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il blog di Francesco Zanfardino
I gay, le tasse, la morale
post pubblicato in Diario, il 26 ottobre 2010


Buttiglione, recidivo, offende l'intera comunità lgbt sostenendo che "l'omosessualità è moralmente sbagliata, come l'adulterio, l'evasione o il non donare soldi ai poveri". Anzi, nel tentativo di giustificarsi, precisa: "L'omosessualità è oggettivamente sbagliata, ma ci sono tante cose moralmente sbagliate che la legge non deve perseguire, come l'adulterio, l'evasione, eccetera".

In qualsiasi Paese un partito avrebbe chiesto le dimissioni del proprio Presidente, se avesse paragonato i gay agli evasori, e se avesse detto che lo Stato non deve perseguire questi ultimi. Mi sa invece che a Buttiglione non accadrà nulla, anzi; in Berlusconia anche chi si dovrebbe opporre al clima imperante, come l'Udc, in realtà non è così diverso.

A proposito di morale, a proposito di umanità cristiana ... a proposito di coerenza.

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Quella maledetta paura di perdere
post pubblicato in Diario, il 17 settembre 2010


                                      

In queste ore tutte le attenzioni della "galassia democratica" sono rivolte al "documento Veltroni" e alle reazioni piuttosto accese che sta scatenando nel PD. Un giorno dirò sicuramente anch'io la mia, magari quando la gazzarra si sarà spenta, Veltroni & co magari avranno compiuto ulteriori passi, e quindi tutto potrà essere più comprensibile.

La faccenda sta però oscurando qualcosa che invece dovrebbe interessare, e molto, il popolo democratico. Ieri il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, alla Festa Democratica di Palermo ha annunciato che la sua nuova giunta, la quarta in due anni, sarà appoggiata da Mpa, Futuro e Libertà, Udc, Api e, udite udite, Pd. Il tutto dopo il placet di Bersani, in una riunione romana con i capibastone siciliani del PD. E non si tratta di un governo "per fare la legge elettorale" e poi dopo tre mesi si va al voto, come sarebbe ammissibile anche in ambito nazionale, ma un vero e proprio governo fino al termine della legislatura (almeno nelle intenzioni). Un ribaltone in piena regola, con il PD che si ritrova a sostenere un governatore che aveva contrastato alle elezioni regionali. E in una regione come la Sicilia, dove Lombardo, l'Udc e il loro sistema di potere clientelare, con diverse personalità importanti colluse o coinvolte in inchieste sulla mafia, hanno imperversato per anni ed anni. E risulta molto poco credibile una "svolta riformista" di Lombardo&Co.

La domanda è una sola: perchè? Perchè il PD siciliano ha deciso di fare da stampella a Lombardo, invece di fare ciò che qualunque opposizione farebbe, ovvero chiedere le elezioni e sfruttare in campagna elettorale le divisioni nell'armata brancaleone che aveva sostenuto Lombardo? Le risposte che vengono subito in mente alla maggior parte degli elettori del centrosinistra saranno sicuramente: magna-magna, spartizioni, inciucio. Io invece voglio essere buono, voglio concedere ai capetti del Pd siciliano che la loro sia soltanto paura: paura di perdere, paura degli elettori. Molto più comodo un governo sicuro oggi, anche se con chi dovrebbe essere ben poco compatibile con il PD, che correre il rischio delle elezioni. Eppure alle ultime europee il centrosinistra ha ottenuto il 34%, che può sembrare poco ma sarebbe comunque superiore sia alla coalizione di Lombardo che a quella del Pdl (ricordatevi che anche in Sicilia c'è il premio di maggioranza). E di candidati trascinatori ne avrebbe: Rita Borsellino, la più votata in Sicilia alle Europee (oltre 230mila preferenze), oppure Rosario Crocetta, altro recordman di preferenze (oltre 150mila); e si potrebbe puntare pure su Ivan Lo Bello, leader di Confindustria Sicilia, attivo anch'egli contro la mafia, e presente a molte Feste Democratiche. Per non parlare dell'elettorato siciliano: quando lo si è riuscito ad entusiasmare (leggasi "primavera siciliana") non c'è stato bisogno di grandi alleanze (anzi a Catania, ora roccaforte inespugnabile della destra e degli autonomisti, ci fu un ballottaggio a sinistra).

E invece no. La mancanza di coraggio la fa da padrone in Sicilia, ed evidentemente anche nelle stanze romane. Queste sono le questioni sulle quali la segreteria Bersani deve rispondere a Veltroni: non reagire stizziti e insofferenti alle critiche, ma rispondervi coi fatti, di fronte ai quali non c'è documento che tenga. Bersani, e tutta la dirigenza, decida una volta per tutte se la priorità per il PD è essere al governo o governare il Paese. E' semplice.

