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il blog di Francesco Zanfardino
Aprire gli occhi
post pubblicato in Diario, il 14 agosto 2009


                                               
 
In questi giorni ha fatto "scalpore" un appello di Beppe Grillo per la depenalizzazione delle droghe leggere, lanciato dal suo blog mercoledì scorso, in concomitanza con un'intervista del blog a Marco Pannella, storico leader dei Radicali ed autore da decenni di una battaglia per l'antiproibizionismo (tanto da essere citato dagli Articolo 31 nella famosa e metaforica canzone "Maria Maria", inno della battaglia antiproibizionista). Beppe Grillo l'ha in particolare collegata al problema del sovraffollamento delle carceri, sostenendo che basterebbe depenalizzare l'uso di tali droghe per svuotare le carceri ed evitare i tanti suicidi che ogni anno avvengono per le loro condizioni disumane.

In realtà ci sono anche tanti altri buoni argomenti a sostegno della depenalizzazione. Innanzitutto, la realtà dei fatti: le droghe leggere sono diffusissime ormai nella nostra società e soprattutto dei nostri giovani. Non c'è bisogno di statistiche per saperlo: basta viverci, nella società, per sapere che gli "spinelli" sono diffusissimi, "grazie" alla loro facile accessibilità ed anche al loro basso prezzo. Qualunque adolescente, anche giovanissimo, che voglia farsi uno spinello può farlo tranquillamente. Ormai l'unica discriminante è la volontà o meno di farsi una "canna". E se un adolescente decide di rifiutare tali droghe lo fa perchè la pensa in un determinato modo, oppure perchè ha ricevuto una determinata educazione dalla propria famiglia, eccetera ... certo non perchè è "illegale".

Dunque, "depenalizzare" le droghe leggere non creerebbe nuovi "adepti" al clan dei "cannaioli". In compenso, permetterebbe di cominciare a tenere sotto controllo il fenomeno, di portarlo definitivamente alla luce e dunque di convogliarlo verso strumenti legislativi e sociali che ne riducano l'estensione. Inoltre, consentirebbe di strappare ingenti somme di denaro alla malavita organizzata e di consegnarle nelle mani dello Stato (perchè ovviamente lo Stato ne avrebbe il monopolio, come per le sigarette). Si potrebbe, dunque, destinare tali fondi, insieme a quelli provenienti dal fumo e dall'alcool (è indecente che questo non avvenga già ... e soprattutto alimenta le contestazioni di chi dice che, in fondo, lo Stato ci guadagna sulle dipendenze altrui) proprio alla prevenzione ed alla cura delle tossicodipendenze, dell'alcolismo e del tabagismo, oltre che alla lotta al traffico illegale di stupefacenti. Si potrebbe dire: ma, depenalizzando le droghe leggere, cadrebbe quel senso di "trasgressione" che spinge molti giovani a farne uso, e così potrebbe innescarsi un consumo maggiore di droghe pesanti. In effetti, è l'unica obiezione che accetto. Dubito che possa davvero avvenire questo (ciò che comporta la diffusione di un fenomeno del genere è prevalentemente il suo costo, non il "senso di trasgressione") ma, se anche fosse così, allora per la stessa logica dovremmo tornare indietro, proibendo anche fumo ed alcool. In fondo gli effetti non sono così diversi, ed anche loro una volta erano simboli di trasgressione: e allora perchè loro sì e le droghe leggere no?

Ovviamente il consumo "legale" di droghe leggere andrebbe consentito con tutte le limitazioni e le accortenze del caso. Inutile che elenchi qualche esempio: l'importante è il concetto, e cioè che forse è proprio arrivata l'ora di aprire gli occhi e di non far finta che i problemi non esistano. Si trovi una soluzione migliore, oppure la depenalizzazione delle droghe leggere s'ha da fare. Peccato che viviamo in Italia, e per questo motivo ciò non avverrà mai. Troppa paura della politica di essere impopolare, soprattutto presso certi "ambienti". Molto meglio "farsi" in privato e fare professione di proibizionismo in pubblico, no?

