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il blog di Francesco Zanfardino
Sì, ma quali cattolici?
post pubblicato in Diario, il 10 agosto 2010


                                          

Secondo "Famiglia Cristiana", ed è la seconda volta che esprime questo parere, all'Italia servono "giovani poltici cattolici" per superare questo momento di caduta morale, caratterizzato da "uomini che hanno scelto la politica per sistemare se stessi e le proprie pendenze".

In effetti, non farebbe male alla moralità della politica italiana una iniezione di politici cattolici, o almeno di quei cattolici la cui passionalità con la quale professano e magari difendono la propria fede si traduce anche in una identica passionalità nello svolgere la propria funzione politica, dunque scevra da altri interessi che non siano quelli del bene comune. Il punto però, è proprio questo: non è "giovane" l'aggettivo giusto per la nuova generazione di politici cattolici, ma "onesti" e/o "passionali".  Per carità, da non ancora ventenne non vedrei affatto male una bella iniezione di facce giovani in una politica fin troppo gerontocratica. Ma la gioventù da sola non è garanzia di onestà e passionalità, cosa che chiunque di noi abbia un minimo di contatto col mondo della politica sa bene: basti pensare all'innumerevole lista di "figli di" presenti in politica per dare una "faccia pulita" ad interessi sempre torbidi (tranne qualche eccezione, per carità: generalizzare è sempre sbagliato).

Certo che anche il mondo che ruota intorno alla cattolicità deve mettersi d'accordo. Non è certo un mistero che questo mondo, almeno ai suoi "vertici", ha sempre appoggiato determinati schieramenti politici, a cominciare proprio dai governi Berlusconi (anche "Famiglia Cristiana", pur criticandone diversi aspetti), pur non rappresentando questi ultimi i famosi "valori cattolici". Mentre, per delle questioni di principio, hanno guardato con diffidenza al centrosinistra. Ma possono definirsi dei buoni politici cattolici quelli che magari difendono "le radici cristiane dell'Europa", e poi alimentano un clima di odio verso lo "straniero" e il "diverso"? Oppure quelli che difendono a spada tratta il crocefisso nelle scuole, e poi intendono chiudere quelle scuole all'integrazione? E vogliamo parlare di quelli che si fanno portavoce dei valori e della moralità cristiana, e poi alla prima occasione si fanno trovare con escort, trans e cocaina? E come dimenticarsi dei "paladini della famiglia", che poi si scopre essere divorziati? E ancora: che dire di quelli che vanno a messa magari tutte le domeniche, e poi non si fanno scrupolo di fare le peggiori corruttele?

E allora, meglio chi battaglia contro le unioni civili, contro l'aborto, contro il testamento biologico, contro la laicità in generale, o chi magari su queste questioni "etiche" la pensa diversamente dai vertici della Chiesa (mentre il "popolo cristiano" non è poi così distante), ma su tutto il resto applica il messaggio cristiano, volontariamente o no, molto di più che certi cattolici da strapazzo?

Insomma, meglio Vendola o Berlusconi?

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Addio scontato
post pubblicato in Diario, il 14 febbraio 2010


                                              

Voglio essere buono con la Binetti. Potrei dire che il suo addio al PD è una mossa di convenienza politica, anche alla luce del fatto che poteva andarsene nel più vicino partito di Rutelli, che pur l'aveva portata in politica, anzichè preferire la "sicurezza" dell'UDC. Ma invece voglio credere che la scelta dell'on. Binetti sia solo dettata da motivazioni ideali: in fondo, mi risultava quasi simpatica con quella sua ostinazione a combattere, fino in fondo, una battaglia valoriale persa in partenza.

