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il blog di Francesco Zanfardino
Sempre più Europa
post pubblicato in Diario, il 2 dicembre 2009


                                                

Mentre l'intero mondo mediatico italiano preferisce interrogarsi sulla querelle Fini-Berlusconi, che sembra ormai essere arrivata al patetico, arriva un'altra importante tappa per la storia d'Europa: ieri, infatti, è entrato ufficialmente in vigore il Trattato di Lisbona, con tutte le sue importanti novità, per quanto parziali, verso la strada di una Unione Europea più coesa e forte.

Da ieri, infatti, non solo entrano in pieni poteri il Presidente "stabile" della UE ed il suo ministro degli Esteri, meglio detto "mister PESC", che si occuperà di coordinare la politica estera degli Stati membri, ma viene introdotto anche il sistema della "doppia maggioranza" pre prendere decisioni (l'unanimità resterà solo per fisco e difesa) e viene esteso l'ambito di competenze del Parlamento Europeo anche a materie come giustizia e bilancio. Infine, l'Unione assume anche personalità giuridica e potrà dunque firmare anche trattati internazionali.

Non si tratta di grandi rivoluzioni, insomma, ma d'altronde ogni rivoluzione efficace enasce è fatta di piccoli cambiamenti. E questi sono piccoli grandi passi verso un'Europa più unita e capace di risolvere i problemi internazionali che ormai riguardano la vita di tutti i giorni: la questione ambientale, la lotta al terrorismo, così come la crisi economica sono sfide centrali del nostro futuro, e sono sfide globali, che possono essere risolte davvero solo con politiche globali. Quindi, in attesa di un vero "governo globale", che è molto lontana da venire, ben venga un Europa più coesa, anche a costo di rinunciare ad un po' delle sovranità nazionali.

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Hiroshima e Nagasaki
post pubblicato in Diario, il 9 agosto 2009


                                          

Ovunque si parli di fine del mondo si finisce sempre per parlare di "olocausto nucleare". E non è certo un caso, dato che tra gli scenari "apocalittici" è certamente quello più probabile, almeno nel breve termine. Una guerra atomica, finora fermata solo dal timore di una reciproca distruzione, o un attacco terrorista nucleare, finora fermato solo dagli attuali limiti stessi della rete terroristica globale, potrebbero davvero scatenare una spirale di auto-distruzione senza fine. D'altronde, l'arsenale atomico mondiale è sufficiente per estinguere al vita su questo pianeta ed altri, ove ve ne fosse. E l'avvento di una rete terroristica più potente di quelle attuali, capace di impadronirsi dell'atomica, oppure di un governante instabile capace di compiere la follia atomica, non sono eventi da ritenere così improbabili.

Ecco perchè, almeno in questo periodo, occorre ricordare quei giorni d'Agosto, il 6 ed il 9 Agosto 1945, nei quali una insana decisione portò la morte e la devastazionein Hiroshima e Nagasaki, ed il terrore in tutto il mondo (e pensare che quelle atomiche erano molto meno potenti di quelle attuali). Quelle stragi ci ricordano cosa può combinare, in uno qualsiasi dei secondi che abbiamo davanti, la follia umana. E quindi di quanto sia importante che i potenti illuminati del mondo cerchino di compiere ogni sforzo per giungere al disarmo nucleare più completo possibile.

Per farlo, però, occorre intelligenza. Non serve fare la voce grossa con l'Iran e la Corea del Nord, se poi si è i primi a possedere arsenali atomici potentissimi. Non si è credibili, e si da un motivo a quei Paesi per dotarsi essi stessi dell'atomica. D'altronde, perchè loro no e Pakistan, India e Israele sì? Dunque, occorre dare il buon esempio e continuare a ridurre gli arsenali atomici (e l'accordo Usa-Russia di qualche giorno fa è un ottimo passo avanti), ma soprattutto occorre cominciare a ripensare l'intero sistema, indirizzandolo verso una gestione globale dell'arma nucleare. L'atomica, infatti, sarebbe meglio che non fosse mai esistita, ma ora che esiste, ed è alquanto improbabile che i potenti del mondo le facciano scomparire tutte e con esse anche la loro tecnologia, deve essere garantita la sua esistenza, per due motivi: di difesa preventiva contro altre atomiche, e per utilizzi non militari (tipo distruzioni di asteroidi, ed altre amenità fantascientiche che però potrebbero diventare reali). L'obiettivo ideale deve dunque essere questo: zero atomiche in mano ai singoli Paesi, ma un discreto arsenale (il minimo indispensabile) in mano ad un organismo internazionale. Così da conciliare gli interessi globali con le esigenze di difesa dei singoli Paesi.

