.
Annunci online

il blog di Francesco Zanfardino
Sempre più Europa
post pubblicato in Diario, il 2 dicembre 2009


                                                

Mentre l'intero mondo mediatico italiano preferisce interrogarsi sulla querelle Fini-Berlusconi, che sembra ormai essere arrivata al patetico, arriva un'altra importante tappa per la storia d'Europa: ieri, infatti, è entrato ufficialmente in vigore il Trattato di Lisbona, con tutte le sue importanti novità, per quanto parziali, verso la strada di una Unione Europea più coesa e forte.

Da ieri, infatti, non solo entrano in pieni poteri il Presidente "stabile" della UE ed il suo ministro degli Esteri, meglio detto "mister PESC", che si occuperà di coordinare la politica estera degli Stati membri, ma viene introdotto anche il sistema della "doppia maggioranza" pre prendere decisioni (l'unanimità resterà solo per fisco e difesa) e viene esteso l'ambito di competenze del Parlamento Europeo anche a materie come giustizia e bilancio. Infine, l'Unione assume anche personalità giuridica e potrà dunque firmare anche trattati internazionali.

Non si tratta di grandi rivoluzioni, insomma, ma d'altronde ogni rivoluzione efficace enasce è fatta di piccoli cambiamenti. E questi sono piccoli grandi passi verso un'Europa più unita e capace di risolvere i problemi internazionali che ormai riguardano la vita di tutti i giorni: la questione ambientale, la lotta al terrorismo, così come la crisi economica sono sfide centrali del nostro futuro, e sono sfide globali, che possono essere risolte davvero solo con politiche globali. Quindi, in attesa di un vero "governo globale", che è molto lontana da venire, ben venga un Europa più coesa, anche a costo di rinunciare ad un po' delle sovranità nazionali.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Decisioni globali per problemi globali
post pubblicato in Diario, il 5 settembre 2009


                                            

Mi sono imbattuto per caso su questo articolo de La Stampa, in cui si parla delle trattative in seno all'Onu per la riforma del Consiglio di Sicurezza, e mi sono compiaciuto del fatto che si stia finalmente lavorando, anche se con percorsi ed interessi diversi, a delle soluzioni che in potrebbero portare ad una Onu decisamente più funzionale e capace di decidere.

India e Brasile spingono per un allargamento, ma contenuto, del Consiglio di Sicurezza, che spiani la strada al loro ingresso, insieme magari a Germania e Giappone. L'Italia ed altri Paesi spingono invece per un allargamento molto più ampio (25 membri) e per una riforma del "diritto di veto" dei membri del Consiglio. Meglio la seconda strada, dato che, secondo me, la strutturazione migliore del Consiglio dovrebbe essere di 15 membri (meglio non mettere troppi galli a cantare), con l'abolizione totale del diritto di veto e con i Paesi membri del Consiglio non stabiliti a priori eletti dall'Assemblea Generale dell'Onu. Magari garantendo, per ovviare al problema dell'uguaglianza che si creerebbe tra il voto del piccolo staterello e colossi come la Cina, dei "seggi permanenti" ai Paesi più importanti (magari i cinque attuali, così da non scontentarli troppo della riforma), oppure facendo pesare il voto di ogni Paese per il numero di abitanti che rappresenta.

Possono sembrare questioni poco importanti. Ma da queste riforme dipende la funzionalità dell'Onu, e la sua capacità di incidere sui problemi di tutti noi. I grandi fenomeni che influenzano le nostre vite, infatti, che siano ambientali (inquinamento globale), economici (le varie crisi) o di sicurezza (terrorismo), sono sempre più problemi globali, che necessitano di interventi globali. Interventi che possono essere intrapresi solo da organismi internazionali come l'ONU ... ma il diritto di veto e la mancata reale rappresentatività del Pianeta (si pensi che attualmente sono tagliati fuori Africa e America Latina) fanno sì che gli interventi necessari si riducano a "placebo" e banali raccomandazioni. Bisogna lavorare il più possibile nella direttrice di un "governo globale", insomma, altrimenti gli egoismi nazionali finiranno per impoverire tutti. E non mi pare una scelta intelligente.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Complottismi
post pubblicato in Diario, il 2 agosto 2009


                                         

Le polemiche odierne relative alle commemorazione delle vittime della "strage di Bologna" di 29 anni fa devono far riflettere. E da ogni punto di vista.

