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il blog di Francesco Zanfardino
In direzione ostinata e fallimentare
post pubblicato in Diario, il 10 agosto 2011



Tagli alla spesa sociale. E' quello che chiede la destra conservatrice italiana, similmente a quanto hanno già imposto i Repubblicani ad Obama in America. Guai a toccare le tasse dei ceti abbienti, guai a toccare le rendite degli speculatori: ciò che serve davvero all'Italia, per Stracquadanio, Lupi & friends, è tagliare, tagliare, tagliare incentivi fiscali, spese assistenziali, pubblica amministrazione (e dipendenti pubblici), patrimonio pubblico, istituzioni pubbliche, finanche al sistema pensionistico.

Farei notare a costoro che in tre anni di governo Berlusconi la spesa sociale è stata già abbondantamente tagliata. Come dimenticare la prima Finanziaria di questo GOverno: una cifra per tutti, gli 8 miliardi di euro tagliati alla scuola pubblica, con 134.000 licenziamenti annessi tra docenti precari e personale ATA. Ma potrei continuare con i miliardi tagliati a infrastrutture, sanità, cultura, pubblica amministrazione, forze dell'ordine, giustizia, incentivi fiscali alle rinnovabili, trasferimenti alle Regioni, stipendi dei dipendenti pubblici, blocco del turnover, ecc. ecc.  L'unica spesa sociale che è aumentata, in sostanza, è stata quella cassaintegrazione ... ma non c'è certo nulla da festeggiare.  Tanti tagli che, diminuendo o eliminando tanti stipendi, hanno avuto l'ovvio effetto di deprimere la domanda e quindi la produzione, a sua volta depressa dal taglio degli incentivi e delle opere pubbliche, aggravando pesantemente la situazione dell'economia italiana.

Insomma, il taglio della spesa sociale si è rivelato una ricetta decisamente fallimentare e chi continua a proporlo lo è altrettanto.Questi benedetti 20 miliardi di euro che servono è bene trovarli tagliando la vera spesa improduttiva, quella che se ne va in sprechi (es. grandi opere poco o per nulla utili), quella dovuta all'eccessiva burocrazia statale, ai costi della politica (es. grandi stipendi, privilegi vari, troppe poltrone) e alla presenza di troppi Enti inutili (Comuni e Province con troppi pochi abitanti, Comunità e Municipalità varie, ma anche i vari Enti para-statali), oppure tagliando spese non prioritarie (es. nuovi armamenti militari). Magare si può anche pensare a nuove tasse, che gravino sui grandi patrimoni e sulle rendite finanziarie. E poi non sarebbe male approfittare dell'occasione anche per veri tabù come la legalizzazione delle droghe leggere e della prostituzione, che comporterebbero enormi introiti per lo Stato (oltre che, secondo me e tanti altri, vantaggi sociali in termini di riduzione di entrambi i fenomeni e comunque un maggiore controllo degli stessi, che tra l'altro esistono comunque anche se illegali ed è alquanto ipocrita far finta di nulla). Eccetera eccetera.

E poi, una volta racimolati i soldi (facendo sul serio tutto quello che ho indicato si ricaverebbe molto più che 20 miliardi!), da un lato bisogna ridurre corposamente il debito e dall'altro bisogna stimolare la crescita! Ciò attraverso l'investimento in beni culturali e turismo (l'unico campo in cui nessun Paese al mondo potrà mai competere con noi, se lo sfruttiamo appieno), in infrastrutture "diffuse" (ovvero piccole opere in tutto il Paese, che danno lavoro a più imprese e persone che singole "grandi opere", portando anche risultati immediati e non a distanza), in "produzioni" che garantiscono risparmio (efficienza energetica, energie rinnovabili, recupero dei rifiuti ... ma anche in "produzioni immateriali" come manutenzione, prevenzione, digitalizzazione, semplificazione, lotta all'evasione, ecc.), e così via. E, cosa importante, anche investire qualcosa in un po' di riduzione fiscale a chi in questi anni ha sempre pagato la crisi, ovvero pubblici dipendenti e lavoratori, che poi sono i veri protagonisti della "domanda" e quindi della crescita economica. 

Chiedo troppo?

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Aiutiamoli a casa loro?
post pubblicato in Diario, il 21 ottobre 2010


A dire il vero, la Lega il più delle volte se ne strafotte. Tuttavia, quando qualcuno ne sottolinea la contrarietà delle sue politiche anti-immigrati alla cristiana accoglienza (e loro si dicono portavoce dei valori cristiani), a volte rispondono qualcosa del tipo: sì, ma infatti noi vogliamo aiutarli "a casa loro".