E' una strada lunga e difficile, mi sa, ma è quella che andrebbe percorsa. E se magari si cominciasse dall'Unione Europea, con Francia e Gran Bretagna che demandano la gestione delle loro atomiche alla UE, non sarebbe male.

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Fiat lux
post pubblicato in Diario, il 5 maggio 2009


                                                  

Prima acquisisce di fatto Chrysler, terzo produttore di auto americano. Poi si tuffa su Opel, con un'offerta ufficiale per l'acquisizione del gruppo tedesco. Con voci insistenti sull'interessamento anche per il marchio svedese Saab, e soprattutto per l'asset latino-americano di General Motors. Il tutto genererebbe un gruppo automobilistico leader in Europa, e secondo nel mondo.

Niente male per un gruppo che fino a qualche mese fa sembrava quasi sull'orlo del fallimento, tanto da chiedere a gran voce gli incentivi di Stato al mercato dell'auto (del quale è stato il principale beneficiario), con migliaia di dipendenti in cassa integrazione (a cominciare da quelli degli stabilimenti di Pomigliano e Termini Imerese, con la produzione bloccata o quasi) e soprattutto con un notevole indebitamento. Una situazione molto sospetta, tanto da far dire al commissario UE per l'Industria, Verheugen: "Mi chiedo dove questa società altamente indebitata trovi i mezzi per portare avanti allo stesso tempo operazioni di questo genere". Subito zittito dai nostri Ministri Scajola e Frattini, e dalla presidente di Confindustria, Marcegaglia: evidentemente all'estero non hanno capito che in Italia queste cose non si devono dire, e soprattutto non devono dirle i giornalisti.

D'altronde, la situazione si può spiegare solo in questi tre modi:
- la Fiat i soldi ce li ha, e allora ha truffato nella richiesta di aiuti al Governo;
- la Fiat i soldi non ce li ha, ma ha dei "finaziamenti occulti";
- la Fiat i soldi non ce li ha, ma vuole lo stesso rischiare.

I primi due casi, non li analizzo nemmeno, perche se fossero veri Marchionne altro che eroe, sarebbe semplicemente un criminale. Per quanto riguarda il terzo caso, è molto importante sottolineare una cosa: quello di Marchionne sarebbe un forte rischio d'impresa. Cosa legittima, ma rischiosissima: potrebbe mandare a puttane l'impresa nazionale dell'auto, oppure renderla protagonista della scena mondiale. Nell'ultimo caso, Marchionne (giustamente) si terrebbe i guadagni; ma nel primo? Bè, se la Fiat dovesse uscire da queste operazioni con le ossa rotte, non ci si azzardi a dare un solo euro per salvarla dal fallimento. Altrimenti è troppo facile rischiare: tanto se va male mi salva lo Stato! E il libero mercato, la libera concorrenza con imprese che invece preferiscono fare la loro impresa senza grandi rischi? Per questo, da parte dell'opposizione e dell'opinione pubblica andrebbe fatta una semplice richiesta al Governo: si parli con la Fiat, si faccia luce, e si metta bene in chiaro che questi rischi che sta intraprendendo non comporteranno alcun paracadute futuri. 

Ma se poi la Fiat fallisce, i lavoratori vanno a casa? Bè, tanto vale darli direttamente ai lavoratori i soldi statali, anzichè darli ad imprese che tra l'altro li utilizzano per altri fini e nemmeno pensano ai propri stabilimenti in cassaintegrati!

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ESP obbligatorio nella UE. Ora sotto con i limitatori di velocità
post pubblicato in Diario, il 24 marzo 2009


                                             

L'Unione Europea ha finalmente deciso: l'ESP sarà obbligatorio su tutte le nuove vetture dal 2011, e quelle senza potranno circolare fino al 2014. Si tratta di una importante novità, in quanto si stima che grazie al controllo elettronico di stabilità (ESP, appunto) impiantato di serie su tutte le vetture si potranno salvare ogni anno 4mila vite ed evitare 100mila feriti, con benefici anche per le nostre tasche (16 miliardi di euro in meno di costi sanitari). D'altronde, lo sbandamento della vettura è la causa principale di quasi il 35% di tutti gli incidenti stradali mortali che coinvolgono un solo veicolo, e l'ESP riduce dell'80% questo rischio.