P.S. E, giusto per essere chiari, a scrivere è uno che non ha nemmeno mai fumato una sigaretta, figurarsi farsi una canna. Ma anche uno che gli occhi li usa, e non si gira dall'altra parte.

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Priorità
post pubblicato in Diario, il 3 agosto 2009


                                        

Alla luce del "sabato di fuoco" delle autostrade, con lo scandaloso blocco del neonato Passante di Mestre, oltre all'ormai solito blocco della Salerno - Reggio Calabria, una domanda sorge spontanea: ma non sarebbe meglio spendere i 6 miliardi del Ponte sullo Stretto in infrastrutture più utili? Tipo la terza corsia sulla A4 Venezia-Trieste (infatti il clamoroso flop del Passante èd dovuto al cosiddetto "effetto imbuto" tra le sue cinque corsie e le due della A4) e il completamento della SA-RC? Anche perchè allo Stretto, in ogni caso, bisogna poterci arrivare?

Gradita la risposta, grazie ...

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Riporto Report: Il male comune
post pubblicato in Riporto Report, il 1 giugno 2009


                                            

E' Lunedì, dunque torna la rubrica Riporto Report. Questa settimana a Report, l'ottima trasmissione di inchieste giornalistiche della domenica sera di RaiTre, si è parlato della cementificazione senza regole e della sua conseguenza sull'economia sociale e non del Paese (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

IL MALE COMUNE (di Michele Buono e Piero Riccardi)

In Italia, secondo i dati catastali, quindi senza nemmeno contare tutti gli edifici esistenti ma che sono in abuso, ci sono 8 milioni di abitazioni non occupate (più precisamente 32 milioni di vani). D'altronde, in Italia ogni anno scompaiono centomila ettari di terreno agricolo, pari alla metà della superficie di una media Provincia, perchè si convertono in aree edilizie; e ciò avviene in un contesto normativo molto "lasso", dato che l'ultima legge urbanistica nazionale risale al 1942 e in tantissimi Comuni Italiani i piani regolatori risalgono a decenni fa. Eppure la casa di proprietà, o anche solo un tetto in affitto, è un sogno per milioni di Italiani. E, per tanti altri, è una realtà costosissima, con costi di affitto che incidono più del 30% sul reddito familiare (una soglia oltre la quale far quadrare il bilancio domestico è sempre più difficile). Come mai? E, soprattutto, come sono connesse fra di loro tutte queste cose?

L'analisi di Report comincia da Roma, perfetto esempio di come sono andate le cose in molte città italiane. Qui l'alto costo degli affitti ha fatto sì che ci creasse una forte domanda di nuove case, che si è incontrata con il basso costo dei terreni agricoli che circondavano Roma. Così, in pochi anni l'Urbe è stata circondata da ammassi edilizi. L'assenza di un Piano Regolatore moderno ed efficiente, e la pratica tutta italiana degli "accordi di programma" tra imprese e Comuni (ovvero l'impresa presenta un progetto edilizio su un terreno agricolo al Comune, che se lo approva ottiene in cambio denaro per le casse comunali ed opere infrastrutturali, e poco conta se i terreni nel Piano Regolatore fossero destinati ad altre utilità), ha fatto sì che intorno alla Capitale si creasse un guazzabuglio disordinato di palazzine e centri commerciali, che ha di fatto cancellato i confini netti fra campagna e città cui eravamo abituati. Non solo: poichè da cosa nasce cosa, gli spazi vuoti di questa rete si stanno, sempre disordinatamente, riempendo. E la cosa straordinaria che la popolazione di Roma nel complesso è diminuita, seppur di poco, nel frattempo. Risultato: circa 100mila romani si sono spostati in periferia, a causa dell'alto costo delle case.