E' in quei momenti che vorrei sbattergli in faccia dati come questi: un taglio del 45%, sommato a precedenti tagli decisi dal governo Berlusconi in questi due anni, che portano sotto i 100 milioni di euro il fondo per la Cooperazione Internazionale. Ovvero proprio quei fondi per "aiutare a casa loro" i diseredati del mondo.

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Quando la vita è un lusso
post pubblicato in Diario, il 15 settembre 2010


                               

Settecentoquaranta. E probabilmente, mentre finirete di leggere questo articolo, il numero sarà già cresciuto: è il numero delle morti sul lavoro che si sono susseguite in Italia nel 2010, fino al 15 Settembre. E questo senza contare i tanti lavoratori in nero, specialmente immigrati, le cui morti finiscono nel nulla.

 

Ogni volta che al TG sento notizie come queste non riesco a non pensare allo strazio delle famiglie di questi lavoratori, che escono di casa la mattina per tornarvi distrutti la sera, ma contenti per essere riusciti a portare a casa il sostentamento quotidiano per la famiglia; e poi, improvvisamente, una sera non tornano più a casa. Morti durante l’atto forse più importante di un uomo, quello che dovrebbe “nobilitarlo”, quello sulla quale la nostra Repubblica è “fondata”, e che invece spesso uccide: il lavoro.

Una vera e propria piaga sociale, che dovrebbe attirare l’attenzione del mondo della politica e della società in generale; cosa che invece non avviene, nonostante i continui moniti del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano; anzi, specialmente in questi due anni di governo Berlusconi si sono fatti molti passi indietro. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in estate ha addirittura definito la legge 626, quella sulla sicurezza sul lavoro, “una legge inutile, un lusso che non possiamo permetterci”. Roba da far accapponare la pelle, ma figlia di un decadimento culturale che purtroppo, complice la fortissima crisi economica, sta dilagando in tutti i settori della società, compreso i sindacati: la priorità è che ci siano i posti di lavoro, non importa in che modo: meglio tagliare lo stipendio, meglio rinunciare alla sicurezza, meglio rinunciare ai propri diritti che non lavorare. Un ricatto indecente. E il fatto grave è che si è già passati dalle parole ai fatti: ad inizio 2009 il Governo, spalleggiato da Confindustria, ha infatti rinviato al 2011 (se non ci saranno ulteriori rinvii) l’applicazione del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, la riforma della 626 approvata dal governo Prodi che introduceva norme più restrittive, l’estensione della legge a molte categorie di lavoratori e soprattutto introduceva la condanna penale, il carcere, per gli imprenditori che non rispettavano la legge. Nemmeno una gran cosa (un anno e mezzo di carcere), ma hanno avuto il coraggio di dire che si trattava di “sanzioni sproporzionate”.

 

Mi viene da chiedermi se il vero “lusso” che non possiamo permetterci in questo Paese è questa classe dirigente e questo tipo di imprenditori. Facile per loro parlare così, dalla loro posizione di privilegiati, che non hanno a che fare con le difficoltà e le paure che milioni di lavoratori in Italia vivono ogni giorno, se non muoiono nel frattempo. E, per piacere, non chiamamole “morti bianche”. Queste morti di bianco non hanno nulla.

 

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E' vero, "il tempo è galantuomo"
post pubblicato in Diario, il 20 agosto 2010


                                           

Ricordate quando, nel Novembre scorso, giornali e soprattutto TG titolavano su una Italia "leader della crescita", dato che il cosiddetto "superindice Ocse" la dava al primo posto con una crescita annua dello 10.8%, contro una media dell'area Euro del 6,3% e dell'area Ocse del 3,4%. Maggioranza e giornalisti lacchè commentavano trionfanti, con Berlusconi che addirittura sosteneva che l'Italia avesse superato la Gran Bretagna, tanto da collocarci come sesta potenza economica mondiale (cosa assolutamente falsa, non supportata dai dati reali, nè ora nè allora). E il ministro Tremonti, entusiasticamente: "Il tempo è galantuomo, dobbiamo insistere".