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Addio scontato
post pubblicato in Diario, il 14 febbraio 2010


                                              

Voglio essere buono con la Binetti. Potrei dire che il suo addio al PD è una mossa di convenienza politica, anche alla luce del fatto che poteva andarsene nel più vicino partito di Rutelli, che pur l'aveva portata in politica, anzichè preferire la "sicurezza" dell'UDC. Ma invece voglio credere che la scelta dell'on. Binetti sia solo dettata da motivazioni ideali: in fondo, mi risultava quasi simpatica con quella sua ostinazione a combattere, fino in fondo, una battaglia valoriale persa in partenza.

Già, in partenza. Perchè è vero che l'identità del PD è un tantino confusa, ma fin dall'inizio era chiaro che il PD non sarebbe mai stato un partito confessionale. Perchè è questo che la Binetti ha chiesto fino ad ora al PD: su tutte le tematiche etiche, e tutto ciò che riguardava la Chiesa, Paola Binetti ha espresso pari pari la voce del Vaticano, dimostrandosi quindi non tanto cattolica, ma proprio clericale, ovvero lo stesso tipo di errore che rimprovera ai Radicali (quello dell'anticlericalismo). Magari è solo una coincidenza che la Binetti la pensi sempre come il Vaticano, e in ogni caso non è detto che ciò che dica il Vaticano sia sbagliato (anzi!), ma poteva davvero pensare che il PD potesse seguire certe sue posizioni o non avere una linea su un determinato argomento perchè lei era contraria? Ma soprattuto: perchè Paola Binetti si è sempre importata unicamente delle tematiche etiche? O, se ha lavorato anche su altre tematiche, perchè teneva a far emergere le sue opinioni solo su quelle? Evidentemente erano solo quelle che le interessavano.

Una come la Binetti poteva anche restare nel PD, se si comportava diversamente. Esistono infatti tante persone nel PD che hanno posizioni molto lontane dalla linea del PD sulle tematiche etiche, però non giudicano il Partito solo da quelle. Pensano anche ad altro, lavorano anche ad altro, criticano anche altro. E magari, ogni tanto, su qualcosa danno ragione alla linea del Partito anche su quelle tematiche e non seguono peridissequamente solo la linea di altri. Senza avere la pretesa di dare l'autentica interpretazione dei valori cattolici. Evidentemente, non era il suo caso e, ripeto, la sua era una battaglia persa in partenza.

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La lezione di Nichi
post pubblicato in Diario, il 25 gennaio 2010


                                            

La politica non è solo "strategia". Questa la lezione che certi "strateghi" all'interno del PD dovrebbero trarre dalle Primarie di ieri in Puglia, che hanno visto il trionfo senza se e senza ma del governatore uscente Nichi Vendola.

Il leader di Sinistra Ecologia Libertà aveva tutto contro. L'Udc, persino l'Idv, ma soprattutto il formidabile apparato dalemiano, nella terra di D'Alema, che aveva appena dimostrato la sua forza al Congresso del PD (93mila voti per Bersani): il tutto inquadrato in un contesto nazionale guardava con estreme "interesse" al "laboratorio Puglia" per un futuro accordo più organico tra PD e UDC in nome del "riformismo" opposto al "massimalismo" delle sinistre e al "giustizialismo" dell'IDV. Per non parlare dei tanti dubbi che sono stati fatti aleggiare sull'onestà di Vendola e sulla qualità della sua amministrazione, che invece indubbiamente sono state ben sopra alla media delle alte amministrazioni del Sud (a voi il giudizio in termini assoluti). Eppure Vendola ha vinto su Boccia, il candidato "riformista". Di larghissima misura (oltre il 70%), con una larghissima partecipazione (oltre 200mila votanti, più di qualsiasi primaria che si sia svolta in Puglia). Ed ora, paradossalmente, sembra avere più speranze di vittoria alle "secondarie" (le Regionali) di un Boccia appoggiato dall'Udc.
 
La dimostrazione, insomma, che non sempre per vincere basta la somma di voti e apparati. Serve, soprattutto verso sinistra, un progetto convincente, un'alleanza credibile, valori precisi e candidati che vivono il territorio e di cui ci si possa fidare. E, se il candidato in questione è il governatore uscente ed ha anche governato bene, a maggior ragione. Non si può sacrificare tutto questo in nome della "strategia".