Puntualmente, ad ogni commemorazione di una strage terroristica degli anni Settanta, si ripete sempre lo stesso scenario: se la strage è "rossa", estremisti (e non solo) di sinistra ne mettono in dubbio l'attribuzione politica, vagheggiando più o meno fondati "complotti" o "strategie occulte" (in primis la cosiddetta "strategia della tensione"), mentre estremisti (e non solo) di destra contestano, magari anche con fischi, le personalità di sinistra che commemorano la strage. E viceversa. Magari con toni diversi, con ragioni diverse, ma è sempre così.

Come è successo oggi. Gli ambienti di destra estrema faticano a commemorare la strage, mentre persino politici del centrodestra (persino l'ex radicale Capezzone, oggi portavoce PDL), chiedono di rivedere il "dogma" dell'attribuzione "fascista" della strage. E, d'altronde, l'ex sindaco di centrodestra di Bologna, Guazzaloca, abolì la dicitura "fascista" dal suo discorso di commemorazione per tutto il suo mandato. Mentre la platea della commemorazione, ovviamente a prevalenza "rossa" (d'altronde, si è a Bologna), fischia i rappresentanti del Governo venuti a commemorare con loro. Rappresentanti che magari non hanno mai messo in dubbio (almeno in pubblico) l'attribuzione fascista della strage (perlomeno da quanto ne so io, da ben poco informato: se non fosse così, allora hanno fatto bene, anzi benissimo a fischiarlo).

Il problema è questo: finchè non ci sono non dico verità ufficiali, ma sufficienti argomenti per mettere in dubbio l'attribuzione politica di alcunchè, perlomeno gli uomini delle istituzioni non dovrebbero farlo. Posso ancora ancora comprendere (e non condividere) gli altri: ma, cavolo, perlomeno un po' di coerenza. Non si può fischiare chi contesta di denominare "nera" una strage, e poi contestare a propria volta che una strage venga definita "rossa". E viceversa.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Come in Libano
post pubblicato in Diario, il 5 gennaio 2009


                                             

Non è da me tornare su un argomento a pochi giorni di distanza. Ma è ora di dire basta con l'immobilismo. La comunità internazionale non può rimanere inerme e divisa di fronte al tragico evolversi della situazione in Palestina.

Basta con il ragionare su chi ha torto e su chi ha ragione, su chi appoggia la Palestina e chi Israele. Tutte enormi cazzate, perchè quando una guerra dura da cinquant'anni le colpe sono di tutti e le ragioni sono di nessuno. E dunque non ha nemmeno senso appoggiare un Paese o l'altro, come invece fanno il nostro Ministro degli Esteri Frattini e la sua maggioranza, anche se per fortuna all'estero ci sono leader di destra come Sarkozy che hanno ancora il senno. "Due popoli e due Stati", viene spesso ripetuto. Ora è il momento di applicarlo. Per l'Onu, la Ue o chiunque altro è venuto il momento di mettere in gioco la diplomazia e far sedere intorno ad un tavolo le parti in gioco, pretendendone il reciproco riconoscimento e decidendo una volta per tutte la divisione dei territori e delle risorse. L'accordo non verrà fuori? Allora un secondo dopo l'Onu decida lei una equa spartizione e la faccia forzatamente rispettare con una forza di interposizione, sul modello di quella mandata in Libano nel 2006 (l'unica delle cosiddette "missioni di pace" che può definirsi davvero tale o quasi), a cominciare dal confine israelo-gaziano ma poi da estendere anche agli altri confini. Sono situazione diverse? Mica tanto: anche allora c'era lo scontro tra una associazione terroristica e politica radicata nel territorio (Hezbollah) che iniziò gli scontri e un'Israele che reagì in maniera sproporzionata. Anche allora USA e Isreale erano contrari alla missione. Eppure lì ha funzionato. Perchè non a Gaza?

Ci vuole decisionismo. Ma soprattutto la volontà di fare la cosa giusta. Da parte di tutti. E l'Italia non si tiri indietro: molti sembrano essersi dimenticati che questo Paese ritenuto troppo piccolo da molti, guidato allora da un Governo ritenuto dall'attuale maggioranza "dequalificante", diciamo così, per l'immagine e il peso dell'Italia all'estero, fu il principale protagonista delle trattative che portarono alla missione in Libano, di cui ottenne anche il comando, diversamente dalle altre missioni. Dunque per un Governo che ha restituito la dignità e il peso internazionale all'Italia dovrebbe essere una bazzecola fare lo stesso, vero Berlusconi e Frattini? .........