Già all'epoca sottolineai, sommessamente, che il "superindice" non si basa su dati reali, ma è una sorta di stima della "potenzialità di crescita" dei vari Paesi; e gli ultimi dati reali davano l'Italia penultima nell'area Ocse, sia per crescita trimestrale che annua. Il "primato della crescita" andava quindi verificato sul piano dei fatti.

E i fatti ora ci dicono che, proprio secondo i dati Ocse sul secondo trimestre 2010, l'Italia è ultima nella crescita con una ripresa del solo 1.1%, a fronte di una crescita media dell'area Ocse pari al 2.8%.

Ma ovviamente ora mica ci faranno i titoloni, Minzolini & Co ... scordatevelo.

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Una pulitina, e via
post pubblicato in Diario, il 20 febbraio 2010


                                                     

Le solite truffe della propaganda. A fine anno Tremonti & Co avevano detto che l'operazione "scudo fiscale" era stata un trionfo, con 95 miliardi di euro "scudati", il 98% dei quali effettivamente rimpatriati, quindi a disposizione del sistema Italia. Ma oggi si scopre, grazie a Repubblica, che in realtà i soldi effettivamente rimpatriati sono il 41%, esattamente 34,9 miliardi. Dati di Bankitalia. Questo perchè i capitali possono benissimamente essere regolarizzati, tramite il pagamento della famosa tassa del 5%, e restare all'estero.

Dunqu, non solo si è assistiti ad una maxi-ripulita di capitali frutti di frode, con poco più di 4 miliardi su 95 guadagnati, ma si è avuta anche la beffa di non mettere i capitali "ripuliti" a disposizione dell'economia italiana. Bel "successo", Tremonti.

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Crisi psicologica?
post pubblicato in Diario, il 13 febbraio 2010


                                               

Ricordo ancora quando a fine 2008 il premier Berlusconi, a proposito della crisi economica che stava appena scoppiando, e che Tremonti vantava di aver previsto e capito fin dall'inizio, parlava di "crisi psicologica", che "l'ottimismo" poteva da solo sconfiggere. Poi magicamente si è passati alla fase del "siamo usciti dalla crisi": insomma, siamo usciti da qualcosa che non c'era, e ovviamente "meglio degli altri Paesi".

Poi ti arrivando questi bollettini "disfattisti" dell'Istat che ti dicono che nel 2009 il PIL italiano è sceso del 4.9%, record degli ultimo quarant'anni, e che nell'ultimo trimestre 2009 è calato dello 0.2% rispetto al trimestre precedente, unico paese Euro insieme a Spagna (-0.2%) e Grecia (-0.8%) ad essere ancora in recessione. Guarda un po', proprio i due Paesi che destano le maggiori preoccupazioni, con la Grecia sull'orlo della bancarotta e la Spagna che si salva solo grazie alla possibilità di aumentare il debito pubblico, che prima della crisi era sotto il 70% del PIL. Mentre in Italia si viaggia verso il 120% del PIL, tra i più alti al mondo (in Europa sta peggio di noi solo la Grecia ... ops, di nuovo).

No, non dobbiamo preoccuparci. Ottimismo!

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La promessa-truffa
post pubblicato in Diario, il 12 gennaio 2010


                                           

Tempo di elezioni, tempo di propaganda: a meno di due mesi dalle elezioni Regionali, test elettorale di rilevanza nazionale, il centrodestra si appresterebbe a mettere in campo la più demagogica (e meno realizzata) della promesse elettorali, il taglio delle tasse. D’altronde, sarebbe anche ora, viste le tante promesse e i quasi due anni di governo già trascorsi. Ebbene, il 9 Gennaio scorso il Premier ha confermato le indiscrezioni, rispolverando la sua vecchia promessa della riduzione delle aliquote IRPEF, la tassa sul reddito, passando dall’attuale sistema a cinque aliquote a solo due aliquote. Promessa usata fin dalla sua prima campagna elettorale, quella del 1994, e che fu addirittura inserita nel celeberrimo “Contratto con gli Italiani” del 2001, puntualmente non rispettato (ma Berlusconi si è ricandidato lo stesso). Promesse vane, insomma, ma che hanno sempre avuto l’effetto di attirare consenso in occasione delle elezioni.