Ma che città ne è uscita fuori? Innanzitutto, le nuove periferie sono abitate da una sola classe sociale: quella medio-bassa che, appunto, si è spostata per i motivi già ripetuti. L'assenza di piani regolatori, inoltre, ha fatto sì che le nuove periferie diventassero dei semplici "quartieri dormitorio", senza le strutture necessarie per la vita sociale e per le evenzienze della vita di tutti i giorni, costringendo in ogni caso lavoratori e non a recarsi a Roma centro per lavorare e vivere (e creando un forte disagio sociale, anticamera della diffusione della criminalità, come dimostrano le banlieus Parigine). Ma, sempre per la crescita disordinata e sregolata, tutte queste masse di pendolari hanno generato un forte traffico per le vie d'accesso alla Città, ideate per un volume di traffico ben diverso da quello attuale; e, così, moltissimi pendolari sono costretti ad una vita d'inferno, uscendo di casa alle 5 del mattino per ritirarsi alle 10 inoltrate. Senza considerare gli innumerevoli danni ambientali che crea questa situazione: è stato calcolato che per compensare tutte le emissioni di CO2 in più, dovute ad un kilometro percorso in più al giorno per mezzo dell'espansione lineare delle città, ci vorrebbe per il solo Veneto un bosco di 60mila ettari l'anno: bosco che ovviamente non esiste. Per non parlare dei costi aggiuntivi per lo Stato, dato che realizzare e gestire una rete di servizi (elettricità, acqua, poste, eccetera) per superfici ampie e poco densamente abitate è certamente più costoso. Eppure questo non avviene in altri Paesi, dove la tutela della vivibilità delle città è più forte dei grandi interessi economici.

Ma questo nella "migliore" delle ipotesi ... La grande espansione edilizia di questi anni, infatti, non è dovuta solo al meccanismo della domanda-offerta, ma anche a quello della speculazione edilizia. Ancora una volta l'assenza di un Piano Regolatore ha fatto sì che tante imprese, con gli accordi di programma, costruissero palazzine su terreni a basso costo ... poi, se le vendevano, benissimo, se non le vendevano, bene lo stesso, tanto comunque il valore immobiliare c'è e lo si può far fruttare tramite le banche. Insomma, quando va male, campano di rendita. E' uno dei tanti meccanismi speculativi, sganciati dalle reali esigenze della comunità, che sono alla base dell'attuale crisi finanziaria.

E la cosa paradossale è che centinaia di migliaia di famiglie non hanno ancora una casa, o perlomeno un tetto dignitoso in affitto. Queste famiglie infatti non possono nemmeno permettersi una casa delle nuove "campagne-città": a loro dovrebbe provvedere lo Stato. Che, però, anche per gli effetti del sistema edilizio che, come detto prima, in fin dei conti non si regge in piedi (per lo Stato, mentre per i palazzinari sì, eccome), non investe più, perchè non ha soldi, in edilizia popolare. Arrivando addirittura a strappare le case alla povera gente, come accaduto nel 2001 con le "cartolarizzazioni" volute dal Ministro Tremonti. Mentre nel resto d'Europa si creano ogni anno migliaia e migliaia di nuove abitazioni popolari, e in Stati come la Germania si garantisce a tutti i cittadini un contributo sociale per l'affitto.

IL MIO COMMENTO: Che dire ... questa puntata di Report è la dimostrazione di come, nell'edilizia così come in ogni campo della società, l'assenza di regole e di una visione globale, sociale e di prospettiva futura impedisca lo sviluppo del Paese. Occorrerebbe immediatamente un Piano Regolatore Nazionale, da far rispettare uniformemente nel Paese e soprattutto immodificabile o quasi da accordi di programma sempre più spesso scellerati. Ma soprattutto una nuova cultura della gestione della cosa pubblica che anteponga l'interesse delle nuove generazioni a quello dell'immediato interesse di pochi.

Altre rubriche: "L'emendamento" questa settimana ha esaminato tre provvedimenti del Governo, che hanno cancellato altrettanti provvedimenti virtuosi del Governo Prodi in materia di risparmio energetico (no video, ma qui testo); la "Goodnews" della settimana parla invece di velocizzazione e risparmio nella macchina giudiziaria, tramite la digitalizzazione degli archivi (no video, ma qui testo).