Già, in partenza. Perchè è vero che l'identità del PD è un tantino confusa, ma fin dall'inizio era chiaro che il PD non sarebbe mai stato un partito confessionale. Perchè è questo che la Binetti ha chiesto fino ad ora al PD: su tutte le tematiche etiche, e tutto ciò che riguardava la Chiesa, Paola Binetti ha espresso pari pari la voce del Vaticano, dimostrandosi quindi non tanto cattolica, ma proprio clericale, ovvero lo stesso tipo di errore che rimprovera ai Radicali (quello dell'anticlericalismo). Magari è solo una coincidenza che la Binetti la pensi sempre come il Vaticano, e in ogni caso non è detto che ciò che dica il Vaticano sia sbagliato (anzi!), ma poteva davvero pensare che il PD potesse seguire certe sue posizioni o non avere una linea su un determinato argomento perchè lei era contraria? Ma soprattuto: perchè Paola Binetti si è sempre importata unicamente delle tematiche etiche? O, se ha lavorato anche su altre tematiche, perchè teneva a far emergere le sue opinioni solo su quelle? Evidentemente erano solo quelle che le interessavano.

Una come la Binetti poteva anche restare nel PD, se si comportava diversamente. Esistono infatti tante persone nel PD che hanno posizioni molto lontane dalla linea del PD sulle tematiche etiche, però non giudicano il Partito solo da quelle. Pensano anche ad altro, lavorano anche ad altro, criticano anche altro. E magari, ogni tanto, su qualcosa danno ragione alla linea del Partito anche su quelle tematiche e non seguono peridissequamente solo la linea di altri. Senza avere la pretesa di dare l'autentica interpretazione dei valori cattolici. Evidentemente, non era il suo caso e, ripeto, la sua era una battaglia persa in partenza.

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Principi intoccabili
post pubblicato in Diario, il 8 gennaio 2010


                                              

Nello spronare la politica italiana a perseguire la strada del dialogo e delle riforme, tornata in voga con l'irruzione sulla scena del "partito dell'amore", il Presidente del Senato Renato Schifani, di malcelata parzialità berlusconiana, difende la necessità di riformare la Costituzione, anche se "non nella prima parte, quella dei valori, che non è mai stata messa in discussione".

Ebbene, qualcuno ricordi a Schifani, che pure dovrebbe saperlo (visto il suo ruolo), che, a proposito di "valori" e "prima parte della Costituzione", l'articolo 3 della nostra carta dei valori dice che "tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge". Non mi pare proprio che questo principio non sia mai stato messo in discussione ... e che le cosiddette "riforme" di cui si parla ne siano estranee ...

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Mens sana in corpore sano
post pubblicato in Diario, il 3 dicembre 2009


                                            

Ogni tanto, per la scuola italiana non arrivano solo brutte notizie, tra tagli e ridimensionamenti vari. Grazie ad un accordo tra il Coni ed il Ministero dell'Istruzione, infatti, partirà il 15 Febbraio una fase sperimentale che porterà all'introduzione in ordinamento dell'educazione fisica alle elementari. Oddio, in moltissime scuole elementari lo sport fra i banchi delle elementari c'è già, ma è lasciato all'autonomia delle singole scuole e gestito dall'insegnante più preparato. Ora, invece, ci saranno due ore obbligatorie di educazione fisica a settimana, con gli insegnanti affiancati da laureati in Scienze Motorie. Il tutto per un costo a pieno regime relativamente piccolo: solo 71 milioni all'anno.

Insomma, una piccola rivoluzione che merita di essere applaudita. Anzi, non si capisce come mai finora non sia stata attuata. Una sana attività fisica aiuta la salute, ed in tempi di obesità infantile dilagante non guasta, la mente, ma soprattutto lo spirito, con i valori che lo sport, almeno a questi livelli, insegna. Sperando che i bambini non seguano gli esempi dei loro "campioni", però ...