Magari poi Vendola perderà lo stesso, alle Regionali. Perlomeno, però, il centrosinistra perderà con onore. E, si spera, traendo la lezione che i Pugliesi gli hanno dato con la grande giornata di democrazia di ieri, contro ogni previsione, contro ogni scetticismo, contro ogni verticismo. Contro ogni "strateghismo" e presunzione di chi aveva tentato di sminuire Vendola e dichiarato di non aver mai perso un'elezione (che soddisfazione, lasciatemelo dire). E, lasciatemelo sottolineare, contro ogni tentativo di sminuire le potenzialità delle Primarie. Capito, Bersani?

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Basta casini
post pubblicato in Diario, il 17 gennaio 2010


                                                 

La mia, sul balletto delle Regionali, l'ho già detta più volte. E' una cosa squallida, e putroppo bipartisan. C'è però un aspetto della vicenda che merita una filippica durissima e speciale, e cioè l'atteggiamento dell'Unione di Centro.

Si tratta di un vero e proprio meretricio politico: Solo così può essere definito l'atteggiamento di un partito che non solo sta un po' di qua, un po' di là, un po' da soli, non solo in alcune Regioni passa da uno schieramento all'altro nel giro di poche settimane (potrebbe accadere in Calabria), ma ha la faccia tosta di appoggiare governatori uscenti cui ha fatto opposizione per anni (accadrà in Piemonte, Liguria, Marche e Basilicata). Il tutto senza cercare accordi sui programmi, altrimenti non si spiegherebbe perchè l'Udc ritiene impossibile appoggiare la Bonino per via delle questioni etiche e poi appoggi la Bresso che la pensa allo stesso modo, anche perchè in fondo un programma vero l'Udc non lo ha. Semplici giochi di convenienza, comuni a tutta la politica, ma che trovano nel comportamento dei "centristi" la più disgustosa rappresentazione.

Ecco, a proposito di "dialogo", io allora chiedo a PD e PDL di stringere l'unico accordo, l'unico "lodo" che dovrebbero attuare: far fuori l'Udc da tutte le alleanze. E' certamente una misura troppo radicale, perchè alcune alleanze con l'Udc sono concepibili (penso all'alleanza col centrodestra nel Lazio, dove c'è una candidata come la Polverini, o a quella con Dellai in Trentino qualche mese fa) ... ma è l'unico modo per porre insieme fine a questo scandaloso meretricio. Altrimenti, si rischia di risvegliarsi dopo le Regionali con un potere enorme dato ad un partito minoritario, senza una linea politica e senza coerenza. Ci pensino bene.

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Vertici e basi
post pubblicato in Diario, il 11 gennaio 2010


                                                 

Come ho già avuto modo di sottolineare, le candidature per le Regionali sono diventate qualcosa di surreale. Credo proprio che, comunque vadano le elezioni, il giorno dopo la politica italiana sarà più debole: non potrebbe essere altrimenti, visto che i candidati non si stanno scegliendo in base alle idee, ai programmi, alla volontà delle "basi", ma solo in base a logiche di mera convenienza.

Qualcuno dirà: è sempre stato così. Vero. Ma adesso questo emerge in maniera così spudorata, come se ormai non si avesse più paura di farlo. L'UDC che si barcamena di qua e di là, sostenendo un giorno uno schieramento un giorno l'altro e l'altro giorno quello di prima, il PD incapace di dare la linea, il PDL schiavo della Lega tanto da sacrificare il Governatore più amato dai suoi correggionali. E, infatti, è proprio questa la grande assente dal bailamme delle candidature: la voce delle "basi". Tutto viene deciso nelle stanze romane, senza avere un minimo di riguardo nei confronti dei livelli locali dei partiti, e soprattutto dei militanti. Soprattutto il PD, nonostante le promesse di Bersani ai tempi del Congresso, rinuncia praticamente ovunque alle Primarie, che invece avrebbero consentito al PD di avere oggi una linea e un candidato in tutte le Regioni, oltre che far sentire partecipi i propri militanti alle scelte di "vertice". Il PDL, invece, quasi non mi sento di criticarlo: da loro, infatti, ci si aspetta che ignorino le "basi".

Vedremo cosa ne uscirà fuori a Marzo. Intanto, però, mancano una quarantina di giorni e non si parla ancora di politica, ma solo di nomi e nomenclature. Povere Regioni.