Certo, si potevano accelerare i tempi, ma la UE ha dovuto trattare con le case automobilistiche, evidentemente più interessate ai propri profitti che alla sicurezza degli utenti. Tuttavia, si tratta comunque di un grande passo in avanti, che tra l'altro contribuisce a dare senso ad un'istituzione come l'Unione Europea che appare, a torto, come un inutile fardello, tutto burocrazia e niente decisioni.

Ora, prima che le case automobilistiche accettino di ingoiare un altro rospo probabilmente dovrà passare almeno qualche annetto. Però l'Unione Europea dovrà prima o poi, e speriamo più prima che poi, cominciare a lavorare anche per un'altra innovazione nel campo della sicurezza stradale: obbligare le case automobilistiche ad impiantare di serie il limitatore di velocità. Si tratta di una tecnologia già esistente, ed in costante sviluppo, che potrebbe salvare ancor più vite dell'ESP. Pensate quante migliaia di persone ogni anno muoiono, e fanno morire, per una folle corsa oltre i limiti. E non è una ipocrisia inaccettabile che in tutta Europa il massimo di velocità raggiungibile è non oltre i 140 km/h, ma le auto possano andare ben oltre questo limite?

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La parità dei furbi
post pubblicato in Diario, il 3 marzo 2009


                                                    

Bene, alla fine il Governo è uscito allo scoperto. Quando Brunetta per la prima volta annunciò l'intenzione di innalzare l'età pensionabile delle donne a 65 anni, equiparandola a quella maschile, nella maggioranza si cercò di smorzare l'annuncio, di nasconderlo, addirittura smentirlo. Poi a mano a mano le voci sono diventate sempre più forti. Ed oggi l'annuncio definitivo. Secondo il progetto del Governo, l'età pensionabile delle donne verrà gradualmente innalzata dai 60 anni attuali ai 65 del 2018. La motivazione? Semplice: ce lo impone l'Unione Europea. Infatti, secondo la UE, la situazione attuale sarebbe una discriminazione nei confronti dell'uomini.

Giusto. E' una discriminazione, e va sanata. Ma, allora, tutte le discriminazioni vanno sanate ... non solo quelle che fanno comodo. Perchè, come ha dichiarato la stessa Avvocatura dello Stato difendendosi alla UE, in Italia esiste una profonda discriminazione lavorativa nei confronti delle donne, e dunque esiste l'età pensionabile più bassa come parziale compensazione. E allora, caro Brunetta e caro Governo: rispettate la sentenza della UE, ma ogni singolo euro che guadagnerete dall'operazione spendiatelo per sanare le altre discriminazioni, quelle ai danni delle donne. Costruite più asili nido, impedite che le donne possano venire licenziate per una gravidanza, favorite (magari temporaneamente tramite "quote" obbligatorie") la parità di accesso delle donne agli incarichi importanti, ecc. ecc. ecc. E che non un solo euro venga speso per altro. Altrimenti, non abbiate la faccia tosta di parlare di parità ...

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Eh sì, Tremonti aveva proprio capito tutto ...
post pubblicato in Diario, il 25 febbraio 2009


                                                   

Non so se, di questi tempi, avete mai sentire da qualcuno del centrodestra che "noi siamo stati i primi in Europa a capire che ci sarebbe stata la crisi ... quando Tremonti parlava di crisi tutto lo prendevano in giro". Se non lo avete mai sentito, evidentemente non guardate TG e trasmissioni di approfondimento da qualche mesetto ... dato che, ogni qualvolta che gli esponenti della maggioranza vengono messi in difficoltà sulla loro pessima gestione della crisi, sul fatto che stanno mettendo toppe qua e là senza un vero piano strutturato anti-crisi come tutti i Paesi di questo mondo, rispondono: "Ma quando mai, siamo stati i primi a capire la crisi, siamo intervenuti subito, Tremonti è un genio", bla bla bla. Insomma, fra tutte le proprietà miracolose di chi ci governa, ci sarebbe anche la preveggenza. E il mondo dell'informazione, a dire il vero, gli dà anche corda, fascinato dal quasi-best-seller "La paura e la speranza" del Giulivo ministro (ma qualcuno di loro l'avrà pur letto questo libro? Bah).