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Il fanatismo e l'intolleranza
post pubblicato in Diario, il 30 novembre 2008


                                                    

In questi giorni siamo rimasti tutti sconcertati dinanzi alle immagini della tragedia in India, dove quasi 200 persone sono morte a causa della follia di qualche gruppo di fanatici organizzati. Simili tragedie ci fanno infatti chiedere come sia possibile che tanta crudeltà, tanta violenza, tanta follia possa insinuarsi nell'animo umano, tanto da portare a gesti di tale estremità e tale odio verso "l'altro".

Tuttavia, trovo altrettanto irragionevoli le reazioni alla tragedia. Nonostante il progresso della civiltà, nonostante avvenimenti come la vittoria di Obama, infatti, ancora in molti di fronte a queste tragedie rispolverano vecchie e stupide paure: torna l'equazione Islam=terrorismo, torna la paura dell'altro. Vengono rivalutate le "guerre al terrorismo", nonostante che non abbiano portato alla fine del terrore, viene addirittura visto un "cambiamento di strategia" nelle politiche estere di Obama (da quali cose, poi, non si capisce ...). Ma la violenza non ha nè colore nè religione: magari possono cambiare le forme, ma i morti sono tutti uguali, e putroppo simili eccidi sono stati, sono e saranno fatti da tutti, indù, cristiani, musulmani, ecc. ecc. in una logica perversa in cui fanatismo e interessi economici sono spesso intrecciati. Senza considerare che all'intolleranza non si può certo rispondere con l'intolleranza, a meno di non voler essere incoerenti.

Forse, però, se i media fossero più cosmopoliti e meno a caccia di sensazionalismo, simili rigurgiti di intolleranza non ci sarebbero: ne è una dimostrazione il caso degli scontri fra cattolici e musulmani in Nigeria, 400 morti, avvenuti contemporaneamente ai tragici fatti indiani ma di cui nessuno ha parlato, o quasi.

P.S. Intanto, però, una buona notizia che mi ha scaldato il cuore. Ieri i pescatori di Mazara del Vallo hanno sfidato il mare in tempesta per salvare 650 clandestini in difficoltà. Complimenti vivissimi a questi "angeli del mare", come sono stati soprannominati, che dimostrano come non tutti si lascino dominare da questo pensiero unico di intolleranza che, tra l'altro, sta aggravando e non risolvendo il problema degli sbarchi di clandestini (che sono raddoppiati).

www.discutendo.ilcannocchiale.it

4 anni da Nassiriya: giusto ricordare, ma dare le medaglie...
post pubblicato in Diario, il 12 novembre 2007


                              

Oggi è il 12 Novembre 2007. Quattro anni fa, nella base Italiana di Nassiriya (Iraq), 28 persone (19 italiani, 9 iracheni) morirono durante un attentato terroristico. Fu una delle pagine più nere della storia militare italiane, dove tante vite innocenti furono spezzate dalla follia di quattro pazzi. Persone morte nell'esercizio delle loro funzioni: funzioni sbagliate o giuste, non importa.

Oggi si sono svolte le solite cerimonie di commemorazione. Solite frasi di circostanza da parte delle autorità. Ma una dei parenti delle vittime pone un questione importante: dare o no le medaglie al valor militare ai caduti di Nassiriya?.

Ora, qualcuno potrebbe dire sì, tanto una in più, una in meno che fa. Inutile dire che invece le medaglie hanno un significato ben preciso e non si possono dare a tutti (un pò come le lauree ad honorem, che giustamente il ministro Mussi vuole regolamentare, visto che sono state date a chiunque negli ultimi tempi). Ebbene, che senso ha dare le medaglie al valor militare ai caduti di Nassiriya? Quale impresa militare eroica hanno fatto? Se la risposta è che sono caduti nell'esercizio delle loro funzioni, allora sono vittime, non eroi.
 
Le medaglie vanno dati agli eroi. Non alle vittime. E, personalmente, penso che ne abbiano più diritto coloro che hanno il coraggio di denunciare la mafia che i caduti di Nassiriya. Quelli sì che sono veri eroi.

Sfoglia novembre        gennaio
calendario
rubriche
links
tag cloud
ultimi commenti
cerca