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La lealtà che manca
post pubblicato in Diario, il 20 novembre 2009


                                              

Povero Henry. Ora è esposto alla pubblica gogna dell'intero globo, per quell'evidente fallo di mano che ha viziato il gol-qualificazione dell'ultimo minuto che ha consentito alla Francia di qualificarsi ai Mondiali 2010 del Sudafrica ai danni dell'Irlanda del "Trap". E, per carità, se lo merita. Quella di Henry, infatti, è certamente stata una vigliacca slealtà ai danni dei valori sportivi che una partita di calcio dovrebbe rappresentare. Quel "povero", dunque, non è giustificativo. Per nulla. Però bisogna riflettere sul fatto che, anche se si squalificasse a vita Henry, certo non si risolverebbe il problema. Il fatto è che il mondo del calcio è davvero un brutto mondo.

E non mi riferisco solo ai vari interessi economici che ci sono dietro. Lasciatevelo dire da chi ha avuto una pur breve esperienza da arbitro FIGC, nella realtà che ne è l'esempio migliore: i campionati giovanili ("Giovanissimi" e "Allievi", per intenderci). Ovvero, quei campionati dove sono cresciuti i campioni di oggi, e dove ci sono i campioni di domani. Ebbene, questi campioncini in erba sono istruiti fin da qui non solo ad essere bravi al pallone, ma anche ad essere sleali, molto sleali. Sono istruiti daglia allenatori a fare qualsiasi cosa quando si può, ovvero lontani dagli occhi dell'arbitro: a simulare, a fare fallo, a scambiarsi colpi proibiti, a giocare di mano (per l'appunto). E spesso anche quando non si può, a dire il vero: tanto, il rischio di trovare un arbitro capace di cogliere tutti gli elementi di una partita è basso, e i "vantaggi" sono alti. Per non parlare delle offese che i giocatori si scambiano tra di loro e verso l'arbitro, spalleggiati dai genitori che dalle tribune incitano i propri figli non a giocare bene, ma a "spezzargli le gambe", e mandano parole non proprie cortesi all'arbitro di turno.

Insomma, i calciatori sono educati ed incentivati  fin da piccoli a giocare sleale, a giocare non per divertirsi ma per vincere. Non dobbiamo soprenderci, quindi, che da "grandi" continuino a comportarsi in maniera sleale, che credano di più al "dio Denaro" che non ai valori e alla lealtà verso se stessi, gli altri e la propria squadra. E, in fondo, nemmeno noi tifosi siamo messi meglio: ora siamo tutti pronti ad indignarci, ma cosa sarebbe accaduto se al posto di Henry ci fosse stato Pazzini ed al posto della Francia l'Italia? Avremmo tutti condannato l'episodio o avremmo sorvolato? E se Pazzini avesse confessato il fattaccio, quanti lo avrebbero applaudito e quanti lo avrebbero mandato a quel Paese per averci fatto perdere la qualificazione? E quel che è peggio è che questo mondo del calcio contribuisce fortemente alla formazione delle coscienze civili di ognuno di noi, vista l'enorme popolarità che gode presso gli Italiani e non solo.

Bisogna tornare alla lealtà, insomma, e da parte di tutti. Anche se, se i calciatori, ogni tanto, cominciassero loro a dare il buon esempio, cominciando a confessare ogni volta ciò che gli arbitri non vedono (falli di mano, colpi proibiti, ecc.), come fece De Rossi qualche anno fa, forse tutto cambierebbe più in fretta. Decisamente.

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Riciclaggio di Stato
post pubblicato in Diario, il 15 luglio 2009


                                            

Utilizzo l'efficace espressione usata da Di Pietro sul suo blog per descrivere quello che è effettivamente un provvedimento con il quale lo Stato si sostituisce alla Mafia: ovvero "ripulire" dall'illegalità patrimoni miliardari frutti dell'evasione fiscale (e spesso proprio di provenienza mafiosa), di loschi figuri che hanno ben pensato di trasferire i propri patrimoni nei paradisi fiscali per evadere le tasse italiane. E' il cosiddetto "scudo fiscale", ovvero l'ennesimo condono perpretato dalla mente di Tremonti e soci.