Eppure io mi ricordo altre cose ... ad esempio, se Tremonti davvero "aveva capito tutto", come mai nella Finanziaria di Giugno, orgogliosamente approvata ha sprecato qualche milardo togliendo l'ICI alle famiglie che potevano pagarla, ha buttato miliardi nell'operazione Alitalia, ha detassato gli straordinari (salvo tornare indietro dopo 6 mesi, dato che in tempi di crisi non ci sono straordinario), e tanti altri provvedimenti che certo non avrebbe preso una persona che sapeva che si sarebbe scatenata una crisi a breve termine? 

Ma al di là di questo, guardando le dichiarazioni di Tremonti sui conti pubblici, in netto peggioramento ma comunque "approvati con riserva", diciamo così, dall'Unione Europea, mi sono ricordato di una cosa. Ecco cosa dichiarava il Ministro Tremonti solo 8 mesi fa, quando veniva varata proprio quella famosa Finanziaria di Giugno:

«Non c'erano alternative alla riduzione della spesa pubblica, per la nostra politica e perché un aumento delle tasse non è sostenibile per il Paese», ha spiegato il ministro, che ha indicato come possibile l'obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2011: «Il vincolo preso con l'Ue di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2011 non è eludibile. E' un impegno preso dalla Repubblica italiana»

Ed ecco cosa Tremonti ha presentato oggi alla UE: il rapporto defici/pil dovrebbe assestarsi al 3.7% nel 2009, per poi tornare sotto il 3% entro il 2011. "Dovrebbe" è più che d'obbligo, dato che, appunto, solo 8 mesi fa Tremonti riteneva "ineludibile" il raggiungimento entro il 2011 del pareggio di bilancio, ovvero di un rapporto deficit/pil al 0%, non al 3%. E ricordiamo che l'Europa, tra i parametri che richiede ai paesi membri nel Trattato di Maastricht, ha proprio il rapporto deficit/pil che deve essere massimo 3.7%. Valori superiori, se persistenti ne tempo, comportano una procedura di infrazione, che d'altronde Tremonti già "brillantemente" fece avere all'Italia con il precedente Governo Berlusconi (quello del Tremonti che "truccava i conti", come lo stesso Fini lo accusò). Procedura di infrazione, ricordiamolo, che il Governo Prodi ereditò e concluse in meno di due anni ... ed ora Tremonti è riuscito nell'impresa di stravolgere nuovamente i conti rimessi a fatica a posto da Prodi. Ed è la seconda volta che accade.

E allora, se è un veggente colui che a Giugno, prevedendo la crisi, annuncia il pareggio di bilancio, salvo 8 mesi dopo annunciare addirittura lo sforamento dei parametri di Maastricht ... allora io sono Nostradamus.

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Noooo, mica alimentano il clima di razzismo ...
post pubblicato in Diario, il 15 ottobre 2008


                                                        

Oggi la bassezza politica della Lega ha raggiunto (per ora) il limite di più basso. E' vero, in questi anni ne abbiamo sentito di idiozie demagogiche sugli stranieri, ma questa forse è la più indecente. Anche perchè somiglia terribilmente troppo ad una legge razziale.

Ricordate i "negozi per ebrei"? Oppure i bagni per i neri (o qualsiasi delle aberranti separazioni dell'apartheid)? Ora arrivano le classi riservate agli immigrati. La proposta è della Lega, ma attenzione: non è un semplice annuncio, di quelli che ogni tanto la Lega fa per distogliere il suo elettorato da provvedimenti come i 140 milioni regalati al clan bancarottista di Catania. La proposta, infatti, sotto forma di mozione, è stata approvata alla Camera con 256 sì. La misura si è attirata ovviamente una marea di critiche, a partire dalle opposizioni, con un duro attacco di Veltroni, ma anchesindacati e persino di parte della maggioranza (che però l'ha votata...). Gli unici a difenderla fortemente sono i leghisti, che anzi sostengno che questa norma è "anti-razzista", "favorisce l'integrazione": secondo loro, infatti, i bambini immigrati possono assumere le basi linguistiche per integrarsi meglio successivamente nelle classi "normali". Ma che diamine significa? C'è bisogno di fare classi separate? Non è sufficiente fare dei corsi pomeridiani aggiuntivi? Quale integrazione si vuole ottenere separando gli immigrati, escludendoli?

E' una vergogna. L'Italia sta avendo una deriva razzista, sta diventando sempre più intollerante nei confronti del "diverso", vede qualsiasi cosa di diverso dalla realtà comune come un peso, se non come una minaccia, e il Governo cosa pensa di fare? Escludere, nascondere, emarginare. Poi dicono che non è vero che alimentano questo clima di razzismo ...

