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il blog di Francesco Zanfardino
Hasta la victoria, siempre?
post pubblicato in Diario, il 24 agosto 2010


                                                

Con la sua "lettera agli Italiani", pubblicata sul Corriere, Walter Veltroni torna a far parlare di sè. Un po' tutti, compreso qui sul web. Tuttavia, la gran parte si sono limitati a commentare la figura dell'ex segretario del PD, le sue luci e le sue ombre, tra entusiasmo, delusione e rancore.

Avrei preferito, invece, dei commenti di merito alla "lettera". Perchè Veltroni, se tralasciamo i preamboli se vogliamo un po' "retorici" sulle condizioni degli Italiani, ha essenzialmente affrontato un nodo nevralgico della discussione interna al centrosinistra, ovvero il "come" superare il berlusconismo: discussione tornata decisamente in voga nelle ultime settimane, proprio quando la fine di Berlusconi è sembrata davvero vicina. Ed ecco che Veltroni, pur sperando "che si concluda rapidamente l'era Berlusconi", spera "che finisca questo tempo non per tornare a quello passato". Il riferimento è alle logiche da Prima Repubblica, dove i governi si facevano e disfacevano in continuazione a seconda degli interessi di pochi e certo non degli Italiani. Ed ecco che Walter, come sempre, torna a rifiutare l'idea delle "alleanze col diavolo, pur di vincere": ovvero alleanze non basate su una reale convergenza programmatica e politica, "le uniche credibili". Al massimo, Veltroni ammette la possibilità di fare convergenze in Parlamento, di breve periodo, per superare l'emergenza finanziaria ed approvare una nuova legge elettorale che conduca ad "un nuovo e moderno bipolarismo", magari con collegi uninominali e primarie per legge.

Riflessioni che, personalmente, condivido. Di fronte alla crisi del berlusconismo, infatti, ho assistito con amarezza all'imporsi all'interno del PD, nei suoi vertici e purtroppo anche fra la base, di un pensiero negativo: l'inseguire "gli altri", sia che si tratti di Casini, di Fini o di Montezemolo, o comunque pensieri e idee non proprio di centrosinistra, pronti a stringere accordi con tutto e con tutti pur di vedere il nostro nemico cadere. Invece credo che dovremmo smetterla di inseguire gli altri e cominciare a dire la nostra. Vogliamo tornare alle urne, ma prima vorremmo cambiare la legge elettorale? Bè, allora invece di lasciare il campo ai "terzopolisti", che d'altronde per definizione hanno interessi opposti ai nostri, facciamo la nostra proposta di legge elettorale, di stampo bipolarista e che ripristini la facoltà per gli elettori di scegliersi i propri rappresentanti, e presentiamola al Paese. Non riusciamo ad approvarla, perchè Casini e company non la voteranno? Pazienza, vorrà dire che saranno loro ad essere accusati di aver salvato il "Porcellum": e, comunque, meglio che vendere l'anima al "diavolo". E così su tutto. Dobbiamo tornare a dettare noi l'agenda, senza aver paura. Starà a Casini, e tutti gli altri possibili partners, scegliere se è il caso o meno di condividere o meno un percorso, sulla base del sentiero programmatico che deve tracciare il PD, per poi definirlo per bene insieme a chi intenderà condividerlo. E' la famosa "vocazione maggioritaria".

Se facessimo così perderemmo? Forse. Forse perderemmo anche se ci alleassimo a prescindere con Casini e magari Fini, magari cedendo pure ad altri la leadership, pur di vincere. Ma, se anche non fosse così, se allearsi con il "terzo polo" volesse significare vittoria certa, siamo sicuri che la priorità è vincere, e non piuttosto governare bene il Paese? L'attuale presenza di Berlusconi e del berlusconsimo al potere non è forse figlia anche di una vittoria, quella di Prodi, basata su un'alleanza fatta per "vincere" ma che ci ha impedito di governare bene, anche se ovviamente meglio di Berlusconi, ma distruggendo in maniera quasi irrimediabilmente tutta la nostra credibilità? E, dimentichi di quella lezione, vorremmo addirittura proporre un'alleanza ancora più disomogenea, che potrebbe aprire quindi la strada ad una successiva vittoria di un berlusconismo ancora peggiore?