Il bello è che tale elogio dell'impunità arriva dopo che il Governo, alla luce delle indiscrezioni dei giorni scorsi, aveva fermamente negato tale possibilità ("voci destituite di ogni fondamento"). Il bello è che arriva a pochi giorni da quel G8 in cui l'Italia avrebbe posto la questione delle "regole per l'economia che non possono prescindere dai valori e dall'etica". Il bello è che arriva a poco più di un anno dalla promessa elettorale che Tremonti fece in materia: "I condoni sono una cosa del passato. Ora non ci sono più le condizioni per farli". Il bello è che Tremonti prova a giustificarsi dicendo che l'importante è svuotare i paradisi fiscali (ammettendo quindi la natura del provvedimento), ma facendo finta di ignorare che niente vieterà ai malfattori di riempirli di nuovo, con nuovi soldi (anzi, visto che non è la prima volta che ricevono l'impunità, sono pure incentivati, tanto non vanno mai in galera). Il bello è che Tremonti tirando in ballo presunte intenzioni simili di Obama, quando semmai gli unici casi esistenti sono di alcuni paesi della Germania che hanno sì fatto scudi fiscali in passato (nessuno adesso, nonostante la crisi), ma con tassazioni del 25% da pagare per il rientro (e non le briciole imposte da Tremonti, ovvero il 5%). Il bello è che ad un giornalista americano che osa rimarcare queste contraddizioni (evidentemente l'americano non sa che in Italia non si fanno queste domande), Tremonti risponde con un'offesa che in qualsiasi Paese del mondo costringerebbe alle dimissioni immediate, mentre in Italia stenterà a provocare delle scuse o a finire nei Tg della sera.

Il brutto è che l'Italia sembra assuefatta a questo stato di cose. E' l'ora di finirla.

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Ti piace vincere facile?
post pubblicato in Diario, il 29 marzo 2009


                                                            

6000 delegati. Più del doppio dell'Assemblea del PD, sul cui numero è stata fatta tanta ironia e schernimento (ma su quella del PDL no, loro possono permettersi tutto). E nemmeno uno che si sia preso la briga di sfidare Berlusconi per la leadership del partito ("ti piace vincere facile?", verrebbe da dire). Una bella acclamazione, e via.

Ma che volete, è il Popolo delle Libertà. Ovvero la nuova facciata che è stata data a Forza Italia, che nel frattempo si è allargata (un aumento di cubatura, che va di moda) per accogliere, o meglio assorbire, Alleanza Nazionale e qualche partitino dell'area berlusconiana. Ma, a parte il nuovo nome ed il nuovo simbolo (cioè la nuova scritta, dato che di simbolico non c'è niente), niente è cambiato. Nessun sistema di valori, nessuna idea di Paese, nessuna democrazia interna, nessuna partecipazione dal basso, niente di niente. Solo il leader, solo Berlusconi. Nemmeno un po' di politica.

D'altronde, in questo Paese, questo basta e avanza. Per tutta una serie di motivi (principalmente crisi di credibilità della politica, avvento della società dell'immagine, crollo di qualità e controllo politico del sistema dell'informazione, non sufficiente forza dell'azione politica degli avversari), che non starò qui a sviscerare. Quel che conta è che, per colpa di questa degenerazione della politica italiana, l'Italia non è riuscita a liberarsi dell'arretratezza economica e sociale che, con la fine della Prima Repubblica, poteva finalmente giungere alla fine. E invece ci siamo trovati con un "ventennio berlusconiano" che ha impedito all'Italia di crescere come merita.

Che dire ... c'è solo da sperare che questo berlusconismo finisca quanto prima, che l'Italia torni ad essere una democrazia normale. Una democrazia con una politica vera, dove a sfidarsi non siano i personalismi, ma diversi sistemi valoriali, diverse idee di Paese. Dove ci sia un centrodestra che sia davvero centrodestra, e non una miscela di populismo e leaderismo. Dove chi guida il Paese pensi al suo ruolo come il potere di cambiare i destini del Paese, e non di cambiare quelli propri (e dei propri soci, reali o politici). Dove siano dati agli elettori tutti gli strumenti per poter scegliere, in piena coscienza e informazione, chi deve rappresentarli.