Ma prendiamo anche per buona la promessa del Governo: che cosa ne verrebbe fuori? Le preoccupazioni espresse dai sindacati e dalle opposizioni consistono sostanzialmente nel fatto che la riforma andrebbe a favorire troppo i ceti ricchi, concedendo nulla ai ceti bassi e ben poco a quelli medi. Preoccupazione più che fondate, se osserviamo la simulazione degli effetti della riforma realizzata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, basata sui dati del Ministero delle Finanze. Innanzitutto, c’è da dire che più della metà degli Italiani non riceverebbe alcuno sconto fiscale: il 50.9%, infatti, ovvero 21.188.567 contribuenti, hanno un reddito inferiore ai 15mila euro e pertanto già pagano una aliquota del 23%. E, quindi, vengono fatti fuori dalla riforma tutti i ceti bassi e quelli medio-bassi. Ma, anche passando ai ceti medi, la musica non cambia di molto: ad esempio, arriverebbe uno sconto del 5.5% per un reddito di 20mila €, dell’8.6% per 28mila € e dell’11.9% per 30mila €. Passando ai ceti più alti, invece, lo sconto sale in maniera esponenziale, fino ad arrivare al 36.4% di un reddito da 100mila € (13.170 di sconto!)

Qualcuno dirà: beh, è ingiusto, ma perlomeno i ricchi sono pochi, mentre le famiglie medie sono tante, quindi la maggior parte dei soldi investiti nella riforma andrà ai ceti medi. Niente affatto: confrontiamo, ad esempio, la fascia dai 15.000 ai 28.000 € di reddito (aliquota attuale 27%), nella quale sono inclusi 13.800.307 contribuenti, e quella degli oltre 100.000 € (aliquota attuale 43%), ovvero 384.557 contribuenti. E’ impossibile fare una stima precisa, perché andrebbe calcolata la somma dei singoli sconti ottenuti da ciascun appartenente della fascia: ma, anche moltiplicando il massimo sconto della prima fascia (520 su 28mila €) per il numero di contribuenti che include, e il minimo sconto dell’altra fascia (13.170 su 100mila €) per i suoi, si ottengono rispettivamente un sconto complessivo di 7,1 e 5,1 miliardi di euro. Una differenza non tanto marcata, nonostante abbia fatto una simulazione irreale e favorevolissima ai difensori di questa “riforma”: una simulazione più realistica, e probabilmente ugualmente favorevole al Governo, con un 400 € di sconto medio per la prima fascia e 14.500 € per l’altra, ci restituisce uno sconto complessivo simile fra le due fasce: circa 5,5 miliardi di euro. Peccato che una rappresenti il 33.1% dei contribuenti, l’altra solo lo 0.9% …

Si dirà: comunque, per i ceti medi, meglio di niente in ogni caso. Ok, ma non si tratterebbe di soldi scesi dal cielo: abbiamo già visto che questo Governo, quando si tratta di finanziare qualcosa, taglia indiscriminatamente i fondi della sanità, della scuola, delle forze dell’ordine, ecc. Ovvero taglia il servizio pubblico, che certo serve molto di più ai ceti medi che ai ricchi: conviene accettare tutto ciò, mentre lo Stato spreca miliardi di euro per tagliare le tasse ai ricchi? Non sarebbe a questo punto meglio tagliare sì le tasse, ma prevalentemente ai ceti medi e bassi, visto che la devastante crisi economica ha colpito prevalentemente loro e non i ceti ricchi (che tra l’altro ne sono anche i principali responsabili)?

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L'alternativa
post pubblicato in Diario, il 27 novembre 2009


                                                 

Devo ammettere che guardare lo scontro Bersani-Tremonti ad AnnoZero è stata una vera goduria. Quei due che si ribattevano l'un l'altro, cercando vicendovolmente di fregarsi, ma senza mai scadere nell'offesa, sono stati un vero spettacolo.

Però, c'è da dirlo, il vincitore del duello, purtroppo, sembra essere stato Tremonti. Per quanto Bersani sia riuscito, insieme ad altri ospiti della serata, a smontare tutta la propaganda fatta dai berluscones sull'Italia "uscita meglio di altri dalla crisi", e a sottolineare che il Governo ben poco abbia fatto per fronteggiare la crisi, il neo-segretario del PD si è però fatto mettere sotto su un punto cruciale, tra l'altro a lui tanto caro: la capacità di essere alternativa.