Sarò impopolare, ma io preferisco perdere, ma gettando  sul serio le basi per una nuova Italia, anzichè vincere, ma facendola sprofondare di fatto in un declino ancora peggiore. E poi non sarei affatto così sicuro che puntare tutto sul programma, anzichè sui numeri, sia una scelta perdente; in fondo, è quello che ci ha insegnato recentissimamente la terra pugliese: le "strategie di palazzo" non servono a nulla, se non si ha una "storia" da raccontare.

Bene ha fatto dunque Walter a ricordarlo. Certo che, però, bisognerebbe anche cominciare a delinearla  per bene questa "storia", Walter compreso. E non parlare sempre e solo di nomi e alleanze.

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La lealtà che manca
post pubblicato in Diario, il 20 novembre 2009


                                              

Povero Henry. Ora è esposto alla pubblica gogna dell'intero globo, per quell'evidente fallo di mano che ha viziato il gol-qualificazione dell'ultimo minuto che ha consentito alla Francia di qualificarsi ai Mondiali 2010 del Sudafrica ai danni dell'Irlanda del "Trap". E, per carità, se lo merita. Quella di Henry, infatti, è certamente stata una vigliacca slealtà ai danni dei valori sportivi che una partita di calcio dovrebbe rappresentare. Quel "povero", dunque, non è giustificativo. Per nulla. Però bisogna riflettere sul fatto che, anche se si squalificasse a vita Henry, certo non si risolverebbe il problema. Il fatto è che il mondo del calcio è davvero un brutto mondo.

E non mi riferisco solo ai vari interessi economici che ci sono dietro. Lasciatevelo dire da chi ha avuto una pur breve esperienza da arbitro FIGC, nella realtà che ne è l'esempio migliore: i campionati giovanili ("Giovanissimi" e "Allievi", per intenderci). Ovvero, quei campionati dove sono cresciuti i campioni di oggi, e dove ci sono i campioni di domani. Ebbene, questi campioncini in erba sono istruiti fin da qui non solo ad essere bravi al pallone, ma anche ad essere sleali, molto sleali. Sono istruiti daglia allenatori a fare qualsiasi cosa quando si può, ovvero lontani dagli occhi dell'arbitro: a simulare, a fare fallo, a scambiarsi colpi proibiti, a giocare di mano (per l'appunto). E spesso anche quando non si può, a dire il vero: tanto, il rischio di trovare un arbitro capace di cogliere tutti gli elementi di una partita è basso, e i "vantaggi" sono alti. Per non parlare delle offese che i giocatori si scambiano tra di loro e verso l'arbitro, spalleggiati dai genitori che dalle tribune incitano i propri figli non a giocare bene, ma a "spezzargli le gambe", e mandano parole non proprie cortesi all'arbitro di turno.

Insomma, i calciatori sono educati ed incentivati  fin da piccoli a giocare sleale, a giocare non per divertirsi ma per vincere. Non dobbiamo soprenderci, quindi, che da "grandi" continuino a comportarsi in maniera sleale, che credano di più al "dio Denaro" che non ai valori e alla lealtà verso se stessi, gli altri e la propria squadra. E, in fondo, nemmeno noi tifosi siamo messi meglio: ora siamo tutti pronti ad indignarci, ma cosa sarebbe accaduto se al posto di Henry ci fosse stato Pazzini ed al posto della Francia l'Italia? Avremmo tutti condannato l'episodio o avremmo sorvolato? E se Pazzini avesse confessato il fattaccio, quanti lo avrebbero applaudito e quanti lo avrebbero mandato a quel Paese per averci fatto perdere la qualificazione? E quel che è peggio è che questo mondo del calcio contribuisce fortemente alla formazione delle coscienze civili di ognuno di noi, vista l'enorme popolarità che gode presso gli Italiani e non solo.

Bisogna tornare alla lealtà, insomma, e da parte di tutti. Anche se, se i calciatori, ogni tanto, cominciassero loro a dare il buon esempio, cominciando a confessare ogni volta ciò che gli arbitri non vedono (falli di mano, colpi proibiti, ecc.), come fece De Rossi qualche anno fa, forse tutto cambierebbe più in fretta. Decisamente.

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