E, in attesa di questo Paese, non restiamo con le mani in mano. Perchè certo non cadrà dal cielo, come la manna ...

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La televisione e la democrazia
post pubblicato in Diario, il 22 febbraio 2009


                                            

Certo che al peggio non c'è mai fine. Leggevo questo articolo apparso su Corriere.it, sull'ennesimo episodio indecente avvenuto un quel "programma" televisivo immondo che è il Grande Fratello, e mi sono sentito di fare una riflessione: ma chi fa televisione deve pensare allo share o alla dignità? La questione non è così semplice come si potrebbe pensare. L'eterno dibattito sulla televisione, in cui ci si scambia reciprocamente accuse di "snobbismo" o "trashismo", senza approfondire davvero la questione, infatti, si intreccia anche un discorso più generale, persino politico, sul principio della "democrazia".

L'esempio del Grande Fratello è proprio il più calzante. E' oggettivo, infatti, che quella trasmissione televisiva fa proprio schifo. Schifo, perchè indecente è proprio un eufemismo in questo caso. Tanto che quest'anno sono riuscito a vederlo pochi minuti a serata (perchè altrimenti non potrei giudicare: non giudico mai senza vedere), per il vomito istintivo che mi veniva quasi subito. Non c'è bisogno di essere "snob" per dirlo: basta guardare quanto accaduto in questa stagione, tra scene di isteria, torpiloqui vari, lanci di bicchieri, tette sbattute in faccia e nudismo più o meno completo. Il tutto inserito in una cornice di finto realismo (se l'Italia fosse quella del Grande Fratello, ci sarebbe da cambiare paesee), di sentimentalismo talmente spinto all'eccesso da essere palesemente falso, da una insistenza quasi ossessiva su tutto ciò che è scabroso e/o fa "audience". Con un messaggio di fondo devastante: per diventare "qualcuno" le tue capacità contano zero, l'importante è che tu sappia suscitare l'attenzione su di tè, non importa il mezzo con cui lo fai. Un programma che andrebbe chiuso per manifesta indecenza, insomma ... ma Mediaset ne fa un programma di punta, tanto da sacrificare il suo migliore giornalista (Mentana) pur di non rinunciare ad una puntata, una, del Grande Fratello. 

D'altronde, il motivo che Mediaset e i difensori del GF adducono a tali scelte è spiazzante: il GF fa il boom di ascolti, perchè chiuderlo o ridimensionarlo? E' vero, verissimo. Il Grande Fratello batte di gran lunga i suoi concorrenti. Lo ha fatto nella serata della morte di Eluana, quando RaiUno stravolse la programmazione pur di dedicare, giustamente, la serata all'approfondimento di una vicenda che ha così sconvolto il Paese. E lo fa in tutte le serate, persino contro un programma di genere "simile", cioè popolare, X Factor, anche se molto diverso (almeno lì si parla di talenti veri). E allora mi sono chiesto: ma io, proprio io, difensore della democrazia, mi metto contro la "democrazia televisiva"? Chiedo la chiusura di un programma di successo, voluto dal "popolo televisivo"? Non pecco di "fascismo", di "autoritarismo televisivo"? E confesso che sono rimasto un po' interdetto.

