fatto la nostra coscienza? Perchè i linciatori di Guidonia non hanno linciato quei quattro deficienti loro quasi-conterranei che hanno bruciato il marocchino che non c'entrava niente? Perchè ci sentiamo incazzati solo quando ci toccano "a noi", come se le sofferenze altrui non contassero?

Insomma, come possiamo sentirci migliori di quei criminali di Guidonia se godiamo (anche se non lo si ammette) quando picchiano "gli altri"? Come possiamo sentirci migliori di loro se diciamo "Fai veramente schifo, ti auguro di essere stuprata da un branco di merde come quelle li, ma magari ti piace perche a quanto sei brutta e fai schifo non ti scopa nessuno troia del cazzo, ti auguro pure che ti venga un tumore al cervello (se possibile visto che materia grigia non ne hai molta), e che te ne vada quanto prima tra atroci sofferenze, pregheremo tutti perchè tu muoia. Crepa puttana di merda" a chi semplicemente denunciava una possibile tortura, senza ovviamente condividere la loro violenta atrocità?

Solidarietà a Rita Bernardini. E a tutti coloro che, specialmente se politici, assistendo alla deriva razzistica e/o ghigliottinistica dell'opinione pubblica, ha il coraggio di assumere decisioni tremendamente impopolari ma ispirati dalle più elementari norme di democrazia e convivenza civile. Certamente 100mila volte meglio di chi promette sicurezza e poi si trova di fronte una situazione ingestibile, 100mila volte meglio delle false indignazioni e delle solidarietà vuote, 100mila volte meglio di chi non prende un accidente di decisione per salvare la vita e la dignità delle nostre donne ma poi va in TV a prendere i consensi con le parole e la propaganda.

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Chiacchiere e distintivo
post pubblicato in Diario, il 22 gennaio 2009


                                                      

Ancora uno stupro. Ancora Roma. Ancora una via buia. Ancora la fermata dei mezzi pubblici. Solo che stavolta il Sindaco è Alemanno, e allora bisogna minimizzare. Nessuno speciale televisivo, nessun tram-tram mediatico, nessuna strumentalizzazione da parte della destra, nessun attaco universale contro la sinistra che ignora il problema della sicurezza. D'altronde può capitare una violenza sessuale, no? Mica è colpa del Sindaco!

Già, eppure ricordo ancora delle frasi di Alemanno di un anno fa, tipo questa: "L'aggressione alla ragazza alla stazione ferroviaria La Storta, così drammaticamente simile a quella che ha visto vittima la signora Reggiani a Tor di Quinto, riporta in primo piano il problema della sicurezza a Roma, ignorato dall'amministrazione di centrosinistra. Veltroni e Rutelli farebbero bene a interrogarsi sulle loro responsabilità in merito" (Alemanno, 19 Aprile, durante la campagna elettorale contro Rutelli per il Comune di Roma, dopo l'aggressione subita da una studentessa in quei giorni a Roma).

Salvo poi "redimersi" pochi mesi dopo, da Sindaco. Due turisti olandesi aggrediti da rumeni a Roma? Mica è colpa sua, sono stati "imprudenti": "La sinistra non speculi, non dovevano stare lì" (Alemanno, 24 Agosto 2008). Una ragazza subisce una violenza di gruppo durante la festa di Capodanno organizzata dal Comune di Roma? "Solidarietà, ci costituiremo parte civile" (e tirittitì, Alemà!). E ora, una ragazza viene violentata in una situazione identica a quella del tanto clamoroso caso Reggiani? "Faremo provvedimenti straordinari" (e perchè, fino ad adesso che cosa avete detto di aver fatto sulla sicurezza?).

Così Alemanno e la destra in generale, con la complicità dei media,  fregano i cittadini sulla sicurezza. Alimentano paure, strumentalizzano casi isolati, quando sono all'opposizione. Sotterrano le paure con provvedimenti "spot" e sminuiscono i casi isolati. Povera Italia.

