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il blog di Francesco Zanfardino
Decisioni globali per problemi globali
post pubblicato in Diario, il 5 settembre 2009


                                            

Mi sono imbattuto per caso su questo articolo de La Stampa, in cui si parla delle trattative in seno all'Onu per la riforma del Consiglio di Sicurezza, e mi sono compiaciuto del fatto che si stia finalmente lavorando, anche se con percorsi ed interessi diversi, a delle soluzioni che in potrebbero portare ad una Onu decisamente più funzionale e capace di decidere.

India e Brasile spingono per un allargamento, ma contenuto, del Consiglio di Sicurezza, che spiani la strada al loro ingresso, insieme magari a Germania e Giappone. L'Italia ed altri Paesi spingono invece per un allargamento molto più ampio (25 membri) e per una riforma del "diritto di veto" dei membri del Consiglio. Meglio la seconda strada, dato che, secondo me, la strutturazione migliore del Consiglio dovrebbe essere di 15 membri (meglio non mettere troppi galli a cantare), con l'abolizione totale del diritto di veto e con i Paesi membri del Consiglio non stabiliti a priori eletti dall'Assemblea Generale dell'Onu. Magari garantendo, per ovviare al problema dell'uguaglianza che si creerebbe tra il voto del piccolo staterello e colossi come la Cina, dei "seggi permanenti" ai Paesi più importanti (magari i cinque attuali, così da non scontentarli troppo della riforma), oppure facendo pesare il voto di ogni Paese per il numero di abitanti che rappresenta.

Possono sembrare questioni poco importanti. Ma da queste riforme dipende la funzionalità dell'Onu, e la sua capacità di incidere sui problemi di tutti noi. I grandi fenomeni che influenzano le nostre vite, infatti, che siano ambientali (inquinamento globale), economici (le varie crisi) o di sicurezza (terrorismo), sono sempre più problemi globali, che necessitano di interventi globali. Interventi che possono essere intrapresi solo da organismi internazionali come l'ONU ... ma il diritto di veto e la mancata reale rappresentatività del Pianeta (si pensi che attualmente sono tagliati fuori Africa e America Latina) fanno sì che gli interventi necessari si riducano a "placebo" e banali raccomandazioni. Bisogna lavorare il più possibile nella direttrice di un "governo globale", insomma, altrimenti gli egoismi nazionali finiranno per impoverire tutti. E non mi pare una scelta intelligente.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

L'anomalia italiana sull'ambiente
post pubblicato in Diario, il 4 dicembre 2008


                                                   

Il "piano verde" della UE, che ha l'obiettivo di portare al 20% entro il 2020 la quota di energia ricavata dalle rinnovabili, si è fermato, a causa del veto di 1 solo dei 25 paesi membri. L'Italia. Grazie, insomma, proprio al Governo "decisionista" e contrario alla politica del veto.

D'altronde il Governo Italiano e il Ministro Prestigiacomo, che in 8 mesi di legislatura è stata visibile solo in quest'occasione dato che di politiche ambientali con questo Governo non se ne vede nemmeno l'ombra, hanno sempre ostacolato questo piano, spalleggiati dalla Confindustria della Marcegaglia. E' stato detto di tutto e di più da questo schieramento anti-verde, che "così si uccidono le altre imprese", "ad esser contrari siamo la maggioranza della UE", "non possiamo permettercelo perchè abbiamo il nucleare", "la questione energetica non si risolve con le rinnovabili", ecc. ecc. Peccato che siamo gli unici a lamentarci, e certo non siamo gli unici ad avere le imprese, non siamo gli unici a non avere il nucleare (ben 17 paesi UE su 25).

Inoltre, lasciatemi dire una cosa. La questione energetica non si risolve con le rinnovabili. Forse. Ma nemmeno con il nucleare. Soprattutto, è meglio spendere miliardi di miliardi per far partire centrali nucleari che, nell'Italia dei veti, nella migliore delle ipotesi partiranno nel 2020, oppure spendere quelle stesse some per sfruttare le energie rinnovabili di cui l'Italia è piena ed averne subito i benefici economici, oltre che ambientali? Ed è razionale frenare, salvo poi parziali ripensamenti, un incentivo come quello sul fotovoltaico che sta facendo sviluppare quel settore?

Ma il vero problema è un altro. E' che in Italia manca la cultura ecologista, e quando c'è è in mano ad estremisti (i "verdi arcobaleno") che non fanno altro che fare il gioco dei cattivi industriali e della destra italiana. Certo, c'è un ecologismo moderno, rappresentato dagli Eco-Dem, ma purtroppo sono schiacciati dal confronto fra estremisti e anti-ambientalisti. Così solo in Italia abbiamo una destra anti-ambientalista e demagogica, mentre all'estero quasi tutti i leader di centrodestra come Sarkozy, la Merkel e Cameron sono paladini dell'ecologismo al pari dei loro colleghi di sinistra. L'unico era Bush, ma poi ha stravinto Obama con la sua politica fortemente ecologista, grazie alla quale vuole risollevare l'economia Americana.

Bastian contrari unici. Sul piano UE, e come leader di destra. L'ennesima dimostrazione dell'anomalia Italiana.

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