Poi mi sono ricordato che un simile ragionamento l'ho già fatto altre volte. Quando ho ragionato sul fenomeno del "berlusconismo", dello stravolgimento del sistema dei valori che Berlusconi è riuscito ad operare in Italia con uno straordinario consenso delle masse. Anche su questo mi è capito di essere accusato, proprio io, di essere "anti-democratico". In fondo, se gli Italiani votano in massa Berlusconi, come posso permettermi io di giudicarli, di dire che è sbagliato. Come posso permettermi di giudicare Berlusconi e chi gli sta attorno, se le sue decisioni sono condivise dalla maggioranza degli Italiani? E' la democrazia, bellezza, no? No. Quando di parla di "berlusconismo" non si parla di democrazia, ma di populismo. Se Berlusconi fa demagogia sulla sicurezza rasentando spesso il razzismo, non ho forse io il diritto e la ragione di contestare duramente questo stato di cose e chiederne la fine, anche quando questo è sostenuto dalla maggioranza delle persone, per il bene della democrazia? Se Berlusconi come primo atto del suo Governo fa una legge per proteggersi dai processi, non ho forse io il diritto e la ragione, per il bene della democrazia, di dire che quella legge è anti-democratica, anche quando se forse la maggioranza degli Italiani la riterrebbe giusta pur di salvaguardare il loro beniamino? Non sono forse queste forme deviate della democrazia, una democrazia che diventa populismo? D'altronde, non è forse attraverso forme apparentemente "democratiche", come il populismo, che la democrazia diventa dittatura, reale o di fatto? E come esempio non indico solo Hitler (altrimenti i fan di Silvio mi direbbero: "Ma come ti permetti? Paragoni Silvio a Hitler? Poi dite che non è vero che siete accecati dall'odio!"), salito al potere democraticamente, ma tante altre dittature e simil-dittature passate, fino alle attuali dittature di fatto della Russia di Putin e del Venezuela di Chavez. E con questo non voglio dire che Berlusconi ambisca a questo, ma che l'Italia di oggi, se Berlusconi volesse, potrebbe diventarlo tranquillamente, forse con gioia.

Allo stesso modo, non posso forse chiedere io, per il bene della televisione e consapevole del suo ruolo fondamentale nella formazione delle coscienze, la chiusura di un programma come il GF, anche se molto popolare? Sì. Perchè una cosa è la democrazia, un'altra è il populismo. Una cosa è la democrazia televisiva, un'altra è il populismo televisivo. E anche la giusta "democrazia televisiva", attraverso il "populismo televisivo", può trasformarsi in una "dittatura televisiva". La famosa "dittatura degli ascolti", che sacrifica la dignità e i valori sull'altare del consenso, dello "share", in questo caso. 

P.S. E, mentre scrivevo questo post, ho pensato anche a chi è il proprietario di Mediaset, e mi sono reso conto che, per la televisione, il parallelo con la politica era proprio il più azzeccato ...

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Fini, Il Giornale e la destra
post pubblicato in Diario, il 20 febbraio 2009


                                                     

Oggi "Il Giornale" è uscito con un provocatorio quanto interessante articolo su Fini. Provocatorio, perchè proponeva l'ex-leader di Alleanza Nazionale come nuovo leader del Partito Democratico. Interessante, perchè fa ben capire quale sia la concezione "politica" stia alla base della redazione del Giornale, se di idee politiche si può parlare (e non di squallido servilismo). Scopiazzo un po' l'articolo del Corriere.it che racconta questo articolo de "Il Giornale":