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Buon Anno, Palestina
post pubblicato in Diario, il 31 dicembre 2008


                                                   

Concludo questo 2008 con i più sinceri auguri di un felice anno pieno di soddisfazioni per tutti voi. E con una dedica speciale. L'anno scorso ho dedicato l'ultimo post del 2007 alla mia terra, la Campania, martoriata dalle ben note vicende. E in effetti ci sarebbe ancora abbastanza materiale per una nuova dedica ... ma i recenti avvenimenti mi hanno convinto a dedicare questo post ad una terra ancora più martoriata, ovvero la Palestina.

Buon anno, dirigenti Israeliani e Palestinesi. Mettete da parte egoismi, interessi, personalismi ed orgoglio e date finalmente concretezza alla frase "due popoli, due Stati". Forse ne pagherete in conseguenze politiche, in perdita di interessi, in dure contestazioni: ma la Storia si ricorderà di voi e non di chi vuole la guerra e l'odio.

Buon anno, pseudo-governanti e pseudo-opinionisti di tutto il mondo. Che il nuovo anno vi porti un po' di sale in zucca. Finchè continuerete a dividervi in chi sostiene Israele e chi sostiene la Palestina, fra chi considera Hamas e Hezbollah dei terroristi e chi delle forze politiche, fra chi attribuisce le colpe all'uno e chi all'altro, non contribuirete certo a risolvere la situazione. La questione è ormai talmente vecchia e talmente ricca di colpe e ragioni sia nell'uno che nell'altro campo che ormai parlare di "torto" o "ragione" non ha più senso. Ancor di più se lo si fa per scelte propagandistiche e/o elettorali.

Buon anno, Onu. Che il 2009 ti porti un po' di decisionismo. Perchè non si può più far finta di niente e/o mettere pannicelli caldi su una terra che è martoriata da troppo, troppo tempo. Si usino tutte le armi diplomatiche per mettere Palestina e Israele attorno ad un tavolo per risolvere definitivamente la situazione, con tempi certi e confini certi ed eque distribuzioni di territori. Altrimenti lo faccia l'Onu, coattivamente, con truppe di interposizione (come in Libano) e se uno dei due Stati, o entrambi, scombussolano le cose, li occupi l'Onu con delle missioni. Bisogna agire con forza, perchè questo eccidio deve finire.

Buon anno, Hamas. Speriamo che il nuovo anno vi porti un po' di coerenza. Perchè se la si vuole smettere di essere considerati organizzazione terroristiche, l'unico modo è smettere di comportarsi come organizzazioni terroristiche. Solo allora il mondo vi vedrà solo come una forza politica, mentre ora siete entrambe le cose.

Buon anno, anti-Hamas. Che il nuovo anno vi porti un po' di intelligenza. Perchè, per quanto Hamas agisca spesso come una organizzazione terroristica, è altrettanto vero che in Gaza la popolazione stravede per Hamas. E non perchè sono anche loro terroristi, ma perchè è l'unica forza che a loro modo e secondo il loro punto di vista tutela i loro interessi. E poi la pace si fa con i nemici, non con chi sta bene a noi. Altrimenti è una pace fittizia.

Buon anno, governanti Israeliani. Che il 2009 vi porti un po' di moderazione. Perchè se è legittimo, anzi "legittimissimo" il diritto a difendersi, anche attraverso l'attacco, è pur vero che la netta superiorità israeliana rende inutile simili esagerazioni militari. Tante morti civili possono essere evitate, dando comunque segni di forza.

Buon anno, anti-Israeliani. Che il nuovo anno porti anche a voi un po' di sale in zucca. Perchè non è certo con l'odio e la violenza, o semplicemente bruciando una bandiera, che si risolvono le cose. E, ripeto, in questo abominio nessuno ha torto o ragione.

Buon anno, bambini palestinesi. Dover per "palestinesi" intendo tutti, ebrei, cristiani, musulmani. Purtroppo pagate le conseguenze della follia dei grandi. Che il nuovo anno vi porti finalmente un po' di serenità.

