.
Annunci online

il blog di Francesco Zanfardino
Un anno e mille morti dopo
post pubblicato in Diario, il 6 dicembre 2008


                              

Un anno fa la tragedia della ThyssenKrupp. E' impossibile sottrarsi a questa abitudine mediatica degli anniversari, per la quale certi argomenti vengono affrontanti solo una volta all'anno, in queste occasioni, e poi ce ne si dimentica, a parte qualche breve comunicato sull'ennesima morte sul lavoro (ma solo quando ne muoiono più di uno al giorno, e nemmeno sempre). Su "Discutendo" invece avete potuto spesso leggere di questo argomento, e certo non solo come semplice "cronaca da bollettino".

1003 morti in un anno. Dietro questi numeri terrificanti (quasi 3 morti al giorno!) c'è tutto un mondo, fatto di lavoratori costretti a lavorare in condizioni disumane, in assenza di condizioni di sicurezza, costretti a lavorare oltre il massimo consentito, pagati a nero e male, senza tutele sindacali, senza dignità. Perchè spesso il lavoro, in Italia, non nobilita l'uomo, lo rende senza dignità (quando non l'uccide). Ma anche un mondo fatto di imprenditori disonesti che fanno profitto sulle spalle dei lavoratori. Di sindacati che con più forza dovrebbero denunciare questo scempio. Ma soprattutto un mondo fatto da Confindustriali e Governanti senza vergogna, che annullano il tema delle morti bianche dall'agenda politica del Paese, che, quando non provano a sminuire il problema (Castelli docet), cancellano quel minimo sforzo verso la legalità costiuito dal Testo Unico sul Lavoro del Governo Prodi: per loro chi specula sui propri lavoratori non deve essere punito.

Non per niente oggi a Torino non c'era nessun rappresentante di Confindustria e del Governo. Meglio farsi la campagna elettorale in Abruzzo e dire assurdità, anzichè mostrare la propria vicinanza, perlomeno con un comunicato. Vabbè, perlomeno sono coerenti.

P.S. E, diamine, smettiamola di usare quel termine ("morti bianche"). In queste morti di bianco non c'è nulla.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

E' troppo facile prendersela con gli operai e i medici
post pubblicato in Diario, il 9 dicembre 2007


    

L'Italia negli ultimi giorni è stata sconvolta da molti lutti
. Come sempre. Purtroppo questa è la vita. Ma certi lutti rimangono impressi nella mente per ciò che rappresentano.

Torino. Acciaierie TyssenKrupp. Quattro operai sono morti letteralmente bruciati da un incendio scoppiato nella fabbrica dove lavoravano, probabilmente a causa della rottura di una tubatura ad olio. Una moglie di uno degli operai morti ha dichiarato: "Me l'hanno ammazzato". 
Già nel 2003 era scoppiato un incendio nella fabbrica. Inoltre, stando a quanto dichiarato dagli operai sopravvissuti, gli estintori non funzionavano o erano vuoti. La fabbrica era in crisi da molto tempo, tanto che era già stata decisa la sua dismissione, e si tirava avanti a campare, a discapito della sicurezza (sempre secondo quanto dichiarato dagli operai, gli estintori, quando erano usati, erano usati a metà, per risparmiare: ma così facendo la qualità del materiale si annullava) e dei diritti dei suoi lavoratori (gli operai hanno dichiarato che dovevano fare straordinari lunghissimi, altrimenti perdevano il lavoro).
Oggi, la Tyssenkrupp ha dichiarato che "le cause dell'incendio sono tuttora in accertamento e, al momento, non c'è alcuna conferma che alla base ci sia la violazione degli standar di sicurezza".

Vibo Valentia. Ospedale cittadino. Una sedicenne, Eva Ruscio, muore dopo essere stata ricoverata per un ascesso alle tonsille. Un anno fa, stesso ospedale, stessa sala operatoria, un'altra sedicenne, Federica Monteleone, morì dopo un coma causato da un black-out durante l'interventoUn ospedale, quello di Vibo, gestito male, e in cui i fondi erano gestiti a livello clientelare (sembra in mano ad UDC e Opus Dei, ma poteva essere chiunque).
In questi giorni, molti studenti, amici delle ragazze morte, hanno messo su della manifestazioni, in cui spesso si è puntato il dito contro i medici, quasi bollandoli come "assassini".

Di fronte ai fatti di Torino, il premier Prodi ha fatto le solite dichiarazioni di rito. E d'altronde lo Stato non può far altro che augurarsi che i giudici facciano il loro lavoro, "accertando tutta la verità", e che gli ispettori facciano anch'essi il loro lavoro, con serietà e non con accondiscendenza verso le imprese. Ma certo lo Stato può mettere in evidenza ciò che deve essere messo in evidenza, come ha fatto il premier dichiarando come spesso la responsabilità sia delle imprese, e come ha fatto la ministro della salute Turco, dichiarando che in Calabria i fondi per costruire i 4 nuovi ospedali non saranno controllati dalla Regione ma dallo Stato (ovviamente, tutto da vedere).

Queste vicende, così lontane, sia come luoghi che come contesti, sembrano essere accomunate solo dalla tragicità della morte. In realtà, entrambe queste vicende sono accomunate dall'attacco contro gli operai e i medici, nel primo caso dalle aziende, nel secondo dalla gente. Non si può dare la colpa dell'incendio agli errori degli operai, perchè senza estintori funzionanti, senza mezzi di sicurezza non si può lavorare. Non si può dare la colpa ai medici, primo perchè compiono un lavoro delicatissimo e la paura di essere cacciati e criminalizzati per un solo umano errore può far sbagliare chi magari non sbaglierebbe, secondo perchè la responsabilità, come nelle fabbriche è spesso dei dirigenti, è spesso di chi dirige gli ospedali e non fa rispettare le norme. In tutto questo, una severa critica va fatta agli organi di ispettorato, che non devono in alcun modo transigere sulla sicurezza.

E' troppo facile prendersela con operai e medici. Troppo.
Sfoglia novembre        gennaio
calendario
rubriche
links
tag cloud
ultimi commenti
cerca