Quando il Ministro dell'Economia si è trovato in difficoltà, infatti, si è giustamente difeso passando al contrattacco: voi che fate tanto i soloni, che cosa proponete di alternativo a quello che facciamo noi contro la crisi?". E lì lo spettacolo, al negativo, lo ha fatto Bersani, cercando in tutti i modi di evitare la risposta, con Tremonti che però implacabilmente gli chiedeva una risposta chiara, dicendo cosa fare e con quali soldi. Alla fine, l'ex Ministro dello Sviluppo si è limitato a proporre una manovra da 6-7 miliardi di euro (senza tra l'altro nemmeno specificare in cosa spenderli), coprendoli con dei "sacrifici" (tasse, avranno pensato gli Italiani; aumento del debito, forse voleva dire Bersani) che il Governo avrebbe potuto chiedere col sostegno dell'opposizione, e magari aumentando la fedeltà fiscale, ripristinando le norme anti-evasione volute da Prodi e cancellate da Tremonti. Insomma, un disastro su tutti i fronti: non ha fatto capire cosa vuole, ma in compenso ha fatto capire che non aveva idea di come finanziarlo ed ha addirittura fatto pensare che voleva aumentare le tasse.

E quindi, dicevo, Bersani ha perso. Perchè gli elettori di Berlusconi, magari, puoi anche convincerli del fatto che il centrodestra governa male, ma se non riesci a porti anche (e sottolineo "anche") come concreta e visibile alternativa, continueranno in gran parte a votarlo ("tanto non cambia nulla, forse ancora peggio, tanto vale votare zio Silvio che almeno è simpatico"). D'altronde, è il concetto che più volte Bersani e i suoi hanno ribadito in campagna congressuale, come critica alle gestioni Veltro-Dariste, accusate di pensare troppo all'immagine e all'antiberlusconismo senza porre un'alternativa; e la prima iniziativa del "suo" PD, infatti, sono le "1000 piazze per l'alternativa". E allora, caro Pierluigi, forse sarà troppo presto per giudicarti, ma se il buon giorno si vede dal mattino, con te non è che sia cambiato molto ... e non vorrei che "l'alternativa" sia, invece che fatta di proposte per cambiare l'Italia, fatte di meri giochi di alleanze (e di potere). Oltre che del riciclo perenne di una classe dirigente del centrosinistra che magari cambia nelle facce, ma nella sostanza è la stessa classe dirigente fallimentare di questi quindici anni. In effetti, non dovrei meravigliarmi dell'incapacità di Bersani ...

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Auto-debito
post pubblicato in Diario, il 22 novembre 2009


                                           

Arrivo un po' in ritardo, mi ero dimenticato di segnalarlo. Per fortuna che a ricordarmelo c'è AgoraVox, e questo articolo sull'ennesima trovata di Tremonti&Co per prendere in giro gli italiani (e cercare, purtroppo spesso riuscendoci, a farli "fessi e contenti"): il presunto "sconto IRPEF" sull'acconto di Novembre della nota tassa. In pratica, invece di pagare la prima parte dell'IRPEF (entro il 30 di questo mese) per intero, se ne pagherà solo l'80%. Per poi restituire allo Stato questo 20% nella seconda rata di Giugno 2010.

Ora, a chiunque presti un minimo d'attenzione a queste parole, sarà palesemente chiaro che si tratta di una forma di "auto-indebitamento", dunque abbastanza inutile e persino pericolosa per coloro (spero pochi) che faranno follie perchè apparentemente hanno più soldi del previsto. Una delle tante espressioni della "finanza creativa" di Tremonti, insomma, tesa a cercare di fare "fessi e contenti" gli Italiani, e di quelle logiche di indebitamento che hanno contribuito fortemente all'insorgere della crisi economica. D'altra parte, chiunque può autoindebitarsi quando vuole, dunque sarebbe legittimo chiedersi a che cosa serva un proveddimento legislativo del genere. Evidentemente, serve solo dal punto di vista mediatico, per rafforzare la favole del Governo che taglia le tasse. E, in effetti, certo non aiuta che l'intero mondo mediatico, pur ricordando che alla fine l'IRPEF risparmiata si dovrà restituire dopo, usi termini molto impropri come "taglio", "sconto", "risparmi".

Intanto, la pressione fiscale sale alle stelle, e nessuno rende conto alla banda Berlusconi delle promesse fatte in campagna elettorale sulle tasse, dopo due anni di torpiloqui contro le enormi tasse che il Governo Prodi avrebbe imposto agli Italiani. Ebbene, se dopo due Finanziarie, ovvero due anni economici del Governo Berlusconi, queste tasse non sono state tolte, evidentemente fanno comodo. Tanto, si può sempre dire che si è tagliata l'IRPEF e quel poco di ICI alle famiglie più ricche ...