MILANO - Il prossimo segretario del Pd? Per Il Giornale il più papabile è Gianfranco Fini. Questa la provocazione lanciata dal quotidiano diretto da Mario Giordano. In un articolo pubblicato venerdì e richiamato in prima pagina, Stenio Solinas cita una serie di prese di posizione per cui a buon diritto presidente della Camera il «laico, sociale e antifascista Fini» potrebbe essere il «mister X ideale» per i democratici. «Si sa che Fini è stato fascista nella stessa logica con cui è divenuto antifascista. È un professionista della politica, ovvero un contenitore vuoto disponibile a riempirsi del liquido ritenuto in quel momento più potabile. (...) A lungo Fini si è immaginato come delfino» di Berlusconi, si legge, ma «è una strada chiusa: a sinistra invece c’è il caos e la strada è aperta». Chi dunque, si chiede il quotidiano, «la può rimettere in carreggiata, ridargli quell’anima sociale e solidale?». La risposta è Fini, secondo il corsivo de Il Giornale, che ricorda come il Presidente della Camera abbia proposto «il diritto di voto agli immigrati», «difeso la laicità dello Stato», criticato in modo «severo il cesarismo» e «abbia già fatto sapere che Sanremo non gli piace». Sul tema immigrazione, citato dall'articolo, il presidente della Camera tra l'altro è tornato anche venerdì definendo «odiosa associazione mentale tra criminalità e immigrazione». Neanche lo scoglio del fascismo per Il Giornale rappresenterebbe un problema: «Il Duce - scrive Stenio Solinas - all’inizio era socialista, che c’è di male a sperimentare il percorso inverso?». Per poi concludere così: «La candidatura di Fini alla guida del Pd è perfetta. Si può fare, insomma, "Yes, we can"».

Ora, diamo anche per veramente sentite le varie dichiarazioni di Fini in "conflitto" con Berlusconi e non frutto di un abile gioco delle parti fra lui e Berlusconi (scusate il sospettismo, ma non so come fidarmi di due persone che nel 2007, dopo la cosiddetta "svolta del predellino", si scambiavano frasi del tipo "Basta Fini e Casini, la Cdl era un ectoplasma" e "Il PDL? Un'iniziativa plebisciaria e confusa. Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi", e due mesi dopo erano pappa e ciccia varando proprio la nascita del PDL per le elezioni del post-Prodi ...) tanto non è questo il punto. Il punto è la relazione che "Il Giornale" ritiene evidente fra il tipo di dichiarazioni fatto da Fini e l'essere di sinistra. Ma qualcuno vuol spiegare al "Giornale" che una cosa è la destra e una cosa è Berlusconi? Che la laicità dello Stato, la democrazia interna ai partiti, che le politiche di integrazione per gli immigrati regolari , il rifiuto dell'equazione immigrato=criminale, non sono valori di sinistra, ma patrimonio di qualsiasi cultura politica moderna e non estremista e/o populista come la "politica" di Berlusconi? E che esprimere un giudizio negativo su una trasmissione popolare non vuol dire essere di sinistra (a sinistra mica sono tutti snob! e poi ce ne sono anche a destra ... anzi lo "snobbismo" dovrebbe essere più diffuso a destra ...)?

D'altronde, cosa potevamo pretendere da un Giornale che fu di Indro Montanelli, grande giornalista e pensatore di destra, ma evidentemente di pensiero non consono alla famiglia Berlusconi che lo rilevò e cacciò Montanelli per trasformarlo nel Giornale di propaganda delle "imprese" del grande Silvio? In quel giornale le idee non contano, nemmeno quelle di destra ... bisogna solo servire il Re. E screditare tutte le voci che non si uniformano al coro belante.

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Le elezioni? "Qua sono diventate un concorso"
post pubblicato in Diario, il 16 giugno 2008


                            

Ieri e l'altro ieri si è votato in Sicilia per le elezioni provinciali
(come era prevedibile, il centrodestra stravince ovunque: l'accoppiata Lombardo-Cuffaro è sempre vincente). A questo proposito vi segnalo questo video, apparso su Corriere.it.

Ne emerge un quadro desolante della politica siciliana (e, a dire il vero, assimilabile all'intera politica nazionale). 18628 candidati e 1220 liste presentate: un vero e proprio esercito di candidati. La politica vista non più come servizio ai cittadini, ma semplicemente come un "concorso" vero e proprio, in cui sono in palio posti da 2000-3000 euro al mese. Poche centinaia di euro (un investimento per il futuro), e via: migliaia e migliaia di "santini", e migliaia e migliaia di manifesti, con attacchini pagati a nero.

I valori? Macchè: per fare politica non servono. Bastano i numeri.