Insomma, buon anno a tutti voi, abitanti della Palestina. Che il 2009 vi porti ciò che sicuramente la stragrande maggioranza di voi vorrà, ovvero una esistenza pacifica. Un po' di ottimismo non guasta mai.

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Il fanatismo e l'intolleranza
post pubblicato in Diario, il 30 novembre 2008


                                                    

In questi giorni siamo rimasti tutti sconcertati dinanzi alle immagini della tragedia in India, dove quasi 200 persone sono morte a causa della follia di qualche gruppo di fanatici organizzati. Simili tragedie ci fanno infatti chiedere come sia possibile che tanta crudeltà, tanta violenza, tanta follia possa insinuarsi nell'animo umano, tanto da portare a gesti di tale estremità e tale odio verso "l'altro".

Tuttavia, trovo altrettanto irragionevoli le reazioni alla tragedia. Nonostante il progresso della civiltà, nonostante avvenimenti come la vittoria di Obama, infatti, ancora in molti di fronte a queste tragedie rispolverano vecchie e stupide paure: torna l'equazione Islam=terrorismo, torna la paura dell'altro. Vengono rivalutate le "guerre al terrorismo", nonostante che non abbiano portato alla fine del terrore, viene addirittura visto un "cambiamento di strategia" nelle politiche estere di Obama (da quali cose, poi, non si capisce ...). Ma la violenza non ha nè colore nè religione: magari possono cambiare le forme, ma i morti sono tutti uguali, e putroppo simili eccidi sono stati, sono e saranno fatti da tutti, indù, cristiani, musulmani, ecc. ecc. in una logica perversa in cui fanatismo e interessi economici sono spesso intrecciati. Senza considerare che all'intolleranza non si può certo rispondere con l'intolleranza, a meno di non voler essere incoerenti.

Forse, però, se i media fossero più cosmopoliti e meno a caccia di sensazionalismo, simili rigurgiti di intolleranza non ci sarebbero: ne è una dimostrazione il caso degli scontri fra cattolici e musulmani in Nigeria, 400 morti, avvenuti contemporaneamente ai tragici fatti indiani ma di cui nessuno ha parlato, o quasi.

P.S. Intanto, però, una buona notizia che mi ha scaldato il cuore. Ieri i pescatori di Mazara del Vallo hanno sfidato il mare in tempesta per salvare 650 clandestini in difficoltà. Complimenti vivissimi a questi "angeli del mare", come sono stati soprannominati, che dimostrano come non tutti si lascino dominare da questo pensiero unico di intolleranza che, tra l'altro, sta aggravando e non risolvendo il problema degli sbarchi di clandestini (che sono raddoppiati).

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Basta con l'odio politico
post pubblicato in Diario, il 28 maggio 2008


                             <b>Sangue, cortei, attacchi squadristi<br>l'università ritorna una polveriera</b>

Dopo i fatti di Roma non mi viene di dire nient'altro che: basta odio politico. Non mi importa chi abbia iniziato prima, non m'importa chi aveva "ragione", non m'importa per quale "motivo": non c'è nulla di ragionevole e motivato nell'uso della violenza.

L'uomo si distingue dagli animali proprio per questo: non ha bisogno della violenza per affermare le proprie idee.

Maledetta intolleranza
post pubblicato in Diario, il 2 aprile 2008


                        

Oggi è successa una cosa indecente. E non mi riferisco all'affaire-Pizza (di quello ne ho già parlato ieri) ma all'episodio di forte intolleranza avvenuto oggi a Bologna, al comizio del leader della lista "Aborto? No Grazie" Giuliano Ferrara.

Dissentire è legittimo (dissento anche io dalle opinioni di Ferrara). Ma le opinioni sono sempre opinioni, e nessuno può avere il diritto di comportarsi così. Se anche quelle di Ferrara fossero opinioni stupide, la risposta sarebbe rispondere con maggiore stupidità?

Con la violenza e l'intolleranza non si va da nessuna parte.
Vergogna.
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