.
Annunci online

il blog di Francesco Zanfardino
A priori
post pubblicato in Diario, il 19 ottobre 2010


La faccenda degli sconti ICI alla Chiesa offre molteplici spunti di riflessione. Ad esempio sul fatto che il Governo starebbe per cancellare, almeno in parte, l'esenzione ICI per le attività della Chiesa, ovvero starebbe per cancellare una parte della norma che la stessa brigata Berlusconi approvò nel 2005, e che il governo Prodi non cancellò del tutto (nonostante la norma all'epoca scandalizzò in tanti). Della serie: il centrosinistra s'è fatto superare dal centrodestra anche su questo. Ammesso che il Governo davvero decida di farlo, cosa di cui dubito fortemente.

Ma, sinceramente, non saprei nemmeno se sia giusto o meno. Poichè non appartengo alla schiera degli "anticlericali", per i quali qualsiasi norma che vada contro gli interessi della Chiesa è di per sè buona e giusta, bensì appartengo a quella dei "laici", vorrei conoscere bene in cosa consistono questi benefici e soprattutto se interessano solo la Chiesa, o anche altre confessioni religiose, o anche le onlus e le varie associazioni senza scopo di lucro. Perchè, personalmente, ritengo più che comprensibile che lo Stato incentivi chi, senza fini di lucro, svolge attività di utilità sociale; anche se queste sono svolte da enti religiosi (perchè fare discriminazione al contrario?).

Semmai, bisognerebbe inasprire i controlli e la legislazione per far sì che a ricevere i benefici siano enti davvero senza fini di lucro. Il vero "scandalo", infatti, è semmai un'altra norma introdotta dai berluscones nel 2005, ovvero l'articolo 149 del Testo Unico delle Imposte che conferisce agli enti ecclesiastici lo status perenne di enti non commerciali: ovvero, un ente commerciale può essere non commerciale, basta che sia della Chiesa; insomma, gli enti della Chiesa sono non commerciali a priori. Una privilegio inaccettabile, discriminante e contro ogni logica, che il Governo non intende ancora cancellare e che spero la UE riesca ad eliminare. Che si somma a tante altre situazioni "privilegiate" di cui gode la Chiesa cattolica in quanto tale (in effetti, persino lo stesso Concordato crea una situazione di privilegio della Chiesa rispetto alle altre confessioni) e che vanno cancellate. Non per spirito anticlericale, ma per spirito di Giustizia. E, in fondo, gli stessi cattolici dovrebbero chiederlo, in nome dei valori cristiani che non credo proprio parlino di privilegi. 

www.discutendo.ilcannocchiale.it

L'Italia che (non) conta
post pubblicato in Diario, il 22 febbraio 2010


                                                    

Dopo aver perso, un mese fa, il ruolo di rappresentante civile NATO in Afghanistan, l'Italia perde anche quello di inviato speciale UE a Kabul, a causa di una sostituzione voluta dalla nuova "miss PESC" della UE, la Ashton, che tra l'altro è stata eletta a sorpresa contro il candidato italiano, Massimo D'Alema, sostenuto dal Governo Berlusconi. Tanto da far dire a Pino Arlacchi, europarlamentare IDV ed ex vicesegretario ONU, "l'Italia è passata dalla sottorappresentazione all'esclusione completa dagli incarichi internazionali di maggior rilievo. Mai in 65 anni l'Italia si è trovata in una situazione così umiliante: l'unica carica di un certo livello ricoperta da un italiano e che non ci spetti di diritto è la direzione dell'Unrwa, l'agenzia ONU di assistenza ai palestinesi, che nessuno voleva". Ma anche per lo stesso Ministro alle Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, "deve finire questa marginalizzazione del sistema Italia".

Che dire ... meno male che con i Governi Berlusconi la credibilità internazionale dell'Italia e la sua importanza mondiale aumentano sempre rispetto alla "sinistra". Figuriamoci se non aumentava ...