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Riporto Report: i Vicerè
post pubblicato in Riporto Report, il 16 marzo 2009


                                                    

Inizia oggi una nuova rubrica di "Discutendo", dal nome "Riporto Report", in cui ogni lunedì tratterò della puntata settimanale di "Report", l'ottima trasmissione giornalistica condotta dalla bravissima Milena Gabanelli, una delle purtroppo poche che possa davvero definirsi, senza esagerazioni, di "servizio pubblico". Per chi non la conoscesse, Report va in onda ogni domenica in prima serata su Rai Tre e ogni puntata offre un servizio giornalistico "scientificamente" documentato, esaustivo e soprattutto coinvolgente su uno dei tanti piccoli e grandi scandali italiani che putroppo non trovano grande spazio sullo scenario mediatico italiano. E che quindi nel mio piccolo cerco di diffondere.

La puntata di ieri di Report, dal titolo "I Vicerè", ha trattato il cosiddetto "modello Catania", dove la città siciliana è stata presa come simbolo del modo di costruire consenso da parte di una certa politica tramite gli intrecci con mafia e certa imprenditoria locale, compresa l'editoria, e tramite una politica clientelare. Un modello politico che ha portato al disastro economico Catania, così come tante altre città italiane, specialmente del Sud, dove tale modello è applicato, e nonostante ciò il consenso non diminuisce, anzi è si rafforza sempre più (Catania è roccaforte da decenni del centrodestra e di Berlusconi). Ora provo a riassumere la complicatissima vicenda, ma è meglio se la seguite il video della puntata su Rai.tv)

I VICERE' (di Sigfrido Ranucci) - La puntata inizia e si focalizza più volte su una intervista a Umberto Scapagnini (Popolo delle Libertà), sindaco di Catania dal 2000 al 2008 ed indagato per il disastro di bilancio causato dalla sua amministrazione che ha portato la città in situazioni da Terzo Mondo, con strade invase dall'immondizia non raccolta e piene di buche per la mancata manutenzione, traffico ingestibile per l'assenza di vigili urbani e penuria di mezzi pubblici, strade al buio e costi idrici alle stelle per bollette non pagate dal Comune. Tuttavia non mancano i voti a Scapagnini e al centrodestra, che qui a Catania vince da anni (l'attuale Sindaco, Raffaele Stancanelli del PdL, ha stravinto le elezioni ad Aprile), sostenendo fortemente Berlusconi e i suoi alleati, come il Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo, attuale Governatore della Sicilia, che di Catania è stato vicesindaco e presidente di Provincia.

Il motivo? Semplice, il cosiddetto "modello Catania" della costruzione del consenso. Iniziamo dalla sentitissima e partecipatissima festa patronale di Catania, la festa di Sant'Agata o della "Candelora", dal nome delle candele di cera più o meno grandi che si donano come offerta alla Santa Patrona della città. Ebbene, la festa è gestita da uno strano intreccio fra politica, Chiesa e mafia, visto che non si capisce bene chi gestisca chi e cosa ... probabilmente uno scambio simbiotico. Fatto sta che molti boss o parenti di boss locali sono/sono-stati ai vertici all'organizzazione della festa, e sono fra i portantini delle "candelore" e del carro della Santa. E probabilmente le offerte che gli esercizi commerciali offronto ai "capi della candelora" per far sostare la Santa sui propri marciapiedi sono un astuto sistema di "pizzo mascherato". Così è altamente probabile che sia la mafia a gestire il mercato della cera a Catania. Con una Chiesa locale che senza remore confessa di non dover guardare in faccia ai "buoni o cattivi" quando si tratta di Sant'Agata, e il Comune che generosamente finanzia la festa, nonostante i gravi buchi di bilancio (la giunta Stancanelli ha ereditato 1 miliardo di euro di debiti da Scapagnini, di cui 360 milioni di vero e proprio "buco" finanziario).