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Ci sarebbero le Primarie
post pubblicato in Diario, il 28 dicembre 2009


                                                

Fino al 25 Ottobre, Pierluigi Bersani giurava e spergiurava che lui no, non avrebbe ridimensionato il ruolo delle Primarie ... al massimo avrebbe rivisto il meccanismo delle "Primarie interne", quelle per decidere i dirigenti di partito, ma le avrebbe comunque conservate per scegliere il Segretario Nazionale. Nulla da eccepire, invece, per le Primarie usate per scegliere i candidati alle elezioni: anzi, andavano "valorizzate": Filippo Penati, coordinatore della mozione Bersani, ne caldeggiava addirittura l'utilizzo per scegliere i candidati al Parlemento.

Ebbene, sono passati due mesi, eppure per i candidati alle Regioni il Partito Democratico è nel caos più totale, tra possibili candidati che si tirano indietro ed altri che vengono fatti fuori, in balia dei veti del (potenziale) alleato di turno ... e mancano solo tre mesi al voto. La domanda spontanea: perchè si è giunti a questo punto? Vista l'evidente incapacità di "dare la linea" e di imporla, non era meglio prendere tali decisioni tramite Primarie, lavorando fin da subito affinchè si svolgessero bene? Non sarebbe stato meglio un franco dibattito seguito da un vero voto popolare per decidere se andava archiviata l'era Vendola in Puglia per allearsi con l'Udc, se gli altri governatori uscenti, a cominciare da Loiero, meritassero di essere ricandidati o no? E non era meglio organizzare fin da subito le primarie in Veneto, Lazio e Campania, uniche Regioni in cui sembra (sembra! a poche settimane dal termine ultimo) si facciano le Primarie, anzichè ridurle ad una messinscena organizzata all'ultimo per consacrare il candidato prescelto a tavolino, ammesso che lo si trovi senza creare divisioni nocive per la campagna elettorale?

Certo, era meglio. Al di là di quanto possano dire gli "scettici delle primarie", era ovviamente meglio. Fare le Primarie, farle vere, farle subito, forse non avrebbo modificato le scelte di partito (ma proprio Vendola insegna che non sempre questo è vero), ma le avrebbe rese più forti, organizzate e anticipate. E non avrebbe certo "stressato" l'elettorato, perchè il vero elettorato del PD non si stanca mai di poter partecipare alle scelte del proprio partito, semmai si stressano i capibastoni e i finti elettori che portano a votare inquinando ogni volta le Primarie. Ma, questi dirigenti, anche le cose ovvie riescono a renderle complicate ... restano sempre migliori di quelli del PDL, dove le Primarie non sanno nemmeno cosa siano, ma nell'era berlusconiana non basta mica.

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Casta senza pudore
post pubblicato in Diario, il 10 dicembre 2009


                                                     

Sono stato facile profeta, purtroppo, quando, all'indomani della richiesta di arresto per Cosentino a causa dei suoi rapporti con la camorra, dicevo che il voto della Camera sull'autorizzazione a procedere sarebbe stato il vero banco di prova per le prese di distanze dal centrodestra dal suo massimo esponente campano e loro candidato alle elezioni regionali di Marzo.

Ebbene, la prova non è stata affatto superata. La Camera ha infatti negato l'autorizzazione con 360 favorevoli e 226 contrari. Il voto segreto non consente certezze, i deputati presenti di PD e IDV, unici partiti dichiaratamente contrari all'arresto, erano ben 216 e dunque i voti favorevoli all'arresto da parte di PDL o Lega sono riducibili al lumicino, se non al nulla. D'altronde, per le tre mozioni di sfiducia presentate da PD, IDV e UDC per far dimettere Cosentino da sottosegretario PDL e Lega hanno votato compatti in suo sostegno. E ormai non sembra più così scontato che Cosentino resti candidato per la Campania (magari con un "lodo" apposito per evitare che, una volta eletto, venga automaticamente arrestato perchè non più parlamentare). Meno male che, dopo la richiesta di arresto, la candidatura non era più "nel novero delle cose possibili" (Fini e finiani) e che era "inopportuna" (Berlusconi e berluscones).

Magari davvero non sarà candidato, ma se una richiesta di arresto per rapporti con la camorra è un motivo sufficiente per non candidarlo, perchè non lo è per autorizzarne l'arresto? E perchè non lo è per chiederne le dimissioni da sottosegretario all'Economia? E, ancora peggio: perchè, per alcune forze (Udc), è un motivo sufficiente per chiederne le dimissioni, ma non per autorizzarne l'arresto? La realtà è che, al di là delle chiacchiere, la stragrande maggioranza dei politici italiani è sempre pronta ad auto-proteggersi, anche al di là delle diverse opinioni politiche, anche in situazioni così clamorose come questa. Una casta, insomma, come le tante altre caste d'Italia che sarebbe l'ora di spazzare via.