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Il fallimento delle troppe aspettative
post pubblicato in Diario, il 19 dicembre 2009


                                              

Alla fine, non è andata peggio di quanto mi aspettassi. Pensare che Paesi di tutto il mondo, con interessi così divergenti fra di loro e certo non guidati da dirigenti così illuminati da andare troppo al di là della tutela dei propri interessi contingenti, potessero davvero giungere ad un accordo legalmente vincolante era, se non da poveri illusi, da ottimisti un po' troppo spinti. Molto più fattibile, e comunque per niente affatto scontato, era invece un accordo come quello ottenuto ieri, e formalizzato oggi, al vertice sul clima di Copenhagen. E sono pronto a scommetterci che, se al posto di Obama ci fosse stato Bush e al posto di Sarkozy e della Merkel altri leader di centrodestra come Berlusconi, nemmeno a quello si sarebbe arrivati. La mia idea, insomma, è che sul vertice di Copenhagen c'erano troppe aspettative ingiustificate.

Altro è dire, invece, che un accordo vero sul clima era necessario. Oddio, non ne ho la matematica certezza, ma di sicuro una seria diminuzione dell'inquinamento globale non avrebbe fatto del male al nostro Pianeta ... ma, appunto, i nostri governanti globali, specialmente alcuni, non sono affatto illuminati. De Gasperi diceva che "la differenza fra un politico ed uno statista è che il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista guarda alle prossime generazioni". Ebbene, a governarci abbiamo molti politici e pochi statisti, putroppo.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Economia da poltrona ed economia reale
post pubblicato in Diario, il 14 settembre 2009


                                          

E' passato ormai un anno da quel giorno di Settembre nel quale fallì la Lehman Brothers, e nessuno capì che l'addio al colosso finanziario americano sarebbe stata la goccia che ha fatto poi traboccare il vaso dell'intera economia globale, con tutti i suoi devastanti effetti sull'economia globale (a proposito, peggiora la situazione dell'Italia, nonostante i media diffondano ottimismo).

Il Presidente USA Obama, che all'epoca era impegnato nella volata finale delle presidenziali, ha affermato a gran voce che le regole nella finanza devono cambiare, che non devono essere più permessi "comportamenti sconsiderati" e che lo Stato non deve essere più necessitato ad intervenire per salvare banche o intervenire nel sistema finanziario. Inoltre, Obama ha posto ancora una volta l'accento sui bonus dati ai manager, una delle storture simboliche del sistema.

Per quanto mi riguarda, non ci capisco tantissimo di economia, e peggio ancor di finanza. Tuttavia, ho sempre trovato, se non sbagliato, indecente che si potesse "giocare" in Borsa. Vincere o perdere semplicemente schiacciando un bottone. Che si possa determinare la morte o il successo di un'azienda solo con delle manovre speculative. Che si possa letteralmente vendere l'aria fritta, ovvero prodotti finanziari come quelli che hanno scatenato la bolla speculativa negli USA. Insomma, ho sempre trovato illogico e controproducente che potesse esistere una sorta di "economia parallela" a quella "reale", ovvero del tutto slegata alla produzione reale, alle vendite reali, ai guadagni reali, agli investimenti reali ... alla fatica reale, insomma. Perchè è, come dire, "moralmente sbagliato", questa "economia da poltrona", oltre che fallimentare, perchè prima o poi qualcuno ne pagherà le conseguenze.

E, guarda caso, alla fine a pagarle siamo sempre soprattutto noi. Quelli che lavorano e producono veramente.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Mi consenta
post pubblicato in Diario, il 2 settembre 2009


                                               

Zitti tutti. Governa Brlusconi, e nessuno osi disturbarlo. Nemmeno i commissari UE, che hanno osato criticare in questi anni molti aspetti del suo Governo che meriterebbero ben altra attenzione da parte dell'Europa.

Ma meno male che c'è Almunia, che con il suo "a chi devo chiedere il permesso di parlare?" lo ha messo finalmente nel ridicolo come merita. Mi consenta!

P.S. Ma quindi, per coerenza, devo dedurre che scompariranno anche i bei faccioni dei Ministri italiani e le loro dichiarazioni che accompagnano praticamente ogni servizio del Tg5 e ormai anche del Tg1?