Nomi di mafia che ritornano tra quelli di gestori di aziende che hanno avuto appalti dal Comune, tramite assessori amici, per lavori pubblici comunali, sui quali la magistratura sta indagando. E la mafia ripaga tramite l'appoggio politico, dato che secondo i verbali della magistatura i boss coinvolti danno indicazione di voto nelle poitiche 2008 per Berlusconi ed un senatore locale, Pino Firrarello del PdL, ritenuto un "cavallo vincente" (per il quale il Senato ha negato l'autorizzazione a procedere per concorso esterno in associazione mafiosa).

Ma il consenso si costruisce anche attraverso il clientelismo. Che si attua, ad esempio, attraverso l'assunzione (e promozione) indiscriminata di dipendenti pubblici. Che magari avviene sotto le elezioni, come fatto nei giorni prima delle elezioni comunali del 2005 da Scapagnini e alcuni assessori, tra cui l'ex senatore Nino Strano del Pdl (tristemente noto per l'aver dato della "checca squallida" al sen.Cusumano ed aver mangiato mortadella in Senato alla caduta del Governo Prodi), e per i quali sono stati multati (non si possono fare queste cose in campagna elettorale), per una cifra irrisoria. Durante la gestione Scapagnini, inoltre, c'è stata un'ondata di promozioni dei dipendenti pubblici, che ha portato al paradosso di avere circa 4mila dipendenti pubblici che stanno senza fare niente o quasi, ma con mancanze di disponibilità di dipendenti per il catasto, per i vigili urbani, per i giardinieri, per i vigili del fuoco. Non solo: il clientelismo si è attuato anche tramite le tante consulenze chieste e pagate dal Comune a decine di persone, di competenza molto dubbia, in particolare molti politici: infatti, rispetto all'assunzione come dipendente pubblico, che è un posto fisso, la consulenza consente di tenere sotto schiaffo, o "sotto a scopa" come si dice da quelle parti, il politico di turno (e il suo pacchetto di voti).

Catania però ha anche la sfortuna di essere una delle zone a più rischio sismico e vulcanico d'Europa (recenti il terremoto del '90 e l'eruzione del 2002). Oltre ad essere una delle città più trafficate d'Italia (anche per la mancanza di vigili urbani di cui sopra). Tanto che il Governo Berlusconi fornisce nel 2002 i poteri speciali a Scapagnini per la sicurezza sismica e l'emergenza traffico. Grazie ai quali la Giunta comunale può gestire una mole di fondi maggiore e da destinare a discrezione del Sindaco, senza troppi problemi. Scapagnini ha finanziato con questi fondi numerose opere, tra cui l'agibilità sismica di numerose scuole catanesi e la costruzione di una ventina di parcheggi. Tuttavia, a tutt'oggi queste opere non ci sono, o sono incomplete, o sono in abbandono. Il tutto a causa di un "sistema" politico-imprenditoriale che, come spiegato da un ingegnere interpellato dal giornalista di Report, fa in modo di ricevere fondi per realizzare opere, per poi destinare tali fondi ad altri scopi e/o non raggiungono del tutto l'obiettivo cui sono destinati: così tali opere andranno comunque realizzate, arriveranno altri fondi, e "avanti Savoia", come riassunto dalla Gabanelli ... e intanto la Giunta ottiene i voti degli imprenditori e dei loro bacini elettorali.

Lo stesso tipo di sistema è stato applicato alla Sidra, la società comunale che gestisce l'acqua e la sua depurazione. Solo che al posto degli imprenditori ci sono gli inquilini delle case popolari, sistemati dal comune (altro clientelismo). Tuttavia, il Comune non richiede ai suoi inquilini le bollette dell'acqua (sempre per guadagnare voti), dunque non può versare i finaziamenti alla Sidra e questa accumula debiti su debiti, rendendosi impossibilitata ad erogare i propri servizi per gli altri catanesi: che hanno richiesto risarcimenti che hanno vinto ma non arriveranno, per probabile fallimento della società, per gli ulteriori debiti provocati da spese e assunzioni folli (sempre per clientelismo).