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Selbstmord
post pubblicato in Diario, il 28 settembre 2009


                                             

Il risultato delle elezioni tedesche si apre a molteplici considerazioni, utili anche per un giudizio sullo scenario italiano.

Innanzitutto il tracollo della Spd e il successo della Merkel dimostrano l'assurdità della scelta della Grosse Koalition fatta dai socialisti tedeschi quattro anni fa. E' facile parlare col senno di poi, dirà qualcuno, ma era chiaro come il sole che accettare di governare assieme agli avversari storici, ma soprattutto farlo per un'intera legislatura e cedendo la leadership al loro leader, avrebbe poi comportato la debacle del voto di ieri. La motivazione della "senso di responsabilità" nei confronti del Paese è lodevole, ma pessima dal punto di vista elettorale: una volta fatta quella scelta, infatti, la Spd non poteva che sostenere lealmente e senza polemiche la cancelleria Merkel, ottenendone sì in cambio adeguati spazi politici e una politica di governo moderatamente di centrosinistra, ma regalandone tutti i meriti inevitabilmente alla Merkel. Si dirà: ma nel 2005 o si faceva quella scelta, o la Germania non avrebbe avuto un Governo (oddio, erano possibili delle coalizioni alternative, ma disomogenee, esigue e quindi molto instabili). Ok, ma la Spd avrebbe dovuto scegliere un'altra strada: un governo istituzionale, guidato da una figura il più possibile esterna ai due partiti (che così non si prendono meriti e demeriti dell'azione di governo), con la missione di portare avanti la Germania giusto il tempo di cambiare la legge elettorale in senso maggioritario. Invece la Spd ha scelto un'altra strada, che per qualcuno è il fallimento della "Terza Via", ovvero quella stagione europea inaugurata negli anni Novanta da Tony Blair e che consiste nella ricerca di un modello alternativo di sinistra, slegata dagli estremismi ed aperta ad altri elettorati oltre a quelli tradizionali. Io non sono d'accordo, poichè una cosa è la sacrosanta ricerca della "Terza Via" (anzi, spero che la Spd evolva nella direzione tracciata in Italia dal PD - inteso però come progetto politico, non come l'incarnazione attuale che non è proprio il massimo), un'altra è l'inciucismo politico, per quanto "responsabile", con i propri avversari.

Tornando alla legge elettorale, proprio su questo c'è una considerazione da fare: il fatto che le coalizioni di governo vengano determinate dopo il voto è una conseguenza inevitabile della legge elettorale tedesca, che è proporzionale (senza però averne nemmeno i vantaggi, ovvero la maggiore rappresentatività del voto degli elettori, perchè con quello sbarramento del 5% la distorce lo stesso, e non di poco). Va assolutamente cambiata, e spero che la nuova Spd, viste le disastrose conseguenze subite sulla propria pelle, ne faccia una propria battaglia politica.

E qui arriviamo all'Italia, e all'insegnamento che il centrosinistra italiano dovrebbe trarre dal voto tedesco. Non è certo un mistero che la mozione Bersani, dai più ritenuta la vincitrice delle Primarie del PD, sostenga il modello tedesco, sia sulla legge elettorale che sulle coalizioni allargate, anche a partiti conservatori come l'Udc (anche se oggi si cerca di farla passare come forza "riformista", Casini è stato alleato di Berlusconi per più di un decennio, fa politiche per lo più conservatrici ed è dichiarato conservatore ed ha sostenuto McCain anche quando si faceva la corsa, anche a destra, per sostenere Obama). D'altronde, i ripetuti flirt tra D'Alema, Letta e Casini non sono certo casuali. Così come non è casuale che l'UDC faccia battaglia per una legge elettorale alla "tedesca": con quel modello elettorale in vigore, infatti, nè il centrodestra nè il centrosinistra avrebbero i numeri per governare, e l'UDC coronerebbe il suo sogno di essere l'ago della bilancia, o peggio ancora di guidare un governo istituzionale. Ora la domanda è: di fronte al voto tedesco, certi dirigenti del centrosinistra impareranno la lezione o continueranno a perseguire logice suicide come quelle della Spd tedesca? Ai posteri (ed ai votanti delle Primarie) l'ardua sentenza.