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Stop agli sprechi energetici. Anzi no
post pubblicato in Diario, il 31 agosto 2009


                                                 

Domani è il primo Settembre, e in tutta Europa andrà in soffitta uno dei simboli dell'ultimo secolo, la lampadina ad incandescenza. Sarà infatti vietata in tutti i Paesi della UE la loro messa in vendita (le scorte rimarranno vendibili fino ad esaurimento), per favorire l'acquisto delle lampadine fluorescenti, quelle a basso consumo, che permettono di risparmiare elettricità e quindi denaro ed emissioni nocive per l'ambiente. Stesso identico discorso per i frigoriferi a bassa efficienza (classe C, insomma).

Così probabilmente sarà data la notizia. In realtà non è proprio così: non in tutta la UE la loro vendita sarà vietata. Indovinate quale sarà l'eccezione? Ebbene sì, l'Italia: il Governo Berlusconi ha infatti deciso, con una leggina ad hoc, di rinviare tale messa al bando a data da destinarsi. L'ennesima prova dell'assoluta inconsistena delle politiche "green" di questo Governo. E la Prestigiacomo che fa, la bella statuina?

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Frattini, la Ue e l'immigrazione
post pubblicato in Diario, il 25 agosto 2009


                                              

Di fronte alla tragedia del mare di Sicilia, il nostro Ministro degli Esteri ha rivangato uno dei soliti argomenti con il quale il Governo si difende quando è sotto accusa per gli sbarchi: occorre una politica europea per l'immigrazione. Ora, a parte il fatto che lo stesso Frattini fu fino a qualche anno fa commisario Ue proprio con delega all'immigrazione, e che quindi quelle critiche dovrebbe rivolgere anche a se stesso (ma d'altronde è un po' come la storia degli immigrati nel Governo Prodi: dicevano che c'era il boom, ma intanto la legge in vigori era proprio la Bossi-Fini), il Ministro potrebbe anche avere ragione. Anzi, ha ragione: la mia concezione di Unione Europea è proprio quella di un'intregrazione reale fra i Paesi membri, che condividano fortune e problemi. Anche perchè una politica coordinata a livello sovranazionale è la miglior risposta per problematiche sempre più spesso globali, come appunto l'immigrazione.

Il fatto, però, è che non è detto che sia l'Italia a "beneficiarne". Come correttamente riportato da questa tabella dal Mattino, infatti, se è vero che nel 2008 (colpa di Prodi, vero Maroni?) l'immigrazione nella UE ha riguardato soprattutto Italia e Spagna (più di 400mila unità), seguite da Gran Bretagna (226mila) e altri paesi come Francia, Cechia, Belgio, Svezia, Grecia, Austria e Olanda (tra 30mila e 70mila), e comunque percentualmente (non ci sono le % in tabella, ma basta calcolarle) l'Italia è dietro a Lussemburgo, Slovenia, Spagna e vicina a Cechia, Malta, Belgio, Svezia, Danimarca, è altrettanto vero che attualmente le percentuali di stranieri sono ben più alte in Estonia, Lettonia e Spagna (oltre il 10%)Grecia (8%), Germania (6.9%), Belgio, Austria, Irlanda (oltre il 6%), Gran Bretagna (5.9%), Francia (5.7%), Svezia (5.2%) che in Italia (5.0%).

Insomma, proporre come fatto da Frattini che "i rifugiati debbano trovare alloggio e sostentamento in tutti i Paesi europei secondo criteri proporzionali" potrebbe rivelarsi un boomerang. O, comunque, non cambiare sostanzialmente l'attuale situazione. Insomma, volenti o nolenti, con l'immigrazione bisogna farci i conti.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

ESP obbligatorio nella UE. Ora sotto con i limitatori di velocità
post pubblicato in Diario, il 24 marzo 2009


                                             

L'Unione Europea ha finalmente deciso: l'ESP sarà obbligatorio su tutte le nuove vetture dal 2011, e quelle senza potranno circolare fino al 2014. Si tratta di una importante novità, in quanto si stima che grazie al controllo elettronico di stabilità (ESP, appunto) impiantato di serie su tutte le vetture si potranno salvare ogni anno 4mila vite ed evitare 100mila feriti, con benefici anche per le nostre tasche (16 miliardi di euro in meno di costi sanitari). D'altronde, lo sbandamento della vettura è la causa principale di quasi il 35% di tutti gli incidenti stradali mortali che coinvolgono un solo veicolo, e l'ESP riduce dell'80% questo rischio.