Per non parlare di Librino, la cittadella-dormitorio alle porte di Catania dove Pdl e Mpa ottengono il 90% dei consensi. Qui tutto un fiorire di parchi e strutture, pagate caro, che dovevano rendere Librino un piccolo paradiso, ma che sono incomplete ed in stato di abbandono: ma che vengono puntualmente inaugurate e/o promesse ad ogni elezione per prendere consenso. Per non parlare delle tante case popolari qui presenti, e del "sistema" delle occupazioni abusive, gestite da mafia e politica: coloro a cui spetterebbero gli appartamenti sono fatti fuori, facendoli occupare a chi di comodo (altro clientelismo). Ma così il Comune rinuncia gli affitti ... ed altri debiti (per non parlare delle miserabili condizioni degli appartamenti).

Ma i cittadini non vengono informati? Beh, a livello nazionale non si parla di queste cose, mentre a livello locale è tutto un monopolio televisivo e giornalistico in mano a Mario Ciancio, editore tra l'altro de "La Sicilia", il più importante quotidiano locale: anzi, l'unico, visto che l'edizione locale di "La Repubblica", stampata dalle aziende di Ciancio, non viene fatta uscire nelle edicole catanesi. Inutile descrivervi in che modo gestisce l'informazione questo signore, in particolare sotto elezioni. D'altronde, lo stesso impero di Ciancio a quanto pare è legato a doppio filo a nomi di mafia e politica di mafia, tanto da essere il punto di riferimento di chi voglia fare affari a limite o oltre la legalità a Catania.

La magistratura sta indagando su tutte queste vicende, ma nel frattempo per tutto ciò il Comune è a rischio fallimento. Ma Berlusconi non lascia la città legata a lui da doppio, triplo filo, così fa una cosa che non si potrebbe fare: regala a Catania ben 140 milioni di euro, sottrati dai fondi Fas (fondi aree sottosviluppate), con la scusa di destinarli a determinate opere per lo sviluppo di cui Catania avrebbe tanto bisogno (come quelle per evitare la "piccola Venezia" che si realizza nei pressi dell'aeroporto di Catania ... da vedere le immagini delle periodiche "alluvioni" che si creano ad ogni pioggia un po' più abbondante; oppure per far funzionare la giustizia a Catania, dove gli archivi sono strapieni e sena protezioni e necessiterebbero di nuove strutture). Ma i soldi non vanno a queste opere, ma al bilancio, tanto che il Cipe, che si occupa dei fondi Fas, non ha ancora pubblicato il verbale della seduta in cui sono stati destinati questi fondi (ad opere che non ci saranno) ... e lo stesso Sindaco Stancanelli ha ammesso lo stratagemma. E così, mentre i comuni virtuosi stringono la cinghia, le città amiche del Premier possono fare quello che vogliono, tanto paga Pantalone. E poi ci vengono a parlare di federalismo!

A proposito di Lega Nord e della sua coerenza: indovinate chi finanzia il Movimento dell'Autonomia di Raffaele Lombardo, Governatore della Sicilia ed ex vicesindaco e presidente di provincia di Catania? Ma sì, proprio la Lega Nord. Con centinaia di migliaia di euro. Bella coerenza, per coloro che dicono di voler combattere gli sprechi che vengono fatte dalle amministrazioni del Sud a scapito dei comuni virtuosi del Nord ...

P.S. Report, oltre ai Vicerè, ha anche trattato altri argomenti nelle sue rubriche: in quella classica, "Good News", ha parlato degli effetti positivi che una sana alimentazione può avere sull'allungamento della vita (con tanto di "spesa" suggerita da un professore dell'Istituto dei Tumori di Milano). In quella nuova, "L'emendamento", invece, Report ci ha spiega gli effetti di una norma, in questo caso del "decreto ICI" (con tutti i suoi lati oscuri). Vi invito a seguire i due video (questo e questo).