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Fondi "neri"
post pubblicato in Diario, il 18 luglio 2009


                                         

Ogni tanto il Ministro Maroni ama autocelebrarsi per i successi nella lotta alle mafie, attribuendosi il merito delle operazioni condotte dalle forze di Stato. Tuttavia, quando c'è da agire direttamente, il nostro Ministro degli Interni è meno spavaldo.

Come alcuni di voi sapranno, infatti, da qualche mese il comune di Fondi, in provincia di Latina, è a rischio scioglimento per infiltrazioni mafiose. E' successo infatti che lo scorso Settembre il prefetto Frattasi, di fronte all'emergere di infiltrazioni del clan nell'amministrazione cittadini, chiese a Maroni di procedere allo scioglimento. Maroni, "stranamente", abbandonò il piglio "decisionista" e decise di non decidere. Nel frattempo una sequela di tarantelle, ricorsi, fino alla solenne promessa del Ministro il 3 Aprile in Commissione Antimafia: il Comune di Fondi sarà sciolto. Ebbene, siamo al 19 Luglio e tale decisione non è mai arrivata. Anzi, nel frattempo, il 6 Luglio sono state arrestate 17 persone, dentro e non i palazzi del Comune, per reati che vanno dall'associazione mafiosa al favoreggiamento.  

C'entrerà forse qualcosa che a governare Fondi c'è una giunta PdL-Udc? Sarà forse che nei confronti di certe amministrazioni "nere" Maroni si "ammorbidisce"?

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Referendum: perchè SI'
post pubblicato in Diario, il 15 giugno 2009


                                               

Il 21 e 22 Giugno gli Italiani saranno chiamati alle urne per tre Referendum sulla legge elettorale. Il mio obiettivo oggi è cercare, a fronte di un dibattito quasi del tutto assente nei media e nella società Italiana, di contribuire un’informazione completa, in virtù del principio “conoscere per deliberare”. Innanzitutto, i quesiti:

PRIMO QUESITO (Scheda viola): si chiede l’abolizione delle coalizioni per l’elezione della Camera. Di conseguenza, il 55% dei seggi (premio di maggioranza) andrà alla lista più votata (attualmente può anche averlo la coalizione di liste più votata), mentre per ottenere seggi le liste dovranno tutte superare il 4% dei voti (attualmente per le liste coalizzate basta il 2%);
SECONDO QUESITO (Scheda beige): identica richiesta, ma applicata al Senato, dove però il premio di maggioranza è su base regionale. Per ogni Regione, dunque, il 55% dei seggi assegnati a quella Regione andrà solo alla lista più votata, mentre per ottenere seggi le liste dovranno superare l’8% dei voti (attualmente per le liste coalizzate basta il 3%);
TERZO QUESITO (Scheda verde): si chiede l’abolizione della possibilità di candidarsi al Parlamento in più circoscrizioni.

Quest’ultimo quesito elimina la possibilità che importanti ‘acchiappa-voti’ si candidino e vengano eletti in più circoscrizioni per poter poi scegliere liberamente, dopo le elezioni, da chi farsi sostituire dove rinunciano. Così furono ‘eletti’ circa 150 parlamentari nel 2008. E’ dunque un quesito condivisibile da tutti, anche dai contrari agli altri due (N.B. si può votare il terzo quesito senza concorrere al ‘quorum’ degli altri, basta rifiutare le loro schede).

Diverse le conseguenze degli altri quesiti. Non è vero, però, come sostengono i detrattori del Referendum, che la legge che ne verrebbe fuori è ‘pericolosa’, poiché un solo partito potrebbe avere la maggioranza in Parlamento anche con molto meno del 50% dei voti. Questa possibilità, infatti, già esiste: il 55% dei seggi attualmente va alla lista o, e non solo, alla coalizione più votata. Non è nemmeno vero che il Referendum porterebbe al bipartitismo. Semmai sarà favorita l’aggregazione di forze simili e quindi la formazione di due grandi partiti che si contendono il Governo, come avviene in gran parte del mondo, mentre gli altri avranno comunque rappresentanza in Parlamento (se supereranno gli sbarramenti). Probabilmente, dunque, le forze a sinistra del PD e a destra del PDL continueranno a stare fuori dal Parlamento, poiché lo sbarramento del 4% che le ha escluse rimarrà uguale; l’UDC otterrà seggi come prima, se rimarrà sopra il 4%, così come la Lega Nord, che però non starà più al Governo, e l’IDV, che però sarà esclusa da futuri Governi, a meno di un probabile ingresso nel PD. L’unica vera sconfitta, insomma, sarebbe la Lega Nord, che dovrebbe rinunciare alle prospettive di Governo. Il Referendum favorirà, infine, la stabilità dei Governi, liberi dai frequenti ‘ricatti’ di partiti minori in cerca di visibilità.