Orrori in Cina. Cosa fare?
post pubblicato in Diario, il 15 marzo 2008


                       (Gangkyi.com/Ap)

Le gravissime notizie che giungono dalla Cina, ovvero la repressione attuata dal regime cinese contro i monaci buddisti tibetani che rivendicano le libertà civili (almeno 30 morti secondo le fonti di regime, ma probabilmente molto di più), deve far pensare a tutti noi. E soprattutto ai "potenti del mondo", coloro che in questi anni hanno commesso una serie di errori nell'approcciarsi al mondo cinese.

La grande ascesa economica della Cina, infatti, ha messo paura alle economie mondiali. Il suo emergere dalla tradizione comunista e lento convertirsi al capitalismo la sta facendo imporre come nuova potenza economica mondiale. Di fronte a ciò, le democrazie occidentali hanno cercato di "imbrigliare" la Cina: sono diventate più "morbide", hanno chiuso più occhi di prima sul suo essere regime oppressore di tutte le libertà civili. Hanno dunque commesso tutta una serie di azioni volte a non inimicarsi la Cina. Una sostanziale "indifferenza" alle tragedie quotidiane della Cina (dai 5mila condannati a morte l'anno alla fortissima censura, passando per la persecuzione delle religioni), "condita" da vere e proprie manifestazioni di appoggio: una su tutte, la concessione delle Olimpiadi 2008 a Pechino, ma anche la recente cancellazione da parte USA dalla "lista nera" dei Paesi che maggiormente violano i diritti umani (ne ho parlato 4 post fa).

Cosa fare? In questi giorni stanno arrivando numerose proposte di "boicottaggio" delle Olimpiadi. In effetti, quella di concedere le Olimpiadi alla Cina è stato un clamoroso errore: lo svolgersi in Cina dei Giochi Olimpici è palesemente contrario alla Carta Olimpica: "Qualunque forma di discriminazione nei confronti di paesi e persone per motivi razziali, religiosi, politici, di sesso e per altri aspetti è incompatibile con il Movimento Olimpico". Tuttavia, ormai la frittata è fatta: e forse le Olimpiadi sono il miglior modo per rispondere a questi orrori. E, forse, dei gesti simbolici, come fecero Italia, Gran Bretagna e Francia a Mosca '80 gareggiado sotto la bandiera olimpica e non quelle nazionali, o come fecero i corridori statunitensi Tommie Smith e John Carlos a Messico '68 con quel famoso pugno nero alzato (in sostegno ai diritti degli afroamericani), sarebbero una risposta migliore di un semplice boicottaggio.

Ma, al di là delle Olimpiadi, è necessaria una nuova politica nei riguardi della Cina. Meno attenta al danaro cinese, e più al rispetto della dignità dei Cinesi.
Gli Usa graziano la Cina. Ancora una volta l'economia vince sui valori
post pubblicato in Diario, il 11 marzo 2008


                         

Il Dipartimento di Stato degli USA ha oggi annunciato che la Cina non è più nella "lista nera" USA dei Paesi responsabili del maggior numero di violazioni dei diritti umani. Inclusi nella lista, invece, Nord Corea, Birmania, Iran, Siria, Zimbabwe, Cuba, Bielorussia, Uzbekistan, Sudan.

Ora, ricordo che in Cina c'è un regime (quello di ispirazione comunista), ci sono fortissime limitazioni alla libertà di stampa e di pensiero (anche su internet), censura a più non posso, leggi che limitano la libertà dei cittadini, 5.000 e più condannati a morte all'anno (non si conoscono le cifre esatte perchè il regime non le diffonde). E ora, dopo aver concesso lo svolgimento delle Olimpiadi del 2008 a Pechino (a mia opinione di dubbia compatibilità con i valori della Carta Olimpica), si cancella la Cina anche dalla "lista nera". Ma cosa ha di diverso la Cina dall'Iran, dalla Siria o da Cuba?

Bah. Viene sempre da pensare che, alla fine, i valori economici soppiantino quelli veri.
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