P.S. Tra l'altro, mentre scrivo mi accorgo che l'Unione Europea ha bocciato alcune norme del Ministro Maroni, precisamente l'allontanamento dei cittadini comunitari senza casa e reddito e il carcere per chi è senza permesso di soggiorno. Il Ministro, in audizione davanti al Comitato Schengen, è stato infatti costretto ad ammettere l'errore e ritirare queste norme a causa della bocciatura di Jacques Barrot, il Commisario UE che tratta della materia. Il bello è che Maroni aveva sbandierato un presunto "via libera" della UE alle sue norme, dichiarando che era stata "fatta giustizia su tutte le accuse della sinistra". Ora torna a casa con la coda tra le gambe, tentando di difendersi dichiarando: "Vabbè, la UE è in disaccordo solo su questi due punti". Ha detto niente! Praticamente la campagna del "Governo della sicurezza" si è basata solo su queste due norme, specialmente il carcere per gli irregolari! Ma Maroni non si preoccupi: i TG non hanno dato e non daranno notizia a questa bocciatura, o perlomeno non faranno lo stesso bailamme fatto quando sono state approvate... quindi l'effetto demagogico non svanirà.

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La UE boccia l'aggravante di clandestinità
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 18 settembre 2008


                                                      

Qualche settimana fa Maroni e il Governo avevano esultato quando Jacques Barrot, commisario europeo alla Giustizia, Libertà e Sicurezza, aveva dichiarato "non discriminatorie" le norme sul censimento dei campi nomadi. Era, secondo il Governo, la prova della falsità delle accuse provenienti dalla sinistra e dagli ambienti cattolici sulla presenza di norme discriminatorie e razziste nei suoi provvedimenti per la "sicurezza".

Peccato però che ieri lo stesso  Barrot ha ritenuto l'aggravante di clandestinità "non in linea con il diritto comunitario". Più precisamente, "ci sono delle modifiche che abbiamo chiesto su una parte della legislazione che è già in vigore, ma che non ci è stata notificata, e sulla quale ci siamo attivati". Come aveva dichiarato l'altro ieri alla radio svizzera Rsi, "sembra che i testi prevedano che un immigrato irregolare possa costituire circostanza aggravante nei delitti. Questo non è affatto conforme al diritto europeo".

Ora due sono le cose: o Maroni aveva sbagliato ad esultare sul censimento dei nomadi, o adesso deve ammettere di aver sbagliato nel prevedere l'aggravante di clandestinità. Perch Barrot è sempre lo stesso, non cambia in meno di due settimane ...

D'altronde, era abbastanza evidente che aumentare la pena di un terzo ad un condannato solo perchè è clandestino, magari per reati in cui la clandestinità non c'entra un bel niente, è una norma ingiusta e insensata. Norma che, tra l'altro, non farebbe altro che prolungare la presenza del clandestino in Italia, quando poi, grazie alla "svolta sulla sicurezza", i clandestini dovrebbero essere prontamente espulsi, no? Ah, ma no, i clandestini continuano ad arrivare lo stesso in massa, nonostante la "svolta" ...

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E festeggiavano con le bandiere irlandesi...
post pubblicato in Diario, il 23 luglio 2008


                                                     

"(AGI) - Roma, 23 lug. - Via libera dall'assemblea del Senato all'unanimita' con 286 voti a favore, nessun contrario e nessuno astenuto, alla ratifica del Trattato di Lisbona che modifica il Trattato sull'Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunita' europea e alcuni connessi, con atto finale, protocolli e dichiarazioni, fatte a Lisbona il 13 dicembre 2007. La ratifica va alla Camera"
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Questa agenzia dell'AGI rivela l'ennesima ipocrisia della Lega Nord. Il partito di Bossi, infatti, inveisce continuamente contro l'Europa e la UE, addossandole demagogicamente e immeritatamente ogni tipo di colpa, un po' come faceva nei primi tempi con lo Stato italiano (sì, lo so, lo fa ancora adesso, ma prima era ancora peggio). Tutti ricorderanno che la Lega festeggiò il "no" irlandese al Trattato, con tanto di bandiera irlandese e birra "Guinness" (famoso marchio irlandese). E ora, invece, tutti a votare la ratifica del Trattato all'unanimità (quindi, tra l'altro, il loro sì non era nemmeno indispensabile).

Dato che non ci può essere una plausibile spiegazione di questa contraddizione palese, la Lega deve chiedere scusa. Punto. Niente comunicati in cui ci si arrampica sugli specchi: basta un semplice e chiaro "scusa". Non si può infagare per demagogia una cosa per poi ratificarla: cavolo, un po' di coerenza.