In ogni caso, la legge cambiata dal Referendum e i suoi presunti ‘rischi’ molto difficilmente rimarrebbero in vigore: la Lega Nord non la accetterà mai e costringerà il PDL a cambiarla, oppure la cambierà con le opposizioni. Ed è proprio questo l’obiettivo del Referendum: costringere il Parlamento a cambiare l’attuale legge, definita ‘porcata’ dal suo stesso autore (il leghista Calderoli) e dunque rinominata "legge porcellum". Perché è una 'porcata'? Perché toglie il diritto dei cittadini a scegliersi i propri rappresentanti tramite le preferenze, creando un Parlamento di ‘nominati’; perché crea instabilità (ricordate Prodi, limitato dai ricatti incrociati vari partitini?) se non si vince con un enorme vantaggio (che ha invece avuto Berlusconi). Se invece il Referendum non passerà, i partiti avranno la scusa per non cambiare la legge attuale, che a parole tutti dicono di voler cambiare (e poi se la tengono da tre anni!), e ci terremo questa legge per i prossimi decenni. A proposito: non è vero che la legge che verrebbe fuori dal Referendum sarebbe “immodificabile”, perché sancita dal popolo. Già nel 1993, infatti, proprio un Referendum elettorale portò all’immediata approvazione di una nuova legge elettorale, la Mattarellum, non coincidente con quella uscita dal Referendum.

Infine, votare è la migliore risposta alla Lega Nord che, ricattando il Governo, ha fatto sprecare 460 milioni di euro pur di non far svolgere il Referendum insieme alle Europee, bensì il 21-22 Giugno da solo, puntando sull’astensionismo (il Referendum per essere valido deve raggiungere il ‘quorum’, ovvero essere votato dal 50% degli elettori).

E allora … il 21-22 Giugno non salviamo la Porcata, diciamo tre SI’ al Referendum!

P.S. Il Partito Democratico fa campagna per il SI’, l’Italia dei Valori, pur avendo raccolto le firme, fa campagna per il NO (dunque invita comunque ad andare a votare). Fanno campagna per l’astensione, invece, l’UDC, la Lega Nord e tutti i partiti minori. Il PDL, invece, dopo il ricatto della Lega, lascia libertà di scelta, ma Fini e Berlusconi hanno già detto di votare SI’.

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Preferiti
post pubblicato in Diario, il 10 giugno 2009


                        

Il voto alle Europee offre importanti spunti di riflessione, sui partiti e soprattutto sui loro elettorati, molto più dalle preferenze che dai voti di lista. 

Cominciando dal Popolo delle Libertà, qui vediamo sempre la solita storia: Berlusconi, e basta. Ottenendo oltre 2.700.000 preferenze ha dimostrato che, pur in calo rispetto alle precedenti tre elezioni europee cui ha sempre partecipato da capolista in tutte le circoscrizioni (in termini percentuali sul voto complessivo al PDL è al 25%, record negativo assoluto, mentre in termini assoluti migliora rispetto al 2004), ha dimostrato che il PDL non può fare a meno di lui, in quanto il PDL, come prima Forza Italia, è lui. Dietro di lui, infatti, c'è il vuoto: a parte l'altro ineleggibile La Russa, candidato ufficiale dell'ex-Alleanza Nazionale, i nomi dei 29 eletti a Strasburgo nelle file pidielline sono associati al massimo a 130-140 mila preferenze (quota medio-bassa per un partito del 35%), ma nella maggior parte dei casi a molto meno di 100mila preferenze. Anzi, con le rinunce obbligate di Berlusconi, La Russa ed altri ineleggibili, alcuni europarlamentari berlusconiani saranno eletti con poco più di 20mila preferenze. Assurdo, ma sono le conseguenze dell'efficace strategia (in realtà sempre la stessa) di Berlusconi & Co di aggirare il sistema delle preferenze (che volevano eliminare, per poi rinunciarci per ottenere dal PD almeno lo sbarramento del 4% che gli poteva consentire di aumentare il peso in seggi del PDL fino a farlo diventare primo in Europa, obiettivo poi fallito miseramente), tramite la candidatura di "acchiappa-voti" per poi ripescare gli invotabili. Ma soprattutto sono le conseguenze di un elettorato, quello berlusconiano, che, invece di votare un "partito", un progetto, la competenza e la serietà dei candidati, vota unicamente un "personaggio", quello di Berlusconi, che per assurdo voterebbero a priori, ovunque fosse candidato. Anche a sinistra, anche alle elezioni condominali. Basta che si chiami Berlusconi. 