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In Italia troppe auto. Che fare?
post pubblicato in Diario, il 29 luglio 2008


                                                      
 
Con 60 vetture ogni 100 abitanti, l'Italia è la prima nazione europea per densità automobilistica. E' quanto emerge da uno studio dell'Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile dell'Airp. Non è certo una notizia positiva, con tutte le sue conseguenze sull'inquinamento e sulla mobilità. Possiamo davvero andare avanti così, tra file chilometriche, cappe di smog, targhe alterne e quant'altro?

Che fare, allora? Beh, io un'ideuzza, anche se molto "idealistica", ce l'avrei: perchè non rendere gratis i trasporti pubblici? Sì, lo so che è una operazione a costo elevatissimo: ma non si potrebbero compensare le minore entrate tappezzando, per esempio, bus, tram, filo e metro di pubblicità (visto che è anche un buon posto per posizionare una pubblicità, essendo dei posti d'attesa). Inoltre, si pensi anche ai minori costi per biglietterie, controllori, timbra-biglietto: insomma, tutto l'indotto del "biglietto". E, soprattutto, si pensi ai benefici per la qualità dell'aria, per il traffico, per il turismo.

Probabilmente non mi rendo nemmeno conto di quello che dico, ma, se l'idea è tanto assurda, allora si trovi un qualche altro modo per incentivare davvero l'utilizzo dei trasporti pubblici. Perchè questa è la migliore strada (se non l'unica) per "de-automobilizzare" l'Italia.

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Da Milano per l'ambiente (o per le casse comunali?)
post pubblicato in Diario, il 2 gennaio 2008


                        

Oggi, 2 Gennaio, scatta a Milano l'operazione "eco-pass". Si tratta dell'iniziativa del Sindaco Moratti per ridurre smog e traffico nel centro cittadino, tramite l'obbligatorietà di un ticket giornaliero a pagamento, per i veicoli "inquinanti", per poter passare dai 43 varchi della "Cerchia dei Bastioni", ovvero il centro di Milano. In particolare:

sono esentati: veicoli a GPL, a metano, elettrici, ibridi, a benzina Euro 3 e Euro 4 (o più recenti), diesel Euro 4 con filtro anti-particolato, ciclomotori e motocicli.
pagano 2€ (50€ annuali per residenti): veicoli a benzina Euro 1 e 2.
pagano 5€ (125€ annuali per residenti): veicoli a benzina "pre-Euro", diesel Euro 1, 2 e 3
pagano 10€ (250€ annuali per residenti): diesel "pre-Euro".

Si tratta secondo me di una buona iniziativa, almeno nei principi, per ridurre il traffico, e quindi lo smog, nei centri cittadini, per renderli così più vivibili. Da sottolineare, inoltre, la gradualità dei ticket, e l'esenzione per quelli non-inquinanti, in modo da creare un meccanismo di disincentivazione all'utilizzo dei mezzi inquinanti. Senza dimenticare gli incentivi per la rottamazione decisi dal Governo.

Un'iniziativa che andrebbe applicata nei centri di tutte le maggiori città italiane. Con determinate condizioni e correttivi, ovviamente. E cioè:
1) I fondi ricavati dagli "ecopass" andrebbero destinati ad un "Fondo per l'Ambiente", magari per convertire l'illuminazione pubblica con lampade a basso consumo energetico, o per dotare gli edifici pubblici (non di importanza storico-artistica) di pannelli solari, altrimenti qualcuno "potrebbe" pensare che l'obiettivo sia unicamente quello di rimpinguare le casse comunali;
2) I residenti andrebbero esentati, al di là del tasso di inquinamento dei propri veicoli. Dopo decenni nei quali milioni di "esterni" hanno reso invivibili le loro strade, adesso dovrebbero pure pagare, seppure scontati?
3) I mezzi pubblici andrebbero potenziati. E questo, a dire la verità, a prescindere dall'introduzione dell'ecopass.
4) Intorno all'area ecopass dovrebbe essere previsto un'efficace sistema di parcheggi.

Penso che, a queste condizioni, nessuno potrebbe lamentarsi dell'ecopass. Ovviamente, tranne quelli che se ne fregano dell'ambiente e della vivibilità della propria città.
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