Certo, si potevano accelerare i tempi, ma la UE ha dovuto trattare con le case automobilistiche, evidentemente più interessate ai propri profitti che alla sicurezza degli utenti. Tuttavia, si tratta comunque di un grande passo in avanti, che tra l'altro contribuisce a dare senso ad un'istituzione come l'Unione Europea che appare, a torto, come un inutile fardello, tutto burocrazia e niente decisioni.

Ora, prima che le case automobilistiche accettino di ingoiare un altro rospo probabilmente dovrà passare almeno qualche annetto. Però l'Unione Europea dovrà prima o poi, e speriamo più prima che poi, cominciare a lavorare anche per un'altra innovazione nel campo della sicurezza stradale: obbligare le case automobilistiche ad impiantare di serie il limitatore di velocità. Si tratta di una tecnologia già esistente, ed in costante sviluppo, che potrebbe salvare ancor più vite dell'ESP. Pensate quante migliaia di persone ogni anno muoiono, e fanno morire, per una folle corsa oltre i limiti. E non è una ipocrisia inaccettabile che in tutta Europa il massimo di velocità raggiungibile è non oltre i 140 km/h, ma le auto possano andare ben oltre questo limite?

www.discutendo.ilcannocchiale.it 

Dal piano-clima la svolta sulle lampadine
post pubblicato in Diario, il 13 dicembre 2008


                                               

L'altro giorno è stato finalmente approvato il piano clima dell'Unione Europea, che prevede il cosidetto 20-20-20, ovvero il raggiungimento entro il 2020 di tre obiettivi: riduzione del 20% delle emissioni di gas-serra, riduzione dei consumi del 20% tramite efficienza energetica, 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili. Il sì unanime è arrivato dopo giorni di polemiche e di minacce di veto da parte dell'Italia, che con il premier Berlusconi ha ingaggiato una vera e propria lotta al piano (unico paese su 27 dell'UE a bocciare il piano pochi giorni fa), unico paese sviluppato a premere sulla questione dei costi, senza vederne invece le incredibili opportunità e per l'ambiente e per il portafogli. Fortunatamente la politica del veto di Berlusconi e Confindustria non è riuscito a smorzare il piano: infatti, nonostante le esultanze di Berlusconi, l'Italia non ha ottenuto (fortunatamente) niente di quello che ha chiesto, dato che gli obiettivi del 20-20-20 sono confermati e giuridicamente vincolanti (mentre l'Italia chiedeva di adeguarli alla crisi economica, e di valutare la situazione paese per paese), e la "clausola di revisione" del 2013 potrà avere solo effetti in avanti, e non in indietro rispetto al piano attuale.

Speriamo che il piano raggiunga davvero i suoi effetti, e che i Paesi che non lo rispetteranno saranno davvero puniti. Una "rivoluzione verde" è necessaria, proprio in questi periodi di crisi, perchè efficienza e indipendenza dalle materie prime sono l'unica via per risolvere definitivamente la questione energetica e i problemi economici ed ambientali ad essa conessi.

Tra tutti i provvedimenti decisi dalla UE per raggiungere gli obiettivi, vi segnalo uno particolarmente interessante e vicino alle tematiche della rubrica "Risparmio Ecologico" del blog: ovvero che entro il 2010 saranno bandite in tutta la UE le lampadine ad incandescenza. Questo per favorire l'utilizzo delle lampadine a risparmio energetico, ovvero le lampadine fluorescenti, che da qualche anno abbiamo imparato a conoscere ma che ancora stentiamo ad utilizzare, visto che siamo cosi restii a cambiare, anche in queste piccole cose, nonostante gli enormi vantaggi, qualitativi e quantitativi, di queste lampadine: pensate, un risparmio di 20 euro annui di corrente per ogni lampadina fluorescente rispetto a quelle ad incandescenza! Molto, molto di più del loro costo d'acquisto. E bene ha fatto la UE, quindi, a superare le resistenze direi "mentali" della popolazione, mettendo al bando le vecchie lampadine.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

L'anomalia italiana sull'ambiente
post pubblicato in Diario, il 4 dicembre 2008


                                                   

Il "piano verde" della UE, che ha l'obiettivo di portare al 20% entro il 2020 la quota di energia ricavata dalle rinnovabili, si è fermato, a causa del veto di 1 solo dei 25 paesi membri. L'Italia. Grazie, insomma, proprio al Governo "decisionista" e contrario alla politica del veto.

D'altronde il Governo Italiano e il Ministro Prestigiacomo, che in 8 mesi di legislatura è stata visibile solo in quest'occasione dato che di politiche ambientali con questo Governo non se ne vede nemmeno l'ombra, hanno sempre ostacolato questo piano, spalleggiati dalla Confindustria della Marcegaglia. E' stato detto di tutto e di più da questo schieramento anti-verde, che "così si uccidono le altre imprese", "ad esser contrari siamo la maggioranza della UE", "non possiamo permettercelo perchè abbiamo il nucleare", "la questione energetica non si risolve con le rinnovabili", ecc. ecc. Peccato che siamo gli unici a lamentarci, e certo non siamo gli unici ad avere le imprese, non siamo gli unici a non avere il nucleare (ben 17 paesi UE su 25).

Inoltre, lasciatemi dire una cosa. La questione energetica non si risolve con le rinnovabili. Forse. Ma nemmeno con il nucleare. Soprattutto, è meglio spendere miliardi di miliardi per far partire centrali nucleari che, nell'Italia dei veti, nella migliore delle ipotesi partiranno nel 2020, oppure spendere quelle stesse some per sfruttare le energie rinnovabili di cui l'Italia è piena ed averne subito i benefici economici, oltre che ambientali? Ed è razionale frenare, salvo poi parziali ripensamenti, un incentivo come quello sul fotovoltaico che sta facendo sviluppare quel settore?

Ma il vero problema è un altro. E' che in Italia manca la cultura ecologista, e quando c'è è in mano ad estremisti (i "verdi arcobaleno") che non fanno altro che fare il gioco dei cattivi industriali e della destra italiana. Certo, c'è un ecologismo moderno, rappresentato dagli Eco-Dem, ma purtroppo sono schiacciati dal confronto fra estremisti e anti-ambientalisti. Così solo in Italia abbiamo una destra anti-ambientalista e demagogica, mentre all'estero quasi tutti i leader di centrodestra come Sarkozy, la Merkel e Cameron sono paladini dell'ecologismo al pari dei loro colleghi di sinistra. L'unico era Bush, ma poi ha stravinto Obama con la sua politica fortemente ecologista, grazie alla quale vuole risollevare l'economia Americana.

Bastian contrari unici. Sul piano UE, e come leader di destra. L'ennesima dimostrazione dell'anomalia Italiana.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

L'affaire Sky e le mezze verità
post pubblicato in Diario, il 3 dicembre 2008


                                                  
"La sinistra e la stampa vadano a casa". Così il premier Berlusconi ha liquidato la questione Iva-Sky. Peccato che le cose non stiano proprio così. Procediamo per gradi (N.B. non sarò breve, però, se andate di fretta, leggete solo la parte in neretto, che potrebbe anche bastare).

Innanzitutto la giornata di ieri. Dapprima Berlusconi, in visita in Albania, dichiara: "C'è un'Iva al 20% per tutti e Sky aveva il 10%. Se la sinistra chiede, difendendo i ricchi e i consumi non necessari pur di andare contro di noi tirando addirittura in ballo il conflitto di interessi, io non ho nulla in contrario. Quando Tremonti avrà chiarito le ragioni del suo agire la sinistra ancora una volta perderà completamente la faccia di fronte agli italiani". Dopodichè Tremonti dichiara, a margine di una conferenza: "La norma che rialza l'Iva per i servizi Sky serve per evitare l'apertura di una procedura di infrazione Ue, il cui termine scadeva in questi giorni. Il governo Prodi si era impegnato con la Commissione europea ad allineare le aliquote". Quindi di nuovo Berlusconi, trionfante: "Questa sinistra non ha alcun ritegno e non tiene vergogna. Io di questa cosa non sapevo niente, chi parla di conflitto d'interesse è senza vergogna. A promettere l'adeguamento dell'Iva sulle pay tv fu Romano Prodi.  Se io fossi nei loro panni, me ne andrei a casa. Politici e direttori di giornali come La Stampa e il Corriere dovrebbero tutti cambiare mestiere, andarsene a casa". Infine le dichiarazioni di oggi, che rimarcano una presunta "figuraccia" della stampa e del PD, dopo che la UE aveva confermato il problema e lo aveva dichiarato "chiuso" dopo il provvedimento del Governo.

Ora, un po' di storia. L'IVA agevolata fu inizialmente decisa nel 1991 (governo Andreotti), addirittura al 4%, per far sviluppare un settore allora inesistente. Poi nel 1995 il governo Dini, forse un po' in anticipo (il settore non si era granchè sviluppato), decise di riallineare l'IVA al 20%, ma le proteste di Tele+ e Stream, la TV satellitare dominata proprio dalla Mediaset di Berlusconi, fecero sì che Dini optasse per un compromesso (il famoso 10%) votato dal centrodestra e dalla Rifondazione Comunista di Bertinotti, che si attirò le critiche del centrosinistra proprio perchè favoriva il dominio mediatico di Berlusconi. Poi nel 2003 (governo Berlusconi) Murdoch rilevò Stream e Tele+, creando un gigante monopolista (Sky, appunto) grazie al Governo e all'immobilismo di Antitrust e UE. Gigante che però sviluppò tantissimo il settore, aumentando il pluralismo e posti di lavoro. Quindi, come si vede, a mettere il "privilegio" e a far diventare Sky un monopolista con IVA agevolata non fu la sinistra "amica di Sky e dei ricchi", come dichiarato da Berlusconi, ma il governo Dini (oggi sen. del PDL) e il governo Berlusconi II.

Ora veniamo ai giorni nostri. La questione dell'IVA agevolata rimase irrisolta fino al Gennaio 2008, quando la UE chiesa all'Italia di uniformare l'aliquota, in quanto il mercato si era ormai sviluppato e non poteva esserci più la differenza fra i vari servizi a pagamento (cioè fra i canali tematici, ovvero tutta l'offerta televisiva di Sky e una minima parte di quella di Mediaset Premium, e gli altri servizi pay-per-view, come molti dei servizi Mediaset Premium). Prodi, che era già caduto, comunicò all'UE che l'Italia avrebbe riallineato le aliquote, ma non disse come, lasciando la patata bollente al futuro Governo. Il quale a sua volta rimanda la questione, fino al decreto cosiddetto "anti-crisi" di Dicembre, nel quale decide di soppiatto di allineare le aliquote e di allinearle al 20% (l'alternativa era annilearle tutte al 10%, o comunque ad un altra soglia, bastava che fosse uguale per tutti). Dunque, è vero che la UE richiedeva aliquote uniformi e che Prodi promise di farlo, ma Prodi, già caduto, non disse se riallinearle al 10% o al 20% fissato poi da Tremonti, tra l'altro dopo aver tralasciato la cosa per mesi, senza pensare a soluzioni meno drastiche. E poi Prodi non era in conflitto d'interesse.

Ora gli aspetti economici. Riallineare le aliquote al 20% danneggiava fortemente Sky, che si vedeva raddoppiare l'IVA praticamente su tutti gli abbonamenti, con decine di euro in più di tasse per ogni abbonato (se è vero, come dice il governo, che si ricavano 220 milioni e gli abbonati SKY sono 4,6 milioni, sono mediamente 48 euro per abbonato), mentre Mediaset Premium e gli altri servizi simili avrebbero avuto danni molto minori, dando dunque un enorme vantaggio a Mediaset (e le altre TV), che vedeva fortemente danneggiato un suo concorrente (che avrebbe probabilmente perso molti abbonamenti e quindi pubblico a favore delle altre televisioni). Riallinearle al 10% (come tra l'altro suggeriva la UE in una lettera al Governo in Aprile), cambiava niente per Sky e favoriva abbastanza Mediaset Premium e gli altri servizi pay-per-view, ma non quanto "l'affossamento", perchè così si può definire, di Sky. Con la differenza, però, che con il 20% lo Stato avrebbe avuto circa 220 milioni di euro di tasse in più, mentre con il 10% lo Stato avrebbe dovuto sborsare qualche decina di milioni. Insomma, riallineare le aliquote al 20% danneggia fortemente Sky e quindi favorisce fortemente Mediaset, ma dà circa 200 milioni allo Stato, mentre il 10% favorisce molto di meno Mediaset, ma sottrae allo Stato qualche decina di milioni, però era stato suggerito dalla UE.

E ora veniamo alla questione politica. E' ovvio che, con queste premesse e con questa crisi, si poteva discutere se era meglio incassare 200 milioni tassando gli abbonati o spendere 20-30 milioni, risparmiando tasse a tutti, considerando però che gli abbonamenti pay-per-view non sono un consumo necessario (ma nemmeno da ricchi, dato che molte famiglie non agiate fanno l'abbonamento perchè tifosissimi di calcio). Si poteva e si doveva discutere, invece che mettere la norma di soppiatto. Però, se inseriamo la questione all'interno del sistema mediatico italiano, dove i Governi Berlusconi hanno aggirato procedure di infrazioni Ue, sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea, per salvare il duopolio Mediaset-Rai (legge Gasparri) e le frequenze di Rete 4 dalle giustissime richieste di Europa 7 (decreto SalvaRete4), e dove il pluralismo è quantomeno problematico (come si evince dal duopolio, dalla questione Rete 4, dai dati dell'AgCom e della Demos sulle variazioni rispettivamente degli spazi dedicati ai vari partiti e del sensazionalismo sulla sicurezza a seconda dei Governi in carica, oltre che dalla quotidiana esperienza di chi guardi la TV con un po' di onestà intellettuale e spirito critico), il Governo, se coerente, doveva fare lo stesso anche con la norma Sky, aggirando la direttiva Europea. Oppure tornare sui propri passi abrogando la legge Gasparri e mandando Rete4 sul satellite. Perchè le regole vanno rispettate sempre, e non aggirate o applicate rigidamente a seconda delle convenienze. Dunque, bene hanno fatto le opposizioni e parte della stampa a criticare il Governo, perchè la scelta fra il 10% e il 20% non era così ovvia e andava discussa; perchè, in ogni caso, il raddoppio IVA doveva essere graduale; perchè non si possono aggirare procedure di infrazione, sanzioni e sentenze delle Corti Italiane e Europee solo quando vanno contro i propri interessi, e invece intervenire duramente ai minimi dubbi della UE quando vanno contro gli interessi degli avversari; perchè, infine, non si può far ciò in conflitto d'interessi e con un pluralismo mediatico ai minimi termini.

Infine, alcune considerazioni al di là della questione più propiamente tecnica. Anche se Berlusconi avesse avuto davvero ragione, non può certo dire che è la dimostrazione che il conflitto d'interessi non esiste, perchè la sola storia del mercato televisivo italiano (legge Gasparri, decreto SalvaRete4, ecc. ecc.), oltre che quella giudiziaria (leggi ad personam varie), dimostra l'esatto contrario. E soprattutto non può emanare editti, tra l'altro diretti, contro le opposizioni e direttori di giornali (dall'editto bulgaro si è passati all'editto albanese), solo perchè esprimono opinioni diverse dalle sue. La democrazia è anche questo. Poi, certo, anche loro hanno commesso errori, in quanto avrebbero dovuto informarsi meglio: ma d'altronde lo stesso vale per il suo schieramento e per i giornali suoi vicini, dato che lui stesso e molti suoi colleghi di partito avevano prospettato la possibilità di "tornare indietro", e direttori come il fido Ferrara avevano persino aderito alla campagna di Sky. E, a tal proposito, anche io ritengo un po' inopportuna la campagna mediatica di Sky: ma d'altronde anche Mediaset ha più volte usato questo strumento, e in maniera più politica (come quando lo stesso Berlusconi lesse un comunicato in onda su Mediaset contro "la sinistra illiberale che vuole limitare la nostra libertà di comunicare", visibile parzialmente su questo video al minuto 1:40).  E, infine, Berlusconi non può far finta di non sapere niente, come fa sempre quando viene colto in fallo sul conflitto d'interesse: anche perchè altrimenti sarebbe grave che il Premier firmi cose che non conosce.

Questo è tutto. Ho perso un bel po' di tempo a scrivere questo lunghissimo post, come non ho mai fatto sinora, e so che è fatica sprecata. Perchè tanto, invece di spiegare per bene la situazione, i media vicini a Berlusconi ridurranno tutto a poche battute, tutte a favore del Governo e a danno della verità. Spero che almeno sia stato utile a qualcuno di voi

P.S. Infine, torno a fare la mia proposta provocatoria: se proprio servivano soldi, e in periodi di crisi bisogna chiedere sacrifici "a tutto il sistema televisivo", come detto da qualcuno a nome del Governo, perchè non ricavarli da tasse sulle televisioni private, che tra l'altro non danneggerebbero in nessun modo i contribuenti, a differenza del raddoppio IVA su Sky?

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Il prestito ponte sarà restituito allo Stato ... dallo Stato!
post pubblicato in Diario, il 1 novembre 2008


                                                   

Ieri si è consumata l'ennesima puntata della telenovela Alitalia, che ormai sembra voler battere in lunghezza Beautiful. Per l'ennesima volta si è detto "Alitalia è sull'orlo del baratro", "Alitalia verso il fallimento", "Sindacati irresponsabili", ecc. ecc., in una tarantella talmente ripetitiva che ormai non degno nemmeno più di una cronaca. Tanto alla fine, comunque vada, a pagare saremo sempre noi consumatori, a causa della folle decisione di trasformare una vendita in una faccenda politica. Come se non fosse bastata la dissenata gestione politica dell'Alitalia negli ultimi anni.

Però una cosa non mi va giù della faccenda di ieri: ovvero che la Cai ha subordinato l'offerta alla non restituzione del prestito-ponte. Ovvero i 300 milioni di euro, che Prodi concesse sotto richiesta del già eletto premier Berlusconi e che quest'ultimo trasformò in conto capitale dell'azienda, cosa per la quale la UE l'ha dichiarato "illeggittimo" e da restituire, dovrà essere restiuito dalla "bad company", ovvero la vecchia Alitalia. La quale, quindi, oltre ad accordarsi i debiti miliardari e le migliaia di esuberi da ammortizzare, dovrà anche pagare i 300 milioni di euro. Tutto sulle spalle dei contribuenti, dato che il proprietario della bad company è lo Stato.

E l'imparzialissimo Commissario UE ai Trasporti, Antonio Tajani del PDL, sì è subito affrettato a dire: "Chiederò che il prestito ponte ricada sulla bad company". Insomma, Tajani ci dice: "Il prestito ponte è illegale, quindi va restituito allo Stato, e a restituirlo sarà lo Stato". Una vera e propria partita di giro dove sono i contribuenti a tenere il cerino in mano.

P.S. Che poi una compagnia "solida", fatta di 20 imprenditori "tra i più importanti d'Italia", con il petrolio tornato sotto 70 dollari dai 120 di qualche mese fa, non riesca nemmeno a mettere insieme 300 milioni di euro,  è indicativo di come sarà con molte, molte turbolenze il decollo della nuova "Alitalietta". Nella migliore delle ipotesi.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Sfoglia settembre        novembre
calendario
rubriche
links
tag cloud
ultimi commenti
cerca