Simili gli elettorati IDV e Lega. C'è ancora una forte personalizzazione nel partito di Di Pietro, che ha avuto il 16% delle preferenze, molto meno marcata invece nella Lega, dove Bossi ha preso solo il 10% delle preferenze. Se nell'IDV la personalizzazione del partito è più forte che nella Lega, c'è da dire però che l'elettorato IDV è più attento ai candidati della società civile, mentre quello leghista è più attento ai candidati "ultra-leghisti" (ovvero a quelli che spingono di più e con maggiore visibilità sulla xenofobia e sul nordismo): lo dimostrano da una parte l'exploit di De Magistris (giunto davanti a Di Pietro), ma anche di Sonia Alfano, dall'altra i buoni risultati di Salvini e Borghezio. 

L'elettorato UDC, invece, è difficile da giudicare. I candidati UDC, infatti, erano praticamente tutti identici: tutti politici politicanti, alla De Mita insomma, che hanno mobilitato i loro elettorati clientelari e correntizi. Dove però si sono presentati gli unici due candidati della "società civile" che hanno avuto una qualche visibilità, ovvero Magdi Allam ed Emanuele Filiberto, l'elettorato UDC li ha premiati. Fortunatamente portando in Europa il primo ... d'altronde, penso che quei 22mila che hanno votato il principino Savoia lo abbiano fatto più per scrivere qualcosa sulla scheda che non fosse un politico, che per altro.

Infine arriviamo al PD, la situazione più interessante. Se da un lato il correntismo, spesso accompagnato da clientelismo, è ancora molto forte, con la maggioranza degli eletti ascrivibili a correnti (e che sono stati sostenuti da correnti...), c'è una forte novità: come successo alle Europee 2004 con Santoro e la Gruber, molti candidati della società civile o comunque poco legati alla politica tradizionale hanno ottenuto forti exploit: la Serracchiani prima nel Nord Est con 145mila preferenze, Sassoli nel Centro con addirittura 400mila preferenze, Borsellino e Crocetta unici eletti PD nelle Isole con rispettivamente 230mila e 120mila preferenze. Se poi ci aggiungiamo anche le 200mila di Cofferati, anche se è già da 5 anni che fa politica ed è espressione indiretta di una corrente del PD, comprenderete come nell'elettorato PD c'è una forte richiesta di rinnovamento. Con un però: i candidati "nuovi" devono essere visibili. Il però si evince dal risultato di Rosaria Capacchione nella circoscrizione Sud, dove la giornalista antimafia ha raccolto "solo" 73mila preferenze: eppure sono certo che lei, unica delle (pochissime) persone della società civile presenti in lista al Sud a poter essere eletta, avrebbe tranquillamente potuto essere la prima eletta come Cofferati, Serracchiani, Sassoli e Borsellino nelle altre circoscrizioni. La differenza è che mentre questi candidati hanno potuto godere di una certa visibilità, precedente o acquisita nella campagna elettorale tramite interviste ed ospitate TV, la Capacchione non ha avuto la possibilità di "farsi vedere", se non di mattina ad Omnibus di La7. Se a ciò aggiungiamo il mancato apporto del Partito, che ha preferito sostenere i candidati di corrente, otteniamo che le 73mila preferenze della Capacchione sono perlopiù voti di opinione, frutto di elettori che si sono informati da soli o che hanno avuto la fortuna di venire a conoscenza della sua candidatura in uno degli incontri elettorali o dai manifesti fatti con una campagna elettorale realizzata praticamente senza soldi. E lo stesso ragionamento si può fare per altri candidati, come Scalfarotto al Nord-Ovest e Cioffredi al Centro. Ecco allora le indicazioni per il futuro del PD che si evincono dal voto Europeo: c'è una fortissima richiesta di rinnovamento, e questo potrà esplicarsi al Congresso di Ottobre con l'elezione di un out-sider, fuori da logiche correntizie. Ma dovrà essere un out-sider visibile. Dunque, è arrivata l'ora del Rinnovamento, quello concretamente realizzabile in maniera globale e non parziale come avvenuto invece finora, per il PD: un ticket Sassoli-Serracchiani avrebbe forti possibilità di vincere ... anche se preferirei la strada più difficile di un candidato veramente out-sider, sconosciuto, ma la cui vittoria sarebbe ancora più innovativa. In attesa di folli capaci di intraprendere questo mio sogno, però, mi accontenterei decisamente della prima opzione ...

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