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Campioni del mondo!?
post pubblicato in Diario, il 6 novembre 2009


                                                  

A guardare i TG di oggi, sembra quasi che in Italia sia improvvisamente scoppiato un nuovo boom economico. "Primi per crescita annuale", "6° paese più ricco al mondo". Il tutto certificato dall'OCSE, e contornato dalle trionfanti dichiarazioni del centrodestra, Tremonti e Berlusconi in primis, e dal colpevole silenzio delle opposizioni, evidentemente in altre faccende affaccendate (quali, di grazia?). E così, l'opinione pubblica è convinta ormai di essere "campione del mondo", grazie a Super-Silvio.

La realtà, purtroppo, è un'altra. Il "primo posto" sbandierato oggi non riguarda altro che il cosiddetto "superindice Ocse" che, al di là del nome altisonante, altro non è che una previsione sulla crescita futura di un Paese basata non su dati reali, ma sulle condizioni strutturali sociali ed economiche di un Paese. Insomma, una sorta di valutazione delle potenzialità di crescita a lungo termine di un Paese in un determinato momento socio-economico. Potenzialità la cui concretizzazione in realtà è tutta da vedere, anche perchè l'Ocse invita alla prudenza, ricordando che "l'atteso miglioramento dell'attività economica, in relazione ai livelli del potenziale di lungo termine, può essere attribuito in parte a una diminuzione dello stesso livello potenziale di lungo termine e non solo a un miglioramento dell'attività economica in sé".

Intanto, gli ultimi dati reali dell'Ocse (qui la tabella in inglese) relativi alla crescita del PIL, relativi al secondo trimestre 2009, ci dicono ben altro: l'Italia è penultima per crescita del PIL, o meglio sarebbe meglio dire decrescita, sia in termini congiunturali che tendenziali. Infatti, rispetto al precedente trimestre il decremento del PIL italiano è stato pari a -0.5%, peggiorato solo dal -0.8% britannico; in un anno, invece, abbiamo addirittura perso il -6%, superati in peggio solo dal Giappone con il suo -6.5%.

Insomma, ce ne vorrà ancora prima di festeggiare. E il "primo posto" odierno potrebbe anche rivelarsi un boomerang per i berluscones, se non riusciranno a far volare l'Italia nonostante le ottime potenzialità che avrebbe il nostro sistema Paese. Intanto, Berlusconi mi deve spiegare com'è possibile che abbiamo superato la Gran Bretagna nel PIL, se rispetto all'anno scorso la Gran Bretagna è regredita meno di noi (-5.6% contro il -6% italico) ...

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Normalizzazione
post pubblicato in Diario, il 27 ottobre 2009


                                         

Mentre tutti stanno a seguire le evoluzioni di Rutelli e Tremonti, un tribunale sancisce quasi definitivamente che un certo avvocato Mills è stato corrotto dal premier Berlusconi per mentire in un processo. La notizia è passata quasi sotto silenzio, come se le vicende giudiziarie del premier non interessassero più all'opinione pubblica, e non vengano gradite così tanto anche da vasti settori dell'opposizione.

Eppure io non mi rassegno a questa "normalizzazione" della politica italiana. Dove ormai tutto diventa normale, e in nome dell'anti-antiberlusconismo si passa sopra a qualsiasi cosa, anche ad un Premier che viene di fatto condannato in secondo grado per corruzione, anche se "mavalà" Ghedini osa dire che "non si tratta del processo a Berlusconi, ma del processo a Mills". I giornalisti non devono fare gossip, anche quando si tratta d'altro, la politica non deve essere anti-italiana ... bah, questo non è il mio Paese.

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Senza scudo
post pubblicato in Diario, il 25 settembre 2009


                                                

Dello scudo fiscale è stato e ho detto di tutto. Oggi, però, arriva una notizia che dovrebbe mettere a tacere tutti e far emergere, da sola, la verità. La Guardia di Finanza, infatti, ha reso noto di aver recuperato in 8 mesi 4 miliardi da evasori dei "paradisi fiscali".

Più o meno quanto Tremonti conta di portare in cassa grazie allo "scudo fiscale". Solo che la Guardia l'ha fatto in soli 8 mesi, e incentivando con la sua azione la fedeltà fiscale, mentre lo scudo (tra l'altro recidivo) incentiverà ad evadere.

Vedete voi qual'è la mossa vincente. Oltre che giusta.

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