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Trattato UE, "Fuori chi è contrario"
post pubblicato in Diario, il 13 giugno 2008


                                

La notizia del giorno, Europei di calcio a parte (sigh!), è che il referendum irlandese ha detto "NO" ai trattati di Lisbona. Il che vuol dire l'ennesimo stop per il percorso Costituzionale dell'Europa, dopo che i precedenti trattati di Roma erano stati bocciati, sempre da referendum, in Francia e Olanda. Quello del referendum irlandese era l'unico scoglio per i Trattati, poichè per prudenza era stato deciso che la ratifica arrivasse per via governativa. Unica eccezione l'Irlanda, poichè c'è una clausola per la quale un trattato europeo può essere ratificato in Irlanda solo tramite referendum.

Ma il 53,4% di Irlandesi ha votato "NO". Sono i limiti della democrazia: in una situazione economica difficile come quella che sta attraversando l'Europa intera, per il "fronte del no" irlandese è stato facile manipolare il consenso dei cittadini scaricando tutte le colpe sulla UE. Ma è pur sempre democrazia, e il dato va rispettato. Oggi, il presidente Napolitano ha detto: "Fuori dalla UE chi è contrario ai Trattati". Come a dire: il percorso unitario della UE non può fermarsi di fronte alla contrarietà della metà degli abitanti di un paese che conta appena l'1% della popolazione dell'Unione. Il ragionamento è condivisibile, ma avrei voluto ben vedere se Napolitano avesse fatto le stesse dichiarazioni nei confronti paesi come Francia e Germania ... E comunque non credo si possa (e sia giusto) escludere l'Irlanda quando non era scritto da nessuna parte che se avesse bocciato i Trattati sarebbe stata esclusa.

Per questo penso che verrà rinegoziato un nuovo Trattato. Ovvero verranno annacquati ancora di più i precedenti trattati di Roma. E stavolta bisognerà mettere una bella clausola: chi rifiuterà il Trattato è fuori dall'Europa. E se gli Irlandesi, o chiunque altro, ritenessero che ne vale davvero la pena, che boccino pure il Trattato. Vuol dire che avranno scelto democraticamente di uscire dalla UE.

P.S. Ah, anche stavolta non manca l'occasione per un'altra cretinata di Calderoli e della Lega. Questi signori che stanno lì a rappresentarci esultano per la bocciatura del Trattato. Niente di particolare (le opinioni sono opinioni), se non fosse che costoro sostengono un Governo e un premier che si dicono europeisti. Come reagiranno Berlusconi e il PdL? Come sempre: "Solo folklore" ...

Viva l'Europa
post pubblicato in Diario, il 11 febbraio 2008


                  
 
Oggi il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ci ha ricordato quanto sia importante per l'Italia partecipare al progetto della comunità europea. E, forse, se il Presidente non avesse avuto un malore durante la sua Lectio Magistralis all'Università di Trento, le sue parole sarebbero rimaste inosservate, sommerse dalle notizie elettorali.

"Certamente è indispensabile - ha detto Napolitano - che in questo contesto nessuno Stato membro si sottragga alle sue responsabilità e agli impegni ancora una volta assunti. Il tempo stringe. Non possiamo più esitare. L’Italia deve fare la sua parte innanzitutto ratificando il Trattato anche in questa fase elettorale. È indispensabile che anche alle elezioni europee si giunga potendo presentare ai cittadini il nuovo quadro di obiettivi e regole dell’Unione". Insomma, un forte monito all'Italia e a tutti i paesi europei a ratificare il Trattato di Lisbona. Completare, dunque, il processo iniziato il 29 Ottobre 2004 con i Trattati di Roma, che nella Sala degli Orazi e Curiazi videro la nascita del testo della Costituzione Europea, il cui iter è stato poi bloccato dai referendum di Francia e Olanda.

Ora abbiamo una nuova occasione per mettere nero su bianco i valori comuni dei 27 paesi dell'Unione Europea. Quei valori, quella civiltà, quel comune impegno che da più di sessant'anni hanno evitato conflitti, nonchè portato ad una maggiore responsabilità e collaborazione fra i paesi membri. Che hanno portato da parte degli Stati aderenti la rinuncia a parte, piccola o grande, della loro sovranità, in nome di un disegno comune. Ovvero una nuova Europa, di pace, solidarietà e libertà. Un sogno? Cominciamo a metterlo